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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
LAVORO
3 gennaio 2011
SE L’ITALIA DIVENTA FIAT ( di Stefano Olivieri)

Il mondo del lavoro è così, è sempre stato così. Il padrone che scuce i soldi decide e i lavoratori si attengono alle sue decisioni. Questo naturalmente di larga massima, perché poi vanno considerate un sacco di variabili. Come ad esempio i tempi : nel 1800, prima rivoluzione industriale, il padrone faceva il bello e il cattivo tempo in fabbrica e chi non si atteneva alle sue regole poteva anche rimetterci la pelle. Allora non esisteva neanche il termine di classe lavoratrice, figurarsi se esistevano i diritti dei lavoratori.
 
Due secoli dopo, oggi, sembra di essere ancora lì. Prima la globalizzazione dei profitti, poi la roulette finanziaria mondiale che ha preso a scommettere non già più sul valore intrinseco di una impresa ( il suo hardware, i suoi macchinari, la qualità dei suoi prodotti e servizi) bensì sulle sue prospettive di guadagno e di successo nella riffa schizofrenica della borsa mondiale. Le merci che scompaiono insieme a chi le produce in un gorgo anonimo che risucchia in pochi secondi montagne di denaro da una parte del mondo per farle rispuntare da un’altra parte, con un semplice clic, in quel gioco senza senso che ci hanno a lungo spacciato come portatore di progresso e di benessere per tutti e che invece ha diviso il mondo in molti sud e molti nord, segnati dal denaro o dalla fame.
 
Anche la Fiat ha partecipato per tanto tempo all’ebbrezza finanziaria. Smettendo di fare ricerca e puntando a fare solo affari, in realtà disastri, è arrivata sull’orlo del collasso. Per la verità ci è arrivata più volte anche in passato e ha trovato sempre un governo pronto a lanciarle la ciambella di salvataggio. Il denaro investito dall’Italia, diciamo pure dagli italiani tutti con i vari bonus delle rottamazioni, per salvare l’auto made in Italy è stato tanto, ma oggi nessuno se ne ricorda più e quando l’ultimo padrone, l’amerikano Marchionne, l’uomo col maglione, ha cominciato a fare la voce grossa con gli operai e con i sindacati, il governo invece di ricordargli il passato gli ha steso un tappeto verso il futuro. Da Berlusconi a Sacconi i complimenti e le pacche sulle spalle si sprecano in questi giorni, e il prossimo referendum viene in pratica già invalidato da una condanna : se vinceranno i nò niente investimento a Mirafiori.
 
E se vincessero i sì con il 51 % Marchionne che cosa farebbe ? Si porrebbe il problema del 49 % di operai che hanno detto no e farebbe lo stesso l’investimento ? Ho qualche dubbio. Rialzerebbe piuttosto la puntata, cercherebbe di fare terra bruciata attorno agli operai che gli hanno votato contro. Partirebbero liste di proscrizione e casi ripetuti di mobbing, tanto al ministero c’è Sacconi che gli regge il gioco. E il caso Fiat sarebbe replicato ovunque, con effetto domino. La fine della concertazione, della contrattazione, dello stesso sindacato. Un tuffo nel passato, nell’ottocento.
 
Non so a chi possa convenire accendere il fuoco in mezzo all’esercito disperato di schiavi che questo bucaniere dalla faccia tranquilla e gioviale intende creare in Italia. L’Italia ha dato alla Fiat finora molto più di quanto la Fiat abbia restituito al nostro paese, in particolare negli ultimi venti anni. Non è declassando stipendi, sicurezza e decoro del lavoro in fabbrica che si risolvono i problemi degli operai e delle loro famiglie. Non è sanzionando alla cieca la malattia e diminuendo all’osso le pause che si migliora la produttività di una azienda. Non è sbarrando la strada alla rappresentatività sindacale che si ottiene un migliore clima fra gli operai. Ciò che si vuol fare giova soltanto alle tasche del padrone, ma per quanto tempo ? E a quale prezzo ? Se il caso Fiat diventa un caso Italia, come è probabile che avvenga stante l’atteggiamento del governo e la più che tiepida reazione dell’opposizione, aspettiamoci di tutto. Quando il distacco fra ricchi e poveri, fra potenti e inermi diventa troppo grande, il primo pericolo che si corre è che qualcuno, come è già successo in passato, riprenda a parlare di resistenza armata. Anche le brigate rosse si consideravano partigiane, e facevano la lotta contro il S.I.M. (lo Stato Imperialista delle Multinazionali). Non vorrei proprio che dopo quaranta’anni si ricreassero quelle condizioni, l’Italia, gli italiani e le italiane che lavorano, si meritano di meglio. Vorrei che qualcuno lo spiegasse per bene a Marchionne, a Sacconi, a Berlusconi, ma anche a D’Alema e a Fassino, che non è bene avventurarsi per certe strade, e che non è lecito a nessuno abusare delle difficoltà della povera gente. La storia della democrazia deve andare avanti, non all’indietro.
 
Stefano Olivieri

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permalink | inviato da Stefano51 il 3/1/2011 alle 22:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
29 dicembre 2010
Mandiamoli a lavorare ( di Stefano Olivieri)

Prendiamocelo quest' impegno per il 2011: mandiamoli a lavorare sul serio i sanguisuga della politica italiana, a cominciare dai birbaccioni che stanno al governo. E che sia un lavoro serio, faticoso, controllato dal popolo, che insegni loro quanto può essere saporito un pezzo di pane gustato dopo otto ore al tornio, e quanto sia dolce il riposo anche se il letto è scomodo, quando hai le ossa rotte.

Mandiamoli a lavorare e per farlo andiamo alle elezioni, senza paura. Perchè la parte di italiani che questo governo ha fatto stare male è enormemente superiore a quella che ha fatto star bene, e anche tanto bene. Questa crisi è venuta da lontano ma ha messo in Italia radici robuste grazie a un governo che ha pensato a se stesso, e al suo capo, mentre il paese affondava.  Se profetizziamo sventure per l'anno che verrà è soltanto perchè con le tasche vuote è difficile essere ottimisti, e a vuotarle sappiamo chi è stato.

Vorrei dire al PD che continua a tentennare sulle cose serie che è tempo di intendersi : da che parte vuole stare il partito ? A chi devo dar retta sull'affaire FIAT, a Fassino che evidentemente pensa già alla campagna elettorale da sindaco ? A D'alema forse, che ironizza sul fatto che Landini non può parlare della catena di montaggio perchè non ci lavora? E Massimo invece, che è entrato in Parlamento con i calzoni corti e da allora non se ne è più andato (o meglio : si è trasferito a quello europeo), quale lavoro di fatica potrebbe vantare nel suo curriculum davanti ai suoi elettori ?

Marchionne e la Fiat stanno giocando pesante e il governo Berlusconi, a cominciare da Sacconi e finendo con Brunetta, gli regge la sporta. Quando avranno finito di rubare gli ultimi diritti e tutele, quando avranno svuotato di ogni rappresentatività i sindacati, saremo tornati indietro di cento anni, altro che progresso. A D'Alema e Fassino consiglio di tornare a fare un bel ripasso perchè la sinistra se la sono persa per strada da un pezzo, e se vogliono continuare a pontificare si scelgano un altro partito, come ha fatto Rutelli.

Il PD deve scegliere subito e senza esitazioni. Qui non si tratta di 10 minuti in più o in meno di pausa, qui non parliamo di produttività o di assenteismo. Non ne parliamo perchè la CGIL non ha mai difeso gli assenteisti, ma i diritti sì, mettendo paletti invalicabili al decoro, alla sicurezza, alla dignità dei lavoratori, di tutti i lavoratori. 

Buon fine anno PD. Non perdere la testa, non perdere il cuore altrimenti esploderai insieme ai botti di capodanno. Non basta essere più grandi per fare la voce grossa, bisogna anche dire le cose giuste, altrimenti gli elettori ti puniscono. E un'Italia di schiavi non conviene a nessuno, tanto meno al partito democratico.

P.S. : nel fotomontaggio avrei dovuto metterci anche Fassino e D'Alema, se non l'ho fatto è soltanto perchè se li avessi messi in ultima fila non li avrebbe riconosciuti nessuno.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it    


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permalink | inviato da Stefano51 il 29/12/2010 alle 23:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
29 luglio 2010
PICCOLI RE CRESCONO (di Stefano Olivieri)



Berlusconi si prepara alla monarchia. Si esaurisce nel giro di pochi mesi, da quel dito alzato di Fini verso il palco, la prova tecnica di democrazia nel PDL, che resta primo partito nel nostro paese ma somiglia sempre di più ad una corte. Granata, Bocchino e Briguglio deferiti ai probi viri, i dissidenti presi a pesci in faccia dai giornali del padrone e ostracizzati dagli ex aennini ora stretti tutti attorno al premier. Per Fini addirittura si vorrebbe lo sfratto dalla Camera, ma lui non è in subaffitto perchè èstato messo lì dal Presidente della Repubblica e Berlusconi dovrebbe ben saperlo. Il Pdl cucina la sua ribollita mentre il paese muore di fame, complimenti alla cricca del premier per l’alto senso di responsabilità.

Un plotone di finiani già si prepara. Per adesso sono 35 alla Camera e 14 al Senato, ma  la situazione è ancora fluida. Se domani, formando gruppi autonomi, dovessero votare con l'opposizione un qualsiasi provvedimento, il loro voto varrebbe doppio, e c'è da scommettere il ddl intercettazioni sarà il primo ad essere accantonato da Berlusconi in virtù dei nuovi equilibri. Ovviamente chi lascia la corte del re può scordarsi per un po’ la tv e tutti gli annessi e connessi, ma un bel respiro all’aria aperta certe volte non ha prezzo. Il premier ha deciso e il senso dell’operazione è chiarissimo : punirne due per educarne cento, chi resta dovrà ripassarsi in fretta tutto il nuovo rigidissimo cerimoniale di corte per non rischiare nulla. Ma non era il partito dell’amore ? Ah, già, l’amore. Anche quello evidentemente è esclusiva prerogativa del presidente. Che in fondo forse a questo punto ha deciso di andare ad elezioni a settembre, dopo aver "ripulito" il suo partito.

Se Berlusconi ha formalmente per il momento sospeso l’espulsione di Fini e dei finiani (ma nei fatti il divorzio è già in atto), un altro reuccio in carriera lo imita. Marchionne ha sospeso la decisione, annunciata in pompa magna, di voler lasciare Federmeccanica e dire addio al contratto nazionale dei metalmeccanici. La sua spada di Damocle è sempre lì ma per il momento non se ne farà niente, evidentemente aspetta di veder cadere la resistenza di Pomigliano ( e di Mirafiori). C’è da credere che nei prossimi mesi fioccheranno altri licenziamenti di sindacalizzati (CGIL) negli stabilimenti Fiat, mentre l’allegra brigata Sacconi Angeletti Bonanni applaudirà al nuovo reuccio in carriera stigmatizzando ogni voce critica.

Il nostro paese sta diventando così, o stai con il re di turno o sei fuori da tutto. Democrazia, concertazione, pluralismo e giustizia sociale, tutto ormai in soffitta.

Siamo ufficialmente entrati nel medioevo mentre il resto del mondo prova a guardare oltre la crisi. Il popolo non è più sovrano di nulla ma Belen sicuramente ci delizierà a Sanremo. Che vogliamo di più ?

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

13 dicembre 2008
Crisi auto, l'occasione per cambiare ( di Stefano Olivieri)

Se perfino Michael Moore “il rosso” si dichiara contro il prestito ultramiliardario alle 3 big dell’auto Usa, vuol dire che finalmente sta succedendo qualcosa di straordinario. O per meglio dire potrebbe succedere se la politica – in questo caso quella Usa, da noi siamo purtroppo in pieno medioevo con Berlusconi al governo – alzasse la testa e si accorgesse finalmente che sì, può accadere che l’impresa talvolta sbagli, anche se si chiama GM o Ford, e allora oltre all’aiuto finanziario occorre imporre condizioni, più che consigli, su come impiegare quei soldi che verranno dati, che poi sono quelli di tutti i contribuenti.

34 miliardi di dollari per risollevare l’industria automobilistica statunitense. In realtà per fare molto di più, ridare fiducia a un intero pianeta invertendo l’effetto domino al ribasso che ha prima sconquassato la finanza e adesso investe anche le imprese produttive. La finanza per il momento è stata aiutata - ed è stato probabilmente un azzardo – senza essere bastonata a dovere per aver barato con i suoi mille trucchi. Non è escluso per questo motivo che il male sia stato del tutto rimosso, il liberismo cieco è una bestia selvaggia che si può domare soltanto sottomettendola del tutto e costringendola in una gabbia di regole condivise da tutti e soprattutto trasparenti. Il benessere artificiale creato dalla trasformazione dei debiti in denaro sonante ha messo in ginocchio prima di tutto i più deboli ed è da questi ultimi che Obama dovrà ripartire : l’America è prima di tutto dei suoi 250 milioni di cittadini comuni, poi vengono le banche e le industrie. Ma ci arriverà prima o poi senza dubbio, speriamo soltanto che faccia presto, altrimenti una nuova bolla speculativa potrebbe mettere in ginocchio definitivamente il più grande paese del mondo. E’ tempo che si smetta di scommettere sui ballon d’essay e si torni a dare credito alle cose che contano davvero, al core business di imprese solide che dimostrino di essere orientate al futuro, per esempio.

Perciò questa crisi dell’auto può davvero tornare utile, per entrare sul serio nel terzo millennio. Abbiamo inventato le autostrade stellari per spostare la nostra voce e le nostre immagini da un capo all’altro del pianeta, ma siamo ancora all’età della pietra per la mobilità fisica. Creiamo megalopoli e torri di cristallo, e poi continuiamo a chiuderci uno dietro l’altro dentro scatolette di latta puzzolenti, continuiamo a far sfumacchiare le nostre industrie e le nostre case come se niente fosse, come se il surriscaldamento globale interessasse Marte e non la Terra.

Il petrolio sta a quaranta dollari il barile, ma non è messo all’angolo, sonnecchia aspettando che passi la paura per uscire di nuovo dalla sua tana. E’ una risorsa fossile e inquinante, che ci è servita in questi ultimi due secoli per arrivare fin qui, ma ora basta. Abbiamo il dovere di cambiare, possiamo cambiare, definitivamente. GM, Ford e quant’altri si decidano una buona volta di tirare fuori i loro progetti nascosti e producano auto pulite e silenziose, ce lo meritiamo a questo punto. E si dia di nuovo credito alle nuove idee, in Italia ci sono ragazzi al politecnico di Torino che hanno già perfezionato uno scooter elettrico che potrebbe invadere il mercato mondiale, e non hanno trovato uno straccio di industria che desse loro credito. La Fiat tiri fuori la cinquecento elettrica che ha nel cassetto, senza indugi, ha l’occasione con la sua esperienza nel segmento delle piccole e medie cilindrate di mangiarsi il mondo, se lo vuole. Se farà questo, a carte scoperte, troverà non solo l’aiuto dello Stato ma anche quello dei piccoli risparmiatori.

Abbiamo bisogno di riprendere a sognare, soprattutto sotto il nero cupo di questa crisi. Ma deve essere un futuro a colori, e quei colori li vogliamo decidere noi. E’ tempo di farlo.

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