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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
27 giugno 2010
La Visione (di Debora De Angelis)

 
Legittimamente curioso di tutto ciò che si muove a sinistra, ospito molto volentieri sul mio blog questo articolo di Debora, che al IV municipio di Roma (Tufello) sta aprendo insieme ad altri giovani una fabbricadinichi. Ecco l'articolo :

La Visione

Di Debora De Angelis

Buon governo, Amore per la sapienza, Studio della scienza dei rapporti.

Tre semplici note ritmavano l'esistenza all'interno della comunità pitagorica, pilastri indispensabili alla costruzione di qualunque opera aspiri a durare nel tempo.

Ora, perchè ci lasciamo sempre convincere che il bello, inteso nel suo senso etico assoluto, sia irrealizzabile? Che c'è di così irrealizzabile in una società assolutamente paritaria, in cui uomini e donne si relazionino sulla base dei loro profondi convincimenti, in cui ognuno contribuisca al benessere del gruppo mettendo generosamente a disposizione i propri talenti, e solo quelli? Credete che basti? Non è forse un organismo in perfetta salute il risultato di cellule adibite ciascuna ad una specifica funzione, pur essendo tutte interconnesse? Ogni cellula un individuo, l'insieme delle cellule un organismo intero, una nuova e più espansa individualità.

Abbiamo perso il gusto per i ragionamenti belli.

Utopia, ci sentiremo dire. ma solo se non saremo abbastanza convinti noi stessi nel portare avanti le idee di cui abbiamo avuto la Visione.

Vi dico la mia.

Credo che si debba sempre partire dal territorio, dalle piccole realtà. Quelli della Lega, sembrano sciocchi, ma c'è del metodo in ciò che fanno. Il territorio è il luogo più fertile per un coscienza in formazione, quello dove si forgerà le proprie convinzioni sulla società e sui rapporti umani. Partiamo da qui, usando la tactica adversa. Ovvero: usiamo a nostro favore la loro mossa più collaudata, servirsi delle piccole realtà territoriali per offrire servizi di indubbia utilità ai cittadini. In cambio però di che cosa? Del loro senso etico, morale, verrebbe da dire, in cambio della famigerata anima? Perchè non rendersi conto che invece è da qui che possiamo rieducare le persone all'amore, al rispetto reciproco. Oserei dire, se non temessi di sembrare evangelica, alla fratellanza. D'altra parte dobbiamo essere comprensibili a tutti, e non credo che sia appannaggio solo di alcuni presunti depositari di Verità, insegnare le verità più semplici dell'esistenza attraverso parabole. Un racconto appunto, dar vita al semplice racconto di una vita comunitaria e paritaria, fatta di talenti messi in comune, di rispetto reciproco e di guardarsi negli occhi. Guardarsi negli occhi è segno di fierezza, non abbassare mai lo sguardo, e contemporaneamente del voler dire a chi lo incrocia: siamo compagni, puoi fidarti di me, non hai nulla da temere. Sono convinto che anch'io posso fare altrettanto con te.

Partire dal territorio, dal microcosmo di un quartiere popolare, magari, disagiato. Quanti possono essere i problemi quotidiani di qualche migliaia di persone? Un numero neanche poi troppo elevato. E non intendo quei finti problemi che si riducono al non possedere un qualche tipo di gratificazione materiale o non potersi concedere un po' di meritato riposo l'estate. Mi riferisco a quei problemi che effettivamente sussistono nel quotidiano, di più, che vengono creati da politiche sbagliate, poco rispettose dell'esistenza umana in quanto tale, non appena questa stessa esistenza abbia perso il proprio rango di consumatrice, di un prodotto, di un'ideologia di plastica.

Intendo. Quanti adolescenti abitano nei nostri quartieri senza avere nessuno in grado di seguirli con dolcezza e saggezza, né genitori né insegnanti? Avete mai provato a sorridere di cuore ad un ragazzo che non abbia mai trovato il canale per comunicare col mondo? Sboccia immediatamente, riscopre con gioia la fiducia. Anziani impossibilitati a scendere le scale di casa, magari residenti in un piano alto di uno stabile senza ascensore? Quanti ce ne sono proprio alla porta affianco alla nostra? Probabilmente non in grado di permettersi un'assistenza fissa, o che ancora non siano disposti a tollerare un'intrusione massiva nella loro casa ed esistenza? Cinquantenni padri di famiglia tagliati fuori dal mondo del lavoro? Ragazzini di varie etnie che avrebbero bisogno di una mano aggiuntiva per perfezionare l'italiano?

Ecco, è a loro che penso quando immagino la mia fabbrica. Un piccolo luogo, non solo virtuale, che diventi il fulcro vitale del quartiere: e per vitale intendo che offra a tutti questi... compagni, fratelli, una possibilità di avvicinarsi e dire: "Io avrei bisogno di... ma davvero tanto. Non so come fare. Mi aiuti?" "Ci inventiamo un modo, puoi contarci, amico mio".

E dirglielo guardandolo negli occhi e col sorriso nel cuore.

La messa in pratica:

C'è una sala, nella sezione di SeL del quarto municipio, che non è usata al massimo del suo potenziale. Apriamola a tutti, rendiamola accessibile alle persone. Di seguito una lista di idee di semplice realizzazione, non appena il senso di questa iniziativa sarà solidamente interiorizzato dal gruppo di partenza.

-Doposcuola:

un luogo in cui in orario pomeridiano gli adolescenti del quartiere possano venire, zaino in spalla e di loro iniziativa a chiedere una mano con un compito. Non garantiamo nulla, ma ci proviamo. I ragazzi vengono, stanno insieme con dei 'fratelli maggiori' che li trattano con rispetto e dolcezza, comprensione e simpatia. Hanno voglia di fare una confidenza? Hanno bisogno di un aiuto col tema o con l'interrogazione di scienze? Hanno semplicemente voglia di stare un po' lontano da casa e leggersi un libro o un fumetto? Di giocare a un gioco di ruolo? Si potrebbero mettere a disposizione dei libri e proporre anche un servizio di book sharing o videogame sharing. Si mette in comune quello che non serve più e si usufruisce gratuitamente di quello che gli altri hanno offerto. Magari, a parte i libri che non dovranno mai mancare nella sede della Fabbrica, si gestisce la disponibilità di ciascuno attraverso una bacheca di annunci di scambio. Lo stesso servizio potrebbe mettere in contatto tutte quelle mamme che hanno bisogno di vestiti per i loro bambini, uno scambio tra taglie necessario molto di frequente, con dei piccoli in casa.

La bacheca di annunci può servire insomma per coordinare tutti i bisogni ma anche le disponibilità e competenze di ciascuno, tipo una Banca del Tempo, che noi potremmo ribattezzare Fabbrica del Tempo. Esempio. Una vecchina del quartiere ha bisogno tutti i giovedì di qualcuno motorizzato che l'accompagni a fare le terapie. Un ragazzo del quartiere, magari universitario squattrinato, ha la macchina sempre a secco. Si mettono d'accordo, lui la va a prendere sotto casa (o anche su casa se lei non ha l'ascensore) e l'accompagna, mettendole a disposizione un paio d'ore. La vecchina lo ricompensa secondo i propri mezzi. Le due persone si sono aiutate a vicenda, lui ha la benzina anche per passare a prendere la ragazza e magari offrirle un cinema. E in più, che è l'aspetto di maggiore importanza, si è stabilito un legame.

Quanti disoccupati potrebbero avere una competenza utile alla comunità ma che rimane inutilizzata? Basta creare i canali per connetterli con tutti gli altri.

-Il Caffè Illuminista:

iniziativa non originale ma quantomai necessaria, dato il degrado culturale che ha avviluppato l'Italia come l'incantesimo della Bella Addormentata, per cui si ha ancora una volta bisogno della sala come luogo fisso a disposizione. In orario preserale chiunque voglia farsi due chiacchiere non da bar, ma leggermente più costruttive, può venire alla Fabbrica. Troverà giornali del giorno, riviste di un qualche spessore, libri. Troverà scambio di idee e grazie a qualche accordo coi negozianti del posto troverà anche un bicchierino in compagnia.

-Le feste di quartiere:

di tanto in tanto delle occasioni d'incontro vengono organizzate alla Fabbrica, si volantina qualche giorno prima e si invitano gli abitanti del quartiere a venire con qualcosa da mangiare e da bere e condividere tutti insieme qualche ora in compagnia.

-Le campagne di sensibilizzazione al rispetto dell'ambiente e degli animali:

invitiamo le persone del quartiere, soprattutto bambini e adolescenti delle scuole, ad aiutarci nella realizzazione di piccole opere artigianali con materiali semplici, o magari proprio con materiali di difficile smaltimento, da "vendere" in base a un'offerta anche piccola durante il giorno dedicato alla campagna.

Ovviamente le iniziative possono essere create in maniera inesauribile, l'abilità della Fabbrica sarà appunto di renderle "concrete" di volta in volte senza avere bisogno di una grande struttura burocratica alle spalle.

Come tirare su i soldi che ci servono? Credo che, a parte qualche piccola, iniziale colletta, potremmo esplicitare alle persone del quartiere la nostra necessità di autofinanziamento, pertanto accettare delle donazioni spontanee in base ciascuno alle proprie possibilità. Poi, se sapremo muoverci bene e pubblicizzare come si deve le nostre iniziative, trovare degli sponsor che siano in linea con tutti i valori in cui crediamo: energia pulita, biologico, rispetto per l'ambiente (magari i negozi biologici, le erboristerie o altro).

Tutto questo vuole essere un modo autentico di fare politica, ripristinandone l’originario significato e funzione, in netta antitesi con le modalità che si sono andate consolidando in questi tempi, i cui nefasti risultati sono sotto gli occhi di tutti.

E tuttavia siamo qualcosa di nuovo, il salto evolutivo della politica, potremmo dire: il salto quantico.

Noi siamo la Fabbricadinichi, un nome accattivante che ancora quasi nessuno sa che cosa sia e non dobbiamo permettere che gli venga attaccata addosso un'etichetta prima ancora che abbiamo iniziato a realizzare qualcosa che parlerà per noi. Ricordate. Ci riconosceranno dai frutti, e non dal nome dell'albero.

Molte persone che già apprezzano Nichi troveranno la nostra iniziativa un modo per aumentare il loro apprezzamento, quelli che ancora non lo conoscono o sono scettici o anche di un altro orientamento politico avranno molto tempo per cambiare idea, grazie alle nostre iniziative.

Per favore, siamo il più possibile inclusivi, non scoraggiamo nessuno dalla partecipazione attiva.

Sia ben chiaro. Io Nichi fino al No b-day nemmeno lo conoscevo. Poi mio padre si è voluto fermare in strada a stringergli la mano e dirgli di non mollare (per quella storia delle primarie in Puglia) e lui gli ha risposto: "Non ci penso proprio".

Ecco perchè sostengo Nichi.

Lo sostengo con l'energia della mia creatività, messa al servizio della comunità. Io credo che basti.

"Ti stupisci che gli altri ti passino accanto e non sappiano, quando tu passi accanto a tanti e non sai, non t'interessa, qual è la loro pena, il loro cancro segreto?"
Cesare Pavese, Il mestiere di vivere, diario, 17 agosto 1950

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