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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
POLITICA
17 settembre 2014
#Renzistaidimeno di Stefano Olivieri

No, davvero non riesco a entusiasmarmi al nuovo corso del partito di maggioranza del governo. Non riesco a capire perché le riforme, per essere tali, debbano tagliare sempre e soltanto i diritti e mai i privilegi, e non comprendo perché, quando si cercano le risorse per fare qualsiasi cosa, si finisca per chiamare l’appello di pensionati e lavoratori dipendenti. Il partito democratico e il suo capo non possono, non devono ragionare così.

Non ce la faccio più caro Matteo, ad ascoltarti. Tu, con la tua ansia di vincere e convincere, con le tue sfide, i tuoi pacchetti e i tuoi no ai ricatti.
Perché, poi, chiami ricatti le sacrosante paure della gente comune che non ha lavoro e non ha denaro, non ha più tutele sul lavoro perché nel frattempo, dall’ultimo governo Berlusconi a Monti e poi a Letta, fino ad arrivare a te, quelle tutele non sono mai più state ripristinate? Quella stessa gente che ti ha votato e alla quale tu hai promesso che l'Italia avrebbe cambiato verso. Quella stessa classe di cittadini che ha finora sopportato da sola tutto il peso della crisi, mentre gli evasori, i ladri incalliti, i corruttori seriali, di questa crisi hanno approfittato per arricchirsi ancora di più, senza che nessuno li sbattesse in galera. 

La democrazia, caro Matteo, è un esercizio faticoso e COLLETTIVO, dove non può mai essere uno solo a decidere sulla vita degli altri, di tutti gli altri, soprattutto dei più poveri e indifesi. Stiamo perdendo tempo e i mille giorni che ti sei benevolmente ritagliato dopo averci ammannito il bonus da 80 euro (ancora non coperto) come la pietra filosofale, sostitutiva addirittura dei contratti di lavoro e della revisione fiscale, beh quei giorni sono troppi egregio presidente, e del tutto ingiustificati. 

Tu dici di essere di sinistra ma hai scelto di dialogare con il corrotto condannato Berlusconi, hai scelto di non cancellare le leggi vergogna come il falso in bilancio, di non aprire le tasche ai tantissimi plurievasori incalliti del nostro paese. Hai preferito far perdere il sonno a milioni di lavoratori e pensionati e ai loro figli per non affrontare a muso duro il mondo del malaffare che governa e lucra ogni giorno su tutto il gioco d’azzardo italiano, a partire dalla stessa rinomata Sisal. Quel pozzo nero frutterebbe almeno 20 miliardi l’anno alle casse comuni, ma tu non lo vuoi bonificare. Perché?

Tu fai, esattamente che faceva il tuo alleato Berlusconi, il prepotente con i deboli e il ruffiano con i potenti. Vai a Bruxelles e pendi dalle labbra della Merkel, poi però sei distratto quando Draghi abbassa a zero il costo del denaro e assegna ai governi europei precise prescrizioni per le propie banche, affinché quel costo zero lo riversino effettivamente TUTTO sui mutui a imprese e famiglie.

Tu non mi piaci Renzi, non mi sei mai piaciuto perché non sei affatto di sinistra, sei alleato di Berlusconi. Hai incassato il 41 % di preferenze alle europee spacciando quelle elezioni come fossero state le politiche, e allora ti invito a farle davvero le elezioni politiche, per consentire al popolo sovrano di fare chiarezza.

Il diritto a un lavoro decoroso non da schiavi, e a un salario non di fame. I diritti dei malati, delle lavoratrici in gravidanza, dei giovani alla loro prima assunzione in un mercato, come quello italiano, avvolto nella nebbia per consentire ai lupi di mordere più a fondo; i diritti dei disabili e della legge 104, che pensate furbescamente di aggirare e derubricare inventando la pratica del regalo delle ferie fra colleghi solidali (figurarsi…); il diritto, alla fine, a credere che la democrazia sia vera e trasparente condivisione, senza trucchi e giochetti di prestigio, dei doveri e dei diritti fra tutti i cittadini elettori, dall’ultimo barbone al primo miliardario.

Ebbene, questi diritti tu e il tuo giovane rampante, elegante e spericolato governo, li avete già derubricati. Decidendo da soli, non ascoltando i sindacati, ignorando e isolando quanti, all'interno dello stesso partito democratico, vorrebbero battere una strada diversa, ancora più rapida ed efficace delle vostre riforme e soprattutto autenticamente solidale con la gran parte del paese che è precipitata nel disagio. In realtà a te poi, caro Matteo, del partito democratico non  è mai fregato altro di più del fatto che fosse il trampolino necessario per arrivare alla presidenza del consiglio. Perché da segretario hai dimezzato e mortificato la direzione nazionale, per non parlare delle segreterie regionali abbandonate a se stesse. Il dissenso interno tu lo hai semplicemente dimenticato, palesando in modo clamoroso la tua intima natura di capetto sudamericano, altro che uomo di sinistra. Fattelo da solo un bel partito e poi vediamo se raggiungi il 41%.
A questo punto io, e non soltanto io, a te e al tuo governo nego la mia fiducia e il tuo biglietto di viaggio, caro Matteo, lo faccio scadere subito invitandoti a scendere da questo treno, altro che attendere mille giorni! 

Per questo lancio su twitter l’hashtag #Renzistaidimeno. Suggestivo, vero? Vediamo se fa presa.

Stammi bene, signor presidente. Noi tutti, bene non stiamo per niente e ci faremo sentire presto in piazza.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it












28 maggio 2012
GLI ULTIMI DELLA FILA (di Stefano Olivieri)


Così anche il calcio nostrano paga dazio alla repubblica delle banane. E alle cricche degli appalti, dei G8, dei terremoti e delle mille truffe italiche si aggiunge adesso anche quella degli scommettitori, un grumo nero di collusori e collusi che si spartivano ogni settimana torte plurimilionarie con le scommesse. È certa una cosa: l’appetito vien mangiando in questo paese dove si professano virtù pubbliche ma poi si spianano le strade soprattutto a chi ha collezionato avvisi di garanzia. Fra un po’, in parlamento, dovranno inserire una norma che chiarisce che possono essere eletti anche i cittadini normali, quelli che possono essere intercettati anche 24 ore al giorno senza che su di essi esca fuori qualche reato, quelli che non hanno avvisi di garanzia o sentenze passate in giudicato da esibire sul curriculum.

È una Italia a rovescio questa della crisi più nera dal dopoguerra, un paese dove i furbi resistono e si moltiplicano togliendo anche l’aria alla gente onesta. In questo mese di incubi fiscali e di suicidi, di terremoti e di bombe alle scuole, questa notizia degli ennesimi arresti di calciatori multimilionari è la classica ciliegina su una torta che era già guasta di suo, figurarsi adesso.

Servirebbe un colpo di reni energico e un definitivo irrevocabile cambio di rotta, per uscire da questa maleodorante palude. Perché dal lavoro allo studio, dalla salute al fisco, dall’ambiente all’energia, dall’informazione allo sport non c’è scenario dove, accanto all’esigenza della crescita, non si prenda in considerazione anche l’ipotesi della corruzione, della mancanza di trasparenza, della fine di ogni criterio meritocratico. Se non sapremo fare questo, rovesciare cioè totalmente questo schema, non ne usciremo fuori.

In un paese realmente democratico e sotto sforzo come il nostro, la prima regola dovrebbe essere quella di tutelare gli ultimi, perché il vero progresso civile non può ammettere effetti collaterali come l’aumento della miseria e della disperazione, come gli esodati e i disoccupati, come la compressione dei diritti dei lavoratori.

Partire dagli ultimi della fila, dai più poveri e derelitti, dai senza lavoro, dai malati e dai disabili e riuscire, avendo sempre sott’occhio le condizioni degli ultimi, a tirare su l’intero paese DEVE essere il compito di questo governo. Per ogni giorno che passa, per ogni abuso ancora impunito la sofferenza di chi continua a pagare e vede precipitare la propria condizione di cittadino e di contribuente, aumenta e comincia a cedere alla rabbia.

Non ci arriveremo tutti al 2013. Se la politica vuole tornare a esercitare il suo primato nelle scelte che contano, la risposta deve arrivare adesso. Il partito democratico si metta alla testa dell’Italia che vuole tornare a sperare, a pensare positivo, e presenti a Monti il conto. Patrimoniale subito, con prelievo progressivo da tutti i depositi che superino i duecentomila euro. E galera vera per i grandi evasori, senza sconti. I soldi in Italia ci sono, chiedetelo alla Banca d’Italia che ha fatto una indagine pochi mesi fa, scoprendo che il reddito medio delle famiglie italiane (immobili esclusi) è di 434mila euro. Il classico mezzo pollo a testa, anzi, altro che mezzo pollo! Qui si parla di un tacchino, e anche bello grosso. Che diventa un bue, anzi uno sconfinato armento di grassi bovini se andiamo a vedere le ultime dichiarazioni dei redditi che sono state rese note, quelle del 2005: i redditi più alti erano sempre, inesorabilmente, quelli di lavoratori dipendenti e di pensionati.

Come dunque si può riequilibrare la bilancia, se non con una patrimoniale che peschi oggi direttamente dai depositi? Come si può pensare che un paese, dove i ricchi esportano denaro all’estero e poi lo possono rimpatriare in modo anonimo con una tassa vergognosamente bassa (l’ultimo condono tombale di Tremonti), che in un siffatto paese la gente sia ancora disposta a lavorare con sempre meno tutele e poi ad andare in pensione con prestazioni economiche sempre più taglieggiate dal fisco? Come si può credere che si possa arrivare indenni al 2013?

Io dico: ora! Bersani risponda all’invito di Vendola e di Di Pietro, e lo faccia in fretta. Preferirei che Beppe Grillo restasse l’eccellente fustigatore del malaffare che ci ha mostrato di essere, piuttosto che vederlo trasformato in un improbabile premier sull’onda del disgusto che sta legittimamente montando dal basso.

Dobbiamo pensare a tutti gli italiani, in primo luogo agli ultimi della fila, che non hanno voce e sono invisibili. La velocità di una slitta dipende dal suo cane più lento, non da quello più vigoroso e veloce. Facciamoci indicare dagli ultimi la strada e sarà quella giusta. Perché se aiutiamo i più deboli a risollevarsi, avremo scritto al tempo stesso le regole per una nuova, più sana e davvero solidale crescita per l’intero paese. Dove dovranno esserci spazio e opportunità per tutti, non soltanto per i figlidi, a cominciare da quelli dei ministri. Un paese senza furbi e senza cricche. Riappropriamoci della sovranità che la Costituzione ha consegnato nel 1948 al popolo, riappropriamoci della politica con elezioni primarie in tutto il paese, riappropriamoci dei partiti che tentennano pensando agli interessi di bottega. Si scenda in piazza con le bandiere prima che altri lo facciano con le armi.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

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