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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
30 ottobre 2015
MARINO FUORI, A ROMA VINCE MAFIA CAPITALE (di Stefano Olivieri)


Per farlo fuori alla fine si sono uniti tutti. Da Il Fatto Quotidiano: “Ventisei consiglieri hanno depositato le proprie dimissioni dall’Assemblea capitolina decretando la decadenza di giunta e consiglio. Con i 19 esponenti del Pd hanno rimesso il mandato altri 7 consiglieri, di cui due della maggioranza (Centro democratico e Lista civica Marino) e 5 dell’opposizione. Tra questi ultimi anche due della Lista Marchini, Alfio Marchini compreso, due della lista di Fitto Conservatori riformisti, uno del Pdl.”


Come Cesare fu colpito alle spalle, coperto dal suo mantello dagli assalitori affinchè il suo sguardo non potesse incrociare quello dei suoi assassini, così a Roma gli assessori comandati da Renzi hanno preferito dimettersi e mescolarsi ai consiglieri di destra pur di non affrontare in aula il confronto con il sindaco dimissionario. Perché i romani, gli italiani tutti non possano vedere quanto il PD, il suo PD è ormai distante dall’etica della politica professata da Marino e apprezzata da quel 64% di elettori romani che lo elessero sindaco.

Marino però esce a testa alta e il re, travicello, invece è nudo. L’ombra del malaffare incombe sul suo partito che non ha saputo, o forse non ha voluto, selezionare al suo interno e poi controllare le persone giuste che all’indomani della giunta di Alemanno potessero ripulire l’amministrazione comunale, infettata dal malaffare. C’è voluta l’inchiesta giudiziaria su Mafia capitale per mettere a nudo il re e la sua triste corte, quella che lucrava sui più indifesi come i migranti e i disabili, quella degli Odevaine e dei Buzzi che facevano soldi e mortificavano questa grande bella città e i suoi inconsapevoli cittadini. Il PD non è stato estraneo e a poco serve oggi dire che i cattivi sono stati cacciati, che il bubbone è stato espulso. Perché, insieme e in testa ai cattivi, Renzi ha voluto cacciare l’unico onesto che mafia capitale, per ammissione dei suoi stessi capi, non è riuscita a corrompere. L’unico alieno, l’unico “marziano” che questo PD ormai diventato ben altro che un partito democratico, non è più in grado di riconoscere non da oggi, ma dalla data della discesa in capo di Marino, che vinse il Campidoglio utilizzando una sua lista civica, perché già allora erano marcate le differenze di programma, di vedute, di idea della politica fra Ignazio Marino e il suo partito di appartenenza.

Il sogno di Marino si infrange qui e già si sente rumore di forchette e di ganasce pronte al banchetto. Ma non si fermerà la rabbia e la voglia di pulizia dei suoi sostenitori.
Renzi dice : “E adesso tutti al lavoro!” Non dubiti, presidente, che ci metteremo subito in movimento. Sappia il prossimo sindaco e i suoi assessori che conteremo le pulci a tutti, con meticolosità e senza timore, e non faremo sconti a nessuno. Da oggi ogni uomo e ogni donna eletta del PD e i suoi parenti e affini, fosse anche il padre del premier, saranno passati al setaccio perché quando è troppo è troppo, e davvero non se ne può più.


Il dado è tratto e il nostro esercito è povero di armi ma ricco, strabordante di gente onesta e di buona volontà. Sapremo resistere e sapremo vincere. Caro Ignazio Marino, con il tuo candore e la tua naturale inadeguatezza al malaffare, ci hai indicato la strada che seguiremo. Se lo vorrai la percorreremo insieme.

Grazie.

Stefano OLivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

POLITICA
3 dicembre 2014
CUPOLA MAFIOSA A ROMA ( di Stefano Olivieri)


 Rivoltatela e diventa una coppa di champagne perché il popolo del malaffare, quando brinda, si tratta bene. Però adesso è troppo tardi per arrabbiarsi, perché quel popolo l'abbiamo partorito, allattato e pasciuto tutti noi, ogni volta che abbiamo accettato uno scandalo senza indignarci, ogni volta che abbiamo cercato il Picone di turno per evitarci qualche fila agli sportelli, ogni volta che abbiamo, avremmo voluto ritagliarci un privilegio alla faccia
delle regole, che sono scritte solo per i fessi. La "terra di mezzo", il popolo di mezzo a cui accennano le voci nelle telefonate intercettate, altro non è che il nostro intorpidito disinteresse fatto persona, anzi persone visto che sono tante, tutte ben vestite e potenti, anche se poi tagliano gole e sparano in bocca. Il voto che dai alle elezioni non vale più nulla, il vero voto lo dai quando cominci a fregartene del bene comune, scrolli le spalle e sbuffi perché son cose risapute, lo sanno tutti, etc. Ebbene, è quella la tua vera delega elettorale alla mafia di Roma, perché i mafiosi sono come i sorci, arrivano laddove c'è più sporco, e lo sporco s'ammucchia quando i cittadini cominciano a fregarsene. Ben ti sta Roma, lo dico da romano innamorato della sua città. Adesso beccati pure la mafia fatta in casa e rifletti sul futuro. E se permettete, a questo punto, con tutta la sua panda
 in divieto di sosta, io mi tengo ben stretto Marino.

Pignatone, vai pure avanti!

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it 

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20 agosto 2011
TAGLI A POLITICA: SERVE L'ETICA PRIMA DELL'ARITMETICA

Troppo e male si sta parlando in questi mesi dei risparmi della politica. Quando un argomento diventa un tormentone rilanciato dai media tutto il giorno, finisce che si perde il senso delle proporzioni e qualcuno ci inzuppa dentro il suo pane per il proprio tornaconto e non per senso dello Stato.
 
In mezzo alla folla ci sono sempre i mariuoli, i borseggiatori, quelli che piangono il morto ma fregano il vivo. Oggi tutti vogliono accorciare, taglieggiare i costi della politica, dal numero delle provincie a quello di deputai e senatori. Circolano elenchi degli stipendi di parlamentari, sindaci, assessori, etc. e poi ancora dei bonus, dalla mensa quasi gratuita del Senato fino al barbiere, gli sconti della Tim e chi più ne ha più ne metta. ttenzione, di questo passo arriveremo – qualcuno lo sta già facendo – a dire che l’impegno politico di chi è stato eletto dovrebbe essere assolutamente gratuito. A questo punto vorrei ricordare due cose.
 
La prima: i cosiddetti costi della politica non sono assolutamente circoscritti a stipendi, prebende varie, auto blu, etc. Certo si può risparmiare su queste cose e si può – anzi si deve - rendere più efficiente la macchina legislativa sfoltendo il numero dei parlamentari ed eliminando il bicameralismo perfetto in cambio di qualcosa che dia però le stesse garanzie di democrazia.
 
Il vero costo della politica sta nella corruzione della sua classe. Inutile girarci attorno, è questo il vero problema e se non lo si risolve alla radice, tornerà anche dopo qualsiasi dimagrimento. Perciò non perdiamo tempo in ricette francesi, tedesche o in salsa d’Arcore ( come è noto il premier ebbe a dire una volta che l’intero parlamento era inutile, sarebbero bastati i capi gruppo). E vengo alla seconda cosa che vorrei ricordare:
 
E’ dal 2001, dalla memorabile scoppola che l'Ulivo di Rutelli prese dal presidente operaio (ricordate i maxicartelloni) Silvio Berlusconi, è da allora che in Italia si è cominciato a parlare di primarie. Cioè di far tornare in mano ai cittadini, il popolo sovrano, il potere di scelta basato su una conoscenza reale dei candidati alla cosa pubblica. Perché non basta poter scegliere fra tanti nomi, si deve poter scegliere fra persone oneste e ci devono essere regole e strumenti per controllare questa onestà, al momento del voto e anche in corso d’opera, cioè durante il periodo di delega del deputato e senatore.
 
Noi abbiamo in vigore la legge Calderoli, che ha riempito il parlamento di persone che tutto sono tranne che rappresentanti del popolo. Fra di loro un numero altissimo di inquisiti, condannati, etc. Per non parlare dei servi sciocchi, delle ragazze di bella presenza pronte a organizzare feste di compleanno per il sultano, e via discorrendo. Uno degli effetti aberranti della Calderoli è stato quello di aver accelerato il guasto della frammistione fra politica e affari. Non a caso le cricche sono proliferate, sulle varie emergenze è nato l’affare della Protezione civile che più che altro ha protetto e arricchito i soliti noti, l’Aquila è ancora lì che aspetta.
 
Dunque non basta liberare il campo dalle erbacce, occorre ararlo, rivoltarlo bene con strumenti nuovi. Se dimezzassimo l’attuale classe politica senza mutarla nel suo DNA, l’Italia non risparmierebbe un fico secco. Anzi forse, potrebbero riuscire a rubare ancora meglio.
 
Fra l’altro, quella parte malata dell’imprenditoria italiana che ha sempre fatto affari con la politica, troverebbe assai più vantaggioso avere a che fare con meno parlamentari meno pagati di adesso. Il perché immaginatelo, non voglio offendere la vostra intelligenza.
 
E’ una fase delicata quella che stiamo attraversando, ma bisogna mantenere il buon senso. Perché ci sono sempre gli imbroglioni in agguato, anche e soprattutto nelle istituzioni. Prima si stabiliscano le regole per eleggere i futuri deputati e senatori, poi si provveda ai tagli. E nel frattempo facciamoci dare i soldi da chi non ha mai pagato, per favore.
 
Stefano Olivieri
POLITICA
8 dicembre 2009
Dove si è fermata la morale corrente (di Stefano Olivieri)
 

Fine anno, tempo di bilanci. Redigere l’almanacco del tempo trascorso esorcizza l’angoscia di un incerto avvenire e aiuta a sfidare l’ignoto. Ci provo e la vista di mia moglie alle prese con l’albero di Natale mi tuffa nel passato, incomincio da lì. Le letterine di Natale, per esempio. Oggi non le scrive più nessuno, prima di tutto perché al semplice nominare la parola “letterina” viene in mente almeno qui da noi ben altro – anche questo ci ha regalato Berlusconi - che quell’innocente scrittura dai tratti ancora incerti che i padri di una volta ricevevano dai figli, nascosta nel tovagliolo all’inizio del pranzo di Natale. Le promesse ( in cambio dell’atteso dono) di essere più bravi a scuola, più buoni con i fratelli minori e l’ammissione della mancanza di quel giudizio che avremmo dovuto già apprendere con l’aiuto di Gesù bambino avevano il potere di sdilinquire anche il padre più arcigno, ed era festa vera.

Oggi le letterine di quel tipo non ci sono più, i bambini scelgono i loro regali puntando il dito sulla tv e padri e madri abdicano perfino a Natale dal loro compito di istitutori delle giovani generazioni. Le feste comandate sono spesso un impiccio fatto di corse sudate all’ultimo regalo, quando non un’umiliazione per i soldi che mancano anche per il pane quotidiano. Ma si dovrebbe restare anche a digiuno per il sorriso di un figlio.

Il punto è che il Natale mette a nudo, scortecciandolo dalle ridondanze del quotidiano vivere, quel vuoto di valori condivisi che ormai pare non preoccupare più nessuno. Il popolo di eroi, di navigatori e di poeti, la progenie di Giulio Cesare, di Dante, di Michelangelo e di Leonardo da Vinci è quanto di più lontano dalle sue origini che in questi albori di terzo millennio si potrebbe incontrare. Ci siamo risollevati da due terribili guerre e dal fascismo per piombare sorridendo nella terra di nessuno, nel tempo di nessuno perché nessuno al mondo oggi comprende appieno questo sottovuoto etico in cui è blindato, asfissiato il nostro paese. Poveri che diventano sempre più poveri, ricchi che continuano impunemente ad arricchire, regole sociali saltate per aria, leggi squinternate per far posto ai privilegi di pochi. La Cultura con i suoi luoghi e i suoi saperi messa da parte, mortificata da ministri servili ed incapaci. L’ambiente sottomesso, la Scuola privata delle minime risorse necessarie, il popolo sovrano legato alle poltrone davanti alla tv, dove va in onda ininterrottamente la Matrix del re.

Si parla, spesso, di decadimento, di imbarbarimento dei costumi come causa scatenante di questo incubo. Ma quelli che noi oggi chiamiamo barbari possedevano regole rispettate e condivise che noi oggi non ci sogniamo nemmeno di adottare. I barbari ai figli maggiorenni imponevano prove tremende per essere considerati adulti, oggi le mamme regalano alle figlie un seno nuovo per farsi strada in tv. Non tutte per fortuna, ma una buona percentuale è su questa china, perché siamo ormai alla terza generazione di teleguidati.

Un tempo, neanche secoli fa, bastava spostarsi di pochi chilometri, dalla città in un paese, per percepire tradizioni e costumi diversi, modi di dire e di pensare lontani da noi. La gente pensava ed agiva misurando i propri pensieri sulla vita quotidiana, i sogni e i bisogni chiusi fra due montagne e niente più. Ma in quei sogni e in quei pensieri c’era la storia, la tradizione, il ricordo dei vecchi, le speranze dei giovani, incontaminati.

Oggi l’Italia è un gigantesco paese attraversato da un provincialesimo mediatico da far paura. Siamo tornati ancora più indietro dell’Italietta del dopo guerra, ma con in più una arroganza inconsueta, figlia dell’incultura beata di due, tre generazioni di italiani che stanno fumandosi il paese come una sigaretta. L’ultima sigaretta ahinoi, perché i treni sono già partiti quasi tutti e noi fermi lì, ad aspettare. Non si può tornare indietro, non si può neanche andare avanti con questo paese drogato da un benessere per pochi, per gli altri solo gli spot in tv.

16 milioni di italiani passeranno il natale al caldo delle spiagge tropicali. I restanti trentacinque milioni ben che vada metteranno insieme il menu di Natale, il resto mancia. Nel frattempo le regole si sfasciano, i furbi sorpassano a destra e a sinistra, i ricchi evadono le tasse e i contributi e il premier evade i processi. Se ci fosse ancora un briciolo di morale comune, quella radicata nei territori, filtrata dal timor di Dio e orientata dal ricordo dei tempi duri della guerra, oggi non saremmo qui a discutere, anche sotto Natale, dei guai giudiziari di Berlusconi invece di occuparci dei guai delle famiglie italiane. Ci siamo abituati a Noemi, alla D’Addario, agli stallieri mafiosi e ai mafiosi in parlamento, alle ministre modelle. Ci stanno facendo trangugiare tutto come l’olio di ricino e noi zitti. Fino a quando ?

Stefano Olivieri
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POLITICA
25 settembre 2009
MA QUELLO SCUDO DANNEGGIA TUTTA L’EUROPA ( di Stefano Olivieri)
 

Bande bassotti di tutto il mondo unitevi, il bel paese è pronto ad accogliervi. Ha detto bene la Finocchiaro l’altro ieri alludendo al cartello di Medelin ( che aveva proposto al governo colombiano di patteggiare sul rientro dei capitali frutto del traffico della droga, ottenendo un rifiuto), stavolta il governo italiano ha superato se stesso. Si inaugura, dopo il primo scudo fiscale del 2001, una nuova stagione e soprattutto una nuova attività, quella del turismo fiscale della criminalità globalizzata che oggi vede aprirsi nuove e più straordinariamente rosee prospettive di sviluppo proprio nel nostro paese.

Così, come suol dirsi, da noi pioverà sul bagnato. L’Italia produce già di suo fior di delinquenti nel campo finanziario e ambientale, giusto per citare i primi due esempi che mi vengono in mente, i parcheggi sommersi delle navi radioattive da una parte e le speculazioni tipo Parmalat che hanno tolto l’ossigeno a migliaia di famiglie italiane. Se c’era una cosa di cui non avevamo proprio bisogno era questa, e invece adesso verranno a frotte perché è stata appena inaugurata una lavanderia automatica ( e molto, molto discreta ed economica, grazie all’anonimato e alla risibilità della sanzione prevista) per candeggiare il denaro sporco. Mafia e camorra in testa, ma dietro di loro si profila un vero esercito, che pagherà un economico biglietto di ingresso ( e quello sarà probabilmente l’unico capitale realmente movimentato, visto che oggi con un click sposti miliardi da un continente all’altro). E con questi biglietto di ingresso che puzzano di malaffare lontano un miglio, Tremonti vorrebbe stamparci le risorse per una legge finanziaria “ che non mette le mani in tasca agli italiani”. Ma sarà vero ? Perché – mi chiedo – una cosa è certa : chi fa rientrare capitali dall’estero non è certo uno stinco di santo, e magari, anzi quasi certamente, è già stato in passato evasore fiscale. Dunque le mani in tasca alla gente onesta gliele hanno messe eccome, prima i truffatori evasori oggi premiati con lo scudo fiscale, poi lo stesso governo che mentre da un lato consente ai furbi di restare anonimi ( e succede soltanto in Italia) e di pagare un misero 5 % di multa, dall’altro prosciuga le famiglie riducendo i budget contrattuali, eliminando le tutele sul lavoro, consentendo ogni forma di arbitrio a padroni e padroncini.

Bombassei a proposito dello scudo fiscale allargato ai delinquenti ha detto : “ Non sarà etico, ma sarà utile.” E’ tutta qui la filosofia della destra nostrana, questo è il dna del berlusconismo. Porre in termini alternativi e antitetici l’etica e la pubblica utilità, quasi che la prima altro non sia che la rappresentazione del “culturame di sinistra” giusto per citare Brunetta, inutile e parassitario, mentre la seconda un braciere magico in grado di purificare tutto, perfino la disonestà. Ma se davvero la pubblica utilità, l’emergenza economica e sociale gravissima nel nostro paese devono diventare il termovalorizzatore di tutte le risorse criminali nostrane (e non solo, purtroppo..), perché allora lo scudo fiscale è anonimo, perché costa così poco a chi lo deve utilizzare ? Se è davvero una occasione per far cassa, perché Tremonti è stato così pavido e non ha almeno allineato la sanzione alla media europea ?

La risposta è semplice : lo scudo fiscale non serve allo Stato e ai suoi cittadini più bisognosi, ma a tenere in vita e anzi rinforzare il sistema di clientele su cui il partito di maggioranza e di governo fonda la sua stessa esistenza. Un sistema chiuso e refrattario a qualsiasi logica solidaristica che provenga dall’esterno e quindi destinato nel tempo ad esaurirsi divorando se stesso, dopo essersi mangiato l’intero paese. Un sistema che ha in Silvio Berlusconi il suo nume tutelare, basti guardare la Banca Mediolanum come si è attrezzata per lo scudo fiscale .

Ma è anche un sistema, a questo punto, che può continuare a ricevere linfa dall’esterno del nostro paese grazie al meccanismo messo in atto dal decreto legge 78/2009. Per questo l’intera Unione Europea, a prescindere da ciò che deciderà di fare il Capo dello Stato italiano, deve allarmarsi per l’apertura di una falla che rischia di vanificare tutti gli sforzi virtuosi degli altri governi europei, perché se io oggi fossi un bancarottiere tedesco non ci penserei due volte ad emergere con il mio gruzzolo nel nostro paese, piuttosto che in Germania. Per questo Berlusconi è un vero problema europeo, al di là dei suoi imbarazzanti pruriti senili. E la destra italiana, se vuole sopravvivere al suo padre padrone, farebbe bene a pensarci per tempo.

Stefano Olivieri

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SOCIETA'
25 giugno 2009
CARO BAGNASCO TI SCRIVO (di don Paolo Farinella)
 



Ospito molto volentieri sul mio blog questa lettera – che ormai sta facendo il giro della rete – di don Paolo Farinella, prete e biblista della diocesi di Genova. Lo faccio perché proprio l’altro ieri Minzolini, nella sua excusatio non petita in tv circa l’oscuramento deciso dalla sua testata su tutto il caso denominato Bari-gate, ha parlato ironicamente di mangiapreti improvvisamente trasformati in novelli Savonarola. Ebbene, don Farinella è un prete, con tanto di tonaca e di fedeli che lo ascoltano ( peccato non risiedere a Genova, per lui andrei a messa volentieri), e dunque le sue riflessioni sono, come dire, legittime. Ecco la lettera :

Egregio sig. Cardinale,

viviamo nella stessa città e apparteniamo alla stessa Chiesa: lei vescovo, io prete. Lei è anche capo dei vescovi italiani, dividendosi al 50% tra Genova e Roma. A Genova si dice che lei è poco presente alla vita della diocesi e probabilmente a Roma diranno lo stesso in senso inverso. E' il destino dei commessi viaggiatori e dei cardinali a percentuale. Con questo documento pubblico, mi rivolgo al 50% del cardinale che fa il Presidente della Cei, ma anche al 50% del cardinale che fa il vescovo di Genova perché le scelte del primo interessano per caduta diretta il popolo della sua città.

Ho letto la sua prolusione alla 59a assemblea generale della Cei (24-29 maggio 2009) e anche la sua conferenza stampa del 29 maggio 2009. Mi ha colpito la delicatezza, quasi il fastidio con cui ha trattato - o meglio non ha trattato - la questione morale (o immorale?) che investe il nostro Paese a causa dei comportamenti del presidente del consiglio, ormai dimostrati in modo inequivocabile: frequentazione abituale di minorenni, spergiuro sui figli, uso della falsità come strumento di governo, pianificazione della bugia sui mass media sotto controllo, calunnia come lotta politica.


Lei e il segretario della Cei avete stemperato le parole fino a diluirle in brodino bevibile anche dalle novizie di un convento. Eppure le accuse sono gravi e le fonti certe: la moglie accusa pubblicamente il marito presidente del consiglio di "frequentare minorenni", dichiara che deve essere trattato "come un malato", lo descrive come il "drago al quale vanno offerte vergini in sacrificio". Le interviste pubblicate da un solo (sic!) quotidiano italiano nel deserto dell'omertà di tutti gli altri e da quasi tutta la stampa estera, hanno confermato, oltre ogni dubbio, che il presidente del consiglio ha mentito spudoratamente alla Nazione e continua a mentire sui suoi processi giudiziari, sull'inazione del suo governo. Una sentenza di tribunale di 1° grado ha certificato che egli è corruttore di testimoni chiamati in giudizio e usa la bugia come strumento ordinario di vita e di governo. Eppure si fa vanto della morale cattolica: Dio, Patria, Famiglia. In una tv compiacente ha trasformato in suo privato in un affaire pubblico per utilizzarlo a scopi elettorali, senza alcun ritegno etico e istituzionale.

Lei, sig. Cardinale, presenta il magistero dei vescovi (e del papa) come garante della Morale, centrata sulla persona e sui valori della famiglia, eppure né lei né i vescovi avete detto una parola inequivocabile su un uomo, capo del governo, che ha portato il nostro popolo al livello più basso del degrado morale, valorizzando gli istinti di seduzione, di forza/furbizia e di egoismo individuale. I vescovi assistono allo sfacelo morale del Paese ciechi e muti, afoni, sepolti in una cortina di incenso che impedisce loro di vedere la "verità" che è la nuda "realtà". Il vostro atteggiamento è recidivo perché avete usato lo stesso innocuo linguaggio con i respingimenti degli immigrati in violazione di tutti i dettami del diritto e dell'Etica e della Dottrina sociale della Chiesa cattolica, con cui il governo è solito fare i gargarismi a vostro compiacimento e per vostra presa in giro. Avete fatto il diavolo a quattro contro le convivenze (Dico) e le tutele annesse, avete fatto fallire un referendum in nome dei supremi "principi non negoziabili" e ora non avete altro da dire se non che le vostre paroline sono "per tutti", cioè per nessuno.

Il popolo credente e diversamente credente si divide in due categorie: i disorientati e i rassegnati. I primi non capiscono perché non avete lesinato bacchettate all'integerrimo e cattolico praticante, Prof. Romano Prodi, mentre assolvete ogni immoralità di Berlusconi.
Non date forse un'assoluzione previa, quando vi sforzate di precisare che in campo etico voi "parlate per tutti"? Questa espressione vuota vi permette di non nominare individualmente alcuno e di salvare la capra della morale generica (cioè l'immoralità) e i cavoli degli interessi cospicui in cui siete coinvolti: nella stessa intervista lei ha avanzato la richiesta di maggiori finanziamenti per le scuole private, ponendo da sé in relazione i due fatti. E' forse un avvertimento che se non arrivano i finanziamenti, voi siete già pronti a scaricare il governo e l'attuale maggioranza che sta in piedi in forza del voto dei cattolici atei? Molti cominciano a lasciare la Chiesa e a devolvere l'8xmille ad altre confessioni religiose: lei sicuramente sa che le offerte alla Chiesa cattolica continuano a diminuire; deve, però, sapere che è una conseguenza diretta dell'inesistente magistero della Cei che ha mutato la profezia in diplomazia e la verità in servilismo.

I cattolici rassegnati stanno ancora peggio perché concludono che se i vescovi non condannano Berlusconi e il berlusconismo, significa che non è grave e passano sopra a stili di vita sessuale con harem incorporato, metodo di governo fondato sulla falsità, sulla bugia e sull'odio dell'avversario pur di vincere a tutti i costi. I cattolici lo votano e le donne cattoliche stravedono per un modello di corruttela, le cui tv e giornali senza scrupoli deformano moralmente il nostro popolo con "modelli televisivi" ignobili, rissosi e immorali.

Agli occhi della nostra gente voi, vescovi taciturni, siete corresponsabili e complici, sia che tacciate sia che, ancora più grave, tentiate di sminuire la portata delle responsabilità personali. Il popolo ha codificato questo reato con il detto: è tanto ladro chi ruba quanto chi para il sacco. Perché parate il sacco a Berlusconi e alla sua sconcia maggioranza? Perché non alzate la voce per dire che il nostro popolo è un popolo drogato dalla tv, al 50% di proprietà personale e per l'altro 50% sotto l'influenza diretta del presidente del consiglio? Perché non dite una parola sul conflitto d'interessi che sta schiacciando la legalità e i fondamentali etici del nostro Paese? Perché continuate a fornicare con un uomo immorale che predica i valori cattolici della famiglia e poi divorzia, si risposa, divorzia ancora e si circonda di minorenni per sollazzare la sua senile svirilità? Perché non dite che con uomini simili non avete nulla da spartire come credenti, come pastori e come garanti della morale cattolica? Perché non lo avete sconfessato quando ha respinto gli immigrati, consegnandoli a morte certa?

Non è lo stesso uomo che ha fatto un decreto per salvare ad ogni costo la vita vegetale di Eluana Englaro? Non siete voi gli stessi che difendete la vita "dal suo sorgere fino al suo concludersi naturale"? La vita dei neri vale meno di quella di una bianca? Fino a questo punto siete stati contaminati dall'eresia della Lega e del berlusconismo? Perché non dite che i cattolici che lo sostengono in qualsiasi modo, sono corresponsabili e complici dei suoi delitti che anche l'etica naturale condanna? Come sono lontani i tempi di Sant'Ambrogio che nel 390 impedì a Teodosio di entrare nel duomo di Milano perché "anche l'imperatore é nella Chiesa, non al disopra della Chiesa". Voi onorate un vitello d'oro.

Io e, mi creda, molti altri credenti pensiamo che lei e i vescovi avete perduto la vostra autorità e avete rinnegato il vostro magistero perché agite per interesse e non per verità. Per opportunismo, non per vangelo. Un governo dissipatore e una maggioranza, schiavi di un padrone che dispone di ingenti capitali provenienti da "mammona iniquitatis", si è reso disposto a saldarvi qualsiasi richiesta economica in base al principio che ogni uomo e istituzione hanno il loro prezzo. La promessa prevede il vostro silenzio che - è il caso di dirlo - è un silenzio d'oro? Quando il vostro silenzio non regge l'evidenza dell'ignominia dei fatti, voi, da esperti, pesate le parole e parlate a suocera perché nuora intenda, ma senza disturbarla troppo: "troncare, sopire ... sopire, troncare".

Sig. Cardinale, ricorda il conte zio dei Promessi Sposi? "Veda vostra paternità; son cose, come io le dicevo, da finirsi tra di noi, da seppellirsi qui, cose che a rimestarle troppo ... si fa peggio. Lei sa cosa segue: quest'urti, queste picche, principiano talvolta da una bagattella, e vanno avanti, vanno avanti... A voler trovarne il fondo, o non se ne viene a capo, o vengon fuori cent'altri imbrogli. Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire" (A. Manzoni, Promessi Sposi, cap. IX). Dobbiamo pensare che le accuse di pedofilia al presidente del consiglio e le bugie provate al Paese siano una "bagatella" per il cui perdono bastano "cinque Pater, Ave e Gloria"? La situazione è stata descritta in modo feroce e offensivo per voi dall'ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, che voi non avete smentito: "Alla Chiesa molto importa dei comportamenti privati. Ma tra un devoto monogamo [leggi: Prodi] che contesta certe sue direttive e uno sciupa femmine che invece dà una mano concreta, la Chiesa dice bravo allo sciupa femmine. Ecclesia casta et meretrix" (La Stampa, 8-5-2009).

Mi permetta di richiamare alla sua memoria, un passo di un Padre della Chiesa, l'integerrimo sant'Ilario di Poitier, che già nel sec. IV metteva in guardia dalle lusinghe e dai regali dell'imperatore Costanzo, il Berlusconi cesarista di turno: "Noi non abbiamo più un imperatore anticristiano che ci perseguita, ma dobbiamo lottare contro un persecutore ancora più insidioso, un nemico che lusinga; non ci flagella la schiena ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni (dandoci così la vita), ma ci arricchisce per darci la morte; non ci spinge verso la libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e onorandoci nel palazzo; non ci colpisce il corpo, ma prende possesso del cuore; non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l'anima con il denaro" (Ilario di Poitiers, Contro l'imperatore Costanzo 5).

Egregio sig. Cardinale, in nome di quel Dio che lei dice di rappresentare, ci dia un saggio di profezia, un sussurro di vangelo, un lampo estivo di coerenza di fede e di credibilità. Se non può farlo il 50% di pertinenza del presidente della Cei "per interessi superiori", lo faccia almeno il 50% di competenza del vescovo di una città dove tanta, tantissima gente si sta allontanando dalla vita della Chiesa a motivo della morale elastica dei vescovi italiani, basata sul principio di opportunismo che è la negazione della verità e del tessuto connettivo della convivenza civile.

Lei ha parlato di "emergenza educativa" che è anche il tema proposto per il prossimo decennio e si è lamentato dei "modelli negativi della tv". Suppongo che lei sappia che le tv non nascono sotto l'arco di Tito, ma hanno un proprietario che è capo del governo e nella duplice veste condiziona programmi, pubblicità, economia, modelli e stili di vita, etica e comportamenti dei giovani ai quali non sa offrire altro che la prospettiva del "velinismo" o in subordine di parlamentare alle dirette dipendenze del capo che elargisce posti al parlamento come premi di fedeltà a chi si dimostra più servizievole, specialmente se donne. Dicono le cronache che il sultano abbia gongolato di fronte alla sua reazione perché temeva peggio e, se lo dice lui che è un esperto, possiamo credergli. Ora con la benedizione del vostro solletico, può continuare nella sua lasciva intraprendenza e nella tratta delle minorenni da immolare sull'altare del tempio del suo narcisismo paranoico, a beneficio del paese di Berlusconistan, come la stampa inglese ha definito l'Italia.

Egregio sig. Cardinale, possiamo sperare ancora che i vescovi esercitino il servizio della loro autorità con autorevolezza, senza alchimie a copertura dei ricchi potenti e a danno della limpidezza delle verità come insegna Giovanni Battista che all'Erode di turno grida senza paura per la sua stessa vita: "Non licet"? Al Precursore la sua parola di condanna costò la vita, mentre a voi il vostro "tacere" porta fortuna.

In attesa di un suo riscontro porgo distinti saluti.

Genova 31 maggio 2009
Paolo Farinella, prete


Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

POLITICA
22 giugno 2009
Quelle rose gelate ( di Stefano Olivieri)
 

Esistono infiniti, indescrivibili e straordinari modi di dare amore ad una giovane donna. Ne hanno cantato poeti e prosatori da quando è nato il linguaggio, e ciascuno di noi ha dentro di se un giardino segreto dove conserva immagini, suoni, sapori di incontri con l’altra metà del cielo che più gli hanno fatto battere il cuore.

La donna è una rosa che sboccia, risplende e poi sfiorisce, Quando si ama una donna non si bada se sia nella sua primavera o nel suo autunno, perché ogni stagione della vita ha un po’ di sale e un po’ di miele racchiusi insieme. Ma una donna che sboccia è uno spettacolo che ferma il cuore, e solo il cuore merita. Coglierla soltanto per strapparle i petali, violando la sua fragranza soltanto per soddisfare un desiderio bestiale, non ci fa certo più uomini, e non ci rende più giovani se non lo siamo più. Non c’è immagine più spregevole di un uomo vecchio che approfitta di giovani donne solo per assaporarne fugacemente il profumo, e per farlo è disposto a pagare. Quelle rose resteranno belle per qualche giorno, poi come gelate da un inverno precoce appassiranno rapidamente.

Per ciascuna di queste giovani bellissime ma inutili rose che hanno avuto il privilegio di decorare la tavola dell’imperatore, ci sono centinaia, migliaia di margherite e di viole nascoste nell’erba, a cui hanno negato il sole, l’acqua buona, la terra fertile, soltanto perché non hanno saputo, o per dir meglio non hanno voluto mettersi in mostra per essere raccolte.

Per ogni giovane donna, bellissima ma debole al punto da preferire di far cogliere il proprio corpo e non la propria mente e per questo, nell’Italia di papi, omaggiata di farfalle dorate, di automobili, appartamenti, collier di diamanti, viaggi da sogno, esistono migliaia di ragazze che hanno voluto dire no e per questo adesso sgomitano e faticano più del dovuto per farsi strada senza trucchi, senza scorciatoie dorate, senza colpi di basso ventre. L’Italia ha meravigliosi talenti da mettere in gioco, ma fin quando nella stanza dei bottoni ci sarà papi avremo non solo un governo, ma un intero paese che andrà a puttane. Potremo chiudere questa triste pagina italiana quando sopratutto le donne, tutte le donne si renderanno conto fino in fondo di come e di quanto siano state offese, violentate, mortificate e mercificate dall’”utilizzatore finale”. Ci vorrebbe una nuova Resistenza, tutta al femminile, per fermare questa cinica violenza quotidiana, che rimbalza dalla tv ai giornali inondando case, scuole, piazze, fabbriche e uffici, e che ha il suo primo referente in colui che dovrebbe dare l’esempio a tutti. E invece, in questa Italia che va sempre più a puttane, perde tempo correndo dietro a chi lo chiama papi.

Abbiamo letto tutti dell’andirivieni notturno a palazzo Grazioli, in certe sere della settimana. Come in un club privè, una telefonata e il portone si apre, niente poliziotti, niente custodi, niente di niente. Un terrorista travestito da gnocca potrebbe minare in qualsiasi momento il cuore delle istituzioni in questo paese dove proprio sulla insicurezza dei cittadini il governo ha voluto costruire gran parte dei suoi consensi elettorali. Le ragazze sfilano alla chetichella, tutte bellissime, italiane e anche straniere, extracomunitarie a cui nessuno chiederà quella sera il permesso di soggiorno, anche se poi ci passano la notte nella casa del primo cittadino d’Italia. E lui lì ad accoglierle, a raccontare barzellette, a mostrare le gioie di casa cominciando dalle foto di moglie e figli, esibite senza pudore alcuno in una serata che si sa già come andrà a finire. Qualcuna di queste ragazze racconterà che poi con lui non c’è stato nulla, e che anzi ha ricevuto regali e denaro senza dare in cambio nulla. Può essere anche vero, perché d’altra parte è nella quantità che si fa la qualità della scelta, come suggerisce la tecnica aziendale. L’utilizzatore finale ha diritto di scelta ma è magnanimo con le escluse, prodigo perché se lo può permettere, molto di quello sfarzo d’altronde è pagato dai contribuenti.

Per questo tutto ciò non è più gossip, chiacchiera denigratoria, senso di rivalsa. A qualunque uomo piacerebbe, almeno per un giorno, possedere l’”arcivernice” del prof. Pier Cloruro de Lambicchi, con cui basta pennellare un immagine per farla diventare reale, e far uscire fuori da una rivista per soli uomini un intero plotone di ragazze bellissime e disponibili. Ma qui non si parla di un capriccio, di una occasionale caduta di stile, di un isolato scaldaletto bensì della regola, della routine settimanale di un uomo a cui gli italiani hanno affidato lo Stato. E constatare che durante questa gravissima crisi che ha preso il paese e che inghiotte ogni giorno centinaia di famiglie, il premier metta in cima alla sua agenda viagra e pistolino, beh non può fare piacere nemmeno al più acritico dei suoi sostenitori. Se perfino i vescovi della chiesa di Ratzinger - un papa che certo non è lontano dai potenti – chiedono a papi di chiarire, vuol dire che si è toccato il fondo della botte e lì la melma è tale che solo un acido potente potrà rimuoverla. Serve un gigantesco collettivo scrollone etico prima di tutto, serve un nuovo governo che per cominciare non vada a puttane.

Stefano Olivieri
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SOCIETA'
28 maggio 2009
CIAO MAMMA (di Stefano Olivieri)
 

Sono proprio contento di rivederti, era un bel po’ che non trovavi il tempo di startene da sola al pc. Lo so, per te è difficile con il lavoro, la casa, i figli, i soldi, tuo marito… mamma mia non so come fai, davvero, a stare dietro a tutto. Forse nemmeno tu lo sai ed è questa la tua forza, che non ti poni il problema, non lo rimandi, non puoi rimandarlo, ne hai troppi ogni giorno. E’ questo probabilmente il senso di quella particolare qualità che voi donne, voi mamme sopratutto possedete. Noi uomini questa dote la banalizziamo – forse per invidia – dicendo che siete più “pratiche” di noi ed è vero, ma non è certo solo questo. Siete anche più coraggiose, più pronte a definire di volta in volta la scala delle emergenze, e le affrontate senza girarci attorno.

Non prendertela, ma oggi ti vedo un po’ affaticata, anche se sei sempre bellissima. Ti conosco, quando tieni gli occhi bassi così è perché i pensieri ti si affollano in testa e girano in tondo senza che tu riesca ad acchiapparli. Se ti può consolare anch’io sono preoccupato, e ho la sensazione che siamo in tanti ad esserlo ultimamente. E’ per questo che sei affaticata, perché poi tutti scaricano su di te i loro problemi, se non si trova una cosa in casa sei solo tu a sapere dov’ è, tu fai la spesa, paghi le bollette, segni le chiamate ai tuoi figli quando sono fuori, sai trovare le parole giuste anche per tuo marito che è tanto preoccupato per il suo lavoro. Ma te, alla fine, chi ti rasserena ? Nessuno.

Lo so, non te l’aspettavi questa, ma credimi così non se l’aspettava nessuno, questa crisi. La vita è sempre cara quando si ha una famiglia sulle spalle, ma finora avevate sempre avuto qualcosina da parte, per le emergenze. Venti anni fa tu e tuo marito, chiacchierando a letto la sera, sognavate questi anni in modo diverso : i figli grandi, uno magari già sistemato, il mutuo quasi finito da pagare, magari un bel viaggetto d’estate come due fidanzatini, quel viaggio di nozze che non avete fatto mai perché tu eri già incinta di Luca. Poi è arrivato Jacopo e 13 anni fa, quando già sognavi di diventare nonna, è arrivata anche Caterina. Avete dovuto rivoluzionare casa per trovarle una stanza ma alla fine ci è scappato anche un bagnetto in più, però quanti problemi !

Si fa presto a dire di essere ottimisti. Sono tutti professori i vostri amici, vi consigliano di qua e di là, poi salgono sul suv e per tre mesi non li vedi. E voi l’ultima vacanza che avete fatto, una settimana in calabria, risale ormai a cinque anni fa e quest’anno è meno aria di ferie degli altri anni, tuo marito senza più bonus con lo stipendio quasi dimezzato, tu che ti sei dovuta mettere in part time a causa di Caterina, i bot in banca finiti l’anno scorso. Si fa presto a dire di essere ottimisti, è una vita che tu guardi al bicchiere mezzo pieno perché altrimenti non ce la faresti a tirare avanti ma è dura, è difficile, è deprimente comunque. Perché prima, quando pensavi a quelli che stavano peggio di voi, ti venivano in mente famiglie normali in fondo, gente che frequentavi, solo con qualche disponibilità in meno. Oggi invece sei costretta a confrontarti con un mondo che ignoravi del tutto, con problemi che ti mozzano il respiro, che ti fanno evitare lo sguardo dei figli quando sei preoccupata. Perché i tuoi figli crescono, e tu ti rendi conto che il mondo che li circonda è peggiore di quello che speravi per loro. Per Caterina soprattutto, la bellissima Caterina, che ha quasi 14 anni e sembra già una donna. Quando la vai a prendere a scuola te ne accorgi, di come la guardano gli uomini, e ti prende lo sgomento. Vorresti proteggerla, coprirla a quegli sguardi cattivi, ma non puoi. Vorresti evitarle quella tv becera e starnazzante del dopopranzo, quelle figuranti che corteggiano per mestiere però parlano di sentimenti, ma non puoi, perché hai già provato a farlo e Caterina si è infuriata, ti ha detto che non la stimi e che offendi la sua intelligenza, si è chiusa nella stanza e ti ha lasciato sola con le tue paure. E’ difficile essere mamma oggi, faticosissimo tenere la briglia sciolta e al tempo stesso gli occhi bene aperti, tirare una figlia bella e tenerla lontana dai pericoli è diventata una riffa. Caterina è intelligente e studiosa, ma è anche tanto sognatrice e io so che cosa temi, cara mamma. Hai paura di non farcela, che ti sfugga di mano, che vada a fidarsi di gente che sembra per bene, ma non lo è e le farà del male.

Lo spettacolo, il mondo della tv, i tuoi nemici. Pensare che con tanti problemi che hai in testa, i soldi che non bastano nemmeno tagliando su tutto, Luca ancora a spasso con tanto di laurea, il posto in bilico di tuo marito, tu sei costretta a pensare a queste cose. Ieri altri tre poveracci son morti sul lavoro, per quella benedetta sicurezza che non è mai abbastanza, eppure tu pensi a Caterina. Non fraintendermi, non ti sto rimproverando : fai bene, tu pensi a tua figlia, perché lo Stato, il governo dovrebbe pensare alla sicurezza degli operai, a sanzionare chi si approfitta di loro e li tratta come schiavi. Dovrebbe, ma non lo fa, anche perché abbiamo un capo di governo che a quanto pare si interessa ad altre cose, piuttosto che pensare al paese.

Lo so che stai pensando, mi ricordo, sai, che tu lo hai votato. Non voglio farti la predica perché tanto non la accetteresti, perché tanto ci sei arrivata già da sola alle conclusioni. La conclusione è che sei andata a votare uno che chiama di notte al telefono una ragazza che ha solo 3 anni più della tua Caterina e mentre la ascolta chissà che cosa fa, e questo ti turba, ti scombussola, ti toglie qualsiasi sicurezza, perché se non ti puoi fidare di lui, di chi potrai mai fidarti ? Quando eri bambina tua madre ogni tanto, quando facevi i capricci, per farti smettere ti parlava dell’uomo nero che sarebbe venuto a prenderti, ma erano altri tempi. Oggi è tutto più difficile, tutto tremendamente complicato, le nostre ragazze crescono in fretta e da un giorno all’altro le senti parlare al cellulare con un papi.

E intanto tutti quelli che stanno attorno a lui si affannano a dire agli italiani di non dare retta al gossip, però guarda caso le televisioni di cui quello lì è proprietario proprio di gossip nutrono ogni giorno i nostri ragazzi, li spronano al successo e alla competizione sfrenata, li spingono ad usare solo la bellezza e la sfrontatezza per farsi avanti nella vita mostrando loro un mondo che non c’è, mentre tu e tuo marito non sapete più come tirare avanti. Lanciano il sasso ma nascondono la mano, facile farlo stando dall’altra parte della tv, facile mentire quando si hanno le tasche piene, troppo facile.

Però mamma, la sai una cosa ? Io penso che alla fine ce la farai, e ce la farà anche Caterina, perché tu hai saputo darle i giusti anticorpi, anche se adesso non sei serena per lei. Ma tu per lei devi continuare a combattere, perché la parte sana di questo paese torni a galla e faccia sentire il suo peso. Lo sai, non tutto ciò che luccica è vero oro. Perciò la prossima volta che guardi in tv quello lì, abbassa l'audio per un attimo e prova a pensare al ritratto di Dorian Gray.

Stefano Olivieri
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SOCIETA'
24 marzo 2009
E’ Debora che ha le chiavi del ponte ( di Stefano Olivieri)
 

E’ bella, è giovane, giovanissima nell’aspetto, praticamente una ragazzina. E invece ha 38 anni, ha la grinta e la capacità oratoria dell’avvocato, e la fresca sfacciataggine di una donna che sa di valere e non ha timore di farlo capire alla gente. E’ uscita fuori con un video, al solito, il suo intervento alla riunione nazionale dei circoli PD è stato inaspettatamente il più applaudito, e con ragione. Nel millennio delle immagini, della visibilità mediatica che spesso e volentieri stritola la democrazia invece di supportarla, vedere e soprattutto ascoltare Debora Serracchiani è un esperienza confortante che riapre una porticina luminosa in fondo al tunnel.

Quando qualche tempo fa Matteo Renzi – un altro giovane, 34 anni – vinse le primarie in Toscana, non rimasi altrettanto affascinato dal personaggio. C’era qualcosa che non andava, che secondo me non quadrava nella sicumera del giovane presidente della provincia di Firenze, oggi candidato sindaco del PD per il comune di Firenze. Sia chiaro, la mia opinione politicamente scorretta su Renzi nasce – e non ho nessuna intenzione di nasconderlo – dalla mia provenienza politica, quella dei diesse, ma il mio giudizio negativo non va al Renzi “margheritino” e rutelliano. Io non ero convinto, e non lo sono tuttora, che la ricetta di sintesi politica proposta da Matteo Renzi sia connotata da una reale discontinuità con quel “sistema” che lui a parole dice di voler combattere (il suo slogan : facce nuove a palazzo vecchio”), e sia soprattutto portatrice di idee e di valori che definire di sinistra è ben più che una forzatura. Daria Bignardi, intervistandolo in tv, ha esclamato a un certo punto :” Ma lei è proprio di destra !”. E secondo me ha ragione.

Certamente Debora Serracchiani non è di destra. Sicuramente Debora non sarebbe mai corteggiata da Denis Verdini, coordinatore di Forza Italia che, si dice, abbia invece a lungo inseguito Matteo Renzi. E il rischio che un lembo del Pd divenga troppo contiguo al PDL è sempre presente. La diversità è ricchezza, come ha ricordato Debora nel suo appassionato intervento. Ma la diversità deve contribuire ad alimentare l’unità interna, la sintesi delle idee, e non la divisione. Per questo secondo me questa donna ha in tasca le chiavi del ponte che divide ancora oggi il centro e la sinistra all’interno dello stesso partito democratico. Ha la semplicità espositiva della tipica rappresentante della base del partito, quella base che è avanti, molto più avanti della politica nel processo di aggregazione delle idee e nella formulazione di progetti. Debora è appassionata nel chiedere, anzi nel pretendere trasparenza e democrazia, ma nello stesso tempo affonda il suo bisturi senza pietà, andando con freddezza direttamente al cuore dei problemi. Perché la base ha fretta, sta aspettando da troppo tempo che il partito si svegli con una sola voce, superando “protagonisti e personalismi!”.

Adesso, per favore, non facciamo di lei l’ennesimo Obama italiano. Non sprechiamo così l’occasione fantastica che ci ha offerto Debora. Circondiamola pure di affetto ma proteggiamola dalle offerte troppo interessate di chi vorrebbe usarla come la risposta di sinistra a Matteo Renzi. A lei non piacerebbe, perché lei è già oltre, e guarda oltre, a ragione. Si preoccupa del PD, di costruirlo davvero questo partito, cominciando dalla base, dall’organizzazione dei circoli, dalla voce dei semplici cittadini. Rivendica il diritto di critica e di lotta serrata a chi sta tentando di trasformare, di trasfigurare il nostro paese soprattutto sul piano etico, ma al tempo stesso rammenta che è pericoloso, fuorviante lasciarsi prendere la mano dal protagonismo, quando basterebbe richiamarsi alle regole della nostra Costituzione. Invita al basso profilo della politica ma al tempo stesso all’impegno di tutti per dare parola e fiducia alla base del partito. le sue parole sono pietre, ma scagliate con leggerezza e semplicità, e non a caso i tantissimi links che sul web rimandano al video del suo intervento (http://www.youdem.tv/VideoDetails.aspx?id_video=7d41e695-4803-41ea-8127-f595e2bf1899 ) sono sempre accompagnati da frasi come “sentite che dice Debora Serracchiani”. Sentite, non vedete, e non perché l’immagine di Debora non sia una gioia per gli occhi, ma perché ancora più affascinanti di lei sono le sue parole, la sua grinta, la sua passione nel pronunciarle.

Peccato non averla scoperta prima delle scorse elezioni politiche. L’avrei votata senza esitazione, e a Roma mi è toccato invece dare il voto a Marianna Madia.

Stefano Olivieri
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SOCIETA'
2 dicembre 2008
CONSUMO ERGO SUM (di Stefano Olivieri)
 

L’altro ieri mi ero appena apparecchiato la tavola da pranzo con tutte le bollette in scadenza quando il premier è apparso in tv rivolgendosi a brutto muso ai cittadini italiani, anzi – ha proprio precisato – ai consumatori italiani, per spiegare che se non si andava subito ad acquistare una casa o a comprare una nuova automobile il paese intero sarebbe andato a ramengo. E in poche sintetiche battute ha descritto, nel suo stile di grande comunicatore, l’effetto domino di questa assurda paura di spendere che ha contaminato il paese : se io non compro più l’auto nuova, l’industria non vende e mette in cassa integrazione i suoi dipendenti, questi ultimi con i soldi della CIG non riescono più a spendere e alla fine il diavolo si morde la coda.

Sono tornato con lo sguardo alle mie bollette ben allineate sul tavolo e mi sono chiesto per un attimo se in qualche modo avrei potuto barare, per salvarmi dall’infamia di “non consumatore” e quindi nemico del mio paese, camuffando la spesa per luce gas e telefono come spesa voluttuaria. Magari avrei potuto confezionare un bel pacchettino con tanto di nastro natalizio e gli auguri, una cosetta semplice semplice con dentro la bolletta e i soldi per pagarla, da consegnare allo sportello dell’ Acea con tanto di sorriso natalizio stampato in faccia. Poi però mi sono ricordato la faccia dello sportellista dell’Acea l’ultima volta che sono andato a pagare e ho pensato che no, non era per niente una buona idea.

Dovevo schiarirmi le idee, liberarmi da questa angoscia di essere diventato all’improvviso un sabotatore della democrazia. Il presidente mi aveva appena accusato di essere un cattivo cittadino – pardon : consumatore – e se c’è una cosa di cui io invece vado fiero è il mio senso civico, ne possiedo in tale quantità che se potessi monetizzarlo in qualche modo avrei risolto di colpo tutti i miei problemi finanziari. Ma è una dote che oggi in Italia va sempre meno di moda e, per quanto rara, non aumenta mai di prezzo, tutt’altro, c’è il rischio che se ne parli troppo passi anche per fesso.

Così mi sono seduto in poltrona e ho preso dalla libreria la mia cara vecchia Costituzione italiana. Ogni volta che mi sento smarrito in questo mare di pescecani ricorro a lei. Mi bastano due o tre pagine e comincio a sognare cullato da quelle frasi semplici e chiare, ricette magiche con cui i padri costituenti sono riusciti a restituire a un popolo di disperati un sogno, quello di essere tutti uguali e di poter insieme risollevare un paese che usciva dalle macerie di una guerra.

Ho cominciato a leggere ripercorrendo tutti i principi fondamentali, dove si parla di diritti inviolabili e li si elenca : da quello alla pari dignità sociale e alla eguaglianza di fronte alla legge, al diritto al lavoro che diventa un dovere se riferito alla comunità, a “svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, una attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.” Poiché in molti sostengono che Berlusconi è uno statista, mi sono per un attimo chiesto se in quel “progresso materiale o spirituale della società” fosse compreso anche l’obbligo al consumo, all’acquisto di merci allo scopo di restituire linfa al paese. Nel dubbio ho continuato a leggere ma dal primo articolo fino al 139 non ho trovato un punto, uno che fosse uno, in cui la prima legge del nostro stato repubblicano facesse cenno alla necessità, anzi all’obbligo al consumo per i cittadini.

Rinfrancato dalla lettura sono andato a riascoltarmi Berlusconi – quel discorso lo hanno trasmesso decine di volte, fino alla nausea – e ho capito a quel punto che non si stava rivolgendo a me, per fortuna. Era il “suo” popolo che stava chiamando a raccolta, perché solo un berlusconiano doc - con tanta grana in tasca per intenderci - può decidere di punto in bianco se acquistare o meno una casa o un automobile soltanto per fare piacere al premier. E già, non poteva che essere così, perchè Berlusconi è un pragmatico, a una poveraccia precaria ha consigliato di sposare un miliardario e mica scherzava, quando lo ha detto. Lui sa bene che in Italia l’ascensore sociale legato al merito e orientato ai bisogni non esiste più, perché è stato lui stesso a metterlo in disarmo. Al suo posto ha sdoganato e anzi istituzionalizzato il sempreverde mimandapicone, un tapirulà velocissimo dove il biglietto lo paghi alla fine, a seconda di quanto pelo sullo stomaco scopri di avere. La nuova razza padrona è nata così, spinta e trascinata da un giorno all’altro verso l’olimpo del denaro facile e del potere ed è ormai molto più in alto dei tre metri sopra il cielo. Le hanno dato perfino dato il voto in più di 17 milioni, non possiamo oggi esserne sorpresi. Però se oggi nove italiani su dieci oggi si comportano da formiche timorose, c’è un buon dieci per cento della popolazione che con la crisi si ingrassa ogni giorno di più e che se ne frega del suo paese e dei suoi cittadini meno fortunati. Questa è gente che i suoi bonus personali se li fabbrica giorno per giorno con l’abuso della prepotenza, frodando ed evadendo il fisco, perfino legiferando a proprio uso e consumo, salvo ogni tanto mollare qualche spicciolo per elemosina. E ora perfino quegli spiccioli che promettono di dare una tantum vorrebbero costringerci ad usarli per ridare fiato proprio a quel liberismo cieco e selvaggio che ha messo in ginocchio le famiglie.

Beni di consumo e beni di lusso. I primi, lo dice la parola stessa, sono destinati a consumarsi, a svanire, e il consumatore ha quindi l’angoscioso obbligo di rimpiazzarli in fretta. I beni di lusso invece sono inviolabili, blindati, perenni. Non si consumano mai, anzi si accumulano e si ostentano, sono simboli, deità che alimentano leggende. I beni di lusso certificano l’appartenenza alla razza superiore che non ha obbligo alcuno nei confronti della massa, i beni di consumo contraddistinguono l’interdipendenza fra i consumatori e i produttori.

Ma il cesso di Berlusconi sarà in porcellana o piuttosto ricavato da un gigantesco diamante ? E la sua carta igienica sarà intessuta di peli di ermellino ? E la sua borsa per l’acqua calda, sarà in volgare gomma o in pelle di velina, conciata a dovere ? I ricchissimi, i potentissimi, gli inavvicinabili sono lassù ancora più in alto del popolo dei suv, non hanno come recita l’art. 3 della Costituzione “pari dignità sociale” con il resto del mondo, non sono uguali di fronte alla legge. Lo sappiamo bene che non sono uguali, ce lo ha dimostrato proprio lui Berlusconi, il più limpido rappresentante di questa elitè ancora più elitaria, la crema della crema dell'opulenza – più o meno il 2 % della popolazione italiana – con tutte le leggi ad personam che il “suo” parlamento gli ha confezionato addosso. Non è certo a questi “suoi pari” che si rivolge il premier nel suo appello al consumo, figurarsi. Ve lo immaginate un Briatore, una Santanchè che vanno a fare la spesa per aiutare il paese ? Che volgarità ! Loro, gli dei, hanno poi altri modi per farlo, loro “danno l’esempio” al paese, semplicemente esistendo e facendo il porco comodo loro, senza curarsi di nulla e di nessuno. Briatore in Sardegna ci paga perfino le spese delle feste del suo Billionaire con i biglietti che stacca per fare entrare il popolino nella balconata superiore. Giù nella cavea i ricchi gladiatori si danno al lusso sfrenato, su in piccionaia il popolino pagante sbava e rumoreggia estasiato, ubriacandosi della vista di quel carnaio di famosi che fino al giorno prima ha potuto vedere soltanto in tv. E’ a questa calca smaniosa che si rivolge Berlusconi, ad essa potrebbe dire di tutto, fare di tutto ed essere sempre ringraziato. Se l’è cresciuta e pasciuta fin da bambina, l’ha nutrita con Dallas, Dinasty e Beautiful e una volta raggiunta la maggiore età l’ha portata al voto, il nuovo miracolo italiano è un popolo di telecomandati. Ma a furia di usarli le batterie si sono surriscaldate e qualcuno comincia a dare segni di malfunzionamento, perché hanno smesso di obbedire e di comprare. La matrix berlusconiana ha scoperto una falla nel sistema e adesso tenta di correre ai ripari.

Ma il troppo stroppia e il rimedio trovato se possibile è anche peggiore del male. Abbiamo la crisi più perniciosa dell’occidente per i troppi furbetti, tollerati anzi protetti, che hanno approfittato dell’euro per raddoppiare i propri guadagni ; e per i troppi truffatori, bancarottieri, corruttori e collusi di cui è incrostato il nostro paese, dal sistema produttivo a quello politico. Abbiamo la febbre e ci stiamo curando con una droga pericolosa quanto effimera, che pur di non rinnegare la filosofia del profitto come motore dell’universo scaverà ancora più profondamente nelle diseguaglianze del nostro paese. Non siamo più cittadini titolari di diritti, bensì semplici consumatori in fila davanti alla cassa. E il prezzo lo fanno sempre gli altri, altro che il popolo sovrano.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

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