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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
POLITICA
21 giugno 2012
Monti all'ultimo bivio (di Stefano Olivieri)


Si può diventare autarchici rimanendo convinti europeisti, si può e si deve scegliere l’euro pretendendo una Unione Europea in cui sia condivisa la moneta e anche la gestione politica dello sviluppo e di una risposta comune e solidale alla crisi. La reiterata boutade di Berlusconi sull’uscita dall’euro è l’ennesima provocazione di chi sa che avrebbe da perdere molto in una Europa davvero unita e solidale.

Il governo Monti può e deve trovare la strada del rigore davvero equo, non solo a chiacchiere. Riformare le pensioni dopo aver bloccato da 4 anni i contratti, riformare il lavoro ammettendo danni collaterali tremendi ( gli esodati) è rigore a senso unico. La stessa spending review , la revisi0one della spesa, proviene dall’ottica strabica di individuare i possibili tagli sempre e soltanto laddove si è già tagliato, mentre i buoi più grassi continuano a uscire indisturbati dalla stalla.

I sacrifici devono farli tutti, questa sarebbe il vero risultato, l’unico trofeo davvero virtuoso da esibire in Europa, non lo scalpo di esodati, pensionati, dipendenti pubblici su cui si addensano per l’ennesima volta previsioni di grandi sforbiciate. Se in Italia non arrivano investimenti non è per il costo del lavoro, bensì per la corruzione dilagante, per l’enorme commistione fra interessi pubblici e privati, per l’appetito smodato di caste e cricche che nel ventennio berlusconiano sono nate, cresciute e moltiplicate.

Perché tagliare non si può più dove è stata fatta macelleria sociale. Lo si è visto, ormai siamo all’osso e già adesso molti servizi ai cittadini mostrano affanno. Una burocrazia laboriosa, sana ed efficiente non è un inutile orpello, è il costo necessario di un paese civile, che deve saper guardare prima di tutto ai suoi cittadini più deboli e indifesi.

Monti non vuole sentir parlare di patrimoniale. Dice che l’ha già attuata con l’ IMU e sa di dire bugie. Anche perché, proprio restando nell’IMU, a pagarla non sono tutti, e fra gli esentati state certi che non c’è la povera gente. Gli effetti, davvero devastanti, di questa tassa non vanno per niente in direzione dell’equità sociale, ma anzi accentueranno la distanza fra ricchi e poveri. I secondi tenderanno a disfarsi del bene casa, in un mercato immobiliare vivace soltanto per le abitazioni di lusso e già profondamente al ribasso per le altre tipologie; i primi approfitteranno ancora una volta della situazione per fare shopping.

Non è l’Italia solidale che pensavamo di creare dopo Berlusconi. L’ombra del cavaliere e della sua arrogante filosofia liberista c’è ancora tutta, seppure in salsa bocconiana. In un momento di emergenza la raccolta delle risorse per il bene del paese non può avere paraocchi, ciascuno deve contribuire secondo la sua disponibilità. E c’è solo un modo di farlo con i riluttanti, quello di espandere al massimo il denaro virtuale e di prelevare direttamente le risorse necessarie dai depositi bancari più consistenti. Senza badare alle dichiarazioni dei redditi, perché si sa che sono menzognere sul fronte del lavoro autonomo.

Non si può più scherzare né indugiare. Occorre agire in fretta e bene. La gente onesta e laboriosa di questo paese attende un vero segno di discontinuità dalla politica , se questo non arriva in fretta non l’Italia, l’intero progetto comune europeo sarà destinato a fallire.

Monti porti in Europa una vera tassa patrimoniale sui depositi bancari più consistenti, e rilanci con veemenza la proposta di una Tobin Tax sulle transazioni finanziarie. Ora anche Obama potrebbe essere interessato, perché una crisi europea persistente sta già frenando la ripresa USA. Il governo italiano smetta di galleggiare oppure si vada subito a nuove elezioni.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

SOCIETA'
30 maggio 2012
CHI PAGA L'EMERGENZA ( di Stefano Olivieri)


Da www.finanzautile.org l’elenco delle accise che attualmente incidono per il 52 % sul costo totale di un litro di benzina in Italia:

Guerra in Abissinia del 1935 (1,90 lire)

La crisi di Suez del 1956 (14 lire)

Il disastro del Vajont del 1963 (10 lire)

Alluvione di Firenze del 1966 (10 lire)

Terremoto del Belice del 1968 (10 lire)

Terremoto del Friuli del 1976 (99 lire)

Terremoto in Irpinia del 1980 (75 lire)

Missione in Libano del 1983 (205 lire)

Missione in Bosnia del 1996 (22 lire)

Rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004 (0,020 euro, ossia 39 lire)

Decreto Legge 34/11 per il finanziamento della manutenzione e la conservazione dei beni culturali, di enti ed istituzioni culturali (0,0073 Euro)

0,040 Euro per far fronte all'emergenza immigrati dovuta alla crisi libica del 2011, ai sensi della Legge 225/92

0,0089 per far fronte all'alluvione in Liguria ed in Toscana del novembre 2011

0,112 Euro sul diesel e 0,082 Euro per la benzina in seguito al Decreto Legge 6 dicembre 2011 n. 201 «Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici» del governo Monti.

MA non finisce qui: perché come spesso accade in Italia – abbiamo una tassa sulla tassa. Su questi 25 centesimi di euro infatti, sommati alla vera e propria imposta di fabbricazione (definita per decreti ministeriali), viene aggiunta pure l’Iva del 20%.

Ma quanto guadagna lo Stato?: i conti sono facili, ogni centesimo di aumento sul carburante comporta un maggiore introito di circa 20 milioni di euro al mese per le casse dello Stato. Secondo i dati dell’Unione petrolifera nel 2007, le entrate fiscali alimentate dai prodotti petroliferi sono state superiori ai 35 miliardi (24,7 derivanti dalle accise e 10,5 dall’Iva).

All’articolo di finanza.org manca l’ultimo prelievo, quello deciso oggi dal governo per far fronte all’emergenza del terremoto in Emilia.

Ciliegina sulla torta: si è saputo che il ministro Passera si è raccomandato ai petrolieri italiani, affinché facciano scendere il prezzo dei carburanti quel tanto da bilanciare l’ennesimo balzello. Passera farebbe meglio, piuttosto,  a farsi consegnare dall'ex ministro Romani il decreto con cui questo autorizzava pratiche di fracking (prospezioni geologiche particolari che hanno l'intento di ricavare gas dalle rocce sedimentarie) esattamente negli stessi comuni emiliani oggi interessati dal sisma. E il governo dovrebbe avviare una indagine rigorosa e non accontentarsi delle assicurazioni di chi quelle trivellazioni effettua. 

Ma il punto, squisitamente politico, è un altro. Questa era l’occasione giusta per testimoniare un cambiamento di rotta ai tartassatissimi italiani, in primis i lavoratori dipendenti e pensionati, che il prelievo fiscale ce l’hanno direttamente alla fonte e sono stati già duramente toccati dai blocchi contrattuali e dalla riforma sulle pensioni. Il cambiamento di rotta doveva, deve essere ogni giorno di più votato al riequilibrio. Altrimenti, caro premier Monti, l’insorgenza civile delle fasce economicamente più deboli diventerà qualcosa di più di una ipotesi e la tenuta dello stato democratico sarà davvero a rischio. Il vero cambiamento proprio su una emergenza del genere, il vero segnale che la gente si attende doveva essere quello di cercare finalmente le risorse che servono nelle tasche giuste, quelle che con la crisi si sono riempite, a spese dei poveracci. Il cambiamento poteva e doveva essere quello di bloccare, per esempio, i 500 milioni l’anno che vengono inutilmente spesi per il progetto ponte di Messina, che non si farà mai, almeno per il prossimo quarto di secolo, a prescindere dal rischio geologico (!!!) di una città come Messina che ha conosciuto nel 1908 il sisma più devastante dell’intera Europa. Oppure le centinaia di milioni spesi ogni anno in armi e soldati mandati all’estero, a combattere AlQaeda mentre in patria la criminalità organizzata, da quel che purtroppo sembra, ha già rialzato la testa.

Il cambiamento, infine, non può essere certo quello di risolvere i problemi dell’emergenza con la tassazione indiretta, spalmata sul consumo di benzina e sul bisogno di mobilità dei lavoratori italiani. Non serve essere professori alla Bocconi per capire che in un paese dove la merce viaggia su gomma, anche due centesimi di aumento della benzina (così come anche il paventato aumento dell'Iva) finiranno per far lievitare la tassa più odiosa di tutte, l’inflazione che colpisce soprattutto la povera gente.

Questa era invece l’occasione giusta, per esempio, di avviare la forzata solidarietà, attingendo dai depositi bancari, di quei ricchi e gaudenti cittadini che finora hanno avuto il braccino corto, come si suol dire. E non si è fatto, perché è sempre più facile drenare il sangue a chi ha già la cannula infilata nella vena.

Sa, presidente Monti? Non sarà sempre così. Ho l’impressione che lei e gli altri ministri vogliate confidare troppo sulla sopportazione di una ben precisa classe di cittadini. Il  rigore e l'equità del suo governo, egregio presidente, sono sempre più strabici, veda dunque di cominciare ad essere il presidente di TUTTI i cittadini italiani, altrimenti rischia di assomigliare troppo a quel marpione che è stato chiamato a sostituire. E quello lì è uno che non ci è mai piaciuto. Il nostro paese si sta incagliando in acque troppo basse, e al timone adesso ci sta lei, non Berlusconi e nemmeno Schettino. Perciò torni a bordo e dia una bella virata al timone, che è meglio.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it 

28 maggio 2012
GLI ULTIMI DELLA FILA (di Stefano Olivieri)


Così anche il calcio nostrano paga dazio alla repubblica delle banane. E alle cricche degli appalti, dei G8, dei terremoti e delle mille truffe italiche si aggiunge adesso anche quella degli scommettitori, un grumo nero di collusori e collusi che si spartivano ogni settimana torte plurimilionarie con le scommesse. È certa una cosa: l’appetito vien mangiando in questo paese dove si professano virtù pubbliche ma poi si spianano le strade soprattutto a chi ha collezionato avvisi di garanzia. Fra un po’, in parlamento, dovranno inserire una norma che chiarisce che possono essere eletti anche i cittadini normali, quelli che possono essere intercettati anche 24 ore al giorno senza che su di essi esca fuori qualche reato, quelli che non hanno avvisi di garanzia o sentenze passate in giudicato da esibire sul curriculum.

È una Italia a rovescio questa della crisi più nera dal dopoguerra, un paese dove i furbi resistono e si moltiplicano togliendo anche l’aria alla gente onesta. In questo mese di incubi fiscali e di suicidi, di terremoti e di bombe alle scuole, questa notizia degli ennesimi arresti di calciatori multimilionari è la classica ciliegina su una torta che era già guasta di suo, figurarsi adesso.

Servirebbe un colpo di reni energico e un definitivo irrevocabile cambio di rotta, per uscire da questa maleodorante palude. Perché dal lavoro allo studio, dalla salute al fisco, dall’ambiente all’energia, dall’informazione allo sport non c’è scenario dove, accanto all’esigenza della crescita, non si prenda in considerazione anche l’ipotesi della corruzione, della mancanza di trasparenza, della fine di ogni criterio meritocratico. Se non sapremo fare questo, rovesciare cioè totalmente questo schema, non ne usciremo fuori.

In un paese realmente democratico e sotto sforzo come il nostro, la prima regola dovrebbe essere quella di tutelare gli ultimi, perché il vero progresso civile non può ammettere effetti collaterali come l’aumento della miseria e della disperazione, come gli esodati e i disoccupati, come la compressione dei diritti dei lavoratori.

Partire dagli ultimi della fila, dai più poveri e derelitti, dai senza lavoro, dai malati e dai disabili e riuscire, avendo sempre sott’occhio le condizioni degli ultimi, a tirare su l’intero paese DEVE essere il compito di questo governo. Per ogni giorno che passa, per ogni abuso ancora impunito la sofferenza di chi continua a pagare e vede precipitare la propria condizione di cittadino e di contribuente, aumenta e comincia a cedere alla rabbia.

Non ci arriveremo tutti al 2013. Se la politica vuole tornare a esercitare il suo primato nelle scelte che contano, la risposta deve arrivare adesso. Il partito democratico si metta alla testa dell’Italia che vuole tornare a sperare, a pensare positivo, e presenti a Monti il conto. Patrimoniale subito, con prelievo progressivo da tutti i depositi che superino i duecentomila euro. E galera vera per i grandi evasori, senza sconti. I soldi in Italia ci sono, chiedetelo alla Banca d’Italia che ha fatto una indagine pochi mesi fa, scoprendo che il reddito medio delle famiglie italiane (immobili esclusi) è di 434mila euro. Il classico mezzo pollo a testa, anzi, altro che mezzo pollo! Qui si parla di un tacchino, e anche bello grosso. Che diventa un bue, anzi uno sconfinato armento di grassi bovini se andiamo a vedere le ultime dichiarazioni dei redditi che sono state rese note, quelle del 2005: i redditi più alti erano sempre, inesorabilmente, quelli di lavoratori dipendenti e di pensionati.

Come dunque si può riequilibrare la bilancia, se non con una patrimoniale che peschi oggi direttamente dai depositi? Come si può pensare che un paese, dove i ricchi esportano denaro all’estero e poi lo possono rimpatriare in modo anonimo con una tassa vergognosamente bassa (l’ultimo condono tombale di Tremonti), che in un siffatto paese la gente sia ancora disposta a lavorare con sempre meno tutele e poi ad andare in pensione con prestazioni economiche sempre più taglieggiate dal fisco? Come si può credere che si possa arrivare indenni al 2013?

Io dico: ora! Bersani risponda all’invito di Vendola e di Di Pietro, e lo faccia in fretta. Preferirei che Beppe Grillo restasse l’eccellente fustigatore del malaffare che ci ha mostrato di essere, piuttosto che vederlo trasformato in un improbabile premier sull’onda del disgusto che sta legittimamente montando dal basso.

Dobbiamo pensare a tutti gli italiani, in primo luogo agli ultimi della fila, che non hanno voce e sono invisibili. La velocità di una slitta dipende dal suo cane più lento, non da quello più vigoroso e veloce. Facciamoci indicare dagli ultimi la strada e sarà quella giusta. Perché se aiutiamo i più deboli a risollevarsi, avremo scritto al tempo stesso le regole per una nuova, più sana e davvero solidale crescita per l’intero paese. Dove dovranno esserci spazio e opportunità per tutti, non soltanto per i figlidi, a cominciare da quelli dei ministri. Un paese senza furbi e senza cricche. Riappropriamoci della sovranità che la Costituzione ha consegnato nel 1948 al popolo, riappropriamoci della politica con elezioni primarie in tutto il paese, riappropriamoci dei partiti che tentennano pensando agli interessi di bottega. Si scenda in piazza con le bandiere prima che altri lo facciano con le armi.

Stefano Olivieri

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5 aprile 2012
PICCOLI FUOCHI (di Stefano Olivieri)


Dall’alto dei cieli sembrano piccoli, insignificanti fuochi. Scintille che brillano nel quieto buio e poi si spengono inghiottite dal nulla. Da vicino, invece, sono incendi devastanti, che bruciano sogni e speranze di famiglie intere, in pochi secondi. I suicidi che aumentano in modo allarmante, di uomini, padri di famiglia o di azienda che alla fine si lasciano vincere dalla disperazione e se ne vanno lassù, a guardare dall'alto altri fuochi. Per le loro famiglie la prossima Pasqua sarà un giorno di lutto, di dolore e miseria. Già 13 nel solo mese di marzo e 3 in questi primi giorni di aprile. C’è chi si spara al petto per cinquantamila euro. Una cifra che, se ce l’hai in tasca, non ti cambia la vita, ma che se non ce l'hai quella tua vita te la può togliere. Se ti fermi per strada in un minuto vedi passare 100 auto che valgono anche di più di quei cinquantamila euro, con a bordo la razza padrona, quella degli euricchi, mentre gli eurognosi alle sette di mattina li vedi fuori dai bar, tutti a grattare su quelle cartoline colorate che promettono di darti la fortuna. I tabaccai sono diventati lunapark dei sogni, alle loro spalle hanno rotoli interi di questa roba. C’è il sogno da un euro, quello da cinque, quelli più grandi da dieci, venti per i più avidi. O i più disperati, che non sanno come far fronte alla prossima trebbia fiscale. I numeretti nascosti nelle finestre dei grattacieli, sulle barre dei timoni, sulle paperelle. E tutti grattano, e poi buttano, e comprano e grattano ancora. Gioca responsabilmente, dicono gli spot alla tv di questa Italia biscazziera. Monti, caro e sobrio professor Monti, ma il gioco d’azzardo non era vietato dalla Costituzione? Quanti gratta e vinci avrà grattato quel padre di famiglia, prima di darsi fuoco? E quell’altro, che si è sparato al petto?

Lo avevo detto, ero stato facile profeta delle cose ovvie, questo trimestre sarà terribile. Gli effetti collaterali di questa normalizzazione italiana si cominciano a vedere, soccombono uno dietro l’altro i più deboli. Continuerà così, fa parte dell’assestamento dell’economia, dicono gli esperti. Il fiscal Compact, il patto di stabilità europeo che uccide la politica e mette i destini di popoli interi in mano alla finanza mondiale. Un patto  deciso a gennaio e firmato, fra i primi, dall’entusiasta premier Monti conteneva dentro di se tutti i piccoli fuochi che si sono già accesi, e anche quelli che continueranno ad accendersi. Piccoli, necessari drammi umani, vittime predestinate di una ripresa europea che ha scelto di non sgarrare più di un euro nei conti degli stati, ma che al tempo stesso lascia le briglie sciolte alla finanza, alle banche, a chi con il denaro ci gioca. Loro giocano a questa gigantesca roulette, noi tutti siamo le fiches, a perdere.

Non va. Non va Monti e non va chi in Europa la pensa come lui. Non va chi crede che il lavoro sia merce, e che la ricchezza sia l’unica cosa che conta. E la povertà un male, da estirpare annullandola alla radice. Con tanti, infinitesimali, piccoli fuochi a perdere. Forse domani tocca a me, a te, chissà. Tanti fuochi però possono creare un unico incendio, l'armageddon che in una sola vampata distruggerebbe tutto. Chi ha perso già tutto comincia sciaguratamente a sperarlo questo suicidio di massa, che almeno riporti nella sciagura un po' di democrazia. Ma a chi servirà a quel punto? Fermiamoci prima.

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8 marzo 2012
GELO A PRIMAVERA (di Stefano Olivieri)

Il cappio si stringe. L’effetto dei vari decreti patriottici mirati a risollevare la nazione inizia a rivelarsi e non sarà un bel vedere, da oggi fino alla fine dell’anno. L’elenco delle tasse dai nomi più fantasiosi messo su da Stato ed enti locali per la prossima busta paga fa già rabbrividire, a questo si sommerà l’IMU a Giugno. La benzina viaggia allegramente sui due euro al litro e gli automobilisti per strada continuano a cercare i fantasmi delle pompe bianche. Riprende a salire la cassa integrazione, un’impennata da ultima spiaggia, per il prossimo natale avremo necessità, in giro per il paese, di mense Caritas più numerose dei McDonald’s.

Sentivo ieri l’economista Vaciago spiegare i motivi della scelta governativa di aumentare l’Iva a vantaggio dell’Irpef. Diceva Vaciago che ciò è utile per aumentare la competitività del paese, aumentando la produzione e diminuendo le tasse sul lavoro. Ciò che non ho capito è come il mercato interno, quello dei consumatori che a loro volta sono impiegati, operai, padri di famiglia, potrà sopravvivere a questo cambiamento. La scelta, che in linea di principio appare corretta, dovrebbe tenere anche conto di questo, che un gran bel pezzo d’Italia è alla canna del gas già adesso e non si sa come uscirà fuori dal prossimo terribile trimestre di tasse. Saranno tantissime le famiglie che dichiareranno fallimento, e per queste non c’è nessuna cigs, perché sul fronte familiare nulla si è ancora fatto. Anzi, a dire il vero, sarà grasso che cola se gli interventi sociali (vedi disabili) in questo settore non subiranno contrazioni di spesa. Lo dicevo e lo ripeto: cautela, presidente Monti, e mano leggerissima e attenta. La fase è molto delicata ed esistono aree di tutela nel paese che non possono più essere trattate con l’accetta. Altrimenti ciò che oggi può anche essere un risparmio, domani diventerà una spesa in più per la collettività.

Questo paese deve decrescere, in corruzione e sperperi. le sacche di illegalità ci sono ancora tutte, l’evasione fiscale pure malgrado il lusinghiero raccolto già effettuato. Che, a proposito, andrebbe subito reimpiegato a favore dei contribuenti onesti. Così come il risparmio effettuato dall’Inps sui falsi disabili, che dovrebbe contribuire ad alimentare gli aiuti alle famiglie dei disabili veri. L’impennata degli ammortizzatori sociali in febbraio testimonio che è tempo di scelte radicali, è tempo che il nuovo welfare sia varato producendo la prima, sostanziale differenza dal passato: quella di essere alimentato non più soltanto dai contributi di lavoratori e aziende, bensì dalla fiscalità generale, in particolare dalle risorse nascoste e mai reinvestite di chi questa tremenda crisi ha saputo e voluto spremere a proprio, personalissimo vantaggio.

Sarebbe bastata, insisto, una vera tassa patrimoniale, ma con il PDL di mezzo ( e anche una buona parte del PD, va detto), non se ne è fatto nulla. Ma se Monti non tira fuori dal cilindro la vera EQUITA’, stavolta si gioca la poltrona.

Stefano Olivieri

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15 dicembre 2011
CHI HA PRESO I MIEI 400MILA EURO?(di Stefano Olivieri)

 

 

 


Apprendo oggi da una indagine effettuata da una fonte autorevole come Bankitalia che la ricchezza degli italiani è diminuita. Detta così sembra la scoperta dell’acqua calda, ma entrando nei dati la questione è meglio chiarita. Dice, Bankitalia (cito testualmente Repubblica online): «…Sempre in termini reali la ricchezza complessiva è scesa dell'1,5% tra il 2009 e il 2010. Alla fine del 2010 la ricchezza netta delle famiglie (al netto, cioè, delle passività finanziarie) è stata pari a 8.640 miliardi di euro. La ricchezza lorda era invece pari a circa 9.525 miliardi di euro, corrispondenti a poco meno di 400 mila euro in media per famiglia.»

Minchia! 400mila euro per famiglia, quasi un miliardo delle vecchie lire. Allora è vero quello che dice Berlusconi, che gli italiani sono benestanti. Tutte le famiglie italiane, mica solo i Montezemolo o i Briatore, e nemmeno soltanto il sultano di Arcore. Qui stiamo scoprendo che se la ricchezza italiana, pur diminuita da qualche anno a questa parte, fosse messa in un unico gruzzolo e poi spalmata meticolosamente su tutte le famiglie italiane, ci sarebbe una bella coperta miliardaria anche per i cassintegrati, i precari, perfino i disoccupati, pensate un po’.

 

Allora sì che tutti potremmo aspettare a piè fermo, e direi anche con il sorriso sulle labbra, il decreto sventraitalia del professor Monti. Perché con 400mila euro sul conto corrente non avrei problemi, dormirei tranquillamente la notte invece di essere tormentato dai demoni IMU, IVA e ACCISE ( Acci Tua!). Il governo per l’ICI ha concesso, bontà sua, un abbuono di 50 euro per ogni figlio ma fino a ventisei anni. E i disabili, cara ministra del pianto Fornero? Io ho un figlio disabile totale che ha gli anni di Cristo. Ma come le scrivete ‘ste cose, con i piedi?

 

Se avessi, come dice Bankitalia, davvero 400mila euro non girerei fino a notte fonda per trovare il benzinaio fuori servizio che ti da la benzina verde al prezzo più economico per fare il pieno, non rimanderei la pulizia dei denti con il rischio poi di perderli, non negherei a mia moglie la lavastoviglie rotta da due anni, ché si sta rovinando le mani, povera donna.

Non farei niente di tutto questo, staccherei un assegno e lo darei a Monti pregandolo di usarlo al meglio, perché comunque è denaro sudore della fronte, mica quello che fanno le cricche.

 

Ora, pensate un attimo. Se è vero – e deve essere vero, se non le sa Bankitalia queste cose, chi altri… - che la media della ricchezza italiana è comparabile a 400mila euro a famiglia, ciò vuol dire che il divario fra poveri e ricchi italiani è incommensurabilmente maggiore rispetto a quello che ci si vuole far credere. Altro che il 10% che possiede il 50% del reddito nazionale. Se Bankitalia dice il vero, la situazione è a dir poco vergognosa e Monti si dovrebbe soltanto vergognare, per quello che (non) sta facendo. E Bersani pure, perché a reggere la sporta della più grande macelleria sociale di tutti i tempi, c’è anche il partito democratico. Brutto affare.

 

Fino ad oggi la partita l’ha vinta l’ex premier, non c’è dubbio. Che pure fuori da palazzo Chigi continua a far pesare i suoi desiderata. Prima fra tutte la “patrimoniale ad personam”, quell’asta delle frequenze che Passera (....) non vuole fare ma che frutterebbe al popolo italiano (che, caro professor Monti, egregio ma in senso etimologico ministro Passera, è SOVRANO: mettetevelo in testa prima di assecondare i desideri del sultano di Arcore), che frutterebbe dunque almeno 4 miliardi di euro, mica noccioline. E poi la tassa sui beni scudati (denaro sottratto alle tasse italiane e portato clandestinamente all'estero), ancora indecorosamente bassa. Il governo si giustifica invocando cavilli giuridici, però poi per marocchinare pensionati e dipendenti dimentica anche i principi di uguaglianza che ci vengono dalla Costituzione, senza parlare di leggi e contratti.

Carissimo Monti, TU SEI SUL FILO DEL RASOIO. Non per ciò che accade in parlamento, ma per quello che accadrà nel paese nei prossimi mesi. Potrà anche non interessarti la carriera politica, ma deve essere un tuo problema non spezzare la corda dell’equità in questo paese. Altrimenti sarai tu, non meno di Berlusconi , responsabile di ciò che potrebbe accadere.

 

Preferisci non toccare Berlusconi che potrebbe dare di più, ma molto di più all’Italia, in questo momento. Preferisci non fare una vera patrimoniale sui redditi alti e altissimi. Preferisci non toccare il Vaticano. Preferisci abbassare il prelievo su barche super auto e aerei per alzare le accise sulle sigarette. vedi Monti, capitalizzare i profitti e condividere le perdite è un assioma che può andar bene per una società finanziaria, non per un paese civile e democratico.

Tu sarai pure un tecnico e non un politico, ma è con la politica che dovrai poi confrontarti. Non quella di Montecitorio, parlo di quella vera delle case e delle famiglie, delle piazze d’Italia. E non scenderemo con gli striscioni stavolta.

 

Decidi da che parte stai, perché a questo punto devi dirlo apertamente, giocare a carte scoperte. Oppure dai le dimissioni e sceglierà il paese.

Bersani, per te questa è l’ultima chiamata. Datti una bella regolata.

 

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it 

Post Scriptum : sono tornato a editare questo articolo perchè volevo mettere il link diretto al testo preso stamane da Repubblica online. Ebbene, quell'articolo c'è ancora ma è stato parecchio rimaneggiato, chissà perchè. Sopratutto è scomparsa la parte dove si fa riferimento, partendo dal reddito lordo complessivo del paese pari a 9525 miliardi di euro, alla incredibile media per famiglia di 400mila euro. Quasi che si volesse tenere il popolo nell'ignoranza, per poterlo mungere meglio. Bacchettata sulle dita ai censori di Repubblica online, e comunque a quel punto sono andato alla fonte, cioè Bankitalia. Il link dello studio sui redditi 2010 è questo:

http://www.bancaditalia.it/statistiche/stat_mon_cred_fin/banc_fin/ricfamit/2011/suppl_64_11.pdf

  

5 dicembre 2011
COME UCCIDERE IN MODO EQUO LA CLASSE OPERAIA (di Stefano Olivieri)

 


Monti il commissario. Da Bruxelles comminò una multa miliardaria al più ricco del mondo, Bill Gates della Microsoft, costringendolo ad abbandonare la posizione dominante. In Italia, paese da 130 miliardi di evasione l’anno, molto più pragmaticamente non vara un vera patrimoniale sui ricchi semplicemente perché ci vuole troppo tempo, i ricchi sono furbi e si nascondono, occorre stanarli.

Nel frattempo si scorticano salari e pensioni, prime case e consumi. ICI e IVA spalmate sulla collettività a fare cassa, contributivo per tutti e passa la paura. Ti credo che poi la Fornero piange. Dietro l’angolo ci sarà pure la catastrofe come dice Passera, ma intanto è già default bello e buono nelle famiglie italiane che vivono di stipendio e pensione. Io ho un quarto di seconda casa perché mia madre è morta lo scorso anno lasciando in eredità l’appartamento ai quattro figli, già tempo al pensiero che è diventata un lusso. La dovremo vendere subito, magari a un ricco che ne ha già una decina di seconde case, a lui il ritocco dell’ICI non gli farà un baffo perché lo ricaricherà sugli acquirenti. Bell’ascensore sociale hai inventato presidente, Berlusconi l’aveva abolito per trombarsi le ragazzine e farsi gli affari suoi, tu fai il bene dell’Italia però schianti lo stesso la povera gente. I ricchi resteranno ricchi e i poveri beh, cazzi loro. Perfino la Chiesa ti chiede di fare di più. Perchè non li accontenti e fai pagare l'ICI pure a loro? Staranno pure in uno stato sovrano come il Vaticano, 'sti preti, ma le case generalizie ce le hanno ovunque, a Roma e in tutta Italia, nei posti migliori. Se si devono fare sacrifici li facciano tutti, con toga o senza toga, capito signor premier?

Stai alleggerendo la nave con il mare grosso e hai calato le scialuppe piene di operai, dipendenti e pensionati. Annegheranno tutti ma la nave, alleggerita, arriverà in porto con il solito carico di furbetti e ricconi evasori. Te lo ricordo ancora una volta, centotrenta miliardi l’anno di evasione.

Un decreto con 13 miliardi di tagli e 17 di tasse. Senza patrimoniale. Si tassano barche e aerei (conosciuti al fisco) e per il resto si vedrà. A babbo morto probabilmente, perché così caro Monti non si arriva da nessuna parte. la Lega si è già chiamata fuori, farà la Padania. Quasi quasi sarebbe da assecondarla se si pensa alla percentuale di evasione fiscale di certi sciur parun leghisti. Andate pure in Padania, e poi pagateci le tasse.

Gli italiani sono un grande popolo, lavoratore e per certi versi un po’ somaro. Ma non sfottiamoli troppo perché altrimenti diventano cafoni e maneschi. Quando si cala la scure occorre un crono programma vero, quello sì equo: prima paghino le saccocce pesanti e poi le tasche vuote. Non il contrario. Per fare questo non c’era bisogno di chiamare i professori, abbi più rispetto per l’intelligenza del popolo, professor Monti. Stavo quasi per dire Tremonti, pardon.

 

Stefano Olivieri

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27 novembre 2011
MONTI NON SCHERZARE (di Stefano Olivieri)

Caro Monti non ci siamo. Una patrimoniale “mini” me la sarei aspettata da un politico e non da un tecnico. Perché il politico ha un certo qual pudore quando accosta la ricchezza, forse perché ne è attratto e non può ammetterlo, lui sempre in cerca di consensi popolari. Una mini patrimoniale in Italia, per di più limitata ai beni immobili, è un contentino per i gonzi. È la coccardina di quella dichiarata equità che doveva essere il passepartout per gli indignados davvero morti di fame che popolano il bel paese e che non si fidano e stanno all’erta. E secondo me fanno bene.
Ciò che sta accadendo in queste settimane ci ha fatto perfino dimenticare Berlusconi. Se non fosse stato per lui, per quella uscita patetica di oggi (“..starò dietro le quinte..”) che lo ha reso ancor più drop out di quanto non fosse già con la sua lotta ai comunisti mentre la spectre finanziaria si mangia il mondo, non ne avremmo neanche parlato. E siamo passati da Berlusconi a Monti proprio per questo motivo, per stare sul punto, per vedere ben chiaro lo scenario doloroso che si prepara. Ma su una questione siamo intransigenti: se la torta sarà amara le fette più grosse andranno fatte ingoiare a chi questa crisi l’ha cavalcata alla grande, sanguisugando senza pietà i sogni e i bisogni delle famiglie italiane.
Dunque: patrimoniale sia ma vera e soprattutto sui beni mobili, sconosciuti o meno al fisco. Trovarli sarà compito vostro, cominciate dai conti correnti, fate il giro dei portieri degli stabili, andate nei porti e fatevi dire di chi sono le barche, interrogate i gioiellieri. Perchè i ricchi sono furbetti: che succede se uno di loro invece di comprarsi un castello lo prende in leasing? Che facciamo, lo graziamo mentre operai e dipendenti finiscono alla mensa della Caritas perché con il ricalcolo delle rendite finanziarie (fermo al 1989) il valore del bicamere in periferia acquistato con trent'anni di mutuo schizza alle stelle? Ma lo sa lei, professor Monti, che nel 1989 operai e dipendenti stavano meglio, ma molto meglio di oggi? Lo sa che da vent’anni a oggi un oceano di denaro si è trasferito dal lavoro alla rendita? E Lei pensa forse che quella rendita si sia trasformata soltanto in ville e superattici? È al corrente di quali e quante fantasie possa produrre nella mente umana la disponibilità di tanto ma tanto denaro? Lo sa che c’è gente in Italia  capace di spendere in una serata anche centomila euro pur di fare bella figura con la squinzia di turno? Lo sa, per forza lo deve sapere, chi ha occupato la sua poltrona prima di lei si dedicava appunto a questo genere di passatempi.
 
E allora ci spieghi, professore: che senso ha oggi una patrimoniale timida e pudibonda? È un ossimoro, un nonsense, soprattutto adesso che la nave sta per affondare. Che senso ha alzare l’IVA che farà lievitare il prezzo del settore alimentare? Che senso ha non affondare il coltello nella parte grassa e grassissima del paese e nello stesso tempo capitozzare le pensioni? Come vuole che trascorrano la vita i futuri pensionati, con quel bel sasso al collo a cui lei  si prepara a legarli? Doveva essere solidarietà intergenerazionale, giusto? E lei ha trovato la soluzione, se il figlio ha una vita precaria, ebbene l’avrà anche il padre. le pare giusto? Lo sa che i padri pensionati oggi aiutano sempre di più i figli disoccupati? Come faranno domani?
Intanto i soldi, quelli veri e con tanti zeri, continuano a girare. La giostra dei ricchi non si ferma mai, gioielli viaggi ville night club troiette a gogò. E auto da 50mila euro in su, perché anche quelle fanno già scandalo, caro premier Monti, un operaio dovrebbe ibernarsi per due anni insieme alla famiglia soltanto per per acquistarne una, per non parlare di come mantenerla. Figuriamoci poi i suv milionari, le ferrarine e le giaguarine che schizzano da tutte le parti per le nostre vie. Ma quest’Italia gaudente e sprecona, chi la controlla? Lei forse, con l’aumento dell’ICI e la mini  patrimoniale sugli appartamenti? Ma vogliamo prenderci in giro,vogliamo davvero destabilizzare il paese?
Facciamo finta che abbiamo scherzato finora, diciamo che che questo minipacchetto di misure che Lei si prepara a varare nei primi di dicembre sia come il “cip” del pokerista. Un cinguettìo per ammansire gli altri giocatori, farli ingolosire per poi …zacchete! Calare giù la mannaia. Con una bella patrimoniale, vera e prosperosa, da 50 miliardi di euro, e dico ancora poco perché di ladroni in Italia ne abbiamo a iosa.
Spero, voglio illudermi che sia così, caro professor Monti, tecnico prestato alla politica. Perché se così non fosse staremmo perdendo tempo prezioso mentre la nave affonda. Il nostro paese ha già conosciuto, e troppo bene alla fine, un premier che prima di governare faceva altro. Quando arrivò, nel 94, disse che voleva aggiustare l’Italia. E invece l’ha sfasciata. Stavolta abbiamo chiamato un tecnico, un idraulico, un medico, scelga lei caro professore  il paragone che più l’aggrada, perché la situazione è disperata. Perciò, se c’è da tagliare, ora non ci deluda mettendo i ricconi in fondo alla fila. perchè siamo diventati molto sospettosi e anche permalosi da un po’ di tempo, potremmo prenderla male anche se siamo democratici. Non perda tempo e rivolti quelle tasche, che le nostre son vuote e semmai vanno riempite.
 
Stefano Olivieri
18 novembre 2011
VENI, VIDI, ICI ( di Stefano Olivieri)

Ci scommetto che di tutto il bel discorso di Monti ieri al Senato, nella testa degli italiani sia rimasto a galla soprattutto un nome (che è per la verità un acronimo): ICI. L’unica tassa realmente tolta da Berlusconi ( il cui effetto poi è stato nullo per i tagli agli enti locali, costretti a loro volta a tassare) è stata subito messa nel mirino dal nuovo premier, che l’ha definita una anomalia. Ecco qui.
Da quel momento in poi nessuno ha più ascoltato nulla ed è stato un vero peccato, perché le linee programmatiche dell’intervento di risanamento prospettato da Monti sono in gran parte da condividere. Le tre parole magiche, equità, sviluppo e rigore, c’erano tutte, in fondo.
Magari ci saremmo aspettati che prima di parlare dell’ICI fosse arrivato qualche dettaglio su come rivoltare davvero le tasche dei ricconi furbi ed evasori. Perché il problema grosso del nostro paese è che i soldi ci sono e si sa anche a questo punto ( è o non è un governo di banchieri? Se non lo sanno loro come stanare i ricchi...) anche chi li nasconde.
Voglio dire insomma che prima di ripristinare l’ICI l’Italia che arranca vedrebbe di buon grado una tassa sui suv, ad esempio. Perché quelle camionette di lusso da 50mila euro in su sono un continuo sfottò per le strade e nei parcheggi (quando parcheggiano bene…) per la gente che non ha i soldi per riparare la vecchia utilitaria e per la benzina. Senza parlare di tutto il resto, dalle barche agli aerei, dai cavalli ai viaggi verso il sole tutto l’anno, dai gioielli firmati alle piscine riscaldate anche d’inverno, dai vestiti milionari alle pellicce, mai del tutto scomparse nella vipperia degli arricchiti.  L’industria del lusso in Italia va a gonfie vele, il presidente Monti lo sa bene, e ha contato finora nella più che benigna disattenzione dell’ex premier Berlusconi.
L'Italia che lavora invece non ha i soldi per acquistare bot, comprarsi l'auto e neanche, giusto per fare un bell'esempio di inversione di rotta,  per mettere i pannelli solari sul tetto. Sarebbe un bel risparmio sulla bolletta delle famiglie e una bella soluzione per la nostra fame di energia, ma l'installazione è ancora troppo onerosa e lo Stato da questo punto di vista potrebbe fare molto, ad esempio farla pagare a rate leggere direttamente sulla bolletta, considerato anche il fatto che durante le ore di mancato utilizzo l’energia elettrica prodotta andrebbe alla rete diventando un credito per il contribuente. L’equità, insomma, andrebbe declinata invertendo prima di tutto, e  in modo significativo, l’enorme flusso di denaro che da almeno 15 anni ha prosciugato i portafogli delle famiglie di operai, dipendenti e pensionati a vantaggio di chi il denaro lo ha invece accumulato e nascosto, piuttosto che reinvestirlo per il bene della comunità. Tremonti è riuscito, ammesso che ci sia davvero riuscito, a tamponare le perdite soltanto perché ha continuato a raschiare cinicamente il fondo di stipendi e pensioni, e se è vero che si è distribuita tanta CIG, è altrettanto vero che quei soldi sono stati sottratti ad esempio ai FAS (destinati al sud), alla cassa lavoratori dipendenti (con un giochetto di prestigio fatto una decina di anni fa sulla legge 88 del 1989, per rendere comunicanti fra di loro il serbatoio dell’assistenza con quello della previdenza), insomma agli stessi cittadini cui sono stati destinati.
Il sostegno al reddito, invece, soprattutto in una fase critica come questa e in presenza di un fenomeno eclatante di evasione, sarebbe giusto farlo finanziare non soltanto da dipendenti e pensionati bensì dalla fiscalità generale.
Stanare gli evasori si può e si deve fare, e senza essere tanto delicati carissimo professor Monti. È questo che aspetta l’Italia degli operai, dei lavoratori dipendenti privati e pubblici, dei pensionati, dei giovani senza lavoro e senza prospettive, delle donne che sono in maggioranza nel nostro paese. E, se mi consente, anche dei disabili e delle loro9 famiglie, dimenticate perfino da lei. Sarebbe bastato un cenno per dare una speranza, per restituire un sorriso a chi è diventato invisibile sul serio e legge il suo nome sui giornali soltanto quando parlano di falsi invalidi. Pazienza, aspettiamo fiduciosi. Buon lavoro presidente.  
Stefano Olivieri
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