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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
28 maggio 2015
DOPO LE REGIONALI (di Stefano Olivieri)

Io vivo di sensazioni, mi fido del mio naso spesso anche più dell’esperienza, che in questi tempi fatica a decodificare e catalogare persone ed eventi fra i buoni e i cattivi. Così leggo la sfida di Matteo Renzi con le elezioni regionali di domenica prossima come una probabile Waterloo, a causa di una sequela impressionante di errori strategici. Capita, a chi ottiene il successo troppo in fretta, di sedersi sugli allori e rinunciare a comprendere i mille perché di un percorso trionfale (primarie, segreteria Pd, vittoria alle europee e governo del paese). A caval donato non si guarda in bocca, dice il proverbio. Renzi invece avrebbe fatto bene a cercare di capire, ma ha rinunciato a farlo perché aveva già in mente un progetto ambizioso e cinico, quello di bruciare il partito appena conquistato e dalle sue ceneri far risorgere il suo partito personale, sempre più spostato a destra perché lui è stato sempre intimamente di destra, ma ha scelto di farsi largo a sinistra perché era più semplice dato lo sbando del partito dopo le ultime politiche, e anche perché la sua retorica, le sue visioni sognanti di un bel paese, una bella scuola, un bel lavoro con il Jobs acts sarebbero state troppo sofisticate per farsi largo in un popolo che, fra l’altro, ancora oggi malgrado Fitto, Alfano, Salvini & company fa ancora riferimento all’immarcescibile Berlusconi.
La grande sfida di Renzi è quella di far cambiare completamente pelle al PD, scippando voti a Forza Italia e allo stesso Salvini e rinunciando totalmente al tentativo di riallacciare un dialogo a sinistra, sindacato compreso,
Il vestito, però, è stretto. La ripresa che si dice partita non produce occupazione, le imprese hanno più respiro per i benefit governativi (Irap in meno, Jobs acts, etc) ma non hanno liquidità tant’è che per rifornirsi sono tornate al baratto interno di merci. I lavoratori dipendenti, a cominciare da quelli della scuola, hanno ormai capito il gioco delle tre carte e le milleuno insidie che si nascondono dietro il Jobs acts ( si parla di nuovi posti di lavoro, ma in realtà si tratta in massima parte di stabilizzazione di posti precari. E poiché la stabilizzazione è attuata con la nuova disciplina del Jobs acts, il cosiddetto lavoro a tempo indeterminato che si raggiunge è sempre sotto la spada di Damocle delle tutele crescenti, che fino a quando non crescono del tutto consentono al padrone di licenziare il dipendente e di buttarlo fuori dalla porta con una mancetta. E l’indebolimento della scuola pubblica, soprattutto della sua capacità di selezionare futura classe dirigente, che Renzi intende perseguire con il preside plenipotenziario e l’ingresso di sponsor privati a bilanciare la diminuzione di risorse, va letto insieme al Jobs act nella visione complessiva, che ha il premier, di uno Stato vassallo dei potentati economici e delle multinazionali, destinato a produrre con la scuola pubblica manovalanza di basso livello mentre la scuola privata curerà la futura classe dirigente (in pratica, la riforma Gelmini attuata in pieno).
Dunque mi chiedo, chi voterà per Renzi stavolta? Chi nel popolo del PD darà fiducia a un partito che finora si è mostrato debole con i forti (dalle banche alla Ue fino a Marchionne, che oggi Renzi è andato a omaggiare a Melfi) e forte con i deboli, dai dipendenti ai pensionati, dalle donne ai disoccupati in cerca di prima occupazione? Riuscirà la fusione a freddo con il popolo di destra a bilanciare la perdita di consensi a sinistra?
Secondo me, il PD farà un tonfo clamoroso e purtroppo il resto della sinistra non potrà giovarsene, non essendosi organizzata in tempo. Torneranno su invece la Lega Salvini, il M5S e Forza Italia, disegnando una nuova mappa dell’elettorato che alla fine non consentirà a nessuno di cantare vittoria, preparando un terreno molto incerto alle elezioni politiche anticipate.
Così, dopo aver portato l’Italia al livello della Grecia per gran parte degli indicatori economici, dopo aver impoverito anche la classe media, dopo aver distrutto diritti e tutele nel lavoro, dopo aver svuotato, per le sue ambizioni personali, il più grande partito della sinistra europea, Renzi sarà costretto a gettare la spugna. Se la prenderà con i gufi perché non è capace di fare autocritica e scomparirà dalla scena in attesa di tempi migliori.
Questa la mia previsione, purtroppo distopica, dell’Italia all’indomani del voto regionale. La corte renziana si smobiliterà con velocità inaspettata, soprattutto i più giovani tenteranno di ricollocarsi in qualsiasi partito. Punto.

E non ditemi che faccio il gufo anch’io. È da quando Renzi ha smesso di fare il sindaco di Firenze che ho alzato le antenne.


Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it


POLITICA
4 novembre 2014
IL PD CON O SENZA RENZI. MEGLIO SENZA (di Stefano Olivieri)
 

L’Italia è ammalata gravemente e le cure sembrano tutte costosissime e debilitanti. I luminari europei continuano a emettere bollettini poco rassicuranti sul nostro paese e stiamo ancora attendendo la più volte promessa alzata di reni del premier Renzi, che ha sì varato una manovra in deficit ma con l’impegno di non sgarrare neanche di una virgola dai limiti imposti dalla UE. E sembra che tutto il marchingegno, costruito per la risalita dalla crisi più lunga dal dopoguerra, ruoti attorno al lavoro e al Jobs Act, un provvedimento che il governo non ha voluto negoziare neanche in minima parte con il sindacato, mentre è stato molto attento e disponibile al dialogo con la Confindustria.

La sensazione diffusa in tutto il paese, non solo quello sindacalizzato e politicizzato a sinistra, è che le nuove regole sul lavoro abbasseranno l’asticella delle tutele per tutti i lavoratori dipendenti pubblici e privati, sia quelli cosidetti garantiti che quelli attualmente non tutelati , e questo nuovo quadro di regole sarà naturalmente imposto a tutti i nuovi assunto. Ciò che fa dire non senza ragione a tutti i sindacati, e non solo a Landini, che per risolvere il problema dei precari italiani Renzi ha deciso di precarizzare tutto l’universo del lavoro dipendente, così il malanno da patologico si trasformerà in fisiologico e a quel punto se ne valuteranno le nuove opportunità.

In realtà qualsiasi padrone, pubblico o privato che sia, si tiene ben stretti i dipendenti efficienti e volenterosi, e tende a confermarli se il loro contratto è a tempo determinato. E la legislazione attualmente in vigore già consente, a parte i casi interessati dal famigerato articolo 18 della legge 300/74, di sanzionare fino al licenziamento in tronco chi non lavora ovvero commette reati sul posto di lavoro. Dunque perché arrivare al Jobs Act, soprattutto perché arrivarci senza neanche aver ascoltato le ragioni dei rappresentanti dei lavoratori?

La risposta è consequenziale, non occorre essere psicologi. Il Jobs Act di fatto scardinerà il potere di rappresentanza dei sindacati, polverizzandolo e lasciando ogni singolo lavoratore in mano all’arbitrio del suo padrone. E siccome la logica di qualsiasi iniziativa imprenditoriale è il business, ciò significa che anche i lavoratori più valenti e rispettosi delle regole padronali saranno ricattabili su tutte le questioni riguardanti la loro prestazione: orario e posto di lavoro, sicurezza, salario. Praticamente tutto. Renzi di fatto indica alle imprese, come soluzione alla crisi, la possibilità di abbassare discrezionalmente tutti i costi, da quelli dei macchinari fino alle risorse umane. E se ci aggiungiamo la considerazione che nulla è stato predisposto per una più qualificata formazione professionale, e che molto si è tolto dalle tutele per l’invalidità da lavoro, il quadro finale è quello di uno scenario, per i futuri operai e impiegati italiani, in totale regressione rispetto al passato e sempre più vicino agli standand dei paesi dell’est Europa. Insomma, se avevamo paura dell’idraulico polacco che veniva a fregarci il lavoro in casa nostra, d’ora in poi non dovremo più averne e anzi potremo scegliere di andare a lavorare in Polonia a pari condizioni.

Ora capisco perché Squinzi si è spellato le mani ad applaudire Renzi.

C’è un’ ultima considerazione tutta politica, non irrilevante. Con le sue ultime scelte il premier Matteo Renzi di fatto ha consolidato, lo dicono accreditati sondaggi, il suo elettorato più stabile e convinto nell’area di centrodestra e non più nel centrosinistra. Dunque non ha più bisogno del PD, potrebbe anche andarsene domani e continuare a mietere consensi e voti dal nuovo palco del suo partito della nazione, o come altro diavolo vorrà chiamarlo.
Non lo fa soltanto per questioni di opportunità, cioè non vuole essere lui a restare con il cerino acceso in mano e preferisce che siano altri (leggi: minoranza PD, sinistra e CGIL) a provocare eventuali elezioni anticipate.

La pattuglia dei renziani è diventata maggioranza nel partito, è vero. Ma soltanto perché si è aggiunto allo sparuto drappello dei renziani nativi, quelli che seguivano Renzi quando era ancora sindaco di Firenze, tutto un blocco di deputati e senatori, ex PC, PDS e DS, che per convenienza personale hanno giudicato utile avvicinarsi a un premier che di connotati democratici non ne ha mai avuti, neanche da piccino. Questi deputati e senatori sono stati eletti in Parlamento da cittadini che li conoscono, e che hanno creduto, votandoli, di spostare a sinistra il paese. Ebbene, chiedo a questi eletti e a questi elettori di renziani dell’ultim’ora un attimo di profonda riflessione, e se non sia giusto rivendicare all’interno del PD non un ritorno alle origini ma il semplice rispetto dello statuto dello stesso partito. Andatevelo a leggere cari deputati e senatori, e scoprirete che Renzi anche dello statuto ha fatto carta straccia, insieme alla vostra stessa dignità. È lui che deve andar via dal partito se il governo cade, perché il partito si chiama democratico e Renzi, di democratico, ormai non ha più nulla. Voi, se lo riterrete opportuno, potrete seguirlo altrove, ma il PD deve tornare a essere il maggiore partito della sinistra italiana, con o senza Matteo Renzi. A questo punto meglio senza Renzi. E non abbiate mai paura della democrazia, sappiatela esercitare con la stessa fiducia che i vostri elettori hanno riposto in voi. Rifletteteci per favore. Le prossime ore, i prossimi giorni sono importanti per il futuro del partito e decisive per le sorti del paese 
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Grazie


Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

31 luglio 2013
Senza Berlusconi, perchè siamo un grande paese


C’è una domanda che sta dietro all’attesa dell’epilogo giudiziario di Berlusconi. Una domanda che prescinde dalla legge, dai mille calcoli dei milioni di euro che l’ex presidente del consiglio avrebbe evaso frodando il fisco. Una domanda che affiora ogni volta prepotente, perché va detto che in questi trent’anni e passa, politica a parte, il Berlusconi imprenditore d’assalto e il Berlusconi uomo non sono rimasti proprio tranquilli. Stiamo parlando di un uomo che fin dai tempi di Noemi Letizia si è accompagnato a minorenni, e che ha fatto del sesso mercenario non soltanto una sua evidentemente gradevole abitudine. Stiamo parlando di un uomo che con il suo esempio senza confronti e paragoni ha lentamente e inesorabilmente modificato l’habitus etico di una porzione cospicua del popolo italiano. Non solo dei ricchi ma anche e soprattutto della povera gente, che ha visto più e più volte in lui il sogno di un riscatto, il miliardario partito dal nulla, l’esempio da seguire fin dove si può, a partire dal quotidiano vivere.

E qui torniamo alla domanda, che poi è un dubbio grosso come un macigno, pericolosa perché schiettamente politica. Può andare in carcere un uomo che ancora oggi smuove e attira a se circa un terzo dell’elettorato?

Per rispondere, basterebbe rivoltarla, la domanda. Può un uomo potentissimo e influente modificare leggi e costumi di un intero popolo, così come se fossero i suoi vestiti? Può azzerare il giudizio popolare su di lui modificando leggi e sanzioni, così da restare sempre immacolato? Può asservire un intero partito e un esercito di parlamentari, quando non anche il governo, ai suoi bisogni e interessi personali?

La risposta è che fino ad oggi ha potuto farlo, più o meno indiscriminatamente. E quanto ciò abbia danneggiato il paese è di tutta evidenza. Abile come nessuno a farsi votare, Berlusconi è stato il più catastrofico presidente del consiglio dello Stato italiano, secondo, forse, al solo Mussolini.

Dunque oggi non c’è da attendere con il fiato sospeso, c’è piuttosto da vigilare affinché in queste ore la Corte Costituzionale possa agire al di sopra di veleni, pressioni, ingerenze. Da qualsiasi parte vengano, e comunque motivate.

Tutti sappiamo che Berlusconi è colpevole, perfino i suoi colonnelli lo sanno. Lo hanno sempre saputo, anzi, ed è per questo che si sono stretti a lui. Va annientato una volta per tutte questo stato nello Stato, va spogliata del suo potere arrogante e mafioso questa megacricca che ha devastato il paese. Con giustizia e senza pietà, perché senza pietà ha agito per trent’anni quest’uomo.

È giunta l’ora che paghi, e saldi il conto. E con lui la sua corte dei miracoli. Che vadano tutti, consegnando nella mani della giustizia privilegi e potestà acquisite all’ombra del loro capo.

Non ci sarà bisogno di sciogliere il PDL, imploderà da solo. Voglio sperare che gli altri partiti non vadano in cerca di saldi. Quella gente deve tornare a lavorare, se mai l’ha fatto. Deve imparare a sudarsi il pane come fa ogni giorno l’Italia che lavora.

Basta parassiti, caduto Berlusconi dovrebbe essere messo al bando il berlusconismo. Nei posti di lavoro, negli uffici, nelle case. Una rivoluzione, quest’ultima, che affiderei con fiducia alle donne italiane. Perché sono state loro per prime a esse colpite, danneggiate, umiliate. Saranno loro a mettere in riga i berluschini, fin da domani.

Niente guerra civile, niente tumulti, soltanto un po’ di pulizia, a testa alta. Senza Berlusconi, perché l’Italia è un grande paese.

22 aprile 2013
Ma l'Italia sul colle ci sta stretta (di Stefano Olivieri)


Le acque attorno al Quirinale si calmano, Clio ha disfatto le valigie e Giorgio si prepara a riprendere le redini di un paese distrutto e di un parlamento imbizzarrito. Marini, Prodi e Rodotà restano a casa e il signor Rossi riprende ad alzarsi la mattina alle cinque e mezza per andare al lavoro. E pensa che è cambiato tutto per non cambiare nulla, stava male prima e sta male adesso, anzi peggio perché dalla scena è scomparso anche il riferimento del maggiore partito del centrosinistra.

I grillini festeggiano nelle piazze italiane la caduta del partito democratico mostrando ancora una volta, se ce ne fosse ancora bisogno, quali pulsioni agitano questo movimento composito. Nel cupio dissolvi collettivo c’è antipolitica ma anche molta, troppa destra retriva. Gente che utilizza la democrazia della rete come tapirulà per raggiungere un posto al sole e, se ce l’ha già, metterlo al riparo. Conservatori insomma, dello status quo pur nella nuova salsa grillina, che si ammanta di popolo sovrano ma finora a questo popolo, al di là di chiacchiere, insulti alla Costituzione, comizi in piazza e manifesta incapacità di passare dalla protesta alla proposta, non ha dato nulla.

L’effetto combinato della spallata del M5S e dei progetti eversivi, tutti interni al PD, di D’Alema e Renzi, hanno prodotto l’accelerazione di una crisi inesorabile, che si è consumata fin dalla nascita di un partito abortito troppo in fretta e mai veramente cresciuto. Ebbene, a questo punto tanto vale dargli l’estrema unzione e guardare subito avanti, perché il paese non può restare appeso a Napolitano. Sciogliere il PD diventa una strada obbligata, prima di tutto per liberarsi di un simbolo che agli occhi della gente sarebbe comunque marcio qualsiasi cosa si tenti di fare. Nome e simbolo devono sparire e già la direzione del partito deve affrontare il problema. Congresso straordinario e scioglimento, ciascuno vada per la sua strada. Così Napolitano potrà capire che l’unica strada è quella delle elezioni anticipate. Alle quali si dovrà giungere con un nuovo partito.

Perché l’Italia, quella che lavora ogni giorno e che attende segnali, sul colle ci sta stretta e deve tornare a vivere e sperare in un cambiamento. I 101 giuda che hanno impallinato Prodi hanno, se possibile, ancora meno dignità di quei parlamentari che giurarono che Ruby era la nipote di Mubarak. Falsi fino al midollo, ma stavolta anche vigliacchi. Come i loro capi, probabilmente.

Di questa gente non sappiamo che farcene, davvero. Zavorra indecente e dannosa, occorre liberarsene in fretta e ripartire. Con coraggio e determinazione e senza lasciare agli avversari alcun vantaggio, ancora meno se si tratta di coloro che fino ad oggi, stando nel PD, hanno minato i pozzi del futuro.

C’è fuori un Italia democratica che aspetta di vedere qualcosa di nitido e chiaro dietro la polvere. Dobbiamo offrire al disagio, alla disperazione di milioni di persone un’immagine netta, che sia più di una grande speranza. Dobbiamo offrire un partito di sinistra, senza equivoci. Perché si può parlare all’impresa, con schiettezza e sincerità, anche e soprattutto da sinistra. Gli inciuci, lasciamoli a chi li ha creati.

Stefano Olivieri

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30 agosto 2012
BERSANI DEVI SMARCARTI ! (di Stefano Olivieri)


La Merkel si complimenta con il premier Monti e lancia l’opa tedesca sul futuro governo italiano. A detta della cancelliera qualsiasi prospettiva fuori dal tracciato montiano apparirebbe incerta e dannosa per gli italiani e per l’Europa in genere, e questo significa a chiare lettere che il governo tedesco fra qualche mese tiferà apertamente per un nuovo governo italiano di grande coalizione o, mal che vada, per un nuovo governo Berlusconi.
Come siano state rastrellate finora dal governo Monti le risorse necessarie per far fronte alla crisi è un dettaglio tecnico sul quale La Merkel si è guardata bene dall’esprimere valutazioni. Ci mancherebbe altro, che il premier del paese (la Germania, appunto) che di questa crisi si sta maggiormente giovando grazie allo spread molto positivo per i bund tedeschi, si metta pure a sindacare sulle ricette di governo di un paese amico. Questo è semmai compito, anzi dovere della politica italiana. Ed è qui che cominciano le dolenti note.
Si è detronizzato Berlusconi perché stava trascinando nel baratro l’intero popolo italiano. Si è affidato il governo a un tecnico, quell’ex commissario europeo che nel suo passato non aveva avuto paura di sanzionare l’uomo più ricco del mondo, il Bill Gates proprietario di Microsoft. Ebbene, il professor Monti e i suoi ministri, appena insediati al governo, sono diventati potenti e prepotenti con i deboli, gli unici a pagare veramente questa crisi; e al tempo stesso si sono mostrati concilianti e deboli, troppo deboli con i potenti. A cominciare dall’uomo più ricco d’Italia, per il quale – giusto per fare un esempio - stiamo ancora aspettando che il nostro governo decida il prezzo d’affitto dell’etere pubblico che Berlusconi sfrutta a piene mani in posizione dominante e pagando tariffe decise da lui stesso. E sempre per Berlusconi paghiamo almeno due milioni e mezzo di euro l’anno per garantirlgli ben 40 uomini di scorta, gli stessi che lui aveva da premier e che ha continuato a mantenere ( a nostre spese naturalmente) grazie a una leggina varata poco prima di andarsene dal governo.
Direi che il PD debba smarcarsi da questo incondizionato appoggio a Monti quando ciò significa tradire la missione stessa del partito democratico: garantire giustizia, uguaglianza e solidarietà fra tutti i cittadini di questo paese. Le cosiddette riforme del Governo Monti, in primis welfare, pensioni e lavoro, hanno inferto un colpo mortale alle famiglie di lavoratori dipendenti e di pensionati. E la costante disattenzione del governo verso i vari cartelli (petrolieri; assicuratori; servizi energetici; filiere di consumo;) ha fatto riaccendere l’inflazione, la tassa più odiosa di tutte perché percepita in misura diversa dalla popolazione. Lo spostamento della tassazione dalle persone alle cose (aumento accise benzina; ventilato aumento bibite; etc) è altrettanto spregevole perché spreme sempre e soprattutto i consumi del ceto medio e basso. Perché non si tassano invece le quote di iscrizione ai centri fitness e ai beauty center? Perché non si tassano le operazioni di chirurgia a scopo puramente estetico? Perché non si tassano le crociere intorno al mondo invece di dissanguare le famiglie dei lavoratori? Perché, egregio professor Monti, hai dimenticato di calcolare la detrazione nell’IMU per la presenza, nell’abitazione sottoposta a tassazione, di un figlio disabile riconosciuto ultraventiseienne? Avere in testa soltanto un registratore di cassa e ignorare i variegati e diversi problemi di un popolo non è buon governo. È piuttosto il segno di una scelta politica ben precisa, in soldoni esattamente la stessa fatta da chi ti ha preceduto.
Ribadisco: il PD si smarchi dagli appoggi incondizionati e detti al governo Monti la vera agenda di questa emergenza. Punto primo, ristabilire l’equità fiscale VERA, condizione necessaria perché il paese riparta. Chi non ha pagato finora deve aprire il portafoglio, serve una tassa patrimoniale applicata progressivamente e direttamente con il prelievo di persone e società presenti sul territorio italiano. Chi ha di più è tempo che partecipi con un sacrificio maggiore, non si può e non si deve continuare a martirizzare sempre gli stessi per far quadrare i bilanci che, con il fiscal kompact, ci terranno inchiodati ai sacrifici per almeno altri dieci anni. Se lo si continua a fare senza modificare la platea dei contribuenti, ci si dovrà assumere la responsabilità, tutt’altro che remota, dei tanti fuochi di insorgenza civile che da tempo hanno iniziato ad accendersi nel paese.
L’Italia non aspetta più, se non arriva adesso un segnale concreto di cambiamento questa legislatura finirà anticipatamente e occorre da subito spiegare agli elettori da che parte dovranno stare e perché. Se si intende davvero battere Berlusconi e il populista ma efficace Beppe Grillo, occorre spiegare concretamente al paese dove Monti sta sbagliando e come rimediare ai suoi errori senza destabilizzare l’opinione europea su di noi. Come a dire: le risorse si troveranno lo stesso e anche di più, favorendo crescita e ripresa senza deprimere ulteriormente i consumi e indebolire il reddito dei ceti medi e bassi. E la Merkel, se ancora sarà al suo posto bene intesi, dovrà farci i complimenti.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it 

POLITICA
24 luglio 2012
ITALIA NON AVER PAURA DEL FUTURO (di Stefano Olivieri)


La patrimoniale sui grandi redditi è ineluttabile, anche perché è proprio lì che si annida la maggiore evasione. La pressione fiscale sul ceto basso e medio ha da tempo superato i limiti e nuovi aumenti genererebbero evasione forzata, per mancanza di risorse, anche fra chi non può evadere, come i lavoratori dipendenti e i pensionati.
E serve, anche e subito, vera giustizia. Pugno di ferro contro i grandi ladri, i grandi evasori, i grandi truffatori. Sono quelli che danno l’esempio, sono loro che hanno prodotto questo paese eticamente modificato. Se non si è inflessibili con questa gente – e Monti ha dimostrato di non riuscire, o di non volere, fate voi, esserlo – non si può governare l'Italia in questo momento. E' l’illegalità diffusa che fa scappare gli investimenti esteri dal nostro paese.
È inutile chiudere ogni volta la stalla dopo la fuga dei buoi. È inutile fare blitz a Cortina, o tassare gli elicotteri se poi ci si inchina di fronte ai potentati e alle banche amiche. Questo paese è fatto prima di tutto di tanta gente perbene, di lavoratori, di cittadini titolari di diritti, e non di banchieri.

Italia non aver paura del tuo futuro. Non aver paura a pretendere, anche nel mezzo di questa tremenda crisi, la piena sovranità delle tue scelte. L’Italia siamo tutti noi, non un governo tecnico che accetta le regole del libero mercato anche quando contraddicono apertamente gli stessi principi ispiratori della Costituzione.
Abbiamo i conti a posto, dicono. Siamo diventati virtuosi. Non lo è altrettanto chi aziona lo spread e in un attimo vanifica i sacrifici di milioni di famiglie. Investitori esteri ( ma anche italiani, c’è da scommetterlo) che giocano cinicamente alla roulette con il nostro debito pubblico. E il denaro che vincono lo nascondono, lo mettono al riparo lontano dall’Italia. È questa gente che si arricchisce sempre di più della virtù italiana, che continua a succhiare fin quando ci sarà da succhiare. Non solo denaro, ma anche il patrimonio immobilare e industriale, e il territorio. Prenderanno tutto e quando avranno terminato scompariranno con il malloppo.
Andiamo a elezioni e buttiamo fuori dal parlamento i ruffiani, i servi, i nani e le ballerine. C’è bisogno prima di tutto di vera democrazia, quella che restituisce voce e diritti ai più deboli e oppressi. Non si può andare incontro al boia. Il PD esca fuori subito da questo gioco al massacro.


Stefano Olivieri
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POLITICA
21 giugno 2012
Monti all'ultimo bivio (di Stefano Olivieri)


Si può diventare autarchici rimanendo convinti europeisti, si può e si deve scegliere l’euro pretendendo una Unione Europea in cui sia condivisa la moneta e anche la gestione politica dello sviluppo e di una risposta comune e solidale alla crisi. La reiterata boutade di Berlusconi sull’uscita dall’euro è l’ennesima provocazione di chi sa che avrebbe da perdere molto in una Europa davvero unita e solidale.

Il governo Monti può e deve trovare la strada del rigore davvero equo, non solo a chiacchiere. Riformare le pensioni dopo aver bloccato da 4 anni i contratti, riformare il lavoro ammettendo danni collaterali tremendi ( gli esodati) è rigore a senso unico. La stessa spending review , la revisi0one della spesa, proviene dall’ottica strabica di individuare i possibili tagli sempre e soltanto laddove si è già tagliato, mentre i buoi più grassi continuano a uscire indisturbati dalla stalla.

I sacrifici devono farli tutti, questa sarebbe il vero risultato, l’unico trofeo davvero virtuoso da esibire in Europa, non lo scalpo di esodati, pensionati, dipendenti pubblici su cui si addensano per l’ennesima volta previsioni di grandi sforbiciate. Se in Italia non arrivano investimenti non è per il costo del lavoro, bensì per la corruzione dilagante, per l’enorme commistione fra interessi pubblici e privati, per l’appetito smodato di caste e cricche che nel ventennio berlusconiano sono nate, cresciute e moltiplicate.

Perché tagliare non si può più dove è stata fatta macelleria sociale. Lo si è visto, ormai siamo all’osso e già adesso molti servizi ai cittadini mostrano affanno. Una burocrazia laboriosa, sana ed efficiente non è un inutile orpello, è il costo necessario di un paese civile, che deve saper guardare prima di tutto ai suoi cittadini più deboli e indifesi.

Monti non vuole sentir parlare di patrimoniale. Dice che l’ha già attuata con l’ IMU e sa di dire bugie. Anche perché, proprio restando nell’IMU, a pagarla non sono tutti, e fra gli esentati state certi che non c’è la povera gente. Gli effetti, davvero devastanti, di questa tassa non vanno per niente in direzione dell’equità sociale, ma anzi accentueranno la distanza fra ricchi e poveri. I secondi tenderanno a disfarsi del bene casa, in un mercato immobiliare vivace soltanto per le abitazioni di lusso e già profondamente al ribasso per le altre tipologie; i primi approfitteranno ancora una volta della situazione per fare shopping.

Non è l’Italia solidale che pensavamo di creare dopo Berlusconi. L’ombra del cavaliere e della sua arrogante filosofia liberista c’è ancora tutta, seppure in salsa bocconiana. In un momento di emergenza la raccolta delle risorse per il bene del paese non può avere paraocchi, ciascuno deve contribuire secondo la sua disponibilità. E c’è solo un modo di farlo con i riluttanti, quello di espandere al massimo il denaro virtuale e di prelevare direttamente le risorse necessarie dai depositi bancari più consistenti. Senza badare alle dichiarazioni dei redditi, perché si sa che sono menzognere sul fronte del lavoro autonomo.

Non si può più scherzare né indugiare. Occorre agire in fretta e bene. La gente onesta e laboriosa di questo paese attende un vero segno di discontinuità dalla politica , se questo non arriva in fretta non l’Italia, l’intero progetto comune europeo sarà destinato a fallire.

Monti porti in Europa una vera tassa patrimoniale sui depositi bancari più consistenti, e rilanci con veemenza la proposta di una Tobin Tax sulle transazioni finanziarie. Ora anche Obama potrebbe essere interessato, perché una crisi europea persistente sta già frenando la ripresa USA. Il governo italiano smetta di galleggiare oppure si vada subito a nuove elezioni.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

17 giugno 2012
Il cratere di Monti (di Stefano Olivieri)
 

Torno a scrivere dopo due settimane di assenza dal blog su cui, nel frattempo, ho postato soltanto un paio di tarocchi (la zecca di Arcore e il dramma delle esodate). Piccoli e grandi guai affliggono ogni giorno le famiglie italiane sempre meno attente al chiacchiericcio politico, sempre più agitate sul domani. Il premier Monti così benvoluto all’estero, con i suoi pari discute del destino dell’euro e del mondo intero, poi torna a casa e divulga immagini terrifiche di crateri che avanzano vanificando i risparmi fin qui conseguiti dai soliti noti. Come se già non ne avessimo abbastanza di crateri, di sommovimenti e di terremoti distruttivi.

Serve volare alto per capire che qui non serve più guardare a Grecia o Spagna, a interrogare le frattaglie della miseria per capire che cosa sta succedendo. Su questo pianeta, usato (e abusato) parecchio, c’è un pugno di uomini cattivissimi e cinici che tiene in scacco sette miliardi di creature senzienti e laboriose. La finanza divora tutto, fa e disfa destini di stati sovrani nel nome della libertà di pochi. La Merkel alla vigilia del voto greco interviene a gamba tesa e invita il popolo ellenico a votare per chi intende rispettare le regole. Ma quelle regole hanno già condotto la Grecia al disastro, ora non resta che il funerale. Sono le stesse regole che il nostro premier sta adottando in Italia, e infatti i risultati si vedono. Il liberismo finanziario non sa fermarsi, non possiede autocontrollo perché non vuole possederlo, non fa parte del suo dna. E dunque tocca a qualcun altro dire basta, che non sia la politica al soldo sei soldi, che non sia uno dei men in black del FMI.

Un futuro senza euro, o meglio, come già dicono alcuni, con l’euro destinato a divenire la bad company, la moneta serva degli stati uniti di Germania con il suo marco camuffato per anni da euro ma nei fatti sempre lì, a governare e ad azzittire. Nell’uno e nell’altro scenario ci sarà da piangere e da sudar sangue, sotto il giogo di una schiavitù economica che ha sempre meno a che fare con le risorse degli stati, con le loro industrie e la loro capacità produttiva, con il talento e la laboriosità dei loro imprenditori e impiegati, con l’efficienza della loro macchina pubblica, con le leggi e con i saperi di ogni singolo stato sovrano. Tutto diventa mercatabile nel risiko mondiale, in questo assurdo e cinico gioco del domino e non ce ne è più per nessuno, a cominciare dai sogni e dalle aspettative dei giovani e dei giovanissimi, che questo mondaccio dovranno ereditare.

Bene, se devo buttar sangue, preferisco farlo prima per quei sogni, appunto. Per restituire un sorriso di speranza a chi ha la vita davanti e vuol lanciare la sua sfida, il suo progetto. Siamo tutti di passaggio, Monti per primo. Forse anche l’euro se a governarne i destini resterà chi, come Monti e la Merkel, ha già deciso che il futuro prossimo dell’Italia e dell’Europa è fatto di schiavi e di eletti. E io non sono per niente d’accordo, non so voi. Non siamo animali da macello, siamo uomini e donne che pur continuando a produrre come e più di prima non guadagnano più abbastanza per la spesa quotidiana. Perché salari e stipendi sono fermi da anni, e i prezzi e le tariffe crescono, insieme alle nuove tasse imposte da Monti. E cresce il debito al consumo delle famiglie, nel 2002 era di 48 miliardi, è diventato di 112. Mentre la classe ricca continua a scialare e a fregarsene, tanto Monti una vera tassa patrimoniale non la farà mai, lo ha già detto e ripetuto.

Se il cratere si allarga, caro Monti, tu ci cascherai dentro per primo. Insieme alla Fornero. Siamo noi, l’Italia che lavora.

Stefano Olivieri
http//democraticoebasta.ilcannocchiale.it  

28 maggio 2012
GLI ULTIMI DELLA FILA (di Stefano Olivieri)


Così anche il calcio nostrano paga dazio alla repubblica delle banane. E alle cricche degli appalti, dei G8, dei terremoti e delle mille truffe italiche si aggiunge adesso anche quella degli scommettitori, un grumo nero di collusori e collusi che si spartivano ogni settimana torte plurimilionarie con le scommesse. È certa una cosa: l’appetito vien mangiando in questo paese dove si professano virtù pubbliche ma poi si spianano le strade soprattutto a chi ha collezionato avvisi di garanzia. Fra un po’, in parlamento, dovranno inserire una norma che chiarisce che possono essere eletti anche i cittadini normali, quelli che possono essere intercettati anche 24 ore al giorno senza che su di essi esca fuori qualche reato, quelli che non hanno avvisi di garanzia o sentenze passate in giudicato da esibire sul curriculum.

È una Italia a rovescio questa della crisi più nera dal dopoguerra, un paese dove i furbi resistono e si moltiplicano togliendo anche l’aria alla gente onesta. In questo mese di incubi fiscali e di suicidi, di terremoti e di bombe alle scuole, questa notizia degli ennesimi arresti di calciatori multimilionari è la classica ciliegina su una torta che era già guasta di suo, figurarsi adesso.

Servirebbe un colpo di reni energico e un definitivo irrevocabile cambio di rotta, per uscire da questa maleodorante palude. Perché dal lavoro allo studio, dalla salute al fisco, dall’ambiente all’energia, dall’informazione allo sport non c’è scenario dove, accanto all’esigenza della crescita, non si prenda in considerazione anche l’ipotesi della corruzione, della mancanza di trasparenza, della fine di ogni criterio meritocratico. Se non sapremo fare questo, rovesciare cioè totalmente questo schema, non ne usciremo fuori.

In un paese realmente democratico e sotto sforzo come il nostro, la prima regola dovrebbe essere quella di tutelare gli ultimi, perché il vero progresso civile non può ammettere effetti collaterali come l’aumento della miseria e della disperazione, come gli esodati e i disoccupati, come la compressione dei diritti dei lavoratori.

Partire dagli ultimi della fila, dai più poveri e derelitti, dai senza lavoro, dai malati e dai disabili e riuscire, avendo sempre sott’occhio le condizioni degli ultimi, a tirare su l’intero paese DEVE essere il compito di questo governo. Per ogni giorno che passa, per ogni abuso ancora impunito la sofferenza di chi continua a pagare e vede precipitare la propria condizione di cittadino e di contribuente, aumenta e comincia a cedere alla rabbia.

Non ci arriveremo tutti al 2013. Se la politica vuole tornare a esercitare il suo primato nelle scelte che contano, la risposta deve arrivare adesso. Il partito democratico si metta alla testa dell’Italia che vuole tornare a sperare, a pensare positivo, e presenti a Monti il conto. Patrimoniale subito, con prelievo progressivo da tutti i depositi che superino i duecentomila euro. E galera vera per i grandi evasori, senza sconti. I soldi in Italia ci sono, chiedetelo alla Banca d’Italia che ha fatto una indagine pochi mesi fa, scoprendo che il reddito medio delle famiglie italiane (immobili esclusi) è di 434mila euro. Il classico mezzo pollo a testa, anzi, altro che mezzo pollo! Qui si parla di un tacchino, e anche bello grosso. Che diventa un bue, anzi uno sconfinato armento di grassi bovini se andiamo a vedere le ultime dichiarazioni dei redditi che sono state rese note, quelle del 2005: i redditi più alti erano sempre, inesorabilmente, quelli di lavoratori dipendenti e di pensionati.

Come dunque si può riequilibrare la bilancia, se non con una patrimoniale che peschi oggi direttamente dai depositi? Come si può pensare che un paese, dove i ricchi esportano denaro all’estero e poi lo possono rimpatriare in modo anonimo con una tassa vergognosamente bassa (l’ultimo condono tombale di Tremonti), che in un siffatto paese la gente sia ancora disposta a lavorare con sempre meno tutele e poi ad andare in pensione con prestazioni economiche sempre più taglieggiate dal fisco? Come si può credere che si possa arrivare indenni al 2013?

Io dico: ora! Bersani risponda all’invito di Vendola e di Di Pietro, e lo faccia in fretta. Preferirei che Beppe Grillo restasse l’eccellente fustigatore del malaffare che ci ha mostrato di essere, piuttosto che vederlo trasformato in un improbabile premier sull’onda del disgusto che sta legittimamente montando dal basso.

Dobbiamo pensare a tutti gli italiani, in primo luogo agli ultimi della fila, che non hanno voce e sono invisibili. La velocità di una slitta dipende dal suo cane più lento, non da quello più vigoroso e veloce. Facciamoci indicare dagli ultimi la strada e sarà quella giusta. Perché se aiutiamo i più deboli a risollevarsi, avremo scritto al tempo stesso le regole per una nuova, più sana e davvero solidale crescita per l’intero paese. Dove dovranno esserci spazio e opportunità per tutti, non soltanto per i figlidi, a cominciare da quelli dei ministri. Un paese senza furbi e senza cricche. Riappropriamoci della sovranità che la Costituzione ha consegnato nel 1948 al popolo, riappropriamoci della politica con elezioni primarie in tutto il paese, riappropriamoci dei partiti che tentennano pensando agli interessi di bottega. Si scenda in piazza con le bandiere prima che altri lo facciano con le armi.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

5 aprile 2012
PICCOLI FUOCHI (di Stefano Olivieri)


Dall’alto dei cieli sembrano piccoli, insignificanti fuochi. Scintille che brillano nel quieto buio e poi si spengono inghiottite dal nulla. Da vicino, invece, sono incendi devastanti, che bruciano sogni e speranze di famiglie intere, in pochi secondi. I suicidi che aumentano in modo allarmante, di uomini, padri di famiglia o di azienda che alla fine si lasciano vincere dalla disperazione e se ne vanno lassù, a guardare dall'alto altri fuochi. Per le loro famiglie la prossima Pasqua sarà un giorno di lutto, di dolore e miseria. Già 13 nel solo mese di marzo e 3 in questi primi giorni di aprile. C’è chi si spara al petto per cinquantamila euro. Una cifra che, se ce l’hai in tasca, non ti cambia la vita, ma che se non ce l'hai quella tua vita te la può togliere. Se ti fermi per strada in un minuto vedi passare 100 auto che valgono anche di più di quei cinquantamila euro, con a bordo la razza padrona, quella degli euricchi, mentre gli eurognosi alle sette di mattina li vedi fuori dai bar, tutti a grattare su quelle cartoline colorate che promettono di darti la fortuna. I tabaccai sono diventati lunapark dei sogni, alle loro spalle hanno rotoli interi di questa roba. C’è il sogno da un euro, quello da cinque, quelli più grandi da dieci, venti per i più avidi. O i più disperati, che non sanno come far fronte alla prossima trebbia fiscale. I numeretti nascosti nelle finestre dei grattacieli, sulle barre dei timoni, sulle paperelle. E tutti grattano, e poi buttano, e comprano e grattano ancora. Gioca responsabilmente, dicono gli spot alla tv di questa Italia biscazziera. Monti, caro e sobrio professor Monti, ma il gioco d’azzardo non era vietato dalla Costituzione? Quanti gratta e vinci avrà grattato quel padre di famiglia, prima di darsi fuoco? E quell’altro, che si è sparato al petto?

Lo avevo detto, ero stato facile profeta delle cose ovvie, questo trimestre sarà terribile. Gli effetti collaterali di questa normalizzazione italiana si cominciano a vedere, soccombono uno dietro l’altro i più deboli. Continuerà così, fa parte dell’assestamento dell’economia, dicono gli esperti. Il fiscal Compact, il patto di stabilità europeo che uccide la politica e mette i destini di popoli interi in mano alla finanza mondiale. Un patto  deciso a gennaio e firmato, fra i primi, dall’entusiasta premier Monti conteneva dentro di se tutti i piccoli fuochi che si sono già accesi, e anche quelli che continueranno ad accendersi. Piccoli, necessari drammi umani, vittime predestinate di una ripresa europea che ha scelto di non sgarrare più di un euro nei conti degli stati, ma che al tempo stesso lascia le briglie sciolte alla finanza, alle banche, a chi con il denaro ci gioca. Loro giocano a questa gigantesca roulette, noi tutti siamo le fiches, a perdere.

Non va. Non va Monti e non va chi in Europa la pensa come lui. Non va chi crede che il lavoro sia merce, e che la ricchezza sia l’unica cosa che conta. E la povertà un male, da estirpare annullandola alla radice. Con tanti, infinitesimali, piccoli fuochi a perdere. Forse domani tocca a me, a te, chissà. Tanti fuochi però possono creare un unico incendio, l'armageddon che in una sola vampata distruggerebbe tutto. Chi ha perso già tutto comincia sciaguratamente a sperarlo questo suicidio di massa, che almeno riporti nella sciagura un po' di democrazia. Ma a chi servirà a quel punto? Fermiamoci prima.

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