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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
20 marzo 2013
PROVE DI GOVERNO (di Stefano Olivieri)



Roma, 20 marzo 2013.

Sono passati 23 giorni dalle elezioni politiche. Più di tre settimane dal big bang che avrebbe dovuto restituire il paese al suo elettorato, l’unico titolare di sovranità secondo la Costituzione. Negli ultimi vent’anni si è fatto uso e abuso della presenza di “società civile” all’interno delle liste elettorali, il più delle volte si è trattato di pietosi copripudenda immediatamente dimessi all’indomani del voto. Quest’anno l’elettorato si è spaccato in quattro, diciamo in tre blocchi e mezzo. Un partito, o per meglio dire un movimento di cittadini ha conquistato il maggior numero di elettori nel nostro paese, superando il 25 % dei consensi. Non è il primo partito in assoluto ( il Pd ha poi recuperato con il milione di elettori italiani all’estero, anch’essi titolari di sacrosanti diritto di voto) ma è sicuramente la novità più interessante di questa legislatura. Perché non vuole, il M5S, allearsi con nessuno ma al tempo stesso esige legittimamente di poter vigilare e soprattutto decidere sui destini di questa legislatura, che si preannuncia irta di ostacoli.

Grillo ha raccolto e coagulato su di se rabbia e disperazione di milioni e milioni di elettori, da destra e da sinistra, indifferentemente. Quegli elettori hanno spedito in Parlamento un piccolo esercito, entusiasta e inesperiente, più o meno, come buona parte delle nuove leve delle altre formazioni politiche. A differenza dagli altri partiti, però, i grillini hanno mille problemi a muoversi, hanno soprattutto l’ordine di non dialogare con nessun parlamentare italiano, e neanche con la stampa (italiana). Qualcosa però è successo con l’elezione delle presidenze di Camera e Senato, e credo che qualcosa d’altro continuerà a succedere, se la fortuna assiste questo disperato paese.

Fra oggi e domani prime prove tecniche di governo e staremo a vedere. Il premier incaricato andrà in Parlamento e come in una battuta all’asta presenterà alcuni progetti che potrebbero, se approvati dall’assemblea, risolvere uno dietro l’altro gli enormi problemi che l’Italia si porta dietro da decenni. Quelle leggi andranno a cercare il consenso fra i delegati dei cittadini e in quel momento si misurerà, al di là e al di sopra di qualsiasi chiacchiera o slogan, la caratura politica di ciascun rappresentante.

Chi voterà contro dovrà motivare la sua scelta e se ne assumerà la responsabilità, di fronte al Parlamento e soprattutto di fronte al paese. Chi segue la logica del cupio dissolvi potrebbe avere qualche sorpresa, andando a nuove elezioni. Chi deciderà di perdere questa fantastica occasione dovrà spiegarlo per bene ai suoi elettori, se mai ne sarà capace.

Stefano Olivieri

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4 marzo 2013
LE CHIACCHIERE SON FINITE (di Stefano Olivieri)


La libertà non è star sopra un albero

non è neanche avere un'opinione

la libertà non è uno spazio libero

libertà è partecipazione.

(Giorgio Gaber)

Si discute in questi giorni affannati della necessità di cambiare radicalmente rispetto al passato per dotarsi di strumenti nuovi e più efficaci con cui combattere e vincere le sfide di questi strani tempi, fatti di nemici invisibili e di povertà reali, di diritti e di doveri dei singoli sempre meno considerati, di sentimenti collettivi nati e sviluppati nella rete digitale che esplodono prepotentemente anche nel mondo reale.

Diventare cittadini di un mondo più vasto ed essere sovrani delle proprie scelte è il sogno di questo nuovo impellente bisogno di democrazia partecipativa di cui, in casa nostra, il movimento cinquestelle si è fatto portatore riuscendo a conseguire un successo elettorale oltre le aspettative. Con i voti dei cittadini residenti in Italia sarebbe addirittura il primo partito alla Camera dei deputati (lo è diventato in realtà il PD, grazie ai voti degli italiani all’estero) e forte di questo successo si pone adesso come importante interlocutore per il prossimo governo.

Al PD e al centrosinistra spetta, avendo la maggioranza di deputati alla Camera, l’onore e l’onere di tentare di formare un governo che ha ben poche prospettive di nascere, visto che al Senato, grazie ai meccanismi del porcellum, pur avendo vinto anche lì, seppur di misura, dal punto di vista dei voti collettivi, il centrosinistra si è visto superare dal centrodestra grazie al bonus regionale che Berlusconi e i suoi hanno ottenuto nelle regioni chiave.

Molte istanze portate dal M5S coincidono con quelle di gran parte dell’elettorato PD, prova ne sia il fatto che l’emorragia di voti verso il M5S ha riguardato appunto il partito di Bersani. La logica e il buon senso vorrebbero, a questo punto, che il M5S diventasse parte attiva del cambiamento imponendo l’agenda di tutti quei provvedimenti (dalla soluzione del conflitto di interessi alla legge elettorale; dal falso in bilancio alle regole sul finanziamento dei partiti; dalla revisione delle aliquote fiscali alla lotta alla corruzione e alla evasione; etc.) che da anni, anzi decenni ogni convinto democratico attende che vengano finalmente presi per riportare questo paese nell’alveo della legalità e della giustizia (“...la legalità è il potere dei senza potere...” Alessandro Galante Garrone).

Sta invece avvenendo che il capo carismatico del M5S non intende partecipare, secondo le regole indicate dalla Costituzione, a questa sfida comune. Grillo parla di democrazia partecipativa ma ai suoi deputati e senatori, eletti con i voti dei cittadini, impone il silenzio stampa assoluto e li convoca a porte chiuse per istruirli su ciò che dovranno fare, soprattutto non dovranno fare in Parlamento. Se la prende perfino con l’art. 67 della Costituzione definendolo circonvenzione d’elettore , dimenticando che si potrebbe dire altrettanto di lui per come sta trattando gli eletti del M5S.

L’ho già scritto, lo ripeto. Si sta giocando col fuoco. Gli esodati, i disoccupati, i licenziati, i precari, gli sfrattati e i pignorati, gli incapienti, milioni di famiglie che ormai da anni vivono in una situazione di sempre maggiore marginalità, non comprendono questo gioco e attendono risposte. Se non gliele diamo in tempo saranno loro a dettare la prossima agenda, e non ce ne sarà più per nessuno, neanche per il M5S. C’è un tempo per sognare e un altro per fare, se il paese sarà costretto ad andare a nuove elezioni sotto il fuoco incrociato della speculazione finanziaria internazionale, avremo perso tutti. Se Grillo crede realmente nel valore della partecipazione popolare e tiene nella giusta considerazione la sovranità di tutto il popolo italiano, dovrà cambiare, e in fretta, registro. Se non lo farà tutto il paese avrà perso una fantastica occasione.

Stefano Olivieri

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26 febbraio 2013
LETTERA A BERSANI (di Stefano Olivieri)


Vorrei dire a Bersani che deve aver coraggio, come tutti i padri di famiglia che di questi tempi si caricano sulle spalle la loro responsabilità e cercano, ogni giorno, di trasformare i problemi in opportunità di crescita.

Andiamo in parlamento e parliamo dell’Italia, delle cose da fare. Ce ne sono tante su cui il movimento cinque stelle vorrà dialogare eccome, e darà il suo appoggio, perché è per quello che sono stati eletti dai cittadini. Dal conflitto d’interessi alla gestione pubblica dei beni comuni come l’acqua, dall’Imu che va completamente ridisegnata sulla capacità fiscale dei cittadini, magari facendola pagare anche alla chiesa. Dalle sacche di privilegio che ancora abbondano nel nostro paese e vanno svuotate senza pietà, perché se c’è stata una cosa brutta in questa crisi, ebbene è stato il cinico arricchimento di chi da italiano ci ha speculato sopra, invece di dare una mano. Evasione fiscale, evasione contributiva, corruzione pubblica e privata si possono combattere e vincere con le leggi adeguate. Intervenendo con medesimo vigore sulle regole del mondo del lavoro per restituire dignità e sicurezza ai lavoratori e alle loro famiglie ma anche su quelle che disciplinano le imprese, gli appalti e i pagamenti. E occorre fare in fretta perché le fiamme della speculazione finanziaria hanno già preso ad ardere di nuovo, e se finiamo come la Grecia neanche Grillo basterà all’Italia, per risolvere i problemi che verranno.

E poi c’è la politica del centrosinistra. Anche lì serve coraggio e fermezza nell’indicare la strada. Subito una casa comune con Vendola, che serva da riferimento a quella quota di sinistra che ancora una volta, come già accade nel 2008, non sarà rappresentata in parlamento. È a sinistra che il PD deve, definitivamente, guardare. Perché se non lo farà subito, caro Bersani, e con gesti, parole ed opere più che convincenti, ci saranno altri compagni che, anche a malincuore, sceglieranno il movimento di Grillo. Perché cominciano a essere troppi i sassolini nelle scarpe, a far male.

In casa mia mia moglie e mio figlio hanno votato Vendola, io ho continuato a votare PD. Ma conservo un amaro ricordo delle leggi Fornero, che il PD ha fatto passare come lame nel burro. A un certo punto del governo Monti in tanti ti abbiamo chiesto di staccare la spina, ancora prima che lo facesse il PDL. Ma tu non ci hai voluto ascoltare.

Adesso hai quest’ultima carta, giocala saggiamente ma senza paura.

Auguri, ne hai bisogno.

Stefano Olivieri

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25 febbraio 2013
MA BERLUSCONI E BERSANI SONO GIA' IL PASSATO (di Stefano Olivieri)


Berlusconi è stato indubbiamente favorito da Grillo ma il disegno qui sopra è soltanto un istantanea. Il cavaliere è un morto che cammina e neanche da solo, dietro di lui c’è Bersani, occorrerà prenderne atto in tempo. Io ho sempre votato a sinistra, anche in queste elezioni. In casa mia due voti sono andati a Vendola e uno a Bersani. Non è bastato, come sappiamo. La politica italiana è stata investita dallo tsunami di Beppe Grillo e gli tsunami, si sa, fanno danni che possono essere riparati soltanto rimboccandosi le maniche e ricostruendo davvero. Dovrà farlo il popolo italiano nel suo insieme, utilizzando entusiasmo, risorse e competenze non certo soltanto dei giovani grillini che fra quindici giorni approderanno in parlamento. Dovrà farlo secondo un’agenda delle emergenze della quale ogni partito ha redatto un suo elenco, e dunque dovrà esserci una mediazione, per forza. A meno che Grillo non intenda andare subito a nuove elezioni per capitalizzare un consenso ancora più ampio. Ma lui sa che il paese è troppo malato, e che tante, troppe famiglie sono già oggi alla canna del gas. Dunque dovrà mediare con chi ci sta, che è poi il vero senso della politica.

È difficile addossare a Grillo la responsabilità dell’attuale situazione di stallo. Così come è improbabile che Grillo stesso, ora che ha raccolto i voti di un quarto dell’elettorato, intenda disperderli con una alleanza tout court utilitaristica che non servirebbe a nessuno, a cominciare dal suo stesso movimento cinque stelle.

Questa strepitosa crescita è frutto di un percorso popolare che non è cominciato l’altro ieri ed è stato alimentato dal disinteresse dei partiti, TUTTI. Il Pdl in primis ma anche il PD e non è proprio il caso di sorprendersi che proprio al PD Grillo abbia eroso voti e consensi. Basta leggersi i venti punti del programma del M5S per trovarci dentro tante istanze, collettive ma non corporative, che il popolo della sinistra non ha MAI visto collocare, da parte dei partiti di riferimento, in cima alle emergenze da risolvere. Per questo oggi molti compagni hanno votato Grillo, e aspettano che il loro voto venga compreso. Lo scrissi in un articolo nel 2007 e lo ripeto oggi, non prendiamocela con Grillo, prendiamocela piuttosto con i nostri partiti e riportiamoli sulla retta via. C’è sicuramente un terreno comune di dialogo che si può sviluppare in parlamento fra il M5S e il centrosinistra: dal conflitto d’interessi ai beni comuni, dalla sanità alla bolletta energetica, dall’etica dei comportamenti all’ambiente. Un terreno sul quale possono davvero tornare a germogliare i sogni di un paese onesto, solidale e responsabile, a patto che lo si bonifichi, preventivamente e pregiudizialmente, dal cancro assoluto e trasversale delle varie consorterie affari&politica che popolano le anticamere di tutti i partiti. Abbiamo un intero paese da tempo eticamente modificato su cui intervenire, dai palazzi del potere fino all’ultimo ufficio periferico e continuando poi nel settore privato, perché anche lì è pieno di mimandapicone, anche lì la meritocrazia è scomparsa da decenni. Soprattutto, va detto a onor del vero, grazie all’esempio del cavaliere e dei suoi sodali.

Il lavoro da fare c’è ed è tanto, rimbocchiamoci le maniche e cominciamo.

Stefano Olivieri

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Stefano Olivieri
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2 febbraio 2013
TE LO DICO IO, BERSANI, COME RISALIRE NEI CONSENSI (di Stefano Olivieri)


Te lo dico io, Bersani, come può tornare a vincere il PD. Se vuoi ristabilire 10 punti di differenza fra il centosinistra e la destra di Berlusconi devi fare tre cose, e subito. Se farai come ti suggerisco io non avrai nemmeno l'impiccio di elemosinare maggioranze al senato. Tieni anche presente il fatto che, se dovesse rivincere Berlusconi, in Italia scoppierebbe la guerra civile. 

La prima: lascia perdere l’affare MPS, non parlarne più. Sarà la magistratura, con tempi non dettati dalla campagna elettorale, a verificare le responsabilità. Gli avversari cavalcheranno la tigre fino alla fine ma non cadere nella trappola. Sappi che le banche, TUTTE LE BANCHE, sono nella lista nera dei pensieri anche della gran parte degli elettori del centrosinistra. Perciò, il PD farebbe molto meglio a lasciare cadere ogni provocazione, invitando semplicemente gli avversari a fornire prove certe, se ne sono in possesso, direttamente alla magistratura.

La seconda cosa: è l’IMU la vera bestia nera degli italiani. E Berlusconi la sua risalita la sta costruendo proprio lì, raccontando che verrà abolita subito. Sono queste le parole che la gente vuol sentire, per allontanare i fantasmi. La rata del prossimo giugno è soltanto fra quattro mesi e in tanti, per pagare l’IMU del 2012, hanno fatto i buffi, si sono già incravattati per bene.

Con il popolo italiano, soprattutto quando è molto preoccupato, non funziona dire che l’IMU sarà rimodulata. Come non funziona affatto dire che non ci sarà nessuna patrimoniale, e veniamo così al terzo punto, perché tu affermi che  l’IMU stessa costituisce una patrimoniale. 

Manco per niente caro Bersani. Perché tuttora i conti correnti dei poveracci sono tassati più delle rendite da capitale; perché l’evasione fiscale ( e anche quella contributiva, a maggior peso) è ancora enorme nel nostro paese; perché il prelievo fiscale, così come è fatto finora, punisce le classi medio basse di reddito; perché l’effetto combinato del blocco dei contratti di lavoro, e del nuovo calcolo dell’indennità integrativa speciale, ormai del tutto priva di senso perché da anni decurtata della quota energetica, han fatto sì che il potere d’acquisto dei lavoratori a reddito fisso sia crollato a picco negli ultimi anni.

Vuoi che continuo? Vogliamo parlare del falso in bilancio e delle tante leggi ad personam e ad castam che dovrebbero essere rimosse e che comunque, una volta rimosse, non produrranno immediati benefici per le tasche di lavoratori dipendenti e pensionati? Vogliamo parlare degli esodati della Fornero, dei milioni di pensionati e pensionandi che grazie alla professora piangente ( a Napoli dicono chiagne e fotte) avranno una vecchiaia insicura anziché serena?

Caro Bersani, è il tuo elettorato a chiedere la patrimoniale. Serve drenare IMMEDIATAMENTE risorse per salvare milioni di famiglie italiane e questo risultato può venire soltanto dal prelievo forzoso dalle tasche di chi si trova oggi in una situazione di benessere rispetto alla media. Benessere che va misurato sui conti correnti, sulla disponibilità quotidiana di approvvigionarsi di mezzi e servizi da parte di una qualsiasi famiglia. Siamo in emergenza e l’emergenza non ammette tentennamenti e mezze misure, ancor più in campagna elettorale.

Perciò, devi dire agli italiani che anche il PD VUOLE TOGLIERE L’IMU, e non rimodularla. E DEVI ANNUNCIARE LA PATRIMONIALE (potrebbe essere una tantum) come strumento di emergenza per riequilibrare l’emorragia di reddito che da quindici anni si sposta dal lavoro al capitale.

Parla di questo, SUBITO e IN MODO CHIARO e vedrai come risaliranno rapidamente i consensi. Non inseguire il ceto moderato, perché è lì che si nasconde in maggior misura ricchezza ed evasione. Se perdi queste elezioni sarà soltanto colpa tua. 

Auguri!

Stefano Olivieri

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POLITICA
28 gennaio 2013
NON SI PUO' VIVERE COSI' (di Stefano Olivieri)


Non si può vivere così. Con un cappio intorno al collo che si stringe ogni giorno di più, il tuo lavoro, i tuoi bisogni elementari non più riconosciuti, i tuoi figli senza un futuro. Un paese intero immolato su un altare che non ha un volto e non ha un nome definito, se non quello della crisi internazionale. I ricchi capitani del vapore diventano severi e ci ammoniscono, ci dicono che abbiamo scialacquato, abbiamo vissuto al di sopra dei nostri mezzi. Per anni, decenni.

Sono esattamente anni, decenni che invece il popolo sopravvive. Spaccando un euro in quattro, rinunciando prima alle spese voluttuarie e adesso perfino risparmiando sulla spesa alimentare. Quando si arriva al pane quotidiano, vuol dire che lo tsunami è arrivato, c’è poco da distinguere fra Italia e Grecia. E se chiedi quando finirà, non sanno risponderti. Perché il mostro creato dal liberismo finanziario è un cancro senza antidoto, o lo estirpi del tutto o ti divora in un amen.

E nello tsunami son tornati a beccheggiare gli avvoltoi di sempre. Volteggiano al di sopra della povera gente aspettando di pasteggiare di nuovo, aspettano i nostri voti. Sono tornati tutti, da Berlusconi a Storace, fino alla Lega ancora più egoista e carogna con il suo “Prima il Nord!”

Ma questa volta non si può avere la memoria corta. Non serve aggrapparsi ai sogni che questi furfanti ti lanciano come ciambelle di salvataggio, stavolta occorre conquistare la nave e stanarli uno per uno, per buttarli fuori. Il paese deve invertire la rotta in fretta altrimenti ci fracasseremo, proprio come ha detto l’altro ieri, con un cinismo inaudito, il capo del FMI, la gelida Lagarde: “O la va o la spacca!”

Tanto a spaccarsi non sarà lei, in uno tsunami c’è sempre chi, avvertito per tempo, resta all’asciutto. In particolare chi, questo tsunami, ha ben contribuito a provocare.

L’Italia s’è desta ed è ora che si desti anche tutta l’Europa. Per ricordare a Berlusconi e a Monti, ma anche alla Merkel e alla Lagard, che stavolta se c’è da spaccare qualcosa non saranno più le nostre reni, ma le loro. Per rivendicare la sovranità di un popolo che ha sempre sudato il suo pane quotidiano, altro che cicale e formiche.

Perciò, alle prossime elezioni, facciamoli sparire per sempre questi pagliacci. Arrafferanno soltanto i voti di quella piccola e indegna parte del paese che sulla crisi si è arricchita, vampirizzando gli altri cittadini. Facciamo della forza dei numeri la nostra forza e spazziamoli via. E anche se non volete votare PD andate comunque a votare, ma votate a sinistra. Perché è a sinistra chi si  è sempre battuto per la vera solidarietà, per lagiustizia, per la condivisione leale di diritti e doveri. Per ripristinare l'ascensore sociale collegato al merito e non alle misure delle olgettine.

Torniamo a essere compagni sul serio, condivisori di un pane sempre più caro e sudato, e questi professori e capicomici scompariranno all’orizzonte insieme. Badate che non esistono scorciatoie per la democrazia, non esiste neanche Grillo che sta caricando a bordo di tutto e di più, sciaguratamente. Con il suo movimento interstellare potrebbero approdare in parlamento rappresentanti della destra più estrema, quelli che in Grecia si chiamano Alba Dorata, andate pure a controllare prima di votarlo, se non ci credete.

Le macerie che tutti questi barbari ignoranti e spreconi lasceranno dietro di se, dovremo ricostruirle, è vero. Ma da soli stavolta, senza diktat di chicchessia. Perché il benessere di un paese si misura anche nel sogno, nella soddisfazione di ottenere i risultati senza aiuti, senza elemosine e senza ricatti soprattutto. L’Italia è un grande paese se ciascuno da e fa il suo, mettiamocelo in testa.

Perciò  vai a votare, e vota a sinistra.

Stefano Olivieri

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13 gennaio 2013
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7 gennaio 2013
MANIFESTI 2013
6 agosto 2012
L'ITALIA DI DOMANI ( di Stefano Olivieri)


Seconda settimana d’agosto, l’Italia suda e non solo per il caldo. Sei italiani su dieci sono rimasti a casa e dei quattro che invece son partiti per le vacanze, almeno due si accontenteranno di brevissimo week end, il più delle volte selezionati fra le offerte lastminute di albergatori e ristoranti.
Quel dieci per cento della popolazione che da decenni detiene più della metà della ricchezza nazionale non si fa invece problemi di crisi. Aerei, barche, mete esotiche e chi più ne ha ne metta, insomma una vacanza alla Formigoni, con tutto il rispetto parlando, ovviamente.
Il paese annaspa sotto la disoccupazione sempre più alta e salari e stipendi sempre più bassi. Che non si pensi alle vacanze è cosa ovvia, che si resti a casa durante i giorni di ferie è già un lusso straordinario rispetto a chi, licenziato o disoccupato, quelle ferie le trascorre gratis. Io mi sono prenotato per la settimana di ferragosto, ho già in mente le varie riparazioni da fare in casa e, se ci scappa, un romantico gelato insieme a mia moglie il pomeriggio, al lago di Bracciano.
Vedremo. Intanto Monti si affanna a spiegare che la Germania è paese amico, preoccupato dai toni antitedeschi della nostra politica. Sarà, Angela Merkel non sarà senz’altro una culona inchiavabile come la definì sciaguratamente Berlusconi, ma è certo che gli elettori tedeschi, diciamo meglio gli investitori tedeschi, si stanno divertendo ( e stanno guadagnando) un sacco a giocare a risiko con le cenerentole d’Europa, con questa cosa di assegnare agli altri i compiti a casa mentre loro se la spassano sbevacchiando tra una birra e l’altra. La Germania si diverte a spingere i più deboli nel burrone ma rischia, le sue banche sono anch’esse drogate dai titoli atipici e questo è uno dei motivi per cui viene proprio da lì la più strenua resistenza a un’azione comunitaria europea di glasnost finanziaria, a cominciare appunto dal sistema bancario.

Intanto, grandi (ma davvero sono grandi?) manovre sul piano delle alleanze in vista delle prossime elezioni. La prima cosa che salta agli occhi è che Casini ha sempre meno margini per continuare il suo passatempo preferito, quello dei due forni. Fa gli occhi dolci a Bersani e le boccacce a Vendola, non sappiamo ancora come si porrà nei confronti di ciò che uscirà da destra dopo Berlusconi. Da lì infatti potrebbe uscire di tutto o niente, l’implosione del PDL non è stata ancora certificata dalle elezioni e il parlamento dei nani e delle puttane continua infatti a stare aggrappato alle poltrone infischiandosene dell’Italia. Nel frattempo il movimento cinquestelle si riempie di delusi berlusconiani e la cosa dovrebbe far riflettere.

A Bersani e a Vendola dico quattro cose: lavoro, scuola, salute ed energia (acqua compresa) regolate dal pubblico, che sia chiaro. Che significa, per il prossimo governo, che lo Stato c’è e deve fare tutta la sua parte senza esitazione. la politica deve tornare alta, al servizio del paese e dei suoi cittadini, tutti, e non abdicare di fronte alla finanza internazionale. Non può essere tutto mercatabile, affidato a un economia senza faccia e nazionalità. Il liberismo deve morire, o comunque non asfissiare più la politica nazionale. Vorrei sapere perché dobbiamo stare appesi alle scoreggie di un Soros qualsiasi quando potremmo e dovremmo decidere che prima di un fiscal Kompact, che ci vedrà schiavi per i prossimi dieci anni, si dovrà pensare a una politica di sviluppo europeo che espella definitivamente da se le cellule malate di certa finanza internazionale buona solo a fare cassa. Francia e Italia possono costituire un forte asse di rinascita etica, non appena dal nostro governo sarà uscito l’uomo del fondo monetario internazionale. E in Germania la Merkel ha di fronte a se elezioni dall’esito molto incerto.

Ci deve essere un altro modo di fare progresso, che non sia questo becerume schiavista promosso da Monti & c. Non si può far ripartire l’ascensore sociale senza modificare profondamente l’assunto stesso della manovra montiana ( e anche della Fornero), che ha colpito duro sempre dalla stessa parte, portando sotto la soglia del disagio sociale centinaia migliaia di famiglie italiane mentre i ricchi continuano a spendere e spandere. Non si può parlare di nuovo welfare senza aver prima chiarito come e da chi rastrellare i fondi necessari, e con quali regole. Non si può parlare di nuove regole per il lavoro se si guarda al lavoro come merce. E non si può parlare di ripresa del mercato interno se non si ridistribuiscono le risorse finanziarie, se non si interrompe il flusso di denaro che negli ultimi dieci anni ha letteralmente svuotato le tasche di operai e lavoratori dipendenti a vantaggio dei lavoratori autonomi, dei professionisti e delle imprese.

Perciò, cari Bersani e Vendola, chiacchierate pure e alleatevi con chi volete, ma sappiate che il prossimo governo le risorse le dovrà fare uscire dall’Italia, non dai prestiti internazionali. Dovrete fottervene dello spread e pensare prima di tutto alla giustizia fiscale nel nostro paese. Che significa patrimoniale subito, per intenderci, perché in tempi di crisi ciascuno deve dare per quanto può, e i braccini troppo corti vanno allungati con la legge. E questo non per spirito di vendetta dei proletari bolscevichi, che poi in Italia non sono mai esistiti, ma per una questione di giustizia e anche, se vogliamo, per un banalissimo calcolo economico: se non riparte il consumo interno non ci sarà crescita del mercato interno e le nostre piccole e medie imprese, incravattate dalla crisi e dimenticate dalle banche, chiuderanno i battenti creando altri milioni di disoccupati. L'altro ieri a un settantenne milanese hanno rubato la biciclketta, dopo averlo malmenato. Ladri di biciclette, il fil di De Sica, è del 1948. Quanto ancora indietro vogliamo tornare? 

Perciò: con il nuovo governo, patrimoniale subito. Occorre che l'Italia torni virtuosa sul serio, occorre annientare ogni residuo germoglio dell'etica berlusconiana.  Poi, ma soltanto poi, si potrà discutere del resto da fare, che è tanto.

Stefano Olivieri
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POLITICA
15 luglio 2012
SILVIO RITORNA ( di Stefano Olivieri)


La prima volta scese in campo per salvare il paese e lo giurò sui suoi figli. Ora, a settantasette anni suonati, che è poi l’età media dei deceduti in Italia, si tuffa di nuovo nella mischia per salvare il suo partito. Apprezziamo lo sforzo di sincerità e tuttavia sproniamo il cavaliere, almeno stavolta, a non mentire agli elettori. Dopo tutto quello che è successo, dopo i bungabunga, dopo le cricche dei G8, dopo l’Aquila, dopo il “presidente a tempo perso” sussurrato in aereo alle sue badanti, dopo Mills e Ruby sarebbe il caso di dire, una volta tanto, che si deve scendere in campo per salvare, come sempre è stato, i propri personalissimi interessi. Che è poi il brand culturale, se mi si passa il termine, più gradito in chi in Berlusconi vede appunto l’anfitrione del fancazzismo nazionale, del menefreghismo fatto persona, dell’antistato in una sola parola.

Si presenterà con un aquilone fresco di bucato in mano, circondato dalle forze fresche, quei giovani (meglio dire: quelle giovani) di cui ha amato circondarsi in questi anni in parlamento (così li paghiamo noi). Facciamoglielo fare, tanto lo farebbe in ogni caso. Riavremo il suo bel faccione sui manifesti, che ci sorride e ci indica la strada per uscire dalla crisi. Il mondo intero ha riso di noi per anni, se tornasse a ridere non farebbe neanche più notizia. Facciamone un duce con tanto di divisa, il nero se ricordate lo indossava già da tempo. Che Monti si faccia pure da parte, il suo lavoro sporco per spianare il ritorno del cavaliere lo ha compiuto per bene. Alla sinistra, se riesce a farlo, il compito di organizzare la rivoluzione. Altrimenti ci organizzeremo da soli.

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