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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
POLITICA
29 novembre 2014
ITALIA CAMBI VERSO? (di Stefano Olivieri)


Non ci si annoia davvero. Perché è in questo periodo che l’elettorato del PD è continuamente chiamato a chiedersi se il suo partito, che esprime anche il premier del primo governo di sinistra della repubblica, sia davvero ancora democratico. Il dubbio è legittimo: l’alleanza con Berlusconi e NCD; la chiusura di ogni contatto con il sindacato e con le parti sociali, escludendo guarda caso Confindustria; il varo di una legge di stabilità e del Jobs Act che non solo confermano quanto già fatto dai precedenti governi Berlusconi, Monti e Letta, ma sono ancora più distruttivi nei confronti di tutele e diritti dei cittadini lavoratori e delle loro famiglie.

Ebbene, come se ciò non bastasse a fornire sufficiente materiale al dibattito politico, assistiamo oggi anche all’implosione del M5S. Dopo le ultime epurazioni di eletti grillini ( ho perso il conto fuoriusciti, forse sono già sufficienti per formare un gruppo autonomo senza ricorrere a quello misto ) il comico genovese dichiara di sentirsi stanco e di farsi dunque da parte, ma nel contempo nomina d’imperio i suoi cinque successori, scelti fra i grillini eletti alla Camera. Da quel che si vede se questo direttorio non si muoverà in fretta e bene, la sindrome orfanile spingerà gran parte dell’elettorato del M5S a rompere le righe, diventando di fatto terreno di caccia e conquista per le altre formazioni politiche.

Già, ma quali? Viene da ridere perché, PD a parte, anche Forza Italia non mostra buona salute. Il suo colorito è anzi cadaverico dopo l’ultima strapazzata elettorale in Emilia e in Calabria.

Resterebbe a questo punto soltanto la Lega Nord, cioè Salvini. La Lega in effetti ha già capitalizzato il brutto momento degli avversari, raggiungendo percentuali neanche mai sognate in Emilia e Calabria. E così il paese che vanta il passato più lungo e glorioso, e al tempo stesso la crisi economico sociale più penosa del pianeta, dovrà probabilmente affidarsi a uno di questi due contendenti, mentre nel frattempo tutte le formazioni politiche della seconda repubblica sono gravemente ammalate, se non già morte. Non c’è da stare allegri, perché i due saranno pure giovani con tanta voglia di fare, avranno pure il merito di aver rottamato la vecchia classe politica, ma non hanno dimostrato finora di saper passare dal dire al fare. Quel che mi preoccupa di più è anche il pensiero che in questa ansia rinnovatrice si sia finiti per buttare via il bambino insieme all’acqua sporca, così che adesso non ci si può neanche voltare indietro per tentare di raccogliere qualcosa di utile.

O forse sì, perché è rimasto Vendola. Però anche lui ha appena litigato con Emiliano e ha detto che rinuncia a fare le primarie con questo PD così deviato a destra. Non gli do torto e non credo, però,  neanche all’ipotesi di una rivoluzione proletaria nel mio paese. Forse, ma più che un dubbio, questo è ahimè un presentimento, il popolo italiano è più propenso ad accettare un nuovo duce. Vorrà dire che mi darò alla macchia e mi schiererò con i partigiani, che spero si formeranno nelle nostre campagne e montagne. Viva l’Italia.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it   


POLITICA
26 marzo 2010
IL BUIO OLTRE LA SIEPE (di Stefano Olivieri)
 

Dunque ricapitoliamo, adesso che è praticamente conclusa la campagna – si fa per dire – elettorale per le prossime elezioni regionali, che porteranno al voto più di 41 milioni di italiani. A ben vedere, il partito del premier Berlusconi dovrebbe fare un monumento ad Alfredo Milioni, invece di castigarlo : con il suo panino ha regalato al presidente l’inaspettata opportunità di riempire con l’ennesima crociata il vuoto imbarazzante, in particolare a livello locale, visto che queste sono elezioni regionali, di un governo militarizzato dalle incombenze legali del suo presidente. Grazie a Milioni Berlusconi ha anche inaugurato una vera inedita liturgia di regime : ha convocato tutto il suo governo sul palco targato PDL, ha fatto giurare gli aspiranti governatori nelle sue mani (non come Bossi, come qualcuno ha scritto, bensì come Napolitano, e anzi questo secondo me è stato lo strappo politicamente più rilevante fatto al capo dello Stato).

Il lavoro, la sua mancanza, la sua incertezza e la sua precarietà, le sue regole e tutele sempre più deviate a vantaggio del padrone, sono il pensiero fisso di due terzi degli italiani. Ma non se ne è parlato. La pressione fiscale, che continua a mortificare i lavoratori dipendenti e premia furbi ed evasori attraverso mille condoni e leggine fatte apposta, è l’altro batticuore dell’Italia, ma non se ne è parlato. L’acqua sempre più privatizzata, l’ambiente saccheggiato e mortificato dall’incuria, lo scellerato ritorno al nucleare del paese che ha più sole, vento e mare fra tutte le nazioni europee, è l’altro dubbio, soprattutto a livello locale, di tanti milioni di elettrici ed elettori, ma non è stato sciolto.

Infine l’apnea informativa. Mi ha fatto male, davvero fisicamente, seguendo ieri sera la trasmissione Raiperunanotte di Santoro, constatare l’abbrutimento culturale ed etico in cui scientemente l’uomo di Arcore ha voluto precipitare la sua gente, quelli che erano a piazza san Giovanni, per intenderci. Non contento del regime mediatico imposto da almeno vent’anni – che vale l’appannaggio di una intera generazione di elettori, alla fine li ha messi a pane e acqua, come si fa con le lumache per farle spurgare prima di mangiarle. Sono rimasto stravolto a sentire quelle voci, a osservare il fanatismo fondamentalista e acritico di quella folla sotto il palco, che subiva l’ultima violenza prostrandosi con il suo coro di sì e di no davanti al profeta. Nessuno di loro a chiedersi se le parole e le domande del premier fossero più o meno manipolate dal suo interesse personale, l’importante era partecipare al coro, era un rito orgiastico collettivo questo rispondere addirittura al dio in persona, affabulatore e carnefice al tempo stesso. Il pericolo dunque non è più Berlusconi, è piuttosto che cosa faranno, dove andranno e che cosa penseranno questi sventurati quando lui prima o poi non ci sarà più, e il suo verbo, il suo mantra saranno vapore che scompare al sole.

Sono sempre più convinto, purtroppo, che il nostro paese sarà costretto a pagare di nuovo pesantemente il suo biglietto d’ingresso nella democrazia, e che la nuova resistenza non sarà gandhiana. Se, come credo e spero, queste elezioni non premieranno Berlusconi, il futuro prossimo vedrà la sua fine o la sua ancora più arrogante e affrettata investitura a duce del terzo millennio. E io a quel punto sarò fra quelli, non so voi, che non resteranno a guardare, neanche per un attimo.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

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