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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
POLITICA
24 luglio 2012
ITALIA NON AVER PAURA DEL FUTURO (di Stefano Olivieri)


La patrimoniale sui grandi redditi è ineluttabile, anche perché è proprio lì che si annida la maggiore evasione. La pressione fiscale sul ceto basso e medio ha da tempo superato i limiti e nuovi aumenti genererebbero evasione forzata, per mancanza di risorse, anche fra chi non può evadere, come i lavoratori dipendenti e i pensionati.
E serve, anche e subito, vera giustizia. Pugno di ferro contro i grandi ladri, i grandi evasori, i grandi truffatori. Sono quelli che danno l’esempio, sono loro che hanno prodotto questo paese eticamente modificato. Se non si è inflessibili con questa gente – e Monti ha dimostrato di non riuscire, o di non volere, fate voi, esserlo – non si può governare l'Italia in questo momento. E' l’illegalità diffusa che fa scappare gli investimenti esteri dal nostro paese.
È inutile chiudere ogni volta la stalla dopo la fuga dei buoi. È inutile fare blitz a Cortina, o tassare gli elicotteri se poi ci si inchina di fronte ai potentati e alle banche amiche. Questo paese è fatto prima di tutto di tanta gente perbene, di lavoratori, di cittadini titolari di diritti, e non di banchieri.

Italia non aver paura del tuo futuro. Non aver paura a pretendere, anche nel mezzo di questa tremenda crisi, la piena sovranità delle tue scelte. L’Italia siamo tutti noi, non un governo tecnico che accetta le regole del libero mercato anche quando contraddicono apertamente gli stessi principi ispiratori della Costituzione.
Abbiamo i conti a posto, dicono. Siamo diventati virtuosi. Non lo è altrettanto chi aziona lo spread e in un attimo vanifica i sacrifici di milioni di famiglie. Investitori esteri ( ma anche italiani, c’è da scommetterlo) che giocano cinicamente alla roulette con il nostro debito pubblico. E il denaro che vincono lo nascondono, lo mettono al riparo lontano dall’Italia. È questa gente che si arricchisce sempre di più della virtù italiana, che continua a succhiare fin quando ci sarà da succhiare. Non solo denaro, ma anche il patrimonio immobilare e industriale, e il territorio. Prenderanno tutto e quando avranno terminato scompariranno con il malloppo.
Andiamo a elezioni e buttiamo fuori dal parlamento i ruffiani, i servi, i nani e le ballerine. C’è bisogno prima di tutto di vera democrazia, quella che restituisce voce e diritti ai più deboli e oppressi. Non si può andare incontro al boia. Il PD esca fuori subito da questo gioco al massacro.


Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

28 maggio 2012
GLI ULTIMI DELLA FILA (di Stefano Olivieri)


Così anche il calcio nostrano paga dazio alla repubblica delle banane. E alle cricche degli appalti, dei G8, dei terremoti e delle mille truffe italiche si aggiunge adesso anche quella degli scommettitori, un grumo nero di collusori e collusi che si spartivano ogni settimana torte plurimilionarie con le scommesse. È certa una cosa: l’appetito vien mangiando in questo paese dove si professano virtù pubbliche ma poi si spianano le strade soprattutto a chi ha collezionato avvisi di garanzia. Fra un po’, in parlamento, dovranno inserire una norma che chiarisce che possono essere eletti anche i cittadini normali, quelli che possono essere intercettati anche 24 ore al giorno senza che su di essi esca fuori qualche reato, quelli che non hanno avvisi di garanzia o sentenze passate in giudicato da esibire sul curriculum.

È una Italia a rovescio questa della crisi più nera dal dopoguerra, un paese dove i furbi resistono e si moltiplicano togliendo anche l’aria alla gente onesta. In questo mese di incubi fiscali e di suicidi, di terremoti e di bombe alle scuole, questa notizia degli ennesimi arresti di calciatori multimilionari è la classica ciliegina su una torta che era già guasta di suo, figurarsi adesso.

Servirebbe un colpo di reni energico e un definitivo irrevocabile cambio di rotta, per uscire da questa maleodorante palude. Perché dal lavoro allo studio, dalla salute al fisco, dall’ambiente all’energia, dall’informazione allo sport non c’è scenario dove, accanto all’esigenza della crescita, non si prenda in considerazione anche l’ipotesi della corruzione, della mancanza di trasparenza, della fine di ogni criterio meritocratico. Se non sapremo fare questo, rovesciare cioè totalmente questo schema, non ne usciremo fuori.

In un paese realmente democratico e sotto sforzo come il nostro, la prima regola dovrebbe essere quella di tutelare gli ultimi, perché il vero progresso civile non può ammettere effetti collaterali come l’aumento della miseria e della disperazione, come gli esodati e i disoccupati, come la compressione dei diritti dei lavoratori.

Partire dagli ultimi della fila, dai più poveri e derelitti, dai senza lavoro, dai malati e dai disabili e riuscire, avendo sempre sott’occhio le condizioni degli ultimi, a tirare su l’intero paese DEVE essere il compito di questo governo. Per ogni giorno che passa, per ogni abuso ancora impunito la sofferenza di chi continua a pagare e vede precipitare la propria condizione di cittadino e di contribuente, aumenta e comincia a cedere alla rabbia.

Non ci arriveremo tutti al 2013. Se la politica vuole tornare a esercitare il suo primato nelle scelte che contano, la risposta deve arrivare adesso. Il partito democratico si metta alla testa dell’Italia che vuole tornare a sperare, a pensare positivo, e presenti a Monti il conto. Patrimoniale subito, con prelievo progressivo da tutti i depositi che superino i duecentomila euro. E galera vera per i grandi evasori, senza sconti. I soldi in Italia ci sono, chiedetelo alla Banca d’Italia che ha fatto una indagine pochi mesi fa, scoprendo che il reddito medio delle famiglie italiane (immobili esclusi) è di 434mila euro. Il classico mezzo pollo a testa, anzi, altro che mezzo pollo! Qui si parla di un tacchino, e anche bello grosso. Che diventa un bue, anzi uno sconfinato armento di grassi bovini se andiamo a vedere le ultime dichiarazioni dei redditi che sono state rese note, quelle del 2005: i redditi più alti erano sempre, inesorabilmente, quelli di lavoratori dipendenti e di pensionati.

Come dunque si può riequilibrare la bilancia, se non con una patrimoniale che peschi oggi direttamente dai depositi? Come si può pensare che un paese, dove i ricchi esportano denaro all’estero e poi lo possono rimpatriare in modo anonimo con una tassa vergognosamente bassa (l’ultimo condono tombale di Tremonti), che in un siffatto paese la gente sia ancora disposta a lavorare con sempre meno tutele e poi ad andare in pensione con prestazioni economiche sempre più taglieggiate dal fisco? Come si può credere che si possa arrivare indenni al 2013?

Io dico: ora! Bersani risponda all’invito di Vendola e di Di Pietro, e lo faccia in fretta. Preferirei che Beppe Grillo restasse l’eccellente fustigatore del malaffare che ci ha mostrato di essere, piuttosto che vederlo trasformato in un improbabile premier sull’onda del disgusto che sta legittimamente montando dal basso.

Dobbiamo pensare a tutti gli italiani, in primo luogo agli ultimi della fila, che non hanno voce e sono invisibili. La velocità di una slitta dipende dal suo cane più lento, non da quello più vigoroso e veloce. Facciamoci indicare dagli ultimi la strada e sarà quella giusta. Perché se aiutiamo i più deboli a risollevarsi, avremo scritto al tempo stesso le regole per una nuova, più sana e davvero solidale crescita per l’intero paese. Dove dovranno esserci spazio e opportunità per tutti, non soltanto per i figlidi, a cominciare da quelli dei ministri. Un paese senza furbi e senza cricche. Riappropriamoci della sovranità che la Costituzione ha consegnato nel 1948 al popolo, riappropriamoci della politica con elezioni primarie in tutto il paese, riappropriamoci dei partiti che tentennano pensando agli interessi di bottega. Si scenda in piazza con le bandiere prima che altri lo facciano con le armi.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

4 marzo 2010
ARBITRATO, QUANDO AL PADRONE PIACE VINCERE FACILE ( di Stefano Olivieri)
 

C’è stato un effetto perverso in tutto il polverone di questi giorni sollevato dalle liste in bilico del centro destra. Con certa gente non c’è da distrarsi un attimo, perché mentre la Polverini e Formigoni mugugnano per il pericolo di non potersi candidare, i loro referenti già (auto)eletti in parlamento hanno fatto passare le norme che introducono l’arbitrato in materia di lavoro.

La cosa è gravissima sotto qualsiasi punto di vista, e non riguarda soltanto il futuro ma anche il presente, e tutte le categorie dei lavoratori dipendenti, anche quelli che si sentono oggi più garantiti. Perché con l’introduzione di un arbitro che delibera “secondo equità” e non più secondo le leggi dello Stato, a rimetterci non sarà certo il datore di lavoro, mai, potete contarci fin da subito. Qualsiasi contenzioso, dal più insignificante al più grave fino al licenziamento senza giusta causa, non avrà più l’ombrello della legge. Qui non si tratta solo dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, qui il ministro Sacconi ci ha proprio strappato l’ombrello di mano e lo ha rotto, tanto per intenderci.

Gli articoli 31 e 32 del disegno di legge 1167-B già approvato dal Senato fanno tabula rasa di decenni di lotte e di conquiste sindacali, e riportano indietro i diritti dei lavoratori ai tempi della prima rivoluzione industriale.

Il comma nove dell’articolo 31 cancella il giudice del lavoro, stabilendo che in caso di contenziosi tra il datore di lavoro e il dipendente sia un arbitro a decidere, secondo un non meglio definito principio di equità. Giusto per intendersi sul rischio che si corre, vorrei ricordare che nel nostro recente passato il “lodo Mondadori” fu risolto proprio così, non obbedendo alla legge ma ricorrendo appunto ad un arbitrato. E in un paese dove si comprano i giudici per aggiustare sentenze, figuriamoci che cosa può succedere con gli arbitri, anche senza pensare al calcio, che sarebbe troppo facile il paragone.

Inoltre il disegno di legge prevede la possibilità per il datore di lavoro di introdurre la scelta (fra giudice e arbitro) direttamente nel contratto di lavoro, ed è più che lecito pensare che la pressione esercitata su chi deve essere assunto sarà fortissima.

Per di più i contratti di cui dovrà occuparsi l’arbitro - che sarà scelto dalle parti - verranno scritti e certificati da apposite commissioni, ovvero da enti bilaterali costituiti da sindacati e imprenditori. E se penso ai linguainbocca di Cisl e Uil e governo di questi ultimi mesi, non esito a credere che la CGIL resterà sempre più isolata nella difesa dei diritti dei lavoratori dipendenti di qualsiasi ordine e grado.

Siamo davvero alla frutta. Ieri sera su Sky tv si lanciava un sondaggio per schierarsi pro o contro l’adozione della patata transgenica, e sul tema c’era anche chi ipotizzava un vero e proprio referendum. Ecco, questa è diventata l’Italia, si lanciano i referendum sulle patate mentre padroni e padroncini mettono il cappio al collo ai loro dipendenti, con tanto di avallo legislativo di un governo e di un premier che non hanno mai nascosto la loro predilezione per la classe dei padroni.

Un governo di yesmen senza amor proprio, a parte l’indecorosa insipienza istituzionale : il presidente del senato Schifani che sul caso liste dice di guardare più alla sostanza che alla forma; Larussa che lancia cupe intimidazioni (ed è ministro della Difesa, roba davvero da far paura); Alfano (Giustizia) che si schiera sfacciatamente dalla parte del suo capo politico nella valutazione di merito dell’ultimo legittimo impedimento (il cdm in cui è stato deciso il ddl anticorruzione) non riconosciuto dai giudici di Milano. Questi qui non sono ministri della repubblica italiana, questi parlano e si schierano da politici, a cominciare dal premier, dimenticando sempre, comunque e ovunque che chi rappresenta le istituzioni dello Stato dovrebbe essere SEMPRE terzo e al di sopra delle parti. Questo governo fa ridere, anzi fa piangere per la sua inadeguatezza, perché l’Italia non può più aspettare. Mandiamoli davvero a casa tutti, in blocco, anzi mandiamoli in galera e buttiamo la chiave. Chi li ha votati ed è lavoratore dipendente si vada a leggere attentamente tutto ciò che la stampa sta pubblicando su questa loro ultima bischerata, il ddl 1167-B appena approvato al senato, e poi rifletta un attimo su ciò che lo aspetterà in futuro. Fare tabula rasa di tutti i diritti in virtù di una logica da “mimandapicone” forse può aiutarti una volta, magari anche due, ma consegnare il tuo destino nelle mani di un padrone che non riconosce i diritti collettivi, alla fine ti fa perdere. pensateci. Se non per voi stessi, per le vostre famiglie e i vostri figli.
 
Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

POLITICA
10 gennaio 2010
ROSARNO, CIO' CHE E' UTILE RICORDARE ( di Stefano Olivieri)
 

Dal 1900 al 1930 quasi tre milioni di italiani sono emigrati all'estero soltanto da Calabria, Campania e Sicilia.

Oggi sulle spiagge africane che si affacciano sul mediterraneo, dalla Libia alla Mauritania, si ammassano ogni giorno in decine di migliaia pronti a partire. Secondo l'organizzazione "Fortress Europe" tra il 1988 e il 2005 sono annegate alle porte dell'Europa 3908 persone in fuga dall'Africa. Solo nel canale di Sicilia, tra il 2004 e il 2006 sono morti 1641 immigrati. Nel Mediterraneo, dal 2002 al 2006 sono morti 2080 clandestini e 1117 cadaveri (uno su tre) giacciono ancora in fondo al mare. Non si sa quanti siano morti a causa dei respingimenti in mare.

La legge statunitense del 1885 (appoggiata dai sindacati) sul lavoro straniero escludeva gli immigrati giunti dall’estero con un contratto di lavoro. Questo per proteggere, in una economia di mercato deregolata, i salari americani dalla concorrenza di manodopera a basso costo. In Italia per questioni di sicurezza si sta facendo esattamente l’opposto, e se le tutele sul lavoro cederanno anche da noi al mercato ciò potrebbe produrre – e sta già accadendo - nuova disoccupazione nazionale e condizioni di schiavitù per gli immigrati.

Anche gli italiani sono stati clandestini, il popolo calabrese soprattutto lo sa bene. Nel secondo dopoguerra e fino agli anni 60 più di 100 italiani al giorno varcavano il confine francese attraverso le montagne di Ventimiglia, e c’è un punto in particolare, molto pericoloso a causa di un dirupo, dove ne morirono ben 87, precipitando al suolo da centinaia di metri.

I nostri primi emigranti negli Usa partivano col marchio della razza impresso; negli Stati Uniti si faceva infatti una netta distinzione tra nord e sud, all'arrivo veniva esplicitamente dichiarato come luogo di provenienza north-Italy e south-Italy : un'Italia a due razze. La prima di ascendenze nordiche e quindi meritevole di migliori attenzioni, la seconda di ascendenze mediterranee/africane con tutto quel che consegue. Vale la pena di ricordare che i “ south-italians immigrated “ dalla legge americana venivano definiti “di origini non chiaramente di razza bianca” . Esemplare l'esempio di un processo svoltosi nell'Alabama dichiaratamente razzista : un afro-americano accusato di aver avuto rapporti (proibiti per legge : reato di miscegenation) con una ragazza bianca di origini italiane,venne assolto perchè la ragazza essendo una calabrese non poteva definirsi di chiara razza bianca.

Negli Usa vige dal 1911 lo “jus soli”, il diritto di suolo : chi nasce negli Usa, anche da genitori stranieri, diventa cittadino statunitense e può votare per far valere i suoi diritti. In Italia vige lo “jus sanguinis”, il figlio di stranieri non ha alcun diritto di cittadinanza anche se è nato e cresciuto nel Paese, lavora nel Paese, ne paga le tasse e parla la lingua del Paese. Il figlio di stranieri nato in Italia deve attendere il diciottesimo compleanno, dopodiché ha la facoltà ( ma attenzione : per un solo anno, dopo il quale questo diritto decade) di fare domanda per acquisire la cittadinanza. Ma in molti non lo sanno e su questa opportunità non è stata fatta mai informazione da parte del governo.

Le condizioni di lavoro che trovarono i primi emigranti italiani in America non sono dissimili da quelle che incontrano gli immigrati nel nostro paese quando si imbattono in un padrone - e capita spesso - che non rispetta le regole. La percentuale media delle denunce per infortunio tra i lavoratori immigrati è dell'11,71%, mentre quella dei decessi è del 12,03%: una sostanziale uguaglianza anomala. Infatti nel rapporto emerso per i lavoratori italiani la percentuale degli incidenti è di gran lunga superiore a quella dei morti. Segno, secondo l'Eurispes, che per quanto riguarda gli immigrati molti infortuni - in particolare quelli non letali - non vengono mai denunciati.

L’Italia ha toccato recentemente quota 60 milioni, malgrado il suo bassissimo tasso di natalità. Tutto merito degli immigrati, senza i quali la nostra popolazione stagnerebbe e (ciò che più importa) invecchierebbe irrimediabilmente. Le prospettive sono dunque quelle di un paese in cui si fronteggeranno giovani in buona parte di origine straniera e anziani in grandissima maggioranza di origine italiana: un cocktail potenzialmente esplosivo che può essere disinnescato solo da una politica della accoglienza e della integrazione che sappia guardare al domani.

Uno studio di Unioncamere e dell'Istituto Tagliacarne, utilizzando dati relativi al 2006, ha accertato che è dovuto agli immigrati il 9,2% del valore aggiunto, corrispondente a una quota di 122 miliardi del Pil. Solo nel 2006 le imprese appartenenti a immigrati hanno assicurato un gettito fiscale pari a 4 miliardi di euro. Nel 2007 era già arrivato a 5,5 miliardi. Senza contare che anche i lavoratori dipendenti stranieri hanno un peso ormai rilevante nella nostra economia: l'Inps ha accertato che gli immigrati assicurano, annualmente, un ammontare di 5 miliardi di euro come contributi previdenziali e, al contrario, percepiscono ancora un numero molto limitato di pensioni, essendo per lo più lavoratori giovani.

Nella piana di Gioia Tauro, detta spesso anche piana di Rosarno, vive la terza comunità italiana di popolazione extracomunitaria. Vive, ho detto, dovrei dire sopravvive in condizioni di assoluto degrado sia per le condizioni di lavoro – nella stragrande maggioranza dei casi occorre parlare di riduzione in schiavitù – sia per la totale mancanza di alloggi messi a disposizione ( e i migranti si sono dovuti arrangiare, nascondendosi di notte in baracche e in cantieri abbandonati). La popolazione locale, la stessa che in questi giorni è scesa in piazza per la caccia al nero, sprangando gli emigranti, sparandogli addosso, investendoli con l’auto, addirittura andandoli a cercare sulle ambulanze, dovrebbe riflettere sulla enorme possibilità che invece questa povera gente sta offrendo al popolo calabrese : quella di scuotersi dal giogo secolare della ndrangheta, che nel sud ha sostituito lo stato. Maroni ha sbagliato – e lo sa bene – a dire le cose che ha detto, ma qui il problema sarebbe principalmente di Sacconi, il ministro interessato a far rispettare le regole sul lavoro. Qui c’è la schiavitù, il diritto di vita e di morte sull’immigrato da parte dei padroni, e c’è soprattutto la solidale omertà di una popolazione locale che mostra di preferire di essere rappresentata in strada dagli sprangatori mafiosi a una sana, difficile, certamente pericolosa battaglia popolare dei diritti che non sono solo quelli degli immigrati, badate bene. Sono di tutti. Dovrebbero anche a Rosarno, come già successe a Locri, piuttosto scendere in piazza accanto ai neri dietro lo striscione "E adesso ammazzateci tutti". Questo dovrebbero fare per una vera battaglia di riscatto legalitario di un sud italia che oggi, nello stesso istante in cui si illude di cacciare gli ultimi dietro di se, in realtà stringe attorno al suo collo ancora più stretto il giogo della mafia, della ndrangheta, della camorra.

L’Italia, trampolino del mediterraneo, ha fra i suoi fondatori i greci, i saraceni, gli africani, i normanni e i longobardi, e grazie agli etruschi – stando alle ultime attendibili risultanze dell’archeologia moderna – perfino i turchi. Questo tanto per rispondere a chi oggi richiede che la Turchia stia fuori dalla UE, senza sapere che noi i turchi ce li avevamo in casa da millenni. E poi non passerà tempo e busseranno alla nostra porta anche i “rifugiati ambientali”. Un rapporto dell'Aiuto norvegese ai rifugiati rivela che la Danimarca è l'unico Stato europeo a dare asilo ai profughi del clima, ossia a persone che abbandonano il loro Paese a causa dei mutamenti ambientali. Ma secondo il quotidiano di Copenhagen, Berlingske Tidende, anche Svezia e Finlandia hanno previsto nelle rispettive leggi sull'asilo una clausola che consente d'accogliere questi rifugiati. E in Norvegia una normativa analoga entrerà in vigore l'anno prossimo. Il nostro paese non ha ancora affrontato il tema dei profughi ambientali e ha appena introdotto il reato di clandestinità.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

POLITICA
30 dicembre 2009
TRENITALIA VERGOGNA ! (di Stefano Olivieri)
 

Allego la foto di un neonato focomelico per scuotere dal torpore chi non si è ancora indignato. Io sono indignato, oltre che addolorato, per il caso del giovane disabile che dopo essere riuscito a salire, con enorme fatica e senza l’aiuto di nessuno perché privo di braccia, sul treno, è stato poi costretto a scendete perché non era riuscito a fare il biglietto in tempo ( ma aveva i soldi in bocca e li mostrava alla controllora). Intendo qui denunciare il comportamento di Trenitalia e di chi, operando in Trenitalia, come il zelante controllore in gonnella che per altro non ha voluto fornire le sue generalità ( omissione che deve essere immediatamente sanzionata, così come il comportamento omissivo della polizia ferroviaria che avrebbe dovuto pretendere il rilascio di tali generalità, come prescritto anche in caso di reclami circostanziati a un ben specifico operatore da parte del pubblico viaggiante), non ha voluto ragionare come si dovrebbe in certi casi.

L’episodio, descritto fra l’altro anche a questo indirizzo, è la prova fra l’altro di una penosa deriva etica che sta accompagnando il nostro popolo nel suo insieme, e contro la quale è necessario mettere un argine. Lo affermo da padre di un giovane disabile che combatte quotidiane battaglie di emancipazione contro la cattiveria, il lassismo complice, l’ignoranza dei cosidetti normodotati. Ma tutto il paese dovrebbe indignarsi.

Trenitalia NON HA RAGIONE. Non ha ragione sicuramente sotto il profilo etico, ma neanche dal punto di vista giuridico. E se il governo ( Trenitalia reta comunque partecipata dallo Stato italiano) non interviene tempestivamente su una vicenda così vergognosa, si mette anche lui dalla parte del torto.

Trenitalia si vada a leggere le norme italiane a tutela dell’handicap, a cominciare dalla legge 104 del 1992 e finendo al dl 151 del 2001. Ma soprattutto si legga con attenzione la DIRETTIVA EUROPEA n. 1371 del 2007 ( il testo completo lo trovate qui ) che al punto 10 delle considerazioni iniziali della legge recita così :

I servizi di trasporto ferroviario di passeggeri dovrebbero andare a vantaggio di tutti i cittadini.Di conseguenza,le persone con disabilità e le persone a mobilità ridotta, a causa di disabilità, età avanzata o per altre ragioni,dovrebbero poter accedere al trasporto ferroviario a condizioni comparabili a quelle degli altri cittadini. Le persone con disabilità e le persone a mobilità ridotta hanno diritto, al pari di tutti gli altri cittadini, alla libera circolazione,alla libertà di scelta e alla non discriminazione. Tra l’altro, si dovrebbe prestare particolare attenzione alla comunicazione alle persone con disabilità e alle persone a mobilità ridotta di informazioni concernenti l’ accessibilità dei servizi ferroviari, le condizioni di accesso al materiale rotabile e i servizi offerti a bordo. Per assicurare ai passeggeri con menomazioni sensoriali una informazione ottimale sui ritardi si dovrebbero usare, a seconda del caso, sistemi visivi ed acustici. Le persone con disabilità e le persone a mobilità ridotta dovrebbero poter acquistare il biglietto a bordo senza maggiorazione.

Trenitalia pur avendo adempiuto con propria normativa interna agli obblighi prescritti dal regolamento, ha ritenuto di non accettare il suggerimento della Commissione europea. In fondo – evidentemente – gli affari sono affari, anche davanti a un focomelico. Vergogna !

Spero davvero che un parlamentare PD presenti una interrogazione in Parlamento, per sapere se il Governo intenda sanzionare ufficialmente il comportamento di Trenitalia e a pretendere modifiche immediate del regolamento in questione.
Il progresso di un paese si vede da come sono trattati i cittadini più deboli. E questo non è certo un bel vedere. Facciamo viaggiare gratis ( cioè a spese nostre) su aerei di Stato veline e cantori per il divertimento del premier e dei suoi amici, e poi facciamo scendere dal treno un disabile che aveva i soldi del biglietto in bocca. Vergogna, vergogna, vergogna ! Vergogna anche al Governo se non interviene immediatamente.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it


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permalink | inviato da Stefano51 il 30/12/2009 alle 14:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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