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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
POLITICA
25 settembre 2011
Buongiorno Italia ( di Stefano Olivieri)

Roma, 25 settembre 2011.  Buongiorno Italia. Fra tre mesi è già Natale e tutto va peggio.
 
Settembre, andiamo. Dove? Gli stazzi abruzzesi sono scomparsi, i pastori hanno perso le pecore, i tratturi antichi asfaltati per le auto e l’adriatico selvaggio, beh, inutile che ve lo dica. Italia mia dove sei finita. Terra di poeti sognatori, di pensatori insigni, di scrittori sopraffini. La tua storia, la tua cultura millennaria, il tuo ambiente nelle mani di omuncoli e donnette avide capaci soltanto di compiacere il maligno. Restano due alternative a chi voglia ostinatamente continuare a usare la penna: rifugiarsi nell’irrealtà meravigliosa ma sterile o accettare la battaglia sfidando l’incuria, l’indifferenza, il sonno mortifero di un intero paese.
 
I bimbi tornano a scuola, le giornate si accorciano e non c'è grano in cascina, arriva il fresco e con esso la paura di quanto costerà, quest’autunno, riscaldarsi. L’Europa e l'Italia, terre di grandi promesse e opportunità, continuano a temere i mercati e non si affidano alle loro genti che pure hanno voglia di fare, di ricostruire una esistenza sostenibile e compatibile con risorse dimenticate, mortificate da un potere ignorante.
 
Possiamo affacciarci a un nuovo tenebroso medioevo o al futuro, sta a noi scegliere quale delle due vie. Sono ambedue pericolose ma se chiediamo ai nostri figli non avranno esitazioni a scegliere. Lasciamoci per una volta guidare dal loro entusiasmo e non dalla nostra disperazione, disfiamoci della zavorra, cacciamo i mercanti dal tempio della democrazia e lasciamo andare su questa vecchia mongolfiera. Ci porterà sopra le nuvole, a rivedere il sole.
 
Stefano Olivieri
POLITICA
12 settembre 2011
ARIA DI "GRAN CONSIGLIO" IN CASA PDL ( di Stefano Olivieri)


Arrivano alla spicciolata, si affacciano e poi se ne vanno. Il neo segretario Alfano vara preoccupato la linea durissima (alla faccia della democrazia interna) e annuncia che d’ora in poi coloro che non saranno d’accordo con le scelte del partito si dovranno “accomodare ai bordi del campo”. Beppe Pisanu, la Marcegaglia, Bonanni della Cisl. Alemanno da Roma, Tosi da Verona ( non è PDL ma il suo niet fa ancora più male, se possibile). Infine la Polverini, ma soltanto per adesso.

Il PDL perde i pezzi non soltanto come consensi nel paese, ma anche e soprattutto fra i suoi stessi eletti. Il cavaliere è sempre più nero e sempre più solo, in questo suo disperato tentativo di far sembrare l’Italia il paese dei suoi miracoli. Ora si dovrà guardare anche dagli amici, anche dai più fidati. C’è aria di fronda, da “gran consiglio” di mussoliniana memoria.

In Italia, del resto, non esiste purtroppo l’impeachment e in qualche modo si dovrà trovare una soluzione, all’italiana, appunto. Sicuramente ci stanno già lavorando, da qualche parte. Sicuramente a palazzo Grazioli pure, per una possibile e personalissima exit strategy. La magistratura incombe, e pare non più soltanto su questioni di badanti intime, stavolta. La via di fuga  va preparata per bene, in fin dei conti stiamo parlando del più grande statista degli ultimi 150 secoli. peccato che i suoi amici del nord Africa abbiano avuto qualche contrattempo, perchè a lui il caldo piace assai.

Alfano chiede ai grandi del PDL di rendere conto sul web dei loro finesettimana, per una questione di etica. Attendiamo di conoscere l’indirizzo web del blog del premier, per consultarlo.

Intanto Borsa e spread anche oggi tornano a segnare in Italia, purtroppo, profondo rosso. E la UE subito ammonisce di tenersi pronti per una manovra aggiuntiva e convincente. Sono inflessibili questi europei, forse vogliono vedere anche il taglio del presidente del consiglio, per convincersi.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

18 agosto 2011
CIO’ CHE IL DENARO DIVIDE ( di Stefano Olivieri)

 

Fra pochi giorni si ricorderà in tutto il mondo l’undici settembre del 2001. Sono passati dieci anni da quei momenti terribili e paradossali, pochi secondi in cui è cambiato il mondo. Quell’atto criminale pianificato nella sua sequenza affinché avesse il massimo impatto mediatico, colpì al cuore gli Stati Uniti d’America quando quel paese deteneva in modo indiscusso tutti i primati degni di nota, dall’economia alla democrazia. Il sogno americano andò in frantumi insieme alle twin towers e tutto il mondo si sentì improvvisamente orfano. L’obiettivo principale individuato da Bin Laden, la banca mondiale del commercio del World Trade Center, venne distrutto e il sistema consolidato di tutto il mondo finanziario ricevette una scossa terribile.

 

Sappiamo, ormai è storia, quel che successe dopo. Le guerre in Afghanistan e Irak portate da George Bush nel tentativo di riportare a casa lo scalpo di un nemico che aveva osato violare il suolo americano utilizzando i suoi stessi aerei di linea, un ulteriore schiaffo a un paese che aveva fra i suoi vanti quello di tutelare al meglio la sicurezza dei suoi cittadini e del loro denaro. Poi venne, e non a caso, la crisi immobiliare innescata dai subprimes e da una finanza privata sempre più deregolamentata da un governo disattento: in fondo a Washington in quel periodo poteva far comodo che qualcuno allargasse le sue borse a cittadini che non avevano disponibilità alcuna per acquistare casa, era come nascondere la polvere sotto al tappeto sperando di farla franca (tanto Bush era già al suo secondo mandato e non sarebbe stato più rieletto, e l’industria della guerra reclamava per se tutto il denaro pubblico disponibile).

 

Quella crisi, oggi lo sappiamo, ha infettato tutto il mondo, Italia compresa. ma il sistema che ha generato quella crisi è ancora lì, vivo e vegeto, nascosto da qualche parte a Wall Street e in qualsiasi altra parte del pianeta dove si continua a pensare di far carne da macello delle persone e delle famiglie, pur di accumulare denaro.

 

L’America almeno ha buttato in galera qualcuno, noi in Italia non abbiamo fatto neanche quello. La ricetta liberista è fallita ma nessuno la vuole mettere ancora da parte, negli Usa come nella vecchia Europa. E in Italia, naturalmente. Il mercato non può sostituirsi allo Stato, e uno Stato non può tenere insieme i suoi cittadini obbedendo alle leggi di mercato. E’ un ossimoro che non sta in piedi e la politica dovrebbe prenderne atto. Una politica, ovviamente, che fosse terza, fuori dai giochi sporchi.

 

Ciò che il denaro divide, l’uomo può e deve riunire. I popoli, le comunità nazionali e transnazionali possono fare molto in questa crisi, ma devono prima di tutto mettere le mani addosso ai propri rappresentanti politici, facendo deflagrare una volta per tutte, laddove esista, la conclamata incapacità di una classe politica corrotta e piegata agli interessi di pochi. L’Italia di Berlusconi non è divisa in due, sinistra e destra, ma in sessanta milioni di unità, quali e quanti sono i suoi cittadini, separati l’uno dall’altro dai crediti e dai debiti, l’un contro l’altro armati per recuperare ciò che è stato perso o ciò che si vuole conservare. Per questo non riusciamo più a scuoterci, non siamo più una comunità, non ragioniamo più come un solo popolo, altrimenti forze come la Lega, che professa egoismo e razzismo, non avrebbero preso piede. Mettiamo da parte l' ideologia e pensiamo a ritirare su tutti insieme questo paese. Senza trucchi, con la semplice forza dei numeri, i nostri. Non occorre essere arroganti quando si è in tanti.

 

E’ molto semplice azzerare tutto e ricominciare, basta mandare a casa questo governo ed eleggere nuovi rappresentanti sulla base di regole trasparenti e democratiche. Serve una opposizione con gli attributi, che non parli soltanto ma convochi immediatamente milioni di cittadini davanti a palazzo Chigi contro una manovra eversiva come questa. Tanto ferragosto è già passato, per chi ha potuto festeggiarlo.

 

Non c’è più tempo per le parole né per gli alambicchi di Tremonti. Berlusconi non si azzardi a toccare i salari, gli stipendi e le pensioni, la tredicesima e addirittura la liquidazione dei dipendenti. E non vada a dire in giro che queste scelte gliele impone la UE, perché delle due l’una: o fa il presidente del consiglio del governo italiano e allora si prende in toto la responsabilità dei suoi errori e delle sue gravi scelte anche di fronte al suo elettorato di riferimento, oppure si dichiara commissariato dalla UE e in quel caso deve dimettersi immediatamente per manifesta incapacità. Non può stare, come al solito suo, con un piede in due staffe. Troppo comodo per lui.

 

Comunque io resto del mio parere: questo governo non arriva a Natale e questo autunno sarà il più caldo degli ultimi trenta anni. Accetto scommesse.

 

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

 

6 agosto 2011
Quattro pilastrini e una bella colonna ( di Stefano Olivieri)

Dunque L’Italia non è commissariata dalla Ue, come ci ha spiegato ieri l’esimio premier Berlusconi. E’ piuttosto il governo italiano che si sta attivando, forse addirittura per salvare il mondo. Il venerdì, appena qualche mese fa, era di solito dedicato alle seratine simpatiche e ai bunga bunga, ma ora finalmente il presidente ha preso atto che la crisi c’è, anche se naturalmente sempre per colpa di altri, mai sua neanche in parte.
 
Così insieme a Tremonti ci ha spiegato i quattro pilastri su cui poggerà la rinascita italiana. Sul fronte del lavoro viene annunciata una profonda riforma ( ancora? …) che sicuramente finirà per sforbiciare del tutto ciò che è rimasto dei diritti dei lavoratori. Che non esisteranno praticamente più, visto che al posto del loro statuto si vuole varare lo “statuto dei lavori”, in salsa berlusconiana naturalmente (Sacconi applaude convinto). Poi ci sarà l’altra chicca, quella di rendere ( con variazione costituzionale) libero tutto ciò che non sia espressamente vietato dalla legge: i birbaccioni creativi sono già al lavoro, ne vedremo davvero delle belle.
 
Poi gli altri due pilastri: la delega assistenziale ( pesanti ritoccatine al welfare) e la riforma fiscale. Semplicemente anticipate di un anno, senza mutare di una virgola il vergognoso disegno di legge. Ladri, mazzettari, corrotti e corruttori, presidenti di cricche e loro affini possono star tranquilli, nessuno li toccherà. La pompa idrovora governativa sarà immersa soltanto laddove sa di alimentarsi con facilità: lavoro dipendente e pensioni. Il fatto che l’Italia sia il paese in cui la quota di reddito nazionale che si ottiene attraverso il lavoro sia la più bassa dell’Ocse, e che più del 45% del reddito nazionale sia detenuto da appena il 10% delle famiglie (dati Banca d'Italia 2009), non preoccupa minimamente Berlusconi.
 
Dovrebbe preoccuparsi invece e molto il popolo italiano, e mettere in atto adeguate contromisure. Tempo ce ne è molto poco e l’emergenza è tale che a questi pericolanti pilastri andrebbe almeno aggiunta una colonna di rinforzo, sia pur temporanea, che riporti equità: la tassa PATRIMONIALE applicabile alle rendite da capitale al di sopra di una determinata cifra e a tutti i beni di lusso. Prima di strangolare del tutto le famiglie ( col rischio neanche tanto remoto di innescare una violenta insorgenza civile) vanno sgrullate e tanto le tasche piene. E con quei soldi si rifinanzia la crescita. Se trovate altri rimedi ditelo. Ma Berlusconi non può farlo, per questo se ne deve andare.
 
Stefano Olivieri
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