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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
30 ottobre 2015
MARINO FUORI, A ROMA VINCE MAFIA CAPITALE (di Stefano Olivieri)


Per farlo fuori alla fine si sono uniti tutti. Da Il Fatto Quotidiano: “Ventisei consiglieri hanno depositato le proprie dimissioni dall’Assemblea capitolina decretando la decadenza di giunta e consiglio. Con i 19 esponenti del Pd hanno rimesso il mandato altri 7 consiglieri, di cui due della maggioranza (Centro democratico e Lista civica Marino) e 5 dell’opposizione. Tra questi ultimi anche due della Lista Marchini, Alfio Marchini compreso, due della lista di Fitto Conservatori riformisti, uno del Pdl.”


Come Cesare fu colpito alle spalle, coperto dal suo mantello dagli assalitori affinchè il suo sguardo non potesse incrociare quello dei suoi assassini, così a Roma gli assessori comandati da Renzi hanno preferito dimettersi e mescolarsi ai consiglieri di destra pur di non affrontare in aula il confronto con il sindaco dimissionario. Perché i romani, gli italiani tutti non possano vedere quanto il PD, il suo PD è ormai distante dall’etica della politica professata da Marino e apprezzata da quel 64% di elettori romani che lo elessero sindaco.

Marino però esce a testa alta e il re, travicello, invece è nudo. L’ombra del malaffare incombe sul suo partito che non ha saputo, o forse non ha voluto, selezionare al suo interno e poi controllare le persone giuste che all’indomani della giunta di Alemanno potessero ripulire l’amministrazione comunale, infettata dal malaffare. C’è voluta l’inchiesta giudiziaria su Mafia capitale per mettere a nudo il re e la sua triste corte, quella che lucrava sui più indifesi come i migranti e i disabili, quella degli Odevaine e dei Buzzi che facevano soldi e mortificavano questa grande bella città e i suoi inconsapevoli cittadini. Il PD non è stato estraneo e a poco serve oggi dire che i cattivi sono stati cacciati, che il bubbone è stato espulso. Perché, insieme e in testa ai cattivi, Renzi ha voluto cacciare l’unico onesto che mafia capitale, per ammissione dei suoi stessi capi, non è riuscita a corrompere. L’unico alieno, l’unico “marziano” che questo PD ormai diventato ben altro che un partito democratico, non è più in grado di riconoscere non da oggi, ma dalla data della discesa in capo di Marino, che vinse il Campidoglio utilizzando una sua lista civica, perché già allora erano marcate le differenze di programma, di vedute, di idea della politica fra Ignazio Marino e il suo partito di appartenenza.

Il sogno di Marino si infrange qui e già si sente rumore di forchette e di ganasce pronte al banchetto. Ma non si fermerà la rabbia e la voglia di pulizia dei suoi sostenitori.
Renzi dice : “E adesso tutti al lavoro!” Non dubiti, presidente, che ci metteremo subito in movimento. Sappia il prossimo sindaco e i suoi assessori che conteremo le pulci a tutti, con meticolosità e senza timore, e non faremo sconti a nessuno. Da oggi ogni uomo e ogni donna eletta del PD e i suoi parenti e affini, fosse anche il padre del premier, saranno passati al setaccio perché quando è troppo è troppo, e davvero non se ne può più.


Il dado è tratto e il nostro esercito è povero di armi ma ricco, strabordante di gente onesta e di buona volontà. Sapremo resistere e sapremo vincere. Caro Ignazio Marino, con il tuo candore e la tua naturale inadeguatezza al malaffare, ci hai indicato la strada che seguiremo. Se lo vorrai la percorreremo insieme.

Grazie.

Stefano OLivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

30 ottobre 2015
Marino ritira le dimissioni e Renzi ritira gli assessori (di Stefano Olivieri)


Roma, 30 ottobre 2015

Marino ritira le dimissioni e Renzi, per cacciarlo, ritira gli assessori comunali renziani senza esitare a chiedere aiuto alla destra per i voti che gli mancano.
E i romani? Ritireranno il voto al PD alle prossime comunali, c'è da starne certi.
Le cose stanno così, l'unico uomo che Mafia capitale non era riuscita a corrompere lo vuole cacciare via il premier, che come presidente del Consiglio abbaia parecchio ma come segretario di partito, lo stesso partito a cui appartiene Marino, eletto sindaco con il 64% dei voti mentre Renzi non è stato eletto premier da nessuno, come segretario di partito , dunque, non si vuole sporcare le mani e lascia che a occuparsi del caso Marino sia Orfini.
Ma se mafia capitale e il premier Renzi vogliono cacciare Marino, la proprietà transitiva mi spinge a dire che fra mafia capitale e il premier Renzi ci possa essere un qualche interesse comune, sicuramente molti uomini del Pd romano avevano e spartivano interessi con la criminalità organizzata e infatti sono in galera in attesa del processo che inizierà fra pochi giorni.
Renzi non vuole che, a quel processo, Marino sia ancora in carica, perché il sindaco saprebbe bene su chi puntare l'indice accusatore e ciò farebbe deflagrare la crisi del partito di maggioranza ben oltre i confini di Roma.
Sono stati così meschini a palazzo Chigi da offrire al sindaco la buona uscita di un'alta carica scientifica non meglio definita. Suggerimento certamente giunto dal nuovo consigliori del premier, Verdini, che ha enorme esperienza come posteggiatore di politici trombati.
E Matteo Orfini, non era un attivissimo "giovane turco" appena due anni fa? Ricordo (da polisblog) che dopo le prime primarie perse contro Bersani "...Con Matteo Renzi tornato a fare a tempo pieno il Sindaco di Firenze, i renziani che pensavano di essere sul punto di conquistare il partito si sono fatti un po' da parte. E hanno lasciato gli onori delle cronache alla loro controparte più organizzata: i 'giovani turchi' del Pd. A sinistra del partito, fedeli a Bersani, oppositori di Renzi e del suo 'liberismo riformista': il gruppo capitanato da Stefano Fassina si appresta a sbarcare numeroso in Parlamento (si parla di una cinquantina di deputati) grazie al successo alle primarie del Partito Democratico e alla vicinanza con il segretario...."

Ebbene sì, Matteo Orfini era un giovane turco fra i più aguerriti. Si vede cha adesso il liberismo riformista gli piace.

Ultima chiamata per Bersani e i suoi: uscite da questa fogna di partito, che verrà molto presto giubilato. E sarà l'unica cosa buona di questa immonda crisi capitolina.

Stefano OLivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it


8 novembre 2011
E' SALITO AL QUIRINALE QUEL GRANDISSIMO MAIALE ( di Stefano Olivieri)

HA ASPETTATO CHE LO SPREAD ARRIVASSE A 500,

E' dal 1994 che quest'uomo, prendendo il potere, sta turlupinando il popolo italiano. E' da 17 anni che fa i comodi suoi seduto a palazzo Chigi, dopo aver trasformato il parlamento in una corte di ruffiani e ballerine da rivista di terz'ordine. E' da troppo tempo che il paese attende e adesso è arrivato il momento. Fra pochi minuti saremo liberi e questa data entrerà nella storia.

Ha sfiancato l'Italia, ci ha fatto indebitare fino alla prossima generazione prima di convincersi a staccarsi da quella poltrona che non gli è mai spettata. Il più grande statista degli ultimi 150 anni deve scappare via se non vuole finire in galera. Che se ne vada, anche se l'esilio è troppo poco per le porcate che ha commesso.

Ma dovrà pagare fino all'ultimo, lui e i suoi sodali. 

LIBERAZIONE

P.S. Aggiornamento dopo l'incontro con Napolitano: Berlusconi si dimette ma dopo l'approvazione del maxiemendamento. Speriamo che non diventi la tela di Penelope. E poi guardiamoci dentro a questo maxiemendamento che sarà presentato domani, perchè "in cauda venenum", non c'è da fidarsi di uno che non ha mai fatto il bene del paese.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

6 novembre 2011
IL GOVERNO? UNA MENSA AZIENDALE ( di Stefano Olivieri)

Il governo diventa una mensa aziendale e i buoni pasto li fornisce direttamente il premier. Un paio di post fa ho pubblicato una vetrina di saldi con quattro scilipotini in bella mostra ma mi sbagliavo, servirebbe una vetrata lunga almeno venti metri per il marketing che si va aprendo in queste ultime ore.
Che il premier fosse ricattabile per le cose che tenta di fare con il suo pistolino già lo sapevamo. Le ragazze che lo circondano sono abbastanza furbe e da tempo hanno capito di aver incontrato sulla loro strada babbo natale. Le descrizioni delle seratine eleganti del cavaliere hanno fatto il giro del mondo e l’Italia del bungabunga ha purtroppo preso il posto di tante altre cose di cui andavamo e andiamo fieri.
Il premier pensa che tutto sia merce e dal momento che è ricco sfondato, tutto ha cercato di comprarsi. Le intercettazioni fra lui e Saccà quando vacillava il governo Prodi ci hanno descritto molto dettagliatamente in quanti modi si possa camuffare l’acquisto di un parlamentare. In questi ultimi dieci anni, di cui otto sotto la sua presidenza, molti parlamentari hanno cambiato casacca diventando più o meno “responsabili” soltanto di se stessi, non certo più della delega ricevuta dagli elettori. È effetto, il più rognoso e infame, della legge Calderoli, che ha trasformato il parlamento in un votificio, tutti lì a premere il pulsante all’ordine del padrone.
 
Ora è finita e l’esercito dei camaleonti è in agitazione. Chi scrive lettere, chi si trasferisce nel gruppo misto, chi rilascia dichiarazioni, chi decisamente si trasferisce altrove, per esempio da Casini, albergatore affabile e riconoscente.
 
E allora Berlusconi si ricorda di essere l’unto del Signore e procede alla moltiplicazione dei pani e dei pesci. Dopo aver ipertrofizzato il suo governo appena poco tempo fa con una bella infornata di new entries responsabili, ora li farà dimettere perché si deve fare posto a tavola per altri. La scena è davvero da fine impero perché mentre il governo si va sgretolando, nascono drappelli di sottosegretari pronti ad aggrapparsi alla nave che affonda e ad arraffare fino all’ultimo momento un po’ di briciole di potere. Briciole, per inciso, che paghiamo noi, mica il cavalier Berlusconi. Così come abbiamo pagato le sue giovani badanti ben sistemate dal parlamento italiano a quello europeo, o negli enti pubblici, on alla presidenza del Consiglio. L’infiltrazione è stata così capillare e sistematica che ci vorrà uno spoil system di quelli davvero seri per derattizzare tutto, dalla Rai ai ministeri, quando arriverà il momento.
 
Che arriverà presto, molto presto. Io ho già avvisato casa del mio day after: mi prenderò due giorni di ferie dal lavoro e andrò in giro nudo con l’impermeabile a terrorizzare le vecchiette che dieci anni fa hanno votato Berlusconi dicendo: “È tanto una brava persona, lasciamolo provare!”.  E se mi arrestano dirò che sono nipote di Mubarak.
 
Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it
26 ottobre 2011
NOIO VULEVON SAVUAR... (di Stefano Olivieri)


Ci faremo la solita pessima figura, con la “lettera di intenti” confezionata a quattro mani da Bossi e Berlusconi, sempre più compagni di merende. Arrossiamo al solo pensiero del premier che vola a Bruxelles con in tasca la pistola fumante del suo completo fallimento, un balbettìo di proposte accroccate fra loro, dai condoni alle pensioni, qualsiasi cosa pur di non toccare la grana del padrone e della sua classe di riferimento. Sarà macelleria sociale assicurata nel loro stile, forti con i deboli e deboli con i forti, il parlamento italiano non conosce ancora una riga di questa lettera. Vergogna !

 

Si è detto e si è scritto in queste ore dell’orgoglio nazionale, di come l’intero paese avrebbe dovuto rispondere a botta calda alle risatine di Sarkozy e della Merkel. Io credo che sia proprio l’orgoglio ad averci ammutolito, di fronte a un nostro rappresentante così inadeguato alla carica, alle responsabilità che gli competono. Più che orgoglio dunque, si tratta di vergogna. Perché anche chi non ha votato Berlusconi ogni giorno di più non riesce a capacitarsi di come un gran pezzo del paese continui a pendere per lui. E se anche il carisma personale del premier è precipitato nel fango, il suo partito di riferimento, quel popolo della libertà fondato sul predellino di una mercedes, continua a piacere a un quarto degli elettori. Tutti ricchi possidenti, timorosi di perdere i privilegi inanellati sotto le legislature del cavaliere? Non credo, i conti non tornerebbero. C’è piuttosto un problema di disimpegno politico e di sottosviluppo culturale che Berlusconi nel corso di questo ultimo quindicennio, in particolare, ha sapientemente coltivato attraverso le sue tv. La libertà di fare, meglio se fuori dalle regole. E di sopraffare chi è meno furbo di te. L’Italia berlusconiana, decontestualizzata dal resto del mondo, è un colorito presepe con tutte le sue maschere tragicomiche, i suoi ruffiani e le donnine attorno al re, l’uomo che appena qualche anno fa si diceva fosse in odore di santità, salvo scoprire quel che si è scoperto.

 

Così questa farsa si sta chiudendo. Non sarà oggi, i due compagni di merende si sosterranno l’un l’altro per non cadere, al solito. Ma l’Italia del lavoro e dell’ingegno, l’Italia di Marconi e di Leonardo, l’Italia della Fincantieri e dell’Iribus sta chiudendo bottega causa mancanza di governo. Non possiamo più permettercelo, l’orgoglio nazionale deve venir fuori non per rintuzzare un qualsiasi Luis De Funes (De Gaulle, Mitterand, Chirac non avrebbero mai avuto la caduta di stile di Sarkozy). Il nostro orgoglio ci deve servire per espellere dopo vent’anni il bubbone fetido di Berlusconi e della sua cricca. Più poveri, lo sappiamo, ma liberi di ricostruire il futuro, nostro e dei nostri figli. Con un governo attento al paese e rigoroso sul serio, non più compartecipato da zoccole e ruffiani compiacenti verso il padrone. Non aspettiamo che sia la Ue a dircelo.

 

Stefano Olivieri

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10 settembre 2011
AIUTIAMO NONNO SILVIO ( di Stefano Olivieri)

Ci siamo. La BCE staccherà la spina all’Italia, la borsa milanese va giù e lo spread si impenna. Marcegaglia molla Silvio e i sindacati si riavvicinano. Le intercettazioni spurgano frammenti del cavaliere sempre più ignobili e deprimenti, e non si tratta soltanto di vita privata stavolta, ne vedremo e ne leggeremo di bruttissime.
 
I nonni italiani sono una istituzione nelle famiglie. Stanno a casa e danno consigli a tutti, si prendono cura dei nipotini mentre papà e mamma vanno al lavoro. Certo, se sono un po’ troppo avanti con l’età possono diventare strani, perfino pericolosi e allora occorre stare attenti, prendere precauzioni. Levargli le chiavi dell’auto, perché non mettano sotto nessuno, per esempio. E togliergli anche il portafogli, perché non lo svuotino con la prima badante furba e civetta.
 
Nonno Berlusconi ormai è su questa china. Straparla e vive in un mondo tutto suo, dice che fa i miracoli ma in realtà il vero miracolato è lui, grazie ai suoi elettori che hanno creduto alle favole.
 
Ma non è più tempo di favole. Il grande Nulla avanza e ha già bucato i nostri confini un po’ ovunque. Inutile chiudersi in casa, occorre lottare, con passione ma anche con grande giudizio perché le risorse sono limitate, un errore ancora e l’Italia andrà in default.
 
Per questo il nonno va messo da parte, in condizione di non più nuocere. E con lui la sua corte di badanti, maschietti e femminucce. Se ne faranno una ragione, questo genere di personaggi non si piange mai addosso per più di due giorni, li vedrete di nuovo circolare, dopo, a cercarsi un nuovo nonno pieno di quattrini.
 
Facciamo presto Italia che è suonato l’ultimo avviso.
 
 
Stefano Olivieri
 

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28 giugno 2011
L'ITALIA NON PAGA PER SILVIO ( di Stefano Olivieri)
 

Arriva Luglio e il caldo. Il governo però non va in ferie perché in ferie ci sta già da tempo e gli elettori italiani non riescono, dopo amministrative e referendum, a dargli l’eutanasia. Andiamo per ordine:

Berlusconi è una stella cadente. La sua immagine è oramai connotata negativamente anche fra i suoi elettori, che hanno votato in massa per l’eliminazione del legittimo impedimento. Insomma, gente di destra che da destra ha girato le spalle a Berlusconi.

Ciò è avvenuto in coincidenza del picco della crisi economica interna. UE e agenzie di rating pronte a recitare il de profundis per il bel paese, 43 miliardi da impegnare in un risanamento strutturale dei conti pubblici. Chi pagherà stavolta?

Berlusconi spera ancora in qualche trucco all’italiana per ingannare i giudici europei e parla di manovrina, ma il suo ministro dell’economia lo contraddice subito e mette nero su bianco: 43 miliardi di tagli in tre anni, la maggior parte dei quali sbattuti a fine legislatura, a babbo morto, come si dice. Partono i primi balloon d’essay per camuffare l’ennesima strage degli onesti, si parla di tagli alla casta, sforbiciate ai bonus e agli stipendi degli eletti, lotta agli sprechi. E a sinistra qualcuno abbocca, nei forum qualche allocco scrive "bravo Tremonti!" . Ma la ciccia, al solito, è nascosta dietro. Tre aliquote fiscali (che premiano, lo si sa già, i redditi medio alti), un rialzo dell’iva (che colpirà soprattutto la spesa alimentare, danneggiando ancora di più la popolazione a basso reddito), infine blocco (ulteriore: erano già scaduti nel 2010 e bloccati fino al 2012) degli stipendi pubblici fino al 2014, turn over e innalzamento dell’età pensionabile. Come farà a ripartire il mercato interno, che ha da anni l'elettroencefalogramma piatto, il ministro dell'economia non lo spiega.

Questo è tanto. Come a dire che la crisi ancora una volta sarà a carico di lavoratori dipendenti e pensionati che hanno già dato e non hanno più nulla da dare, se non la voglia di menare le mani. Niente rialzo della trattenuta fiscale per le rendite da capitale, niente galera immediata per evasori-corruttori-corrotti e furbetti dei milleuno quartierini, niente lotta ai cartelli ( assicurazioni; petrolieri; etc) che devastano i portafogli italiani. Ma una cosa è certa, stavolta l'Italia non paga, arrivano i forconi in piazza.

LA RICETTA DI TREMONTI E’ CRIMINOGENA. E non è poi diversa da quelle precedenti. I governi Berlusconi prosperano sulle crisi ma poi non le sanno risolvere, questo è il problema. E gli italiani hanno smesso di avere la sveglia al collo, a cominciare dalle donne.

Ora Tremonti, da ministro più amato degli italiani, è caduto improvvisamente in disgrazia. Non lo vuole il PDL ( vedi Crosetto) perché si oppone ai desiderata del gran capo, che vorrebbe arginare le ultime disfatte elettorali con qualche contentito ai soliti noti; non lo vuole più la Lega ( e qui c’entra molto la disputa interna fra Bossi e Maroni, che si fanno i dispetti l’un l’altro per far vedere al popolo chi ha più voce in capitolo), ma non lo vogliono soprattutto gli italiani che già hanno pagato più del dovuto. Se a Tremonti è rimasto un barlume di giudizio e di amor proprio dovrebbe dimettersi e prendersi una lunga vacanza dalla politica. Stacchi intanto la spina a Berlusconi e il paese gli sarà riconoscente.

E veniamo all’opposizione che vuole trasformarsi in forza di governo. Bersani vuole andare subito al voto perché ha capito che per lui tira brutta aria. Non per il PD, proprio per lui, che tutti hanno indicato come “imbucato” alla festa per il successo di amministrative e referendum. Le prime hanno incoronato sindaci di altri partiti dell’opposizione, i secondi hanno fatto di Di Pietro uno statista. Forse in realtà non lo è ancora, ma sta studiando.

La quadratura del cerchio: l’avevo già indicata qualche mese fa. Bersani si faccia da parte e lanci la candidatura a premier di Rosi Bindi. Una donna, una seria e preparata, al posto dello squallido bungabungaman dello scorso millennio. Sono quasi sicuro che Vendola e Di Pietro sarebbero d’accordo, e Casini tornerebbe silenzioso. Però in fretta ragazzi, che la situazione precipita.

Stefano Olivieri

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21 gennaio 2011
Volantino per dimissionare la Minetti ( di Stefano Olivieri)

Qualcuno, mi pare frapem, ha lamentato giustamente la poca reattività del PD in Lombardia sul caso Minetti. Per questo pubblico un volantino che ho appena realizzato con il simbolo pdnetwork e vi chiedo di esprimervi. Grazie

Stefano Olivieri

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28 settembre 2009
Quel futuro dietro l'angolo ( di Stefano Olivieri)
 



Quante fabbriche hanno riaperto dopo l’estate ? O per meglio dire, quante non hanno riaperto ? Di quanto è aumentata la tazzina di caffè al bar, un litro di benzina verde, il pane e la pasta, l’asilo nido, le verdure e la frutta di stagione ? Che cosa faranno i giovani appena diplomati quest’anno, si iscriveranno all’università o si cercheranno subito un lavoro? E quante sono le donne espulse dal lavoro nel corso del 2009, quante i licenziamenti immotivati, quanti i casi di mobing ?

C’è il paese del mulino bianco dove la scatola magica della tv detta le regole di sogni e bisogni, e lì tutto pare funzionare come nei film a lieto fine, i poveri che ammirano i ricchi e li emulano, i ricchi che si lasciano adulare benevolmente, il sovrano benigno che governa con saggezza stemperando con un sorriso le crisi del paese e invitando tutti all’ottimismo.

E poi c’è il paese dove quella tv è spenta, o è rotta, mal sintonizzata. Qui la gente presa dai suoi problemi è sfiduciata, preoccupata per un futuro che non arriva e un presente che replica all’infinito se stesso. Se sei fra quelli che ogni giorno pagano e arretrano nella scala sociale speri in un mutamento, e se questo cambiamento non arriva in tempo ti trovi inghiottito dal disagio, da un giorno all’altro sei costretto a rinunciare all’indispensabile, ti vendi l’auto, ti chiamano dalla banca per il conto scoperto conto, ti cominciano a rincorrere e tu sei costretto a scappare, scappare senza pensare più a niente. Padri di famiglia che non hanno più il coraggio di guardare negli occhi moglie e figli, giovani coppie che scoppiano per fallimento economico, suicidi che maturano nella solitudine e nell’indifferenza. Perché lo Stato non c’è, e non c’è più soprattutto la fiducia e la solidarietà fra la gente dello stesso quartiere, della stessa strada, della stessa sorte. Una volta si chiamavano compagni, condivisori dello stesso pane, adesso anche loro sembrano spariti, scomparsi insieme ai loro rappresentanti non più in parlamento, lentamente fagocitati da un partito democratico che mentre li accoglie stenta a digerirli perché qui dentro “sinistra” è diventata una parola sinistra e ti rende sospetto perfino soltanto il pronunciarla.

Ma allora dov’è il futuro dietro l’angolo, dove sta l’ascensore sociale che attendono i nostri giovani per spiccare il volo, dove sta la terra promessa della democrazia dei diritti ? Perché, se il progresso deve fare vittime, queste sono sempre dalla stessa parte ? In America Obama ha cominciato a parlare una lingua diversa, facendosi carico dei problemi della sua gente ma anche dei destini del mondo, qui da noi si chiude l’uscio di casa non ai clandestini ma a chiunque sia diverso, non omologato, non riconoscibile attraverso la rassicurante presenza del suo denaro, diventato l’unico passepartout nazionale. Chi non ti conosce non ti chiede più chi sei e che cosa sai, ma quanto denaro guadagni e sulla risposta ti misura all’istante.

Il benessere, o il disagio economico deformano tutto, travisano e differenziano la percezione del mondo reale. C’è chi attende un anno per risparmiare anche solo mille euro, e spesso neanche ci arriva, anzi si indebita e non per togliersi uno sfizio, ma per pagare il mutuo, i libri dei figli, la lavatrice nuova di casa. Il credito al consumo ha incravattato un numero straordinario di famiglie che dovranno affrontare l’ultimo miglio, il terribile 2010, partendo con l’handicap di debiti insostenibili. E le finanziarie lì pronte a mangiarti anche la casa, il “credito per nonni” inaugurato da un precedente governo Berlusconi ha continuato a falcidiare la classe media proprio nel mattone, il padre ipoteca la casa per realizzare un aiuto economico per se e per i figli, poi quando il vecchietto muore la banca si presenta agli eredi e chiede il saldo senza dilazioni, se non ce li hai la casa di tuo padre è andata.

Ma mille euro il popolo dei suv se li mangia a cena, senza manco accorgersene. E queste due Italie vivono una accanto all’altra ma non convivono più, l’una ha messo in schiavitù l’altra silenziosamente, senza strepiti. La politica non parla più di lavoro, di disagio economico, dei sogni infranti di chi oggi maledice il momento di aver messo al mondo dei figli in un paese che si dimentica di te se non hai nulla. Le piazze sono vuote, le fabbriche anche ma gli operai invece di scendere in strada salgono disperati e soli sulle gru, perché quel che conta non è urlare in questo paese di merda dove non ti ascolta più nessuno, ma farsi vedere nell’altro paese, nell’iperuranio del mulino bianco, entrare nell’occhio magico della tv e sperare di far così tanto rumore da indurre i potenti a darti per elemosina ciò che la Costituzione dovrebbe garantirti, una vita dignitosa per te e i tuoi figli, uno stipendio decoroso per il tuo lavoro quotidiano.

Hai voglia a dire : “dimentichiamo Berlusconi, altrimenti non cambieremo mai il paese”. Berlusconi c’èra già quando ancora non c’era, perché siamo da sempre il paese dei mimandapicone, degli eletti e degli elettori che non si scambiano mai di posto. Il paese era già bene avviato sull’incultura, sull’ignoranza e sull’indifferenza, Berlusconi gli ha soltanto dato una bella spinta. E adesso il risibile vantaggio di aver raggiunto il fondo è che non si può che risalire, ma attenzione : chi uscirà dal fondo del pozzo non riconoscerà nessuno e non farà prigionieri.

Domani il premier compie gli anni e i cortigiani mediatici gli regaleranno sicuramente l’ennesima sortita in tv. Lui contraccambierà regalando case ai terremotati e veleno all’opposizione. Poi fra circa una settimana ci sarà la lotteria del lodo Alfano e sapremo qualcosa di più degli ultimi maldipancia in casa Pdl. C’è già chi è al lavoro per un Alfano-bis, sicuramente, e a lui vorremmo consigliare : ma perché, invece di rimandare i processi del premier con quella brutta e ingombrante impunità, non fate una legge che costringa i magistrati a occuparsi immediatamente e velocemente delle incombenze legali delle 4 cariche dello Stato ? Se il problema è, come si dice e come ha spiegato la stessa avvocatura dello Stato, quello di non fare perdere tempo inutile al premier, ebbene il rimedio esiste. A botta calda, se c’è una accusa, che scatti immediatamente il processo, per direttissima. Così Berlusconi, che è sicuramente innocente, si sbrighrerà in poche ore e tornerà a occuparsi del suo amato paese con un’arma in più rispetto ai detrattori, quello di essere immacolato di fronte alla legge. Già vedo i cartelloni, un faccione sorridente con le ali e la scritta “ un presidente angioletto”.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/
POLITICA
17 settembre 2009
Senza Parole 2 ( di Stefano Olivieri)



Un blogger farabutto deve premunirsi in tempo, così mi sto attrezzando. Naturalmente si intende funerale politico, mica altro ! Auguri per il prossimo 29 settembre, 100 di questi anni Presidente, meglio se trascorsi lontano dalla politica e dall'Italia.

Stefano Olivieri
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