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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
POLITICA
19 marzo 2016
LA POLITICA SOTTO IL GAZEBO (di Stefano Olivieri)

Vanno a ruba in tutta Italia ma il loro mercato è particolarmente vivace nelle metropoli. Sono in pvc, rigorosamente bianchi come i loro teli svolazzanti. Sono fabbricati in Italia ma più frequentemente all’estero, e i fornitori si affannano a descrivere come le specifiche tecniche del loro prodotto siano conformi alle leggi sulla sicurezza. Si vendono ma sempre più si affittano, perché il loro uso è strettamente legato a una tipologia di eventi attualmente molto in voga, quello della promozione e divulgazione politica in mezzo alla gente, insomma la classica discesa in campo. Roba che si decide e si fa senza pianificazione, e non ci sono più case o magazzini dove riporre le tende, le feste di partito ormai si subappaltano a terzi.

I gazebo sono l’esemplificazione di una disfatta generale della politica italiana. Una politica ormai del tutto incapace di stare fra la gente senza queste protesi difensive, una specie di Croce bianca in una zona di guerra. I cittadini si sono ormai abituati a questi accampamenti estemporanei che ostacolano il traffico e fanno perdere tempo, perché diversamente dai politici la gente comune lavora per sopravvivere e non ha tempo da dedicare al sondaggio di turno. Tanto i partiti – dicono – sono tutti uguali, anche le facce dei candidati si somigliano e il malumore cresce, così come la disaffezione. Non ci sono più zoccoli duri in questi partiti sempre più liquidi, le tessere di adesione si danno a cani e a porci senza neanche verificare ideologie e passioni, articoli da rottamazione spinta.

Che fine faranno queste Crociate impazzite, che cosa sceglierà l’Italia per uscire da questa camicia di forza? Come andranno le prossime elezioni amministrative e il referendum?

C’è aria di baruffa, una strana quiete di quelle che in genere precedono le tempeste. Renzi e il suo governo sono alla frutta, il Comune di Roma, la poltrona di sindaco più prestigiosa, è data per persa, ma anche Milano e Napoli non sono per niente sicuri e il Movimento Cinque stelle inizia ad avere paura di una vittoria generalizzata, che metterà i grillini di fronte a una responsabilità imprevista, quella di governare le grandi metropoli italiane.

La sinistra dentro e soprattutto fuori dal PD è irrequieta ed eccitata, è consapevole delle difficoltà del premier ma è divisa e senza idee. Perché nell’inseguire il premier rottamatore, anche i vecchi compagni hanno commesso l’errore di buttare via il bambino insieme all’acqua sporca. Con la morte delle ideologie se ne è andata anche la pratica, faticosa ma necessaria, del dibattito interno e della selezione della classe dirigente attraverso quei meccanismi di delega e rappresentanza che hanno fatto la storia della sinistra italiana, nei mille concitati congressi che dal PC hanno portato al PD.

Dove andremo non lo so, ma io sotto i gazebo non ci vado. Aspetto che sia la piazza a chiamare, attraverso il tam tam di una sana, spero non sanguinosa, rivoluzione democratica.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it 


POLITICA
6 novembre 2015
TRE CITTA' PER CAMBIARE ( di Stefano Olivieri)


Alla fine le cose stanno così. Renzi a Roma caccia Marino perché è stato troppo ingenuo per accorgersi del marcio che lo circondava, e nel frattempo lancia per la carica di sindaco il supercommissario Expo Giuseppe Sala a Milano, dove un audit interno per gli appalti della “piastra” di Expo (la struttura più costosa e più ambita dalle imprese di costruzione) FINISCE IN PROCURA perché (da Gianni Barbacetto per Il Fatto Quotidiano) “…Il commissario non si accorge di ciò che combina il suo alter ego e braccio destro, il manager Angelo Paris, non si rende conto di cosa fa il subcommissario Antonio Acerbo, non vede le imprese del facility manager Andrea Castellotti. Tutti finiti agli arresti.
Per approfondire l’argomento vi invito a leggere leggete anche questo articolo su Sala e Tronca (il commissario renziano per Roma), e su uno strano appalto Expo non passato sotto la lente di Cantone: http://www.lettera43.it/esclusive/sala-indagini-su-uno-strano-appalto-per-expo-2015_43675221488.htm
O anche quest'altro:http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/si-fa-presto-santificare-sala-audit-interno-appalti-112149.htm 

Insomma, sarebbe come dire che il dream team di riferimento per il candidato sindaco di Milano Giuseppe Sala è già in carcere ancor prima che il super commissario possa insediarsi, semmai accadrà, a palazzo Marino (ed è simpatica e un po’ velenosa questa ricorrenza e questa analogia: fosse mai che il fantasma dell’ex sindaco di Roma si sia insediato fra le guglie del duomo a complicare le cose al candidato renziano per la capitale morale?)

Segno incontestabile della sconfitta della politica, questi commissari speciali, con licenza di deroghe alla trasparenza, sono già in giro per le maggiori capitali italiane orfane di sindaco. Ce ne saranno tre a breve, e tutte belle grosse: Roma senza Marino, Milano senza Pisapia e anche Napoli dove De Magistris potrà certo ricandidarsi, ma certo non sotto le ali del PD.

Pare che il partito di maggioranza relativa al governo, quello che una volta era il partito democratico, non intenda oggi impegnare i suoi uomini e le sue donne migliori nelle competizioni comunali di città così importanti per tutto il paese. Una scelta obbligata per Roma, dove mezzo PD è già in carcere per mafia capitale, ma non obbligatoria per Milano e Napoli. Perché dunque Renzi pensa di fare così?


La risposta non può che essere una: il PD è in liquidazione e nella testa del premier c’è già il Partito della Nazione, a cui guarda con simpatia la maggior parte degli ex elettori di Forza Italia e del defunto PDL. La conversione a U è praticamente compiuta, ma l’esposizione politica già alle elezioni comunali sarebbe troppo rischiosa e così, aspettando il 2018, si preferisce mandare in avanscoperta i commissari.

A proposito: di commissari governativi dotati di superpoteri l’Italia ha purtroppo una memoria, recentissima: Guido Bertolaso, commissario straordinario sotto Berlusconi per le seguenti emergenze: terremoto dell'Aquila, vulcani nelle Eolie, aree marittime di Lampedusa, bonifica del relitto della Haven, rischio bionucleare, Mondiali di ciclismo di Varese del 2008, presidenza del G8 de L'Aquila del 2009, area archeologica romana.
Come sia finito Bertolaso, come sia finito il G8 mai fatto in Sardegna, come e dove siano finiti i soldi degli italiani raccolti per gli aiuti per lo tsunami e finiti nella cassa blindata della protezione civile predisposta all’epoca a palazzo Chigi, in parte dobbiamo ancora saperlo ma, a spanne, possiamo oggi dire che tutto sia andato in malora con totale disprezzo dei diritti del popolo sovrano. In Italia ogni volta che si incarta qualcosa di costosissimo con la scusa della fretta e dell’emergenza, quasi sempre si tratta di un mattone. Ebbene, per Roma, Milano e Napoli sono in viaggio tre mattoni, direi tre lingotti dorati con sopra ben impresso il nome del premier Matteo Renzi. Che per le tre città farebbe molto volentieri a meno delle primarie, chissà perché.

Io penso che per tutti gli italiani, gli elettori italiani i tempi siano maturi, anzi marci, per un grande, universale, trans ideologico e liberatorio VAFFANCULO a chi ha consapevolmente e sostanzialmente modificato il DNA del maggiore partito della sinistra italiana, fino a farne il contenitore della sua ambizione personale.


A lui diciamo in coro, su facebook, su twitter, su tutti i manifesti e i volantini clandestini che presto i pasquini di tutta Italia cominceranno a diffondere:

#RENZISTAISERENO, che noi ti staneremo!

Italiani, riprendiamoci l’Italia, riappropriamoci della nostra sovranità.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it 
POLITICA
15 marzo 2015
BERSANI NON FARE L'INDIANO (di Stefano Olivieri)

Tosi scoperchia la Lega a destra, Landini lancia a sinistra l'idea di una Coalizione Sociale.Il popolo italiano è in movimento ma non trova rappresentanza politica plurale e non deve, non vuole adattarsi all'idea di un nuovo duce.
Bersani, tu sei una brava persona, non puoi fare la riserva indiana del Pd. Avresti do vuto realizzare Italia Bene Comune all'indomani delle ulltime elezioni politiche, quando appariva ormai chiaro il disegno di Renzi. Non l'hai fatto ma adesso puoi riproporre l'idea insieme a Landini, una grande officina di sinistra che sia di riferimento per i troppi diseredati italiani.
Se diventerà o no un partito lo decideranno gli italiani, tutte le donne e gli uomini che pensano che la democrazia non sia un format ma una pratica quotidiana, appassionante quanto faticosa di vita, nostra e di nessun altro.
Cominciamo a parlarne subito, senza steccati e retropensieri. Una nuova idea dell'Italia che lavora e produce per competere nel mercato senza trasformare i lavoratori in un esercito di schiavi. Parliamo con Landini e con chiunque voglia parlarne.

 Grazie.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it 

POLITICA
8 dicembre 2014
SERVE TORNARE ALLE SORGENTI DELLA DEMOCRAZIA (di Stefano Olivieri)

Quando i partiti avevano una struttura gerarchica vera dalla segreteria nazionale fino all’ultimo iscritto, chi partecipava attivamente alla vita del partito aveva opportunità di conoscere e farsi conoscere nelle riunioni, tante e sempre partecipate, che avvenivano durante l’anno. E quando la riunione era elettiva circolavano i nomi, i curricula di chi si proponeva, le proposte e i programmi da valutare e votare. E i nomi degli eletti, alla fine, non erano mai sconosciuti, la delega non si dava mai in bianco e seppure esisteva la cooptazione, questa non era la regola ma l’eccezione di un’organizzazione che fondava la sua forza sulla partecipazione attiva di ogni singolo iscritto. I partiti oltre alle sezioni avevano perfino la scuola, ricordo quella di Frattocchie per il PCI.

Oggi ci sono invece, per sfruttare al meglio le infinite opportunità di visibilità di tv e reti digitali, i partiti liquidi, dove la gerarchia è ridotta all’essenziale, da una parte gli eletti e i leaders, dall’altra gli elettori. Il partito liquido si espande facilmente (ricordiamo Forza Italia che, appena nato, vinse le elezioni esprimendo anche il presidente del consiglio) ma pecca in democrazia, perché la selezione interna è praticamente assente e la cooptazione è diventata la regola, basti vedere ministri e ministre usciti dal nulla nelle ultime legislature. E la legge elettorale tuttora in vigore deprime ancora di più la sovranità del voto popolare, riducendo le elezioni a una vera e propria farsa.

Come meravigliarsi, a questo punto, del livello di corruzione raggiunto dalla politica italiana se le regole per formare la classe (sarebbe opportuno dire casta) politica stessa sono state modificate in modo da favorire la corruzione, invece di combatterla? Ora che il vaso,i vasi cominciano a scoppiare bisogna raccogliere i cocci e fare pulizia, ma subito dopo saranno da ridiscutere dalle fondamenta le regole della politica, altrimenti non ci libereremo mai delle partecipate corrotte e del malaffare capace di prosciugare le risorse non solo di singoli comuni ma dello stesso Stato italiano (ricordo la cassa per le calamità con a capo Bertolaso, costituita presso la presidenza del consiglio dei ministri. Lì arrivarono le donazioni, miliardi di euro, dei singoli cittadini per le alluvioni, i terremoti, gli tsunami. Ancora non sappiamo che fine abbiano fatto quei soldi).

Siamo al punto di non ritorno. Occorre tornare alla sovranità popolare da una parte, rendendo i cittadini più informati e responsabili, modificando i meccanismi di selezione e delega a tutti i livelli in chiave di democrazia vera e partecipata, infine sanzionando con la galera chi sbaglia, perché fare politica non è obbligatorio bensì una scelta libera e responsabile, e chi la fa deve avere subito ben presenti i rischi che correrà se il suo comportamento al servizio della comunità non sarà più che irreprensibile.

Insomma, per eliminare, eradicare dalla società italiana il “territorio di mezzo”, serve estendere il potere del “popolo di sotto” di tutti noi cittadini elettori fino a contaminare, con un controllo diretto e benefico, il popolo di sopra, quello degli eletti, in parlamento e nei comuni e regioni italiane. E basta con i duci onnipotenti, ai duci si delega tutto e si evita di pensare, non va bene. La democrazia è un bene prezioso che va conquistato e alimentato ogni giorno da tutti i cittadini, nessuno escluso.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

POLITICA
4 novembre 2014
IL PD CON O SENZA RENZI. MEGLIO SENZA (di Stefano Olivieri)
 

L’Italia è ammalata gravemente e le cure sembrano tutte costosissime e debilitanti. I luminari europei continuano a emettere bollettini poco rassicuranti sul nostro paese e stiamo ancora attendendo la più volte promessa alzata di reni del premier Renzi, che ha sì varato una manovra in deficit ma con l’impegno di non sgarrare neanche di una virgola dai limiti imposti dalla UE. E sembra che tutto il marchingegno, costruito per la risalita dalla crisi più lunga dal dopoguerra, ruoti attorno al lavoro e al Jobs Act, un provvedimento che il governo non ha voluto negoziare neanche in minima parte con il sindacato, mentre è stato molto attento e disponibile al dialogo con la Confindustria.

La sensazione diffusa in tutto il paese, non solo quello sindacalizzato e politicizzato a sinistra, è che le nuove regole sul lavoro abbasseranno l’asticella delle tutele per tutti i lavoratori dipendenti pubblici e privati, sia quelli cosidetti garantiti che quelli attualmente non tutelati , e questo nuovo quadro di regole sarà naturalmente imposto a tutti i nuovi assunto. Ciò che fa dire non senza ragione a tutti i sindacati, e non solo a Landini, che per risolvere il problema dei precari italiani Renzi ha deciso di precarizzare tutto l’universo del lavoro dipendente, così il malanno da patologico si trasformerà in fisiologico e a quel punto se ne valuteranno le nuove opportunità.

In realtà qualsiasi padrone, pubblico o privato che sia, si tiene ben stretti i dipendenti efficienti e volenterosi, e tende a confermarli se il loro contratto è a tempo determinato. E la legislazione attualmente in vigore già consente, a parte i casi interessati dal famigerato articolo 18 della legge 300/74, di sanzionare fino al licenziamento in tronco chi non lavora ovvero commette reati sul posto di lavoro. Dunque perché arrivare al Jobs Act, soprattutto perché arrivarci senza neanche aver ascoltato le ragioni dei rappresentanti dei lavoratori?

La risposta è consequenziale, non occorre essere psicologi. Il Jobs Act di fatto scardinerà il potere di rappresentanza dei sindacati, polverizzandolo e lasciando ogni singolo lavoratore in mano all’arbitrio del suo padrone. E siccome la logica di qualsiasi iniziativa imprenditoriale è il business, ciò significa che anche i lavoratori più valenti e rispettosi delle regole padronali saranno ricattabili su tutte le questioni riguardanti la loro prestazione: orario e posto di lavoro, sicurezza, salario. Praticamente tutto. Renzi di fatto indica alle imprese, come soluzione alla crisi, la possibilità di abbassare discrezionalmente tutti i costi, da quelli dei macchinari fino alle risorse umane. E se ci aggiungiamo la considerazione che nulla è stato predisposto per una più qualificata formazione professionale, e che molto si è tolto dalle tutele per l’invalidità da lavoro, il quadro finale è quello di uno scenario, per i futuri operai e impiegati italiani, in totale regressione rispetto al passato e sempre più vicino agli standand dei paesi dell’est Europa. Insomma, se avevamo paura dell’idraulico polacco che veniva a fregarci il lavoro in casa nostra, d’ora in poi non dovremo più averne e anzi potremo scegliere di andare a lavorare in Polonia a pari condizioni.

Ora capisco perché Squinzi si è spellato le mani ad applaudire Renzi.

C’è un’ ultima considerazione tutta politica, non irrilevante. Con le sue ultime scelte il premier Matteo Renzi di fatto ha consolidato, lo dicono accreditati sondaggi, il suo elettorato più stabile e convinto nell’area di centrodestra e non più nel centrosinistra. Dunque non ha più bisogno del PD, potrebbe anche andarsene domani e continuare a mietere consensi e voti dal nuovo palco del suo partito della nazione, o come altro diavolo vorrà chiamarlo.
Non lo fa soltanto per questioni di opportunità, cioè non vuole essere lui a restare con il cerino acceso in mano e preferisce che siano altri (leggi: minoranza PD, sinistra e CGIL) a provocare eventuali elezioni anticipate.

La pattuglia dei renziani è diventata maggioranza nel partito, è vero. Ma soltanto perché si è aggiunto allo sparuto drappello dei renziani nativi, quelli che seguivano Renzi quando era ancora sindaco di Firenze, tutto un blocco di deputati e senatori, ex PC, PDS e DS, che per convenienza personale hanno giudicato utile avvicinarsi a un premier che di connotati democratici non ne ha mai avuti, neanche da piccino. Questi deputati e senatori sono stati eletti in Parlamento da cittadini che li conoscono, e che hanno creduto, votandoli, di spostare a sinistra il paese. Ebbene, chiedo a questi eletti e a questi elettori di renziani dell’ultim’ora un attimo di profonda riflessione, e se non sia giusto rivendicare all’interno del PD non un ritorno alle origini ma il semplice rispetto dello statuto dello stesso partito. Andatevelo a leggere cari deputati e senatori, e scoprirete che Renzi anche dello statuto ha fatto carta straccia, insieme alla vostra stessa dignità. È lui che deve andar via dal partito se il governo cade, perché il partito si chiama democratico e Renzi, di democratico, ormai non ha più nulla. Voi, se lo riterrete opportuno, potrete seguirlo altrove, ma il PD deve tornare a essere il maggiore partito della sinistra italiana, con o senza Matteo Renzi. A questo punto meglio senza Renzi. E non abbiate mai paura della democrazia, sappiatela esercitare con la stessa fiducia che i vostri elettori hanno riposto in voi. Rifletteteci per favore. Le prossime ore, i prossimi giorni sono importanti per il futuro del partito e decisive per le sorti del paese 
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Grazie


Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

POLITICA
24 luglio 2012
ITALIA NON AVER PAURA DEL FUTURO (di Stefano Olivieri)


La patrimoniale sui grandi redditi è ineluttabile, anche perché è proprio lì che si annida la maggiore evasione. La pressione fiscale sul ceto basso e medio ha da tempo superato i limiti e nuovi aumenti genererebbero evasione forzata, per mancanza di risorse, anche fra chi non può evadere, come i lavoratori dipendenti e i pensionati.
E serve, anche e subito, vera giustizia. Pugno di ferro contro i grandi ladri, i grandi evasori, i grandi truffatori. Sono quelli che danno l’esempio, sono loro che hanno prodotto questo paese eticamente modificato. Se non si è inflessibili con questa gente – e Monti ha dimostrato di non riuscire, o di non volere, fate voi, esserlo – non si può governare l'Italia in questo momento. E' l’illegalità diffusa che fa scappare gli investimenti esteri dal nostro paese.
È inutile chiudere ogni volta la stalla dopo la fuga dei buoi. È inutile fare blitz a Cortina, o tassare gli elicotteri se poi ci si inchina di fronte ai potentati e alle banche amiche. Questo paese è fatto prima di tutto di tanta gente perbene, di lavoratori, di cittadini titolari di diritti, e non di banchieri.

Italia non aver paura del tuo futuro. Non aver paura a pretendere, anche nel mezzo di questa tremenda crisi, la piena sovranità delle tue scelte. L’Italia siamo tutti noi, non un governo tecnico che accetta le regole del libero mercato anche quando contraddicono apertamente gli stessi principi ispiratori della Costituzione.
Abbiamo i conti a posto, dicono. Siamo diventati virtuosi. Non lo è altrettanto chi aziona lo spread e in un attimo vanifica i sacrifici di milioni di famiglie. Investitori esteri ( ma anche italiani, c’è da scommetterlo) che giocano cinicamente alla roulette con il nostro debito pubblico. E il denaro che vincono lo nascondono, lo mettono al riparo lontano dall’Italia. È questa gente che si arricchisce sempre di più della virtù italiana, che continua a succhiare fin quando ci sarà da succhiare. Non solo denaro, ma anche il patrimonio immobilare e industriale, e il territorio. Prenderanno tutto e quando avranno terminato scompariranno con il malloppo.
Andiamo a elezioni e buttiamo fuori dal parlamento i ruffiani, i servi, i nani e le ballerine. C’è bisogno prima di tutto di vera democrazia, quella che restituisce voce e diritti ai più deboli e oppressi. Non si può andare incontro al boia. Il PD esca fuori subito da questo gioco al massacro.


Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

POLITICA
30 dicembre 2011
CRESCITALIA, MA INTANTO CRESCONO SOLTANTO I PREZZI ( di Stefano Olivieri)


Si dice, lo afferma anche il premier Monti invitando all’ottimismo, che gli investitori stranieri non si fidano ancora del nostro paese e per questo lo spread continua ad aumentare, con il suo carico di interessi che svuota progressivamente di risorse qualsiasi manovra finanziaria, compresa l’ultima di lacrime e sangue.

Si dice anche che abbiamo vissuto per troppi anni al di sopra delle nostre possibilità. Un vero e proprio tormentone che ha ripetuto ieri in tv anche il sottosegretario Polillo, lo stesso che amiche che con Berlusconi il governo Monti aveva barattato l’appoggio del PDL con il procrastinamento alle calende greche dell’asta sulle frequenze tv che dovrebbe fruttare quasi 5 miliardi di euro (un bel pezzo della riforma previdenziale, per intenderci).

Si dice anche che il vento dell’antipolitica può danneggiare tutti, e in fondo è vero. Il nostro paese è una democrazia di tipo rappresentativo, nel senso che il potere si delega a chi viene eletto in parlamento: se cade la fiducia negli eletti cade la democrazia e qualsiasi golpe può essere dietro l’angolo.

Infine si dice che dall’Italia dipende praticamente il destino dell’intero pianeta, per un effetto domino (che non abbiamo certo voluto noi ma la roulette russa della finanza mondiale) che potrebbe innescarsi con il default del belpaese e trascinare dietro prima l’Europa e poi la stessa America.

Ebbene, finora la cura di Monti ha semplicemente anestetizzato il paziente. Più di due terzi della popolazione italiana, cittadini, famiglie e imprese produttive, sono in forte sofferenza ma stringono i denti sperando che prima o poi il governo metta le mani nelle tasche degli italiani furbi. Quelli, per intenderci, che con la crisi si sono ingrassati a dismisura, e continuano a ingrassarsi. Quelli che comprano a piene mani il nostro stesso debito e aspettano di essere ripagati con profumati interessi. Quelli che, quando non fiutano grossi affari nel nostro paese, portano il denaro fuori ( è ripresa ancora più di prima la fuga dei capitali, con ogni mezzo lecito e illecito, soprattutto illecito.).

A fine gennaio, metà febbraio, sapremo di più. Se cioè dopo averci ridotto alla fame, dopo aver distrutto il futuro breve dei pensionati e lungo dei giovani disoccupati, questo governo ci informerà di non poter onorare i suoi debiti con gli investitori. Io dico a questo punto: prepariamoci, non restiamo a guardare. Se Monti non vuole fare la patrimoniale OGGI, non domani; se Monti non vuole fare l’asta delle frequenze OGGI, non domani; se Monti non vuole rivedere il sistema fiscale in favore dei bassi e medi redditi OGGI, non domani; se Monti non vuole, OGGI e non domani, restituire denaro alle famiglie per far ripartire la domanda interna, se Monti dunque non vuole dare retta all’Italia, l’Italia non può dare retta a Monti, e neanche ai partiti che lo sorreggono.

Presidente Monti non tirare troppo la corda. La politica, in tempi di crisi, alla fine la fa il paese reale, è bene che tu lo sappia, è bene che lo sappiano i partiti.

Ci avete bloccato i contratti da quattro anni e passa, e avete trasformato l'indennità di contingenza in un giocattolino buffo e ammaestrato, che non restituisce più potere d'acquisto a salari e stipendi. E saremmo noi le cicale spensierate? Ci avevate promesso equità e crescita. Ci avevate promesso sacrifici proporzionati al portafoglio di ciascun italiano. Niente di tutto questo finora è accaduto e il tempo è scaduto. I prezzi e le tariffe salgono, i commercianti se ne fottono, la benzina sale e le pompe bianche beato chi l’ha viste. Non abbiamo la sveglia al collo, non abbiamo mai fatto le cicale, non passiamo il natale a Cortina e non regaliamo uova di struzzo. La brava, onesta e ormai POVERA gente di questo paese non vuole più attendere e non attenderà più, ve ne accorgerete ben presto. Siete riusciti a fare ringalluzzire perfino Berlusconi, pensate un po’.

L’Italia non è più in sonno e i fuochi sono accesi. Se non arriva oggi il segno del vero cambiamento, il paese esploderà a breve. Che l’anno nuovo vi porti consiglio giusto, altrimenti cari professori fatevi da parte e andiamo alle elezioni subito. Se queste sono le vostre lezioni di democrazia, è bene che siano sancite dalle urne. La vera democrazia non è l'arbitrio delle cricche e la vera libertà è quella vigilata dalle regole, che devono valere per tutti, nessuno escluso. Si chiama legalità,  cari professori, ricordatevelo.
Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it   

28 ottobre 2011
LICENZIATE PURE, COSI’ LO STATO NON PAGA LA CIG (di Stefano Olivieri)

Ci sono diversi modi di leggere la letterona di intenti del governo italiano alla UE (per chi voglia leggere il testo completo cliccare qui). Prima di tutto la modalità del tutto anomala con cui è stata confezionata: non l’ha vista il parlamento, non l’ha vista praticamente nemmeno il consiglio dei ministri, non c’è neanche la firma del ministro dell’economia Tremonti che dovrebbe essere il primo interessato, visto che i rilievi mossi dall’Europa sono soprattutto economici. È insomma un parto molto, molto ristretto del premier e del suo unico alleato Bossi.
Si dirà: siamo in emergenza e non si può spaccare il capello in quattro. Giusto. Osservo anche che il minidirettorio Sarkozy –Merkel è anch’esso ben lontano da qualsiasi ufficialità, e dunque potrebbe starci anche lo strappo delle regole di democrazia interna circa l’approvazione parlamentare della nostra lettera. Tuttavia Berlusconi e il suo governo sanno bene di non poter contare sul consenso popolare in questo momento, e di avere anzi grossi problemi anche all’interno della compagine governativa. Addirittura all’interno del partito del premier c’aria di fronda, che rischia di trasformarsi in tempesta.
 
Comunque, cosa fatta capo ha, la lettera è andata e la responsabilità è di chi l’ha scritta e presentata, su questo non c’è alcun dubbio.
 
Dunque torniamo al contenuto. In tanti si sono accaniti ieri sui “licenziamenti facili” che dovrebbero dare una scossa al mondo del lavoro. Il premier con la sua faccia di tolla si è presentato in tv dicendo che in questo modo si favoriranno donne e giovani, ben sapendo che a essere licenziati per primi saranno i più ricattabili, cioè proprio le donne e i giovani che si affacciano sul mondo del lavoro. Lo strappo è stato stavolta talmente grosso che ha fatto tornare all’ovile del sindacato unitario perfino Angeletti e Bonanni, che hanno grandi responsabilità riferite al  recente passato, per aver flirtato passivamente con Berlusconi, Sacconi e Brunetta dimenticando la delega ricevuta dai propri iscritti. Tan’t’è, se non cambiano le cose stavolta sarà sciopero generale. L’ultimo che ho fatto risale a settembre, ben 97 euro in meno nella busta paga di questo mese, che si sentono, eccome. Ma qui si sta giocando ormai sui fondamentali della democrazia, non sono in ballo soltanto regole sindacali.
 
Io comunque, che sono molto malpensante, ho una idea tutta mia della scelta sui “licenziamenti facili”. Che, è vero, sottintendono un’altra scelta, quella pervicace di continuare a non toccare la grana dei ricchi, il capitale finanziario italiano ben stretto nei portafogli del 10% della popolazione. Ma Berlusconi , costretto da Bossi ad addolcire la pillola sulle pensioni, ha certamente pensato ad altro, al prossimo futuro del suo governo. Perché lo dico?
 
Perché se le fabbriche nei prossimi mesi premeranno sull’acceleratore del dimagrimento, espellendo personale, l’opzione del licenziamento scaricherà questo sgangherato governo da ogni responsabilità di intervento con il sostegno al reddito. Niente CIG, niente cassa integrazione in deroga, niente mobilità e indennità di disoccupazione. La gente per strada sarà senza lavoro e basta, le casse dello stato rimarranno ben chiuse. La responsabilità sarà dei padroni, non del governo. Chissà se Marcegaglia questa mela avvelenata l’ha assaggiata bene, visto che ha mostrato di gradire la lettera.
 
Fino a ieri Berlusconi e Tremonti si sono vantati dicendo che avevano salvaguardato il lavoro, l’occupazione. In realtà, rubando i fondi FAS (destinati al Sud, a cui adesso viene tolta anche la chimera del ponte sullo stretto), rubando perfino con alchimie finanziarie dal fondo pensioni lavoro dipendente per attivare il sostegno al reddito. Hanno grattato finchè c’era da grattare, ovviamente guardandosi bene dal cercare altre fonti, come ad esempio quella della fiscalità generale. Il “contributo di solidarietà” è nato morto, è durato un giorno e mezzo e poi è sparito. E a leggerla tutta la lettera, c'è molto di più, ma sempre nel furbo ambito di una guerra fra poveri, mentre i ricchi continuano a guardare e a comprare suv. La cassa integrazione per l'impiegato pubblico, già morocchinato dal blocco dei contratti che dura da tre anni. E poi la delega assistenziale, il taglio alla parte più indifesa dello stato sociale, quella dei disabili, in alternativa la ripartenza delle accise, come a dire la benzina a due euro dal prossimo anno.  
 Insomma, la cosa va letta così: licenziate pure, perché lo Stato non ha più soldi per gli ammortizzatori sociali e per gli aiuti alle famiglie. E una lettera di questo tono, assunta dalla UE, rischia di trasformare il governo italiano nella foglia di fico di tutte le anime nere che in Europa non aspettavano altro che qualcuno facesse da apripista, per mandare giù la mannaia sul lavoro dipendente e sui diritti in genere. Lo prenderanno pure in giro, ma il servo sciocco Berlusconi pare serva molto all’Europa dei liberisti.
 
Se volevate un segno per la rivoluzione, è arrivato. D’ora in poi uno per tutti, tutti per uno. Vedremo chi riesce prima ad espugnare la Bastiglia, è certo che la gente non aspetterà più di essere allineata e coperta dai partiti dell’opposizione parlamentare. Sono partiti i fondamentali della democrazia, non so se ve ne rendete conto.
 
Stefano Olivieri
29 gennaio 2011
LIBERTA' E DEMOCRAZIA PASSANO ATTRAVERSO LA RETE ( di Stefano Olivieri)

Si è appena dimesso il governo egiziano di Mubarak, sedicente zio di Ruby rubacuori. L’Egitto segue Albania e Tunisia in questo straordinario gennaio 2011 che segna nel breve giro di pochi giorni la capitolazione di  Zin el-Abidin Ben Ali, al potere da 23 anni in Tunisia. Ora si è rifugiato in Arabia Saudita.
 
Poi è stata la volta dell’Albania di Sally Berisha. Un premier dispotico e molto amico di Berlusconi, era appena il 3 dicembre del 2010 quando “…Una delegazione dei Club della Libertà guidata dal Presidente della Commissione Trasporti della Camera, on.Mario Valducci, presidente anche dei Club della Libertà, ha incontrato il Primo Ministro albanese Sali Berisha a FeClub della Libertà Albania con sede a Tirana, ha affrontato due temi principali, due pilastri: infrastrutture statali e tecnologiche e situazione politica…” ( da l’Unità online). In quell’occasione Berisha commentò : “Sono entusiasta che questo movimento dei Club di Silvio Berlusconi sia arrivato in Albania, la libertà è un grande valore…”. Poi il 20 gennaio gli spari sui manifestanti inermi, i morti, e l’altro ieri una protesta oceanica a Tirana, in ricordo di quei morti. Di fronte a quella folla rabbiosa ma composta Berisha ha scelto il silenzio, mentre l’opposizione si candida per la guida del paese. Aria tesissima, da guerra civile,
 
Infine l’Egitto, è cronaca di queste ore. Mubarak ha scelto la linea dura, ha tentato di mettere il bavaglio all’informazione web e ai telefoni, ma è stato tutto inutile e adesso anche per l’Egitto si apre, forse, una nuova stagione.
 
Naturalmente non è tutto oro ciò che luccica. Accanto alle legittime e sacrosante proteste della popolazione tunisina, albanese ed egiziana, oppressa da tre regimi tutt’altro che benevoli, c’è l’ombra inquieta di Al Qaeda. In Tunisia per esempio, in perfetta coincidenza dei disordini, l’organizzazione Al-Qaeda nel Maghreb islamico (Aqmi), uno dei gruppi terroristi appartenenti alla rete di Bin Laden, ha diffuso un video, subito individuato dai servizi americani, in cui Abu Musab Abdul Wadud, leader di Aqmi invita i tunisini a rovesciare il regime del presidente Ben Ali. E che Bin Laden e i suoi sappiano maneggiare assai bene le comunicazioni di massa purtroppo lo sappiamo da quel 11 settembre 2011, quando tre aerei in mano a terroristi islamici fecero fuori il World Trade Center a New York e un’ala del Pentagono a Washington. La sequenza dell’attacco era stata sicuramente studiata per far si che i media televisivi potessero riprendere il terrore e diffonderlo in modo virale in tutto il pianeta.
 
Occorre dunque essere cauti, esattamente come sta facendo Obama con il suo alleato Mubarak : siamo per la libertà e la giustizia dei popoli, esattamente nella stessa misura in cui siamo schierati contro il terrorismo. Quel che conta di più è restituire al popolo egiziano ( ma anche a quello tunisino e albanese) la capacità di autodeterminarsi e di poter scegliere liberamente i propri rappresentanti a cui affidare il governo.
 
E l’Italia ? Forse Berlusconi tirerà un sospiro di sollievo al pensiero che questa inaspettata tempesta politica nel mediterraneo possa in qualche modo distogliere l’attenzione dalle sue feste eleganti dove si gioca a scopa, ed è certo che non fa bene a questo paese rimanere invischiato da anni nelle conseguenze giudiziarie dei pruriti senili del premier mentre nel mondo accadono cose importantissime : a parte le vicende già citate, c’è ad esempio il nuovo equilibrio socioeconomico che va velocemente delineandosi ( per dirne solo una la Cina, l’India, il Brasile che oggi  “tirano” la ripresa mondiale con Usa, Giappone e la vecchia Europa costretta a rincorrere).
 
Berlusconi spera di far dimenticare Ruby, ma ciò che ormai non può ignorare il paese è l’inadeguatezza di questo governo. E le bugie del suo premier : non solo Ruby ma anche Mills e Mediatrade ( i nuovi processi al varco), e poi il percolato dei rifiuti napoletani sversato in mare con l’accondiscendenza del plenipotenziario Bertolaso, e le nuove case in Abruzzo che già perdono i pezzi…
 
La favola è finita signor presidente, a prescindere dalle schifezze che lei fa a casa sua con le ragazzine. E’ ora di voltare pagina anche in Italia.
 
Potrà la rete internet, i social network, il tam tam informatico  della rete e degli sms aiutare anche il nostro paese a liberarsi da un regime vecchio e corrotto come quello di Berlusconi ? Potrà soprattutto far lievitare e rendere visibile una convincente alternativa democratica, perché il partito dei dubbiosi è ormai arrivato secondo i sondaggi al 40 % ? Io spero davvero di si, ma occorre l’impegno, la mobilitazione, la fantasia creativa ( perché questa battaglia si gioca anche e soprattutto sui media), il sacrificio e l’impegno di tutti. Ad esempio, sto cercando insieme ad altri amici di Facebook di lanciare la pagina "Siamo tutti nipoti di..." per mettere in risalto davanti a tutto il mondo la balla che il premier ci vuole propinare ( ha creduto che Ruby fosse nipote di Mubarak, e per questo ha telefonato in Questura, da presidente del consiglio, perchè quello era un caso di galateo internazionale...).
 
Insomma, diamoci tutti da fare, e subito. Nessuno può stare alla finestra ad aspettare che si faccia la storia. La storia siamo noi.
 
Stefano Olivieri
POLITICA
30 novembre 2010
CARI RAGAZZI NON FATEVI PIEGARE ( di Stefano Olivieri)

So che può apparire sospetto, detto da uno come me che, a quasi 60 anni, potrebbe essere tranquillamente vostro nonno, ma credetemi sulla parola : state esercitando un sacrosanto diritto e chi dice il contrario, mente sapendo di mentire. Mente per primo Berlusconi, dicendovi che i “bravi ragazzi stanno a casa a studiare”. Il premier è ancora più vecchio di me e quando vede i giovani si infiamma, ma di un fuoco del tutto particolare. Per lui non siete altro che risorse di manodopera di basso livello, e per questo ha ordinato a Tremonti e Gelmini di tagliare su scuola, cultura e ricerca. I despoti non vogliono mai alimentare i cervelli, troppo pericolosi per il regime.
 
Oppure – e questo vale ovviamente soltanto per le ragazze, ma non ne sarei nemmeno del tutto certo – vede in voi un possibile momento di relax, come chiama lui quelle squallide festicciole a base di sesso prezzolato che ogni tanto si apparecchia nelle residenze di stato. Fate voi insomma, in un caso o nell’altro l’interesse del premier nei vostri confronti è distante anni luce dalle vostre sacrosante aspettative.
 
Perciò, non fermatevi. Non lasciatevi intimidire da nessuno. Rispondetegli, a quello là, che non restate a casa a studiare perché oggi è più importante scendere in strada e dare voi, con i vostri venti anni più o meno, una bella lezione di democrazia a un paese mortificato che ha messo il cervello in soffitta e non sa più reagire. Donateci il vostro slancio, il vostro entusiasmo, la vostra saggezza nel dimostrare la vostra forza senza violenza gratuita, la violenza è di chi vi sbarra il passo per arrivare ai palazzi della repubblica italiana che devono tornare ad essere tempi della democrazia. Avete ragione a pretendere la vita, quella vita che avete davanti e che nessuno vi deve rubare.
 
Io sono uno di quelli che ha fatto il 68. So che per voi quell’anno è mitologia pura, ma credetemi sulla parola : io, noi studenti del 68 avevamo molte meno certezze di voi. Ma avevamo sogni che nessuno ancora aveva sporcato con l’arrivismo, il cinismo feroce di questi governanti che oggi vorrebbero fermarvi in nome di una falsa modernità asservita ai mercanti. Quegli stessi sogni che avete anche voi, e che assolutamente volete realizzare anche se qualcuno sul vostro futuro ha fatto altri infami programmi.
 
Perciò, continuate e vedrete che giorno dopo giorno l’Italia intera scenderà in piazza con voi. So, per esserci passato tante volte, che conserverete di queste ore, di questi giorni, un ricordo affannato e bellissimo per sempre. Vi siete conosciuti e riconosciuti in tanti, avete corso e gridato a squarciagola, vi siete bagnati come pulcini senza neanche sentire la pioggia, vi siete baciati e abbracciati. Qualcuno fra voi in queste ore concitate, in questi giorni ha incontrato l’amore della vita e fra vent’anni, sfogliando un album di foto potrebbe dire : “Ecco, vedi ? Ti ricordi quando ci incontrammo nel corteo, nei giorni che cadde Berlusconi? “ Anche per questo non potete fermarvi. Vi voglio tanto bene.
 
Stefano Olivieri
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