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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
28 settembre 2011
CHI VUOLE COMPRARSI IL MONDO ( di Stefano Olivieri)



 

Pensare che l’etimologia di economia – dal greco oikonomia – è quella di saper bene amministrare la propria casa, il proprio immediato intorno, ciò che determina la nostra sopravvivenza, le relazioni con gli altri, il tetto e il rifugio per la nostra sicurezza. Bei tempi quando fare economia serviva davvero a queste cose, e quanto meglio si riuscivano ad applicare queste regole, più si attivava l’ascensore sociale risparmiando risorse da dedicare appunto alla crescita.

 

Bei tempi che la globalizzazione ha cancellato, morsa dalla fregola di espandersi, espandersi oltre ogni limite. Il bug di questo liberismo malato che ha contaminato il mondo è che, una volta inventata la ricetta ( opinabile e discutibile), non ha pensato a un antidoto. Perché crescere in continuazione, al di là dei bisogni effettivi, serve soltanto a chi di quella crescita si arricchisce. Non averlo capito in tempo ha determinato la morte della politica, della suo primato civile. Trasformare i cittadini in consumatori di prodotti è la condizione di schiavitù moderna, appena un po’ edulcorata dal soddisfacimento, nemmeno sempre possibile, di falsi bisogni.

 

Ma chi sono questi nuovi schiavisti e che cosa vogliono da tutti noi? Perché hanno voluto trasformarci in zombies capaci di indebitarsi pur di fare la settimana di ferie all’estero, disposti a non dormire la notte per la bolletta della luce avendo però in casa il plasma da 50 pollici? Chi sono questi maghi del terzo millennio, che ormai si affacciano sulla porta di casa perché il debito sovrano è anche nostro, per una infinitesima parte? Quale diritto accampano sulle nostre industrie, sulle nostre spiagge, sui nostri monumenti storici visto che sono disposti ad acquistare tutto?

 

E soprattutto: perché la politica si cala così rapidamente le brache di fronte a loro? Perché continua a dire alla gente che vendere è l’unica strada per fare fronte ai debiti, sapendo bene che le banche, l’energia, l’acqua e tutte le risorse strategiche, una volta finite in mano ai privati, seguiranno sempre e soltanto le leggi del business aumentando i disagi dei più deboli? Siamo dentro a un gorgo non da oggi ma da almeno tre anni. A questo link un articolo che scrissi nel novembre del 2008, prendendomela sopratutto con il mio stesso partito: http://www.liblab.it/ita/Politica/Dal-fondo-del-pozzo-di-Stefano-Olivieri  . Da allora purtroppo quasi nulla è cambiato e va sempre peggio.

 

Da qualche mese poi, per difenderci dagli attacchi della speculazione, stiamo vendendo i nostri bot all’estero, e per farceli acquistare promettiamo interessi tali che l’Italia del dopo Berlusconi, nel 2013, sarà fatta a pezzi da chiunque.

Questo è l’ultimo – speriamo vivamente - regalo avvelenato del re travicello di Arcore, un vecchio ammalato di priapismo che pensa ormai soltanto a giocare con la pompetta che gli ha regalato qualche anno fa un chirurgo esperto di disfunzioni erettile. Il premier multimiliardario all’arrivo dello tsunami del 2013 si eclisserà in una delle sue tante proprietà all’estero e a noi resteranno i guai, tanti e così grandi che dovremo reprimere la voglia di vendetta per dedicarci anima e corpo alla ricostruzione.

 

Chi vuole comprarsi l’Italia per farci il classico spezzatino ha trovato in lui il compratore ideale. Quel che stanno scoprendo i giudici in questi mesi è soltanto la punta dell’iceberg, troppe ne scopriremo quando se ne sarà andato, ma sarà ben magra soddisfazione.

 

Berlusconi resta attaccato alla poltrona, dice che finchè ha i numeri in parlamento non si muoverà. Qualche anno fa parlava di consenso popolare, addirittura di essere l’unto del Signore. Tutti argomenti ormai che il tempo, le circostanze attuali gli hanno fatto mettere da parte.

 

Resta palazzo Chigi. Un palazzo, un potere, mentre attorno l’Italia crolla. L’ho detto, l’ho proposto qualche tempo fa e lo ribadisco oggi: l’opposizione parlamentare ha un’arma che finora non ha mai adoperato nessuno. Basterebbe una dimissione di massa, UDC, PD, IDV e Napolitano si vedrebbe costretto a sciogliere le camere e indire nuove elezioni. A chi serve non farlo? A chi serve l’agonia del paese? Qualcuno risponda.

 

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

 

 

 

 


 
21 settembre 2011
E' ANCHE COLPA DELLA TERZA GAMBA (di Stefano Olivieri)


Giuseppe Drago, Michele Pisacane, Saverio Romano, Giuseppe Ruvolo, Francesco Pionati, Americo Porfidia, Antonio Razzi, Domenico Scilipoti, Massimo Calearo, Bruno Cesario, Giampiero Catone, Catia Polidori, Maria Grazia Siliquini, Luciano Maria Sardelli, Silvano Moffa,Paolo Guzzanti, Giancarlo Lehner, Andrea Orsini, Giovanni Carlo Francesco Mottola, Vincenzo Taddei, Gerardo Soglia, Maria Elena Stasi, Carlo Nola.

 

Promemoria per le prossime elezioni politiche. Segnatevi questi nomi, stampatevi questo elenco, probabilmente incompleto. Sono i nomi – non tutti perché vanno e vengono di continuo, scivolosi come le lumache - dei Responsabili, il gruppo di cambia casacche che ha consentito al governo Berlusconi di sopravvivere dal 14 dicembre in poi. da quel giorno sono passati dieci mesi durante i quali il nostro paese è andato completamente a fondo e loro, i Responsabili, sono in buona parte responsabili di questa inutile e dannosa fiction governativa che ha distrutto l’Italia.

 

Segnateveli tutti. Quando questo governo sarà caduto, quando ci saranno nuove elezioni, andateli a cercare in mezzo alle liste, e se li trovate, togliete il vostro voto a quella lista. Non meritano più nulla, sono la prima erba cattiva da estirpare dalla nuova repubblica. FACCIAMOLI SPARIRE DAL PARLAMENTO. Devono tornare a lavorare, a guadagnarsi il pane col sudore della fronte, devono pagare per aver tradito gli elettori, perché chi è eletto giura fedeltà a un paese e non a un uomo solo.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it  


 

POLITICA
13 settembre 2011
TLEMONTI (di Stefano Olivieri)


Ora arrivano i cinesi. Quelli che si sono già mangiati un bel pezzo di America, e che da un po’ di tempo sono dentro il nostro paese. Dove, grazie alla Bossi Fini, hanno potuto disporre di molta manovalanza clandestina, altrimenti nota come schiavi.

Erano dietro la nostra porta già da un pezzo. Fin da quando i legaioli con Tremonti in testa parlavano di blindare i confini, di imporre dazi a tutte le merci orientali, altrimenti l’Europa cristiana sarebbe stata invasa dagli islamici, dai buddhisti, dai tibetani e chi più ne ha più ne metta.

Adesso invece li fanno entrare dalla porta principale e stendono anche  il tappeto rosso. I Cinesi acquisteranno il nostro debito, le nostre industrie, e non si fermeranno lì. Sono un grande popolo e pensano in grande. Imporranno le loro regole al nostro mercato del lavoro, chi non è informato si faccia un giro per le fabbriche clandestine di Prato. Il nero Berlusconi ha fatto spezzatino dell'Italia e si appresta a svenderla al paese comunista più potente del mondo, chissà se questo se lo aspettavano gli elettori del cavaliere.

Il nostro governo dei miracoli, il più grande premier degli ultimi centocinquantanni. Il nostro ministro dell’economia, quello che aveva predetto la crisi prima di tutti gli altri, adesso svende l’Italia e i suoi abitanti, le sue industrie, i suoi operai. Tanto che gli frega, lui è già socio dei più esclusivi club inglesi, andrà a svernare da quelle parti. Oppure ad Aspen, dove è un pezzo grosso.

Siamo arrivati alla frutta, guasta come il resto del pranzo. Questa manovra non basta, ne servirà un’altra, e poi forse un’altra ancora. E i nostri incapaci e sciagurati governanti hanno intanto invitato i cinesi a tavola. Questi si compreranno tutto il nostro debito sovrano e decideranno loro il prezzo da pagare. E i leghisti in tutto questo? Zitti e muti, nemmeno un fiato, tutti acquattati dietro a Bossi, rintanati nelle loro villette con antifurto. Perchè non hanno capito che così non resterà più nulla dell’Italia che è stata la culla mondiale della storia, della civiltà e della cultura. L'Italia di Colombo, di Leonardo, di Dante. E purtroppo anche di Berlusconi e Tremonti. Anzi, Tlemonti.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it



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10 settembre 2011
AIUTIAMO NONNO SILVIO ( di Stefano Olivieri)

Ci siamo. La BCE staccherà la spina all’Italia, la borsa milanese va giù e lo spread si impenna. Marcegaglia molla Silvio e i sindacati si riavvicinano. Le intercettazioni spurgano frammenti del cavaliere sempre più ignobili e deprimenti, e non si tratta soltanto di vita privata stavolta, ne vedremo e ne leggeremo di bruttissime.
 
I nonni italiani sono una istituzione nelle famiglie. Stanno a casa e danno consigli a tutti, si prendono cura dei nipotini mentre papà e mamma vanno al lavoro. Certo, se sono un po’ troppo avanti con l’età possono diventare strani, perfino pericolosi e allora occorre stare attenti, prendere precauzioni. Levargli le chiavi dell’auto, perché non mettano sotto nessuno, per esempio. E togliergli anche il portafogli, perché non lo svuotino con la prima badante furba e civetta.
 
Nonno Berlusconi ormai è su questa china. Straparla e vive in un mondo tutto suo, dice che fa i miracoli ma in realtà il vero miracolato è lui, grazie ai suoi elettori che hanno creduto alle favole.
 
Ma non è più tempo di favole. Il grande Nulla avanza e ha già bucato i nostri confini un po’ ovunque. Inutile chiudersi in casa, occorre lottare, con passione ma anche con grande giudizio perché le risorse sono limitate, un errore ancora e l’Italia andrà in default.
 
Per questo il nonno va messo da parte, in condizione di non più nuocere. E con lui la sua corte di badanti, maschietti e femminucce. Se ne faranno una ragione, questo genere di personaggi non si piange mai addosso per più di due giorni, li vedrete di nuovo circolare, dopo, a cercarsi un nuovo nonno pieno di quattrini.
 
Facciamo presto Italia che è suonato l’ultimo avviso.
 
 
Stefano Olivieri
 

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permalink | inviato da Stefano51 il 10/9/2011 alle 11:52 | Versione per la stampa
6 agosto 2011
Quattro pilastrini e una bella colonna ( di Stefano Olivieri)

Dunque L’Italia non è commissariata dalla Ue, come ci ha spiegato ieri l’esimio premier Berlusconi. E’ piuttosto il governo italiano che si sta attivando, forse addirittura per salvare il mondo. Il venerdì, appena qualche mese fa, era di solito dedicato alle seratine simpatiche e ai bunga bunga, ma ora finalmente il presidente ha preso atto che la crisi c’è, anche se naturalmente sempre per colpa di altri, mai sua neanche in parte.
 
Così insieme a Tremonti ci ha spiegato i quattro pilastri su cui poggerà la rinascita italiana. Sul fronte del lavoro viene annunciata una profonda riforma ( ancora? …) che sicuramente finirà per sforbiciare del tutto ciò che è rimasto dei diritti dei lavoratori. Che non esisteranno praticamente più, visto che al posto del loro statuto si vuole varare lo “statuto dei lavori”, in salsa berlusconiana naturalmente (Sacconi applaude convinto). Poi ci sarà l’altra chicca, quella di rendere ( con variazione costituzionale) libero tutto ciò che non sia espressamente vietato dalla legge: i birbaccioni creativi sono già al lavoro, ne vedremo davvero delle belle.
 
Poi gli altri due pilastri: la delega assistenziale ( pesanti ritoccatine al welfare) e la riforma fiscale. Semplicemente anticipate di un anno, senza mutare di una virgola il vergognoso disegno di legge. Ladri, mazzettari, corrotti e corruttori, presidenti di cricche e loro affini possono star tranquilli, nessuno li toccherà. La pompa idrovora governativa sarà immersa soltanto laddove sa di alimentarsi con facilità: lavoro dipendente e pensioni. Il fatto che l’Italia sia il paese in cui la quota di reddito nazionale che si ottiene attraverso il lavoro sia la più bassa dell’Ocse, e che più del 45% del reddito nazionale sia detenuto da appena il 10% delle famiglie (dati Banca d'Italia 2009), non preoccupa minimamente Berlusconi.
 
Dovrebbe preoccuparsi invece e molto il popolo italiano, e mettere in atto adeguate contromisure. Tempo ce ne è molto poco e l’emergenza è tale che a questi pericolanti pilastri andrebbe almeno aggiunta una colonna di rinforzo, sia pur temporanea, che riporti equità: la tassa PATRIMONIALE applicabile alle rendite da capitale al di sopra di una determinata cifra e a tutti i beni di lusso. Prima di strangolare del tutto le famiglie ( col rischio neanche tanto remoto di innescare una violenta insorgenza civile) vanno sgrullate e tanto le tasche piene. E con quei soldi si rifinanzia la crescita. Se trovate altri rimedi ditelo. Ma Berlusconi non può farlo, per questo se ne deve andare.
 
Stefano Olivieri
12 luglio 2011
Questi ci portano giù tutti, mandiamoli via (di Stefano Olivieri)
 

Era il 14 aprile del 2010 quando su questo blog pubblicai un articolo dal titolo “Italia a rischio default, Berlusconi deve andarsene” . Bene intesi, non sono un economista e tanto meno un esperto di finanza pubblica: il mio commento era guidato da quello che comunemente viene definito “buon senso”, dote sempre più indispensabile nell’Italia di oggi per non finire travolti dalle difficoltà quotidiane.

Ma questo buon senso, prima di tutto, dovrebbe averlo la classe dirigente del paese. Il dramma, la tragedia vera è questa, che la nostra classe dirigente non solo non possiede le capacità e i titoli – escludendo il consenso elettorale alle politiche del 2008 – per governare un paese in crisi, ma non ha neanche il buonsenso di farsi da parte per consentire ad altri di farlo.

Non solo: questa classe dirigente, questo governo da quando si è insediato ha vilipeso il parlamento affondando la democrazia sotto i colpi di una serie impressionante di voti di fiducia. Questa musica se la sono voluta scrivere e cantare da soli, e adesso che hanno scoperto che è la messa funebre del nostro paese chiedono collaborazione perché vorrebbero condividere con l’opposizione responsabilità che invece non possono che essere ascritte ai vari Berlusconi, Tremonti, Sacconi, Brunetta, etc.etc.

Quello che sta succedendo oggi in borsa è drammatico per il nostro paese ed è pericoloso per la stessa integrità economica dell’Unione Europea. Sappiamo dell’effetto domino.

Tutti si aspettano che la Lega stacchi la spina. ma Bossi è troppo impegnato a sgranchirsi il dito medio e Calderoli pensa ad avvicinare il suo ministero a casa sua. Roba da matti.

Stacchiamo noi la spina a questa gente o sarà la fine. Per tutti, ma prima di tutto per i più deboli e indifesi. Se siamo veri democratici autoconvochiamoci sotto palazzo Chigi subito. Bersani se ci sei batti un colpo, quello giusto però.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

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