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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
POLITICA
16 gennaio 2015
CHIACCHIERE INUTILI (di Stefano Olivieri)

Chi ha colpa e chi ha ragione fra chi uccide e sgozza e le vittime innocenti di questa violenza? Messa così la domanda non può avere che una risposta, ma siamo seri: è davvero questo il problema? Si tratta davvero di dibattere di guerre fra religioni, se sia più “pacifica” quella cattolica o quella islamica? Fiumi di parole inutili, ore e ore di notiziari e talk televisivi che potrebbero essere più convenientemente usati per approfondire le vere primigenie cause di uno squilibrio - lo sappiamo e lo sanno tutti - che è alla base di ciò che accade: quello fra ricchezza e povertà, fra ignoranza e informazione, fra benessere e fame. Semplicemente.

Il tema è mondiale e non va circoscritto, dalle risorse energetiche a quelle alimentari, cominciando dall’acqua, il petrolio bianco sempre più raro e prezioso. C’è una parte del mondo che prende queste risorse fuori dai propri confini sottraendole a territori e popoli che quelle stesse risorse potrebbero e dovrebbero utilizzare per i propri bisogni, e non potendolo fare restano dietro e maturano risentimento e malessere. Poi, soltanto poi viene tutto il resto. Scusate se banalizzo ma trovo inutile sprecare altre parole se non si parte da qui. Non ci potrà essere crescita diffusa, a vantaggio davvero di TUTTI se prima non si metterà mano a questo enorme, non più tollerabile squilibrio mondiale, anche a costo di un iniziale significativo arretramento, cosa che per altro sta comunque già accadendo, dei nostri livelli di vita. Siamo tutti buoni a parlare fin quando non ci toccano casa, sono tutti buoni i governi a marciare per la pace e la fratellanza fra i popoli ma qui bisogna uscire dall’equivoco, altrimenti ci saranno sempre più Isis e sempre più bande di volenterosi pronti a contrapporsi armi in pugno. Stiamo facendo a pezzi il nostro pianeta e ci stiamo facendo a pezzi fra di noi, davvero un brutto esempio di evoluzione per la razza umana. Quando gli uomini e le donne a capo del mondo saranno così maturi da sedersi tutti attorno allo stesso tavolo per fare cassa comune di tutte le risorse e redigere un contestuale censimento delle necessità più urgenti verso cui indirizzare gli aiuti comuni, soltanto allora si potrà dire che non si perde tempo in chiacchiere.

Utopia dite voi. Vero, è utopia, roba da sognatori. L’età dell’oro, così ben rappresentata dal quadro di Cranach il vecchio che ho scelto per accompagnare questo post. La distopia è certo più semplice da digerire, in tv si preferisce evocare scenari funesti e litigare sul nulla perché così sale l’auditel. Beh, io preferisco sognare, e che mi sveglino soltanto quando avranno finito di litigare.

Ho il presentimento che aspetterò per un bel po’ di tempo.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

POLITICA
29 novembre 2014
ITALIA CAMBI VERSO? (di Stefano Olivieri)


Non ci si annoia davvero. Perché è in questo periodo che l’elettorato del PD è continuamente chiamato a chiedersi se il suo partito, che esprime anche il premier del primo governo di sinistra della repubblica, sia davvero ancora democratico. Il dubbio è legittimo: l’alleanza con Berlusconi e NCD; la chiusura di ogni contatto con il sindacato e con le parti sociali, escludendo guarda caso Confindustria; il varo di una legge di stabilità e del Jobs Act che non solo confermano quanto già fatto dai precedenti governi Berlusconi, Monti e Letta, ma sono ancora più distruttivi nei confronti di tutele e diritti dei cittadini lavoratori e delle loro famiglie.

Ebbene, come se ciò non bastasse a fornire sufficiente materiale al dibattito politico, assistiamo oggi anche all’implosione del M5S. Dopo le ultime epurazioni di eletti grillini ( ho perso il conto fuoriusciti, forse sono già sufficienti per formare un gruppo autonomo senza ricorrere a quello misto ) il comico genovese dichiara di sentirsi stanco e di farsi dunque da parte, ma nel contempo nomina d’imperio i suoi cinque successori, scelti fra i grillini eletti alla Camera. Da quel che si vede se questo direttorio non si muoverà in fretta e bene, la sindrome orfanile spingerà gran parte dell’elettorato del M5S a rompere le righe, diventando di fatto terreno di caccia e conquista per le altre formazioni politiche.

Già, ma quali? Viene da ridere perché, PD a parte, anche Forza Italia non mostra buona salute. Il suo colorito è anzi cadaverico dopo l’ultima strapazzata elettorale in Emilia e in Calabria.

Resterebbe a questo punto soltanto la Lega Nord, cioè Salvini. La Lega in effetti ha già capitalizzato il brutto momento degli avversari, raggiungendo percentuali neanche mai sognate in Emilia e Calabria. E così il paese che vanta il passato più lungo e glorioso, e al tempo stesso la crisi economico sociale più penosa del pianeta, dovrà probabilmente affidarsi a uno di questi due contendenti, mentre nel frattempo tutte le formazioni politiche della seconda repubblica sono gravemente ammalate, se non già morte. Non c’è da stare allegri, perché i due saranno pure giovani con tanta voglia di fare, avranno pure il merito di aver rottamato la vecchia classe politica, ma non hanno dimostrato finora di saper passare dal dire al fare. Quel che mi preoccupa di più è anche il pensiero che in questa ansia rinnovatrice si sia finiti per buttare via il bambino insieme all’acqua sporca, così che adesso non ci si può neanche voltare indietro per tentare di raccogliere qualcosa di utile.

O forse sì, perché è rimasto Vendola. Però anche lui ha appena litigato con Emiliano e ha detto che rinuncia a fare le primarie con questo PD così deviato a destra. Non gli do torto e non credo, però,  neanche all’ipotesi di una rivoluzione proletaria nel mio paese. Forse, ma più che un dubbio, questo è ahimè un presentimento, il popolo italiano è più propenso ad accettare un nuovo duce. Vorrà dire che mi darò alla macchia e mi schiererò con i partigiani, che spero si formeranno nelle nostre campagne e montagne. Viva l’Italia.

Stefano Olivieri

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POLITICA
4 novembre 2014
IL PD CON O SENZA RENZI. MEGLIO SENZA (di Stefano Olivieri)
 

L’Italia è ammalata gravemente e le cure sembrano tutte costosissime e debilitanti. I luminari europei continuano a emettere bollettini poco rassicuranti sul nostro paese e stiamo ancora attendendo la più volte promessa alzata di reni del premier Renzi, che ha sì varato una manovra in deficit ma con l’impegno di non sgarrare neanche di una virgola dai limiti imposti dalla UE. E sembra che tutto il marchingegno, costruito per la risalita dalla crisi più lunga dal dopoguerra, ruoti attorno al lavoro e al Jobs Act, un provvedimento che il governo non ha voluto negoziare neanche in minima parte con il sindacato, mentre è stato molto attento e disponibile al dialogo con la Confindustria.

La sensazione diffusa in tutto il paese, non solo quello sindacalizzato e politicizzato a sinistra, è che le nuove regole sul lavoro abbasseranno l’asticella delle tutele per tutti i lavoratori dipendenti pubblici e privati, sia quelli cosidetti garantiti che quelli attualmente non tutelati , e questo nuovo quadro di regole sarà naturalmente imposto a tutti i nuovi assunto. Ciò che fa dire non senza ragione a tutti i sindacati, e non solo a Landini, che per risolvere il problema dei precari italiani Renzi ha deciso di precarizzare tutto l’universo del lavoro dipendente, così il malanno da patologico si trasformerà in fisiologico e a quel punto se ne valuteranno le nuove opportunità.

In realtà qualsiasi padrone, pubblico o privato che sia, si tiene ben stretti i dipendenti efficienti e volenterosi, e tende a confermarli se il loro contratto è a tempo determinato. E la legislazione attualmente in vigore già consente, a parte i casi interessati dal famigerato articolo 18 della legge 300/74, di sanzionare fino al licenziamento in tronco chi non lavora ovvero commette reati sul posto di lavoro. Dunque perché arrivare al Jobs Act, soprattutto perché arrivarci senza neanche aver ascoltato le ragioni dei rappresentanti dei lavoratori?

La risposta è consequenziale, non occorre essere psicologi. Il Jobs Act di fatto scardinerà il potere di rappresentanza dei sindacati, polverizzandolo e lasciando ogni singolo lavoratore in mano all’arbitrio del suo padrone. E siccome la logica di qualsiasi iniziativa imprenditoriale è il business, ciò significa che anche i lavoratori più valenti e rispettosi delle regole padronali saranno ricattabili su tutte le questioni riguardanti la loro prestazione: orario e posto di lavoro, sicurezza, salario. Praticamente tutto. Renzi di fatto indica alle imprese, come soluzione alla crisi, la possibilità di abbassare discrezionalmente tutti i costi, da quelli dei macchinari fino alle risorse umane. E se ci aggiungiamo la considerazione che nulla è stato predisposto per una più qualificata formazione professionale, e che molto si è tolto dalle tutele per l’invalidità da lavoro, il quadro finale è quello di uno scenario, per i futuri operai e impiegati italiani, in totale regressione rispetto al passato e sempre più vicino agli standand dei paesi dell’est Europa. Insomma, se avevamo paura dell’idraulico polacco che veniva a fregarci il lavoro in casa nostra, d’ora in poi non dovremo più averne e anzi potremo scegliere di andare a lavorare in Polonia a pari condizioni.

Ora capisco perché Squinzi si è spellato le mani ad applaudire Renzi.

C’è un’ ultima considerazione tutta politica, non irrilevante. Con le sue ultime scelte il premier Matteo Renzi di fatto ha consolidato, lo dicono accreditati sondaggi, il suo elettorato più stabile e convinto nell’area di centrodestra e non più nel centrosinistra. Dunque non ha più bisogno del PD, potrebbe anche andarsene domani e continuare a mietere consensi e voti dal nuovo palco del suo partito della nazione, o come altro diavolo vorrà chiamarlo.
Non lo fa soltanto per questioni di opportunità, cioè non vuole essere lui a restare con il cerino acceso in mano e preferisce che siano altri (leggi: minoranza PD, sinistra e CGIL) a provocare eventuali elezioni anticipate.

La pattuglia dei renziani è diventata maggioranza nel partito, è vero. Ma soltanto perché si è aggiunto allo sparuto drappello dei renziani nativi, quelli che seguivano Renzi quando era ancora sindaco di Firenze, tutto un blocco di deputati e senatori, ex PC, PDS e DS, che per convenienza personale hanno giudicato utile avvicinarsi a un premier che di connotati democratici non ne ha mai avuti, neanche da piccino. Questi deputati e senatori sono stati eletti in Parlamento da cittadini che li conoscono, e che hanno creduto, votandoli, di spostare a sinistra il paese. Ebbene, chiedo a questi eletti e a questi elettori di renziani dell’ultim’ora un attimo di profonda riflessione, e se non sia giusto rivendicare all’interno del PD non un ritorno alle origini ma il semplice rispetto dello statuto dello stesso partito. Andatevelo a leggere cari deputati e senatori, e scoprirete che Renzi anche dello statuto ha fatto carta straccia, insieme alla vostra stessa dignità. È lui che deve andar via dal partito se il governo cade, perché il partito si chiama democratico e Renzi, di democratico, ormai non ha più nulla. Voi, se lo riterrete opportuno, potrete seguirlo altrove, ma il PD deve tornare a essere il maggiore partito della sinistra italiana, con o senza Matteo Renzi. A questo punto meglio senza Renzi. E non abbiate mai paura della democrazia, sappiatela esercitare con la stessa fiducia che i vostri elettori hanno riposto in voi. Rifletteteci per favore. Le prossime ore, i prossimi giorni sono importanti per il futuro del partito e decisive per le sorti del paese 
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Grazie


Stefano Olivieri
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LAVORO
23 settembre 2014
Articolo 18, una bandiera strappata (di Stefano Olivieri)

La sinistra e il sindacato ne hanno fatto per decenni un simbolo, l’anima stessa dello statuto dei lavoratori. Oggi lo attaccano tutti, il maggiore partito al governo lo vuole eliminare del tutto non per il risultato, più che risibile, che la sua completa eliminazione potrebbe comportare nelle dinamiche del mondo del lavoro, ma per cancellare dal biglietto da visita dell’Italia all’estero ciò che è visto ormai dai più come un inutile residuato bellico, che scoraggia (dicono al governo) gli investimenti e al tempo stesso frena l’occupazione.
Sarà vero? Sarà falso che il mondo intero  non investe più  in Italia a causa dell’articolo 18? Potrei ricordare che, secondo me, è assai più ingombrante e dannosa per l'immagine e la reputazione del nostro paese la presenza attiva, ormai in tutto il territorio nazionale, della criminalità organizzata come mafia, camorra, etc., ma non voglio infoltire l’esercito chiacchierone dei benaltristi, che parlano tanto e alla fine concludono poco. 
Voglio piuttosto fare presente, soprattutto alla sinistra e alla CGIL alle quali mi sento vicino da sempre, quanto possa oggi essere dannoso difendere una bandiera strappata, la cui perdita o il cui mantenimento non sposterebbe di una virgola la dolorosa situazione del lavoro in Italia. Perché il vero problema, la vera domanda che andrebbe posta in questa disputa sull'articolo 18, in cui spesso e volentieri viene richiamato l'esempio di ciò che accade all’estero, la vera domanda dunque è: che cosa avrebbe in cambio il lavoratore italiano?

Perché se è vero che in Europa si licenzia con maggiore facilità, è altrettanto vero che lo Stato, in Francia come in Germania, in Olanda come in Svezia, è per tutto il resto molto più vicino ai suoi cittadini, anziani o giovani che possano essere. Nell’offerta di servizi alla  persona e alle coppie, nella trasparenza ed efficienza del sistema fiscale; negli aiuti per l’acquisto di una prima casa, o per la nascita di un figlio, nel supporto attivo ai disoccupati, affinché possano trovare rapidamente un nuovo lavoro affine alle competenze maturate. Infine nel regime di paghe e stipendi, che nella stragrande maggioranza dei paesi europei sono più alti di quelli italiani, e seppure le pensioni estere possono essere più leggere di quelle nostrane, quasi tutti gli operai e impiegati esteri hanno da decenni la possibilità reale, cioè sufficienti soldi in tasca, di attivare un mutuo o una assicurazione privata che garantisca loro una vecchiaia serena. Naturalmente non è tutto oro ciò che luccica e anche in Europa troviamo imperfezioni, talvolta truffe e bidoni ai lavoratori, ma rappresentano le eccezioni, non la regola come avviene in Italia. E soprattutto, in Europa i truffatori e i ladri di pubbliche risorse finiscono in galera, e ci restano.

È insomma sul fronte complessivo della qualità della vita, dell’appagamento reale delle necessità quotidiane, è nella soddisfazione completa dei diritti del cittadino lavoratore ma anche consumatore, abitante, utente fiscale che la sinistra italiana e il sindacato dovrebbero concentrare l’attenzione e ingaggiare battaglia. Perché in cambio di questo scalpo benedetto dell’articolo 18, in realtà il governo Renzi con il suo Jobs act non offre NULLA ed è questo il vero disastro, il vero problema. Il partito democratico sta ponendo il popolo dei lavoratori italiani a reddito fisso di fronte a un ricatto che di democratico, e di sinistra, non ha più niente. Perché Renzi pensa, in cuor suo, di replicare alle prossime elezioni politiche il successo del 40,8% delle europee incamerando i voti della destra, e quando ciò dovesse accadere scommetto che non esiterebbe a cambiare il nome stesso del partito democratico.
Ebbene io non ci sto, e penso che nessun democratico convinto possa accettare questa brusca sterzata.
Dobbiamo fermarlo prima che ciò accada, e sotto questo profilo la battaglia sull'articolo 18 torna a essere importante. Dobbiamo però riformularla all'interno di un quadro rivendicativo ( ma anche propositivo) più vasto e articolato, dobbiamo essere in grado di definire,  al di là di facili slogan,  i tanti deficit rispetto all'Europa che oggi contraddistinguono le difficoltà quotidiane dei cittadini italiani di fronte allo Stato, al Credito, agli enti erogatori di acqua ed energia, al diritto di curarsi negli ospedali pubblici senza che ogni ricovero divenga un'odissea pericolosa, al diritto allo studio e alla formazione in  scuole e università pubbliche che sappiano riconoscere e premiare il talento a prescindere dalla provenienza socio-economica, e sappiano sopratutto raccordarsi in modo sistemico al mondo del lavoro, per riattivare quell'ascensore sociale basato sul merito che è l'unico a poter garantire una vera, costante crescita del p.i.l. Le risorse per farlo ci sono già, non vanno cercate in nuove tasse per dipendenti e pensionati. Perché l'Italia è un paese ricco, fra i più ricchi in Europa come capitale mobile, ma questo capitale, come sappiamo,  non è equamente distribuito perché la più ragguardevole massa di reddito è in mano a una ristretta classe di cittadini. Di questi si conosce da tempo tutto, a partire dal nome e cognome per finire ai depositi bancari, per lo più all'estero, nei cosiddetti paradisi fiscali. Riconquistare al bene comune questa enorme massa di risorse non è un obbligo etico di chi governa, è piuttosto il modo giusto per restituire decoro all'immagine pubblica del nostro paese, testimoniando in modo concreto come possiamo farcela da soli, facendo totale pulizia in casa nostra.
L'attuale travaglio del PD sulla questione dell'art. 18 è tutta qui, ma non è cosa di poco conto. In un grande partito plurale e inclusivo si può e si deve discutere, quando sono in ballo gli stessi valori fondanti. La minoranza del PD deve sapere che non è minoranza nel paese e che in certi casi vale la pena di ricontarsi tutti, attraverso le elezioni.

Riflettiamo tutti e in fretta, perché si può anche perdere una battaglia se però ciò può consentirci di vincere la guerra finale. L’Italia è ancora lontana dall’Europa, ma non per l’articolo 18 della legge 300.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it 






POLITICA
17 settembre 2014
#Renzistaidimeno di Stefano Olivieri

No, davvero non riesco a entusiasmarmi al nuovo corso del partito di maggioranza del governo. Non riesco a capire perché le riforme, per essere tali, debbano tagliare sempre e soltanto i diritti e mai i privilegi, e non comprendo perché, quando si cercano le risorse per fare qualsiasi cosa, si finisca per chiamare l’appello di pensionati e lavoratori dipendenti. Il partito democratico e il suo capo non possono, non devono ragionare così.

Non ce la faccio più caro Matteo, ad ascoltarti. Tu, con la tua ansia di vincere e convincere, con le tue sfide, i tuoi pacchetti e i tuoi no ai ricatti.
Perché, poi, chiami ricatti le sacrosante paure della gente comune che non ha lavoro e non ha denaro, non ha più tutele sul lavoro perché nel frattempo, dall’ultimo governo Berlusconi a Monti e poi a Letta, fino ad arrivare a te, quelle tutele non sono mai più state ripristinate? Quella stessa gente che ti ha votato e alla quale tu hai promesso che l'Italia avrebbe cambiato verso. Quella stessa classe di cittadini che ha finora sopportato da sola tutto il peso della crisi, mentre gli evasori, i ladri incalliti, i corruttori seriali, di questa crisi hanno approfittato per arricchirsi ancora di più, senza che nessuno li sbattesse in galera. 

La democrazia, caro Matteo, è un esercizio faticoso e COLLETTIVO, dove non può mai essere uno solo a decidere sulla vita degli altri, di tutti gli altri, soprattutto dei più poveri e indifesi. Stiamo perdendo tempo e i mille giorni che ti sei benevolmente ritagliato dopo averci ammannito il bonus da 80 euro (ancora non coperto) come la pietra filosofale, sostitutiva addirittura dei contratti di lavoro e della revisione fiscale, beh quei giorni sono troppi egregio presidente, e del tutto ingiustificati. 

Tu dici di essere di sinistra ma hai scelto di dialogare con il corrotto condannato Berlusconi, hai scelto di non cancellare le leggi vergogna come il falso in bilancio, di non aprire le tasche ai tantissimi plurievasori incalliti del nostro paese. Hai preferito far perdere il sonno a milioni di lavoratori e pensionati e ai loro figli per non affrontare a muso duro il mondo del malaffare che governa e lucra ogni giorno su tutto il gioco d’azzardo italiano, a partire dalla stessa rinomata Sisal. Quel pozzo nero frutterebbe almeno 20 miliardi l’anno alle casse comuni, ma tu non lo vuoi bonificare. Perché?

Tu fai, esattamente che faceva il tuo alleato Berlusconi, il prepotente con i deboli e il ruffiano con i potenti. Vai a Bruxelles e pendi dalle labbra della Merkel, poi però sei distratto quando Draghi abbassa a zero il costo del denaro e assegna ai governi europei precise prescrizioni per le propie banche, affinché quel costo zero lo riversino effettivamente TUTTO sui mutui a imprese e famiglie.

Tu non mi piaci Renzi, non mi sei mai piaciuto perché non sei affatto di sinistra, sei alleato di Berlusconi. Hai incassato il 41 % di preferenze alle europee spacciando quelle elezioni come fossero state le politiche, e allora ti invito a farle davvero le elezioni politiche, per consentire al popolo sovrano di fare chiarezza.

Il diritto a un lavoro decoroso non da schiavi, e a un salario non di fame. I diritti dei malati, delle lavoratrici in gravidanza, dei giovani alla loro prima assunzione in un mercato, come quello italiano, avvolto nella nebbia per consentire ai lupi di mordere più a fondo; i diritti dei disabili e della legge 104, che pensate furbescamente di aggirare e derubricare inventando la pratica del regalo delle ferie fra colleghi solidali (figurarsi…); il diritto, alla fine, a credere che la democrazia sia vera e trasparente condivisione, senza trucchi e giochetti di prestigio, dei doveri e dei diritti fra tutti i cittadini elettori, dall’ultimo barbone al primo miliardario.

Ebbene, questi diritti tu e il tuo giovane rampante, elegante e spericolato governo, li avete già derubricati. Decidendo da soli, non ascoltando i sindacati, ignorando e isolando quanti, all'interno dello stesso partito democratico, vorrebbero battere una strada diversa, ancora più rapida ed efficace delle vostre riforme e soprattutto autenticamente solidale con la gran parte del paese che è precipitata nel disagio. In realtà a te poi, caro Matteo, del partito democratico non  è mai fregato altro di più del fatto che fosse il trampolino necessario per arrivare alla presidenza del consiglio. Perché da segretario hai dimezzato e mortificato la direzione nazionale, per non parlare delle segreterie regionali abbandonate a se stesse. Il dissenso interno tu lo hai semplicemente dimenticato, palesando in modo clamoroso la tua intima natura di capetto sudamericano, altro che uomo di sinistra. Fattelo da solo un bel partito e poi vediamo se raggiungi il 41%.
A questo punto io, e non soltanto io, a te e al tuo governo nego la mia fiducia e il tuo biglietto di viaggio, caro Matteo, lo faccio scadere subito invitandoti a scendere da questo treno, altro che attendere mille giorni! 

Per questo lancio su twitter l’hashtag #Renzistaidimeno. Suggestivo, vero? Vediamo se fa presa.

Stammi bene, signor presidente. Noi tutti, bene non stiamo per niente e ci faremo sentire presto in piazza.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it












ECONOMIA
9 settembre 2014
RENZI, PECUNIA NON OLET (di Stefano Olivieri)


Fa impressione leggere della bestialità del’Isis, del destino atroce delle tre povere religiose italiane e poi, rientrando nel nostro paese, invece di tirare un sospiro di sollievo apprendere dei disastri provocati dalla corruzione, dal malgoverno, da chi continua a speculare sui destini di tanta povera gente che non chiede altro che un lavoro dignitoso e sicuro, per tirare avanti con la sua famiglia.
Ci sono ancora troppi furboni in giro e questo governo Renzi, giovane e rampante, nato per rottamare la vecchia politica ora alza la voce verso lavoratori e pensionati, quegli stessi dipendenti pubblici e privati che in questi anni terribili non hanno mai smesso un attimo di dare, dare, dare. Nell’ultimo decennio c’è stato un vero e proprio tsunami che ha travolto il mondo del lavoro e ha spostato un’incredibile massa di reddito, dalle tasche già vuote delle famiglie a quelle di pochi affaristi senza scrupoli. Il rimedio, però, non è stato cercato creando regole più sane e solidali, intervenendo con sanzioni concrete nei confronti dei capitali accumulati illegittimamente. Si è invece intervenuti ritagliando, al solito, il reddito già esangue di dipendenti e pensionati. 

Strano che Renzi veda grasso colare dalla pubblica amministrazione e dimentichi che lo Stato italiano continua a foraggiare, per dirne soltanto una, il criminoso business del gioco d’azzardo. Nel 2013 fra gratta evinci, Lotto, Superenalotto e slot machines, in Italia sono stati spesi 84,7 miliardi di euro. Di questi circa 68 son rientrati nelle tasche dei giocatori, 17 miliardi sono andati perduti. Dove, nessuno riesce a dirlo perché lo Stato non sa neanche chi detiene realmente la proprietà delle tredici società concessionarie, compresa la ben nota Sisal (dati ripresi dalla recente analisi realizzata da Matteo Iori, presidente della Onlus Centro Sociale Papa Giovanni XXIII, insieme al CONAGA – coordinamento nazionale gruppi giocatori d’azzardo). A grattare dentro questo mondo chissà quali connivenze si potrebbero trovare, ma il punto non è questo. Il punto è che prima di rovinare la vita di milioni di lavoratori che hanno lavorato quarant’anni per uno straccio di pensione, bisognerebbe guardare altrove. Di altrove ce ne sono un sacco dentro questo squinternato paese, e prima di fare la voce grossa con i sindacati dicendo di non accettare ricatti, Renzi dovrebbe cercare e stanare ogni singola sacca di parassitismo e di malaffare, partendo da quelle più gonfie di denaro come l’appena citato business del giocp d’azzardo. Renzi invece, e i suoi giovani ministri, questo non lo fanno, non lo stanno facendo e pare non abbiano alcuna intenzione di farlo nel prossimo futuro.

(Dati ripresi da http://notizie.tiscali.it/articoli/cronaca/14/07/24/gioco-azzardo.html )

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it 

19 luglio 2014
Fatelo, non ditelo (messaggio al governo) di Stefano Olivieri
 

Oggi è l’anniversario, 22 anni, della morte di Borsellino. Ma è anche il giorno dopo la morte dei quasi trecento passeggeri, più di ottanta bambini, dell’aereo asiatico abbattuto sui cieli ucraini da un missile russo. È poi il giorno dopo dell’ennesimo attacco di Israele sui cieli e per le strade di Gaza e infine, tornando all’Italia che i nostri giornali considerano l’ombelico del mondo, dell’assoluzione di Silvio Berlusconi sul caso Ruby.

Un mix di notizie fra loro inconciliabili finisce per diventare soporifero in un paese già addormentato dalla sua stessa rassegnazione a non cambiare. Il mondo intorno a noi, a due passi da noi considerata la vicinanza di Ucraina e Palestina, va in pezzi e tutto ciò produce ormai uno sdegno moderato, anomalo, fuorviante. Le prime pagine dei giornali sono occupate dalle analisi della rimonta di Silvio, dal suo rinnovato candore, dalla sua reiterata fiducia nella magistratura buona che lo assolve dai suoi peccatucci troppo privati per diventare materia processuale. Non c’è stata concussione, non c’è stato sesso con minori, non ci sono state le orge a pagamento nella casa del premier, nulla di nulla. Così il partito del premier, molto più vasto delle sue stesse tessere, risorge dalle ceneri e Brunetta chiede una commissione d’inchiesta e una lista di proscrizione dei cattivi.

Gli italiani, però, quasi non se ne sono accorti perché sono in guerra da mesi, da anni contro una crisi patologica che ha ormai colpito pesantemente anche il ceto medio. I senza casa, senza lavoro, senza prospettive sono più di un terzo del paese e anche se il nuovo premier Renzi è giovane e molto simpatico alla Merkel, sono sfiduciati verso il futuro. Non vedono ancora i furbi e gli evasori sufficientemente perseguiti dalla legge, non vedono spiragli da cui possa arrivare qualche euro in più alle famiglie, non vedono riforme tangibili e incassabili immediatamente da una popolazione ridotta allo stremo. I lavoratori dipendenti sono sempre più schiavi e malpagati mentre dall’altra parte gli imprenditori furbi continuano a evadere, i commercianti a non scontrinare come trent’anni fa più o meno, i padroni a evadere tasse e contributi.

Dov’è il colpo d’ala promesso, dov’è il riscatto etico, dov’è la pistola fumante di un partito maggioritario del 40, 8 % che ha dichiarato di volersi mettere alla testa del paese per portarlo fuori dalla palude? E perché la stampa continua a sbrodolare prime pagine su fatti e persone che non riguardano la carne viva del paese piuttosto che dare voce e visibilità ai tanti, troppi che ogni giorno finiscono inghiottiti dalla miseria e dalla disperazione?

Non è più tempo di chiacchiere ma di scelte. Raddrizzare il fisco, eliminare le spese non indispensabili e colpire l’evasione recuperando e redistribuendo quel reddito finito in poche mani, del tutto insensibili verso i guai comuni, questo occorre fare subito. Non ci facciamo nulla di un senato fantoccio, non ci facciamo niente degli F35 che neanche in USA fanno volare più, non ci facciamo nulla degli streaming. Basta. L’Italia da mille euro al mese non starà a guardare in silenzio e se non si vuole finire nel caos occorrono procedure d’emergenza da accollare a chi finora con questa crisi non solo non ci ha perso ma ci ha guadagnato, spudoratamente. Voi sapete, tutti ormai sanno, a chi ci si deve rivolgere. Fatelo, non ditelo.

Stefano OLivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it


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14 dicembre 2013
ATTENTA ITALIA (di Stefano Olivieri)
 

Attenta Italia. Se questa sia la protesta di autentici forconi proletari o piuttosto quella dei porconi che fino a ieri hanno addentato la parte debole del paese, non so dire. Troppa confusione in giro, troppa baruffa nell’aria. Ci sarebbero anche i sorconi aggrappati al sultano, ma questo è un altro discorso, non meno pericoloso, però.

Ho parlato spesso, in questi ultimi anni, dei mille fuochi che si andavano accendendo. Dalle fabbriche agli uffici, dalle aree metropolitane alle campagne. La gente non ce la fa più, e quando l’orizzonte si abbassa, quando la prospettiva certa è quella di un domani assai peggiore dell’oggi, chi già sta sul fondo del pozzo prende a salire, a mani nude, per riguadagnare la luce.

Se i mille fuochi diventeranno un milione sarà difficile sapere quando e come, dentro a quel falò, si sono imboscati i furbi. La democrazia è un esercizio quotidiano fatto di sintesi e di ragione, quando resta soltanto la sintesi esce fuori il peggio, il rifiuto di tutto e tutti e si finisce in mano al re travicello di turno.

Vorrei che ci fosse un sussulto di dignità in parlamento e smettessero tutti di guardarsi allo specchio. L’unica cosa decente da fare è varare una nuova legge elettorale che renda di nuovo il popolo sovrano nelle scelte, e subito dopo andare a votare.

Subito dopo, perché non c’è più tempo. La crisi corrode ormai i valori fondanti dello Stato democratico e nessun democratico può realmente desiderare uno stato di polizia. Ma le urla in piazza ormai questo portano, la richiesta della testa dei nemici, senza mezze misure. La tabula rasa, per ricominciare.

Non c’è tempo per le mezze bugie e le mezze verità. Non si varare una legge che elimina il finanziamento ai partiti dal 2017, chi non ha neanche un mese di autonomia si sente ancor più preso in giro. Così, per contro, non si può sbattere sul banco degli imputati Equitalia e condannarla all’impotenza, va invece preteso che Equitalia rivolti le tasche giuste, quelle che con la ctrisi si sono riempite a dismisura mentre gran parte del paese è ridotto alla fame vera.

I ricconi in Italia ci sono, e poco importa che non si vedano i loro soldi, blindati in Svizzera o alle Cayman. Si svuotino le carceri di quelli che han rubato alimentari al supermercato e le si riempiano di questi cinici furbacchioni che hanno azzannato per decenni il paese, e continuano a farlo. Non possono esistere mezze misure non ce ne facciamo niente degli sconti sui libri e sulle assicurazioni se i salari sono regolati da norme che premiano soltanto il padrone. Non arriveremo da nessuna parte se continueremo a considerare merce il lavoro, e il lavoratore vuoto a perdere. Alla fine l’incendio totale sarà inevitabile, e non ce ne sarà più per nessuno.

Legge elettorale, elezioni, patrimoniale vera per tutti i redditi non reinvestiti e carcere vero per gli evasori. Intanto per cominciare e restituire fiducia e speranza a un paese che non vuole più essere preso in giro. Fuori i mercanti e i santoni dal tempio della democrazia, torniamo a contare e torniamo a contarci, con le spalle dritte e la testa serena, perché ci sarà sempre qualche furbetto pronto a infiltrarsi. Renzi legga la lettera di Reichlin e mediti, questa è l’ora della verità. Il governo la smetta di essere ondivago e passi la mano, non vogliamo un nuovo ventennio e non ci tireremo indietro. Sappia, Letta, che la sinistra non ha ancora imbracciato i forconi, ma potrebbe decidere di farlo, prima o poi.

Stefano OLivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

POLITICA
17 novembre 2013
NON SI PUO' IMBALSAMARE UN PAESE (di Stefano Olivieri)

Son lì tutti a sdoppiarsi per aumentare l’accerchiamento e la conquista di un centro che è ormai diventato deserto. Non solo l’epilogo della favola berlusconiana (più che favola, direi meglio una saga: vent’anni di cavaliere), a breve Matteo Renzi finirà per spaccare anche il PD, grattando quel po’ di sinistra che si ostina a rimanervi dentro, e a quel punto i giochi saranno fatti. La riedizione dello scudo crociato risveglierà molte salme che torneranno a circolare nel prossimo governo mentre gli esuli della sinistra faticheranno, come è sempre stato, a formare almeno un cartello elettorale.

La gara sarà fra i populismi di destra di Berlusconi e Grillo e quelli di centro di Renzi & soci, quanti e quali è ancora troppo presto dire, occorre attendere la fine dell’emorragia post decadenza del cavaliere. Sì, perché il neocentrodestra di Alfano avrà il respiro troppo corto (di voti e risorse economiche) per tentare la strada dell’illibatezza, e dovrà scegliere prima delle elezioni se sposarsi di nuovo col cavaliere dimezzato e tentare la missione impossibile, oppure provare ad accodarsi al carro di Renzi.

Di tutto questo, al paese importa poco. Con gli operai ormai schiavi nella terra di nessuno e la classe media scivolata nel disagio, alla politica le famiglie non pensano più, impegnate come sono a non scivolare nel baratro. Sono mesi che i media si occupano di Berlusconi mentre le imprese chiudono, i disoccupati crescono, i salari e le pensioni sono sempre più bassi. Il lavoro non c’è e nessuno lo crea, il denaro ci sarebbe ma nessuno vuole andarlo a prendere dove le tasche sono strapiene. Per far ripartire il mercato interno occorrerebbe foraggiare la classe lavoratrice ma il governo sa parlare soltanto di tagli alla spesa che, tradotti, significano maggiori tasse per le famiglie e minori servizi.

Non si può chiedere a un ex o a un neo democristiano di fare la rivoluzione. Che si tratti di Letta o di Renzi, la vedo davvero dura per il prossimo governo. E quello attuale potrebbe anche non arrivare al Natale, perché non si può imbalsamare troppo a lungo la rabbia che cova nel paese.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

14 ottobre 2013
Legge d'instabilità (di Stefano Olivieri)


Essere incazzati neri è dire poco. 67 milioni di euro di tagli alla P.A. (ricordo che i contratti sono fermi al 2008) e 900 milioni di euro di AUMENTO alle missioni di pace. Senza contare gli F35, senza contare i condoni e gli sconti alle mafie dei giochi d'azzardo, senza contare, di fatto, i cittadini sempre più sudditi del governo della grande ammucchiata. 
E poi ci si mette pure Renzi, che invece di farsi una DC tutta sua vuole accomodarsi alla segreteria del PD, e non solo.
Non staccare la spina a questo governo sta creando alle famiglie dei lavoratori molti più guai di nuove elezioni. L'ho sempre detto che Berlusconi non era l'unico problema italiano ed Enrico Letta è qui a dimostrarlo.
Prevedo un autunno davvero molto caldo. L'iva al 22% farà aumentare anche i generi di prima necessità e sono quelli che servono tutti i giorni, sono il pane quotidiano delle famiglie che di chiacchiere non ne vogliono più sentire. 
Sento parlare del cuneo fiscale a favore dei lavoratori dal 2006, ma qui non si è visto ancora niente, son passati 7 anni e i contratti del pubblico impiego sono fermi al palo dal 2008.
Caro Enrico, sai dove devi metterlo quel cuneo fiscale?
Non farci caso, è una domanda retorica.

Stefano Olivieri 

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it 


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permalink | inviato da Stefano51 il 14/10/2013 alle 17:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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