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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
28 maggio 2012
GLI ULTIMI DELLA FILA (di Stefano Olivieri)


Così anche il calcio nostrano paga dazio alla repubblica delle banane. E alle cricche degli appalti, dei G8, dei terremoti e delle mille truffe italiche si aggiunge adesso anche quella degli scommettitori, un grumo nero di collusori e collusi che si spartivano ogni settimana torte plurimilionarie con le scommesse. È certa una cosa: l’appetito vien mangiando in questo paese dove si professano virtù pubbliche ma poi si spianano le strade soprattutto a chi ha collezionato avvisi di garanzia. Fra un po’, in parlamento, dovranno inserire una norma che chiarisce che possono essere eletti anche i cittadini normali, quelli che possono essere intercettati anche 24 ore al giorno senza che su di essi esca fuori qualche reato, quelli che non hanno avvisi di garanzia o sentenze passate in giudicato da esibire sul curriculum.

È una Italia a rovescio questa della crisi più nera dal dopoguerra, un paese dove i furbi resistono e si moltiplicano togliendo anche l’aria alla gente onesta. In questo mese di incubi fiscali e di suicidi, di terremoti e di bombe alle scuole, questa notizia degli ennesimi arresti di calciatori multimilionari è la classica ciliegina su una torta che era già guasta di suo, figurarsi adesso.

Servirebbe un colpo di reni energico e un definitivo irrevocabile cambio di rotta, per uscire da questa maleodorante palude. Perché dal lavoro allo studio, dalla salute al fisco, dall’ambiente all’energia, dall’informazione allo sport non c’è scenario dove, accanto all’esigenza della crescita, non si prenda in considerazione anche l’ipotesi della corruzione, della mancanza di trasparenza, della fine di ogni criterio meritocratico. Se non sapremo fare questo, rovesciare cioè totalmente questo schema, non ne usciremo fuori.

In un paese realmente democratico e sotto sforzo come il nostro, la prima regola dovrebbe essere quella di tutelare gli ultimi, perché il vero progresso civile non può ammettere effetti collaterali come l’aumento della miseria e della disperazione, come gli esodati e i disoccupati, come la compressione dei diritti dei lavoratori.

Partire dagli ultimi della fila, dai più poveri e derelitti, dai senza lavoro, dai malati e dai disabili e riuscire, avendo sempre sott’occhio le condizioni degli ultimi, a tirare su l’intero paese DEVE essere il compito di questo governo. Per ogni giorno che passa, per ogni abuso ancora impunito la sofferenza di chi continua a pagare e vede precipitare la propria condizione di cittadino e di contribuente, aumenta e comincia a cedere alla rabbia.

Non ci arriveremo tutti al 2013. Se la politica vuole tornare a esercitare il suo primato nelle scelte che contano, la risposta deve arrivare adesso. Il partito democratico si metta alla testa dell’Italia che vuole tornare a sperare, a pensare positivo, e presenti a Monti il conto. Patrimoniale subito, con prelievo progressivo da tutti i depositi che superino i duecentomila euro. E galera vera per i grandi evasori, senza sconti. I soldi in Italia ci sono, chiedetelo alla Banca d’Italia che ha fatto una indagine pochi mesi fa, scoprendo che il reddito medio delle famiglie italiane (immobili esclusi) è di 434mila euro. Il classico mezzo pollo a testa, anzi, altro che mezzo pollo! Qui si parla di un tacchino, e anche bello grosso. Che diventa un bue, anzi uno sconfinato armento di grassi bovini se andiamo a vedere le ultime dichiarazioni dei redditi che sono state rese note, quelle del 2005: i redditi più alti erano sempre, inesorabilmente, quelli di lavoratori dipendenti e di pensionati.

Come dunque si può riequilibrare la bilancia, se non con una patrimoniale che peschi oggi direttamente dai depositi? Come si può pensare che un paese, dove i ricchi esportano denaro all’estero e poi lo possono rimpatriare in modo anonimo con una tassa vergognosamente bassa (l’ultimo condono tombale di Tremonti), che in un siffatto paese la gente sia ancora disposta a lavorare con sempre meno tutele e poi ad andare in pensione con prestazioni economiche sempre più taglieggiate dal fisco? Come si può credere che si possa arrivare indenni al 2013?

Io dico: ora! Bersani risponda all’invito di Vendola e di Di Pietro, e lo faccia in fretta. Preferirei che Beppe Grillo restasse l’eccellente fustigatore del malaffare che ci ha mostrato di essere, piuttosto che vederlo trasformato in un improbabile premier sull’onda del disgusto che sta legittimamente montando dal basso.

Dobbiamo pensare a tutti gli italiani, in primo luogo agli ultimi della fila, che non hanno voce e sono invisibili. La velocità di una slitta dipende dal suo cane più lento, non da quello più vigoroso e veloce. Facciamoci indicare dagli ultimi la strada e sarà quella giusta. Perché se aiutiamo i più deboli a risollevarsi, avremo scritto al tempo stesso le regole per una nuova, più sana e davvero solidale crescita per l’intero paese. Dove dovranno esserci spazio e opportunità per tutti, non soltanto per i figlidi, a cominciare da quelli dei ministri. Un paese senza furbi e senza cricche. Riappropriamoci della sovranità che la Costituzione ha consegnato nel 1948 al popolo, riappropriamoci della politica con elezioni primarie in tutto il paese, riappropriamoci dei partiti che tentennano pensando agli interessi di bottega. Si scenda in piazza con le bandiere prima che altri lo facciano con le armi.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

11 ottobre 2011
PROVE TECNICHE DI RIVOLUZIONE ( di Stefano Olivieri)

 

C'è un’accusa che fa andare particolarmente in bestia chi se la passa male. È ripetuta in continuazione in questi giorni nei dibattiti televisivi, nelle dichiarazioni dei politici, talvolta nelle interviste fra la gente.              Come uno sfottò, che fa incarognire lavoratori e disoccupati, operai e impiegati, sopratutto i giovani che studiano e lavorano precariamente. È quella di aver vissuto troppo al di sopra del consentito, di aver fatto le cicale, insomma. I fantastiliardi di debito pubblico vengono da lì, dalle sciaguratezze di un popolo brontolone che però, sotto sotto, se l’è goduta.

Da questa formidabile ipotesi di lavoro sta nascendo, fra l’altro, il decreto sviluppo. Dopo ben due finanziarie da centinaia di miliardi infatti il governo italiano si è accorto, anzi lo ha costretto la Ue ad accorgersene, che tappare semplicemente le falle della nave Italia non sarebbe servito a nulla se non si fosse trovata l’energia per azionare le pompe di sentina e il motore della nave, così da rimettersi in moto. Saremmo affondati comunque, senza speranza. Così hanno cominciato a circolare le ipotesi. Vendere, vendere e realizzare, dalle industrie alle partecipate statali, dalle spiagge alle isole, dai monumenti all’acqua pubblica. E nel contempo un’ altra stretta su pensioni e stipendi, giusto per abituare il popolo delle cicale a diventare formiche risparmiose. Dove abbiano visto queste cicale però, resta un mistero. Siamo qui a guardare questo doppio binario, costruito sotto i nostri occhi e spiegato come l’unico rimedio possibile. Da una parte il paese dei ladroni, ai quali si prospetta l’ennesimo condono tombale fiscale ed edilizio. Le cricche si stanno già facendo i conti, per loro sarà un altro bengodi, ne venisse una all’anno di crisi così.

Dall’altra la gente comune, quella che secondo gli esperti in doppiopetto sarebbe colpevole di aver precipitato il paese nell’indigenza e nella paralisi. La pistola fumante non si è trovata ma non fa nulla, questo è un processo indiziario e il popolo italiano mica fa Knox di cognome. Sono tutti poveracci, staranno zitti e la manderanno giù come al solito. C’è perfino chi insinua che alla fine saranno contenti di essere commissariati dall’Europa, almeno a Bruxelles c’è gente seria, mica quei magnoni che abbiamo mandato al governo.Il guaio è che su questo doppio binario costruito da Berlusconi, sconti e condoni da una parte, aria fritta e tasse dall’altra, ci deve passare un solo treno. Che se seguirà l’itinerario delle cricche manderà definitivamente all'inferno una grande fetta del paese. Farà diventare ladri anche gli onesti più incalliti, perché quando è troppo è troppo. E forse armerà più di una mano disperata. Così la gente comincia ad organizzarsi, a pensare che perfino la rivoluzione, con tutti i rischi che comporta, non sarebbe a questo punto il male peggiore. L’altro ieri c’erano decine di migliaia di studenti in novanta città a protestare contro i tagli nella scuola, gli scioperi nelle industrie in crisi ormai segnano tutti i giorni della settimana. Non c’è più il gesto isolato e disperato di chi si arrampica sulla gru, è tornata la solidarietà e la volontà di condurre la lotta insieme in Italia come altrove, meno male. Prove tecniche di rivoluzione ma attenti alle schegge, chi vuole intendere intenda. Noi lo stiamo dicendo da un pezzo, che governo e opposizione non caschino poi dalle nuvole.

Stefano Olivieri

 

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it 


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