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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
12 febbraio 2011
DOMANI 13 FEBBRAIO IN PIAZZA, PER RIMANERCI ( di Stefano Olivieri)

C’è stato ieri il confronto fra Napolitano e Berlusconi. Un’ora, che sembra poco ma non lo è, perché la questione era arcinota ad ambedue. Evitare di far precipitare le istituzioni dello Stato in una rissa è in cima ai pensieri del Presidente della Repubblica, per Berlusconi invece è esattamente il contrario, l’ultima spiaggia che gli resta per salvarsi. I due si sono lasciati così, immutati nei loro convincimenti e questo è già un segnale di pericolo vistosissimo per la nostra democrazia. Il premier ha intenzione di imporre la sua riforma sulla giustizia per imbavagliare i giudici di Milano, Napolitano lo ha stoppato dicendo che il processo giusto è già garantito dalla Costituzione. Appare difficile che non esploda a breve un conflitto istituzionale senza precedenti e per questo diventa necessario, indispensabile far capire al presidente del Consiglio che la maggioranza del popolo italiano non ha nessuna intenzione di seguirlo in questa avventura solitaria. Occorre rispondere, e se Berlusconi è padrone dei media, ogni cittadino deve diventare medium di se stesso e unirsi agli altri fino a formare una diga, possente e insormontabile anche per lo strapotere di Rai-set. A questo punto è davvero in gioco la democrazia.
 
Domani scenderanno in piazza le donne. Vorrei che non fosse così, vorrei che scendessimo – e anzi dovremo farlo – in piazza tutti, per davvero. E una volta in piazza, nelle milleuna piazze italiane, decidere alla svelta come organizzarci per rimanerci, in piazza. Con tende, sacchi a pelo, cucine da campo e quant’altro, perché questa è la battaglia campale, chi la vincerà deciderà il futuro di questo paese. Non penso all’Egitto di Mubarak che in 18 giorni ha spezzato un regime trentennale, penso piuttosto a un paese europeo di cui da almeno 15 anni si è impossessata una cricca di malfattori, guidata da un puttaniere. Non deve continuare così, l’Italia non è soltanto un paese perbene, è prima di tutto un paese democratico.
 
Così domani si va in piazza, ma per rimanerci. A lungo se necessario. Se loro suoneranno le loro trombe, noi risponderemo con le campane dei nostri campanili, dalle metropoli ai borghi più sperduti, perché bisogna fare in fretta, bisogna far sentire il nostro appoggio incondizionato, il nostro abbraccio sincero al presidente Napolitano. Che non può, non deve restare da solo a fronteggiare gli attacchi del piduista. Italia svegliati e corri, butta fuori i mercanti dal tempio della democrazia. I partiti dell’opposizione devono sapere che è questo il momento, non altri, per agire in difesa delle istituzioni democratiche e repubblicane. Resistenza, Resistenza, Resistenza !
 
Stefano Olivieri
POLITICA
14 ottobre 2010
AUTARCHIA, PER RICRESCERE (di Stefano Olivieri)


L’Italia sta per essere spazzata via. Dall’industria che conta e dalla ricerca, perché non si può esportare il made in Italy nel mondo se prima non si valorizza il lavoro italiano. E ogni giorno restano senza lavoro sempre più operai, gente che sa il suo mestiere, che ha costruito l’industria manifatturiera in Italia pezzo dopo pezzo, dai pistoni agli elettrodomestici, dalle auto ai pannelli solari, dai vestiti ai cuscinetti a sfere. Il lavoro è prima di tutto quel che sai, competenza e professionalità, non solo quel che produci, ma questo i nuovi padroni italiani non vogliono, probabilmente non riescono a comprenderlo perché sono esperti soltanto ad aprire il loro portafogli e a contare i soldi guadagnati. E sanno di restare impuniti, sanno di essere protetti, ha dato proprio un bell’esempio, il cavaliere. Con gli operai non si parla, con i sindacati non si contratta, così va il liberismo all’italiana, ottuso e ostinato nel prendere senza mai dare.

Se ne va il cinema, a Cinecittà costruiranno alberghi e parchi del fitness per accogliere ricconi da tutto il mondo, con la suggestione di un cinema che fu che assomiglia sempre di più a un parco archeologico. Oggi inizia il grande fratello, ma gli operai di Cinecittà resteranno senza lavoro perché le commesse tv sono già belle e confezionate altrove, il denaro già spartito, scenografie e arredi già prodotti dagli sponsor, per questo reality show che ormai è diventata tutta l’Italia. Pensate che ancora tre anni fa i film realizzati a Cinecittà superavano per numero quelli realizzati a Hollywood. Col denaro ormai si compra tutto, che sia made in Italy o no, per questo stiamo andando giù e ci stiamo impoverendo, perché vogliono metterci in competizione non per il talento ma per i muscoli, la fame e la disperazione che esprimiamo. Vogliono schiavi, non dipendenti. Ma alla fine dei giochi il conto non torna, l’Italia perde competitività non perché lavora meno ma perché non esiste un piano industriale, non esistono regole e sanzioni per i negrieri della nostra industria, non esiste nulla. Un esempio emblematico è dato dal calcio: milionario per i clubs, miserevole per la nazionale. La squadra italiana più forte aveva un solo italiano ( e di colore) e l’ha venduto, la nazionale under21 ha preso schiaffi da tutti, più o meno come la nazionale maggiore in sud Africa. Se non si investe nelle proprie risorse si perde in partenza, il denaro può generare soltanto altro denaro, è con la testa, con i progetti che si cresce.

Io penso che ci farebbe bene un po’ di autarchia. Spazzare via la monnezza e la polvere accumulata e poi chiudere per un po’ porte e finestre, come fanno i negozi quando devono allestire una nuova vetrina. Lavorare sodo e mettere fuori il cartello “lavori in corso” fin quando non sarà fatta pulizia. Autarchia per ricrescere, per far ripartire il mercato interno, poi si vedrà. La bufala di strizzare gli operai per vendere meglio all’estero la raccontino ad altri, se ci riescono, perché da noi non funziona più. Occorre fare ordine nelle regole, tornare a chiamare le cose con il loro nome. Perché i sacrifici qui da noi li fa soltanto la povera gente, ed è stufa, non solo stanca. Perché chi sbaglia deve pagare, deve essere messo da parte, punto. Basta con i ladroni, i catastorie, i truffatori e i mazzettari. Basta.

Rimbocchiamoci le maniche e torniamo a scegliere il nostro futuro. Anche fra le macerie, con un po’ di inventiva, con pazienza e sacrificio, si trova materiale utile per la ricostruzione. L’Italia è stata bombardata, mettiamola così, dovremo rimetterla su nel più breve tempo possibile. L’ingegno ce lo abbiamo, l’entusiasmo ci verrà se ci lasciano in pace, se restituiscono dignità ai lavoratori, se la smettono di considerare il lavoro una merce. Facciamo da noi, puntelliamo la Costituzione, scegliamo fra di noi chi va in parlamento, tiriamo giù la statua di capi e capetti illuminati dalla tv e voltiamo pagina con una rivoluzione allegra e pacifica, ma determinata. Non facciamoci più prendere in giro, siamo nel terzo millennio e l’Italia vuole tornare a mettere la sua firma nella storia del mondo dopo il medioevo del cavaliere e dei suoi compagni di merende.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

17 settembre 2009
Senza Parole 3 ( di Stefano Olivieri)
POLITICA
26 maggio 2009
Riduzione parlamentari, il testo della legge ( di Stefano Olivieri)

 
Il premier non perde tempo, è già pronto il testo del D.D.L. per la riduzione dei parlamentari della XVI Legislatura. Eccolo :

D.D.L. n. 69 / 2009

Proposta di Legge di iniziativa popolare per la riduzione del numero dei rappresentanti parlamentari della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica

ART.1

A far data dalla entrata in vigore della presente legge i rappresentanti parlamentari eletti nella XVI Legislatura per la Camera dei Deputati e per il Senato della Repubblica sono dichiarati decaduti nella carica fino alla ratifica di idoneità di cui all’’art. 2 comma 1 della presente Legge.

Le attività della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica sono sospese fatta salva la gestione ordinaria. I Presidenti di Camera e Senato, dopo aver consultato la commissione paritetica di cui all’art. 2 comma 2 della presente Legge, provvedono alla stesura di un nuovo calendario delle attività parlamentari, ricalendarizzando gli interventi più urgenti al primo giorno utile dopo il termine delle selezioni.

ART. 2

Sono idonei a permanere senza selezione nella carica di parlamentari eletti nella XVI Legislatura tutti i deputati e i senatori che fanno riferimento al gruppo parlamentare PDL ( Popolo della Libertà). Sono esclusi dalla selezione tutti i deputati e senatori di chiara fede comunista, malvestiti e maleodoranti, salvo coloro che siano disposti a transitare nel gruppo misto e successivamente, dopo un congruo periodo previsto dal regolamento, nell’istituendo nuovo gruppo dei Pentiti della Libertà (PDL). L’eventuale confusione fa i due acronimi PDL ( Popolo della Libertà) e PDL (Pentiti della Libertà) è naturalmente benvoluta e comunque ininfluente ai fini delle votazioni.

Per la selezione di tutti gli altri parlamentari maschi della XVI Legislatura dichiarati decaduti per effetto dell’art. ! comma 1 della presente Legge, viene istituita una commissione paritetica composta dagli onorevoli Bondi, Borghezio e Gasparri. La commissione provvederà alla schedatura di tutti i parlamentari candidati alla riconferma e comunicherà prima di avviare le selezioni il calendario delle stesse ai Presidenti di Camera e Senato.

La selezione di tutte le candidate alla riconferma nella XVI Legislatura è avocata in via esclusiva dalla Presidenza del Consiglio. Le candidate, eventualmente accompagnate dalle mamme se minorenni, sorelle, amiche e cugine munite di idoneo book fotografico e documento di identità, compileranno un test di 3 pagine e firmeranno la dichiarazione liberatoria prima di essere avviate a Villa Certosa per il casting (selezione) effettuato direttamente dal Presidente del Consiglio.

A tutte le candidate saranno consegnati al termine della selezione un attestato di partecipazione e un gadget di Damiani.

ART. 3

Al termine delle selezioni le due Camere si riuniranno in seduta plenaria per ricevere la riconferma urbi et orbi dal Presidente del Consiglio.

Il Presidente del Consiglio si soffermerà a sottolineare la cospicua crescita della “quota rosa” nel nuovo parlamento con alcuni sagaci apprezzamenti.

E’ fatto obbligo a chiunque di osservare la presente Legge. Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato, scordatevi il passato. Amen


Naturalmente è uno scherzo. Magari il testo vero è anche peggio. Quello che non capisco è come nessuna dica, neanche nel PD, che questa del premier è una ennesima boutade dal momento che il numero dei parlamentari è immodificabile senza una legge costituzionale ( con idonea maggioranza dei voti a favore, doppio passaggio alle Camere, etc. etc.). Far credere alla gente che basti una legge di iniziativa popolare per ridurre i parlamentari configura un vero e proprio attentato alla Costituzione ( art.283 del C.P., quello guarda caso ritoccato e declassato come reato d'opinione dallo stesso Berlusconi, ma sempre reato rimane) e non si dovrebbe stargli dietro.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

25 agosto 2008
Ma se tutti hanno ragione, chi ha torto ? (di Stefano Olivieri)

 Chi si lamenta è perduto. Parafrasando Brecht si potrebbe ben dire, a sentire la tv e a leggere i giornali, che i posti della ragione nel nostro paese sono tutti occupati : governo e opposizione hanno entrambi ragioni da vendere e che ad avere torto oggi è soltanto quel gran pezzo di Italia che sta male, che inopinatamente continua a lamentarsi per l’aumento generalizzato dei prezzi, con queste fantomatiche “filiere” fantasma che colpiscono e svaniscono nel nulla come l’olandese volante. Milioni di famiglie lasciate in balìa di sè stesse nella tempesta dell’inflazione, che nella spesa alimentare ha superato le due cifre da un pezzo. Giovani disoccupati, precari, cinquantenni espulsi dal lavoro, donne di nuovo ricacciate in casa e in cucina, ben inteso a meno che non siano giovani, belle, di coscia lunga e di anima molto, ma molto pelosa. C’è un mare magnum grigio e disperato in Italia, che più si scende a sud e più aumenta, come nell’immediato dopoguerra. Tutta gente che evidentemente ha torto nel non voler aspettare, nel non saper fare di necessità virtù metabolizzando questa gigantesca crisi nelle virtù dei forti come la pazienza, la temperanza, il coraggio. Per aspettare che cosa ?

Il regime di Berlusconi si assesta giorno dopo giorno. Silenziata l’informazione, militarizzate le città, fra breve con la prevista legge sulla giustizia ( si chiamerà Falcone…?) i pubblici ministeri verranno sottomessi all’esecutivo mentre l’obbligatorietà dell’azione penale andrà a farsi benedire. Sarà l’ultimo atto, la conclusione dell’assalto ad una Costituzione alla quale non si è mai perdonato di voler vedere tutti i cittadini uguali in un paese dove è ormai il potere della casta a dettare le regole, dall’etica alla politica.

Ormai in tutto e per tutto simile a un regime fascista, il governo Berlusconi se ne discosta tuttavia per una impalpabile inezia alla quale il cavaliere e i suoi, furbescamente e cinicamente, annettono grande importanza e soprattutto danno visibilità mediatica : la presenza – o per meglio dire l’ipotesi opportunistica – di un dialogo fra governo e opposizione che sancisca e avvalori la sopravvivenza di regole democratiche in realtà manomesse da tempo.

E’ proprio su questo dialogo fittizio fra sordi che Berlusconi continua a sostenere i suoi consensi e a puntellare il suo governo dei miracoli. Perché è consapevole che fin tanto che esisterà l’ipotesi di un dialogo l’opposizione al suo governo resterà divisa, depotenziata, distaccata soprattutto dal paese reale. Chissà come hanno interpretato ieri i cittadini comuni – non solo gli iscritti del PD – la presenza di ben tre esponenti del governo ( Tremonti, Bossi e Calderoli) alla festa democratica di Firenze. Si saranno pur fatti qualche domanda mentre Tremonti spiegava il suo 1,7 % di inflazione programmata, e Bossi raccontava il suo federalismo in salsa padana. Che senso ha da parte del maggior partito d’opposizione, concedere opportunità e visibilità mediatica a un governo che sta fiaccando le ultime risorse delle famiglie, che si appresta a sabotare l’intero apparato dello Stato con l’effetto combinato fra la legge finanziaria e il decreto 112, che schiera l’esercito per strada mentre il bel paese è diventato meta preferita del turismo criminale di truffatori, bancarottieri, clonatori di carte di credito, etc. etc. ? E come interpretare la strategia di un partito –sempre il PD - che mentre si professa di vocazione maggioritaria urla e strepita ad ogni minima accusa di vicinanza con i cosidetti “giustizialisti” ?

Continuo ad essere convinto oggi che il PD sia stata la novità più positiva uscita dalle ultime elezioni. Un atto coraggioso e in fin dei conti trasparente di due partiti importanti come DS e Margherita che hanno giocato la carta della fusione dopo un percorso pur tormentato ma sufficientemente democratico, comprese le primarie. Certo il PD ha dettato le sue, di regole, a chi intendeva associarsi nella coalizione elettorale, perché in politica si fa così. Ma la sinistra italiana oltre a un NO compatto non riuscì a costruire null’altro che un confuso cartello elettorale, una armata brancaleone in cui si dispersero milioni di voti che altrimenti utilizzati avrebbero potuto garantire oggi la riconferma e anzi il consolidamento di un governo di centrosinistra nel nostro paese. Sarebbe bastato riflettere, trovare la mediazione giusta e le parole giuste per riprendere un percorso insieme su basi programmatiche diverse, soprattutto meno litigiose. Ma non si fece, anche perché Berlusconi riuscì ad anticipare i tempi con la collaborazione, chissà quanto poi davvero inconsapevole, dei vari Mastella, Dini, etc. che avevano già dichiarato negli ultimi giorni del governo Prodi l’intenzione di abbandonare la nave.

Ciascuno oggi sembra avere le sue ragioni da vendere : Veltroni nel suo rimarcare la sua ricetta riformista epurata dagli estremismi; la sinistra, che ormai fuori dal parlamento accusa il PD di inerzia e di disinteresse verso il crescente disagio delle famiglie italiane; la stessa IDV di Di Pietro, che pur molto attiva sul terreno della giustizia pare assai meno disposta a compromettersi scendendo in piazza in difesa di salari e stipendi taglieggiati. Dell’UDC non ne parliamo nemmeno, Casini ringrazia l’opposizione divisa dal suo comodo sofà, aspettando il momento propizio per riaffacciarsi.

Berlusconi non potrebbe desiderare una situazione migliore. Fin tanto che ci sarà qualcuno a offrirgli un qualsivoglia dialogo avrà il vento in poppa, e in più la possibilità di insinuare progressivamente fra gli elettori il dubbio che l’inciucio fra chi comanda e chi sta all’opposizione ci sia per davvero. Ad esempio sulla prossima legge elettorale, che dovrebbe poter consentire al PD di consolidarsi prime delle elezioni europee. Ma poi davvero, dove si è mai visto un paese dove a cercare il dialogo è l'opposizione e non il premier ? E' a Berlusconi che spetta il dovere e l'onere di cercare il dialogo con la minoranza parlamentare, non il contrario ! E' lui che deve dimostrare per primo al paese di voler essere davvero il presidente di tutti, e se non lo fa e non ci riesce non capisco perchè dovremmo aiutarlo. A far che cosa ? Un regime, come quello che si sta costruendo ? Ma andiamo, via !

Io sono fra quelli – non è la prima volta che lo dichiaro da questo giornale – che da sinistra scelsero, non senza sofferenza, di votare PD. E resto fra quegli italiani – che penso assolutamente non trascurabili come numero – che intendono evitare una deriva populista e centrista del partito democratico. E’ un’impresa certamente, ma lo spazio esiste soltanto se si ha la volontà di cercarlo, comunicando con chi la pensa come te e non sottraendosi mai al dialogo, perché oggi la situazione è serissima e occorre aprire nella politica una agenda d’emergenza nazionale prima che parta qualche scheggia impazzita che faccia dire a La Russa che ha fatto bene il governo a schierare l’esercito per le strade.

La democrazia consente al popolo di scendere in piazza a protestare quando le cose non vanno. Quello che a mio parere bisogna fare – e in fretta anche – è portare il PD e la sinistra (purtroppo ancora divisa) ad una tregua armata di fronte alla gravità del momento. Non si può avere indugi, è la democrazia stessa ad essere in pericolo e non possiamo pensare che basti un presidente Napolitano ad arginare il disegno eversivo di Berlusconi. Occorre portare al più presto in piazza, nello stesso giorno e nelle stesse ore, l’Italia delle famiglie e dei diseredati che non hanno davvero più nulla da dare e non hanno più nulla da perdere. Occorre che l’opposizione parlamentare e non, i partiti di sinistra e i sindacati assumano la responsabilità della guida della protesta e dicano ufficialmente al governo italiano e all’Europa unita che il dialogo, mai davvero cominciato per colpa di Berlusconi, stavolta è finito e non ci saranno ripensamenti fino a quando questo governo, anzi per meglio dire questo regime non sarà caduto. Non esiste una terza via, se non quella di diventare complici del regime.

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