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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
2 novembre 2011
LA SOVRANITA' SPETTA AL POPOLO (di Stefano Olivieri)

Ieri, nel bel mezzo del disastro, il tg1 dell’ora di pranzo parlava d’altro e per trovare traccia del crack italiano ho dovuto attendere ( dopo 5 minuti di pubblicità) la rubrica tg economia. Nella quale lo spread italiano (a 459) è stato declassato a 430 e il Mib a -6,20 (è arrivato in realtà a -6,87). Dati errati, riferiti probabilmente alla prima mattinata (ma quelli riportati per Francia, Germania e Spagna erano invece esatti, dunque c’è malafede), per attutire la botta. Non solo: dopo le informazioni su borsa e finanza partiva un bel servizio sul made in Italy in Russia, con un commento trionfalistico ( “…la produzione della moda italiana all’estero è già tornata ai livelli di pre crisi…”). Ecco fatto, il telespettatore del tg1 è stato servito così, per continuare il suo sonno. La sera la musica non è cambiata: l’ineffabile Bruno Vespa ha aperto il suo salotto sulla maggiore urgenza del paese, Padre Pio. Della crisi finanziaria, economica e sociale del paese nessuna traccia. Ci sarebbe da richiedere indietro il prezzo del canone tv.

Tenere la testa degli italiani sotto la sabbia però non è più possibile, neanche a Berlusconi. Il nostro premier è diventato pericoloso per l’intera Europa perché la sua incapacità e la sua imprevedibilità danno noia perfino al mercato. I suoi interessi personali alla politica non emergono più in questi giorni non perché il cavaliere ci abbia rinunciato, sono pronto a giurare che lui continua ad avere in testa sempre e soltanto i suoi processi e il suo denaro, ma non può più parlarne in giro, neanche nel cerchio ristretto dei suoi collaboratori, perché anche dentro allo stesso PDL comincia a tirare aria di fronda.

E su quest’aria di fronda siamo costretti oggi a confidare, più che sull’opposizione inconcludente. Siamo costretti a sperare che gentaglia come Scajola, il ministro distratto che abitava in un appartamento regalatogli da Anemone, possa tradire il premier e farlo cadere. Perché nel nostro sistema democratico non è ammesso l’impeachment del presidente del consiglio, se non per acclarati e gravissimi reati (tradimento, attacco allo Stato, etc.). Ma Berlusconi con le varie leggi ad personam si è costruito uno scudo inattaccabile dal punto di vista giudiziario e dunque l’unica speranza resta la congiura interna.

Ogni ora che passa trasferisce da una generazione all’altra delle famiglie italiane il fardello del debito che continua a crescere.  Stamane, 2 novembre 2011, la borsa italiana per fortuna ha riaperto in rialzo ( +2) ma lo spread è rimasto bollente (437). Uno spread che rimane a lungo oltre i 400 punti significa un aumento degli interessi da pagare che può arrivare fino a 20 miliardi di euro. Come a dire che ciascuno dei 60 milioni di italiani, compresi i neonati, i disoccupati e gli incapienti, dovrebbe sborsare in più 330 euro all'anno per ripianare il debito. Se il cavaliere si lega alla sua poltrona fra dieci anni dovremo spiegare ai nostri figli e  nipoti, costretti a pagare i nostri debiti, per quale motivo oggi non siamo riusciti a sbatterlo fuori da palazzo Chigi.

Io preferisco pensare che oggi, in queste ore, milioni di italiani comuni percepiscano l’importanza del momento e decidano di stringere d’assedio il palazzo del governo. Manifestando tranquilli ma decisi a far sentire la voce del popolo, testimoniando al mondo intero che l’Italia non è il paese delle olgettine, del bungabunga, delle cricche di Stato. Occorre incoraggiare i veri responsabili all'interno del PDL a fare quel gesto che ha fatto Antonione ieri, uscire dal partito e far mancare al premier i numeri che oggi gli consentono di continuare la sua folle corsa verso il default italiano. Siamo così tanti nel paese ad essere incazzati neri che non ci sarà bisogno di essere arroganti, perché basterà il numero a fare paura. Possibile che non ci si riesca a stanarli una volta per tutte dal palazzo?

Io dico di si, si può. Io dico che la manifestazione del 5 novembre indetta dal PD deve andare oltre, deve salutare il risveglio democratico e la ferma intenzione di liberare un paese che non può essere distrutto da uno gnomo malefico. Io penso che si può e si deve fare di più, adesso. Qualunque cosa debba accadere dopo, governo tecnico o elezioni anticipate, intanto riprendiamoci il potere sovrano, che spetta al popolo. Senza violenza, con serenità e freddezza assediamo questo regime buffone e malato e restituiamo il paese agli italiani.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

31 gennaio 2011
D’ALEMA, IL CLN, LA BICAMERALE E L'ITALIA ( di Stefano Olivieri)
 



Arriva buon ultimo ma arriva, anche D’Alema, ad ammettere che a mali estremi occorre reagire con estremi rimedi. Anche se PERò non ho letto nei resoconti o sentito cenno, nel suo intervento dalla Annunziata ( mezz’ora), di una ipotesi di coalizione davvero a 360 gradi in vista di ipotetiche elezioni. Si continua infatti – e anche D’Alema lo ha fatto – a ignorare da parte del PD il fatto che esiste in Italia la sinistra, anche se non più rappresentata in parlamento ( grazie soprattutto alla campagna del “voto utile” che di fatto, fallendo come ricostituente per l’appena nato partito democratico, sortì soltanto l’effetto di eliminare la sinistra dal Parlamento nelle elezioni politiche del 2008).

Il fatto che questa sinistra sia ancora oggi – malgrado la purga – molto lontana da una sintesi unitaria ( a parte il caso di SeL di Vendola, che naviga col vento in poppa), non può e non deve giustificare l’ostracismo del PD. Se un partito si dichiara a vocazione maggioritaria, “inclusivo” e soprattutto democratico, questi paraocchi non sono soltanto inutili ma dannosi. E le scoppole che arrivano dalle primarie ( prima in Puglia, poi in Piemonte, l’altro ieri in Sardegna, dove ha vinto di nuovo il rappresentante SeL) avvertono che non si può ancora a lungo ignorare la cosa. Se ci sono dei nodi di fondo ( etici, politici, culturali) da sciogliere che si affronti il problema una volta per tutte, ma per favore basta con i paraocchi : l’opposizione nel paese NON E’ soltanto PD IDV UDC e FLI, c’è ancora molto altro e se si continua a ignorare questa cosa ben che vada crescerà il partito del non voto, che nei sondaggi ha toccato la quota, sconosciuta nel nostro paese, del 40 %. Che democrazia sarebbe mai questa, con il 40 % della popolazione che non riesce a individuare un apprezzabile rappresentante ? E’ una domanda per tutti, a cominciare dal premier.

Comunque, tornando alle parole di D’Alema e facendo ricorso alla memoria breve, mi è venuta in mente la bicamerale, e ho immediatamente rimosso il ricordo, perché adesso una cosa del genere farebbe ridere i polli. L’altro ricordo è molto più remoto, così tanto che io – che pure giovane non sono – non ero nemmeno nato. Parlo del CLN, per il quale riporto, a beneficio del lettore, la sintesi apprezzabile di wikipedia :

Era una formazione interpartitica formata da movimenti di diversa estrazione culturale e ideologica, composta da rappresentanti di comunisti (PCI), democristiani (DC), azionisti (PdA), liberali (PLI), socialisti (PSIUP) e demolaburisti (PDL). Il Partito Repubblicano Italiano rimase fuori dal CLN, pur partecipando alla Resistenza, per la sua posizione istituzionale che comportava una pregiudiziale antimonarchica-istituzionale. Rimasero fuori anche alcuni gruppi di sinistra che non accettavano il compromesso dell'unità nazionale su cui si basava il CLN che prevedeva la "precedenza alla lotta contro il nemico esterno, spostando a dopo la vittoria il problema dell'assetto Istituzionale dello Stato".

Alla seduta di fondazione parteciparono: Ivanoe Bonomi (PDL, Presidente), Scoccimarro e Amendola (PCI), De Gasperi (DC), La Malfa e Fenoaltea (PdA), Nenni e Romita (PSI), Ruini (DL), Casati (PLI). Il mese successivo si erano già costituiti i Comitati Regionali. Successivamente anche Comitati Provinciali.

Il primo a presiedere il CLN fu Ivanoe Bonomi a cui spettò, dopo la liberazione di Roma (giugno 1944), di assumere responsabilità di governo con la Presidenza del Consiglio. A lui successero alla Presidenza del Consiglio il 21 giugno 1945 Ferruccio Parri e il 10 dicembre 1945 Alcide De Gasperi. Il CLN ha coordinato e diretto la Resistenza e fu diviso in CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, presieduto da 1943 al 1945 da Alfredo Pizzoni) con sede nella Milano occupata e il CLNC (Comitato di Liberazione Nazionale Centrale); operò come organismo clandestino durante la Resistenza ed ebbe per delega poteri di governo nei giorni di insurrezione nazionale.

Il 16 ottobre 1943 viene votata la mozione che si può riassumere in tre punti base:

  • assumere tutti i poteri costituzionali dello Stato evitando ogni atteggiamento che possa compromettere la concordia della nazione e pregiudicare la futura decisione popolare;
  • condurre la guerra di liberazione a fianco degli alleati angloamericani;
  • convocare il popolo al cessare delle ostilità per decidere sulla forma istituzionale dello Stato.

Come si vede, niente di nuovo sotto il sole. Salvo il fatto che si andrebbe comunque alle elezioni con la legge Calderoli in vigore, e dunque con l’ennesimo parlamento di nominati, perché dell’eventualità di fare delle “primarie di coalizione” da Vendola fino a Fini non credo proprio che che se ne possa parlare. Starà ad ogni singola formazione, nell’eventualità in cui maturi questo megacartello elettorale, la responsabilità di autoregolamentarsi per cercare, ciascuno in riferimento al proprio elettorato, di colmare il solco abissale scavato negli ultimi anni – e non solo per responsabilità di Berlusconi – fra la politica degli eletti e quella degli elettori.

L’agenda del paese è da allarme rosso, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Dal lavoro alla scuola, dall’ambiente alla salute, dal welfare alla sicurezza. Per dirne una, oggi è il “click day” per i lavoratori extracomunitari, la riffa dei poveri. Perché se non si hanno le curve ( e il pelo sullo stomaco) di Ruby rubacuori essere extracomunitari in Italia significa ben altre nottate che quelle di Arcore, e soprattutto ben altre fatiche.

L’unico aiuto che può venire dall’affare Ruby è questo risveglio delle coscienze addormentate. Perché il governo Berlusconi e lo stesso premier hanno ben altre colpe che aver fatto bunga bunga di notte, e se ne devono andare via. Napolitano in questi giorni medita e qualcuno azzarda l'ipotesi che voglia sciogliere le camere d'imperio. ma perchè fare questo favore al cavaliere ? Facciamolo arrostire, prima o poi cadrà da solo. Io dico che non passa febbraio.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it


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permalink | inviato da Stefano51 il 31/1/2011 alle 12:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
8 luglio 2010
IL LODO CECCANTI ( di Stefano Olivieri)
 

Intendo esprimere il mio parere su questa storia. Ceccanti ( e Casson) presentano un emendamento all’ultima versione del lodo Alfano proponendo anche per il Presidente della Repubblica le stesse prerogative di impunibilità previste per il Presidente del Consiglio.

Come è noto la notizia viene riportata prima dal Fatto quotidiano e poi dal Giornale di Feltri, ovviamente con argomentazioni diverse, che tuttavia convergono nel canalizzare l’attenzione della pubblica opinione sulla ricerca del motivo che avrebbe spinto il PD a presentare l’emendamento.

Perché la cosa può essere letta in due modi, diametralmente opposti :

  1. ipotesi “inciucio”. Si vuole scudare il Quirinale per favorire il transito di Berlusconi al Colle (che sarebbe scudato così per altri sette anni a partire dal 2013 : tornerebbe punibile alla veneranda età di 84 anni, che non prevede la reclusione) e la nascita di un governo istituzionale;

  1. ipotesi “lotta di titani”. Si vuole scudare Napolitano per consentirgli di ingaggiare con Berlusconi uno scontro istituzionale ad armi pari e all’ultimo sangue, con la speranza che l’attuale premier venga sconfitto e abbandoni il campo senza condizioni.

Trovo ambedue le ipotesi suggestive e degne di interesse, giornalisticamente parlando. Naturalmente i ricami diffamatori del Giornale di Feltri sono altra cosa e non hanno bisogno di commento. Dal punto di vista politico non posso però che propendere verso la seconda ipotesi, anche perché nel frattempo Berlusconi e i suoi stanno lavorando ai fianchi altre istituzioni dello Stato come la Consulta e la Magistratura nel suo insieme.

Riporto qui a questo proposito lo stralcio di un articolo (dal titolo “Cavilli scambiati per cavalli” ) pubblicato sulla Stampa a firma del costituzionalista Michele Ainis :

“…Pesano piuttosto riforme di sistema che scassano il sistema, perché non si curano affatto delle geometrie costituzionali. Ceccanti sarà forse stato ingenuo sul piano politico (tant’è che ha dovuto ritirare il proprio emendamento), ma da costituzionalista aveva tutte le ragioni. Quando i nostri padri fondatori scrissero l’art. 90 - che esige la maggioranza assoluta per porre in stato d’accusa il Presidente, nei casi di alto tradimento e d’attentato alla Costituzione - avevano negli occhi il proporzionale con cui fu eletta l’Assemblea Costituente. Con il maggioritario avrebbero scritto come minimo due terzi, per garantire il consenso dell’opposizione. E allora come si fa a contentarsi della maggioranza semplice per i delitti extrafunzionali, oltretutto in un sistema come questo, dove i parlamentari sono altrettanti soldatini?

C’è però un’osservazione che rende superfluo l’emendamento di Stefano Ceccanti, e forse pure il lodo Alfano. Il Presidente già da oggi è improcessabile per i reati comuni: se i costituenti non hanno messo nero su bianco questa immunità, è solo perché sarebbe suonata «irriguardosa» verso il Capo dello Stato. Chi l’ha detto? Costantino Mortati, e dopo di lui molti altri maestri di diritto. Gioca qui infatti l’eredità dello Statuto Albertino, che proclamava «sacra e inviolabile» la persona del Re. Gioca un motivo sistematico, perché non si può negare alla suprema istituzione la tutela che la Carta offre persino ai deputati. E gioca infine un argomento logico: come mai farebbe il Presidente a promulgare leggi o ricevere ambasciatori dentro una cella di Regina Coeli? “

Una cosa è certa : se la lotta si fa dura dobbiamo prepararci tutti. E se viene messa a repentaglio la democrazia nel nostro paese, la prima istituzione messa nel mirino è certamente la Presidenza della Repubblica. Noi da che parte stiamo ? Questa vicenda non può cadere nell’oblìo del banale ritiro di un emendamento, perché non si può accusare il governo di galleggiare sulla crisi se poi non si spiegano per bene certe cose. Se serve un Presidente della Repubblica superblindato vuol dire che è ora di fare anche i comitati di liberazione nazionali. Io sono pronto, non ho problemi, ma questa domanda ce la dobbiamo fare tutti, e subito. E l'opposizione parlamentare non può nicchiare sul problema.

Stefano Olivieri
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permalink | inviato da Stefano51 il 8/7/2010 alle 10:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
POLITICA
18 dicembre 2009
A UN PASSO DAL BARATRO ( di Stefano Olivieri)
 



“Di regola, la Clinica effettua prima del ricovero se l’assicuratore indicato dal paziente assume l’impegno di pagare direttamente la fattura comfort, senza dover pagare supplementi. In mancanza di accordo con l’assicuratore, i pazienti sono tenuti a pagare direttamente le fatture e a chiedere il rimborso alla loro assicurazione; in questi casi la Clinica si riserva di chiedere al paziente, all’entrata, un deposito di garanzia”

Questo è uno stralcio di ciò che si legge, alla voce Tariffe, sul sito web della Ars Medica di Lugano, la clinica svizzera per eccellenza. E’ qui che probabilmente si rifugierà il presidente Berlusconi, per cancellare almeno dal suo corpo ciò che la sua memoria continuerà  a conservare per sempre, i segni di un brutto incontro con uno psicolabile al termine di un comizio tenuto nella sua Milano.

Certamente i premier non baderà alle esosissime tariffe della clinica Svizzera, dal momento che lui quella clinica se la potrebbe comprare senza battere ciglio, figurarsi. D’altra parte gli svizzeri danno al denaro un valore che oltrepassa l’aspetto economico, e l’Ars Medica alzando i suoi prezzi alle stelle, spesso addirittura fuori della portata delle stesse assicurazioni locali, seleziona in questo modo la sua clientela. Se non hai un conto in banca superiore ai nove zeri inutile avvicinarsi, se non arrivi con un macchinone da almeno 200mila euro rischi di essere squadrato di traverso dallo stesso portiere della clinica. Mi ritorna alla memoria un viaggio che feci a Zurigo tanti anni fa, per portare mio figlio ad un consulto medico a cui ci avevano indirizzato alcuni parenti. Già a Roma, soltanto a salire su i wagonlits che avevano la croce svizzera sulla fiancata, dovetti litigare con un cerbero che si convinse a farci salire soltanto quando gli appiccicai in faccia i nostri tre biglietti ferroviari. Bruttissima esperienza, quella dei viaggi della speranza.

Per il premier sarà certamente diverso, il suo stesso nome è più che una garanzia, non ci sarà bisogno del volgare frusciar di banconote per farlo accogliere con tutti gli onori. Mani sapienti ricuciranno le ferite, levigheranno la pelle e ci restituiranno il nostro presidente ancora più giovane di quanto non sembrasse quella stramaledetta sera dell’attentato.

Dicono, i bene informati, che l’episodio del duomo lo abbia toccato davvero nel profondo. Ha parlato poco dopo l’incidente, anche per l’impedimento delle ferite, ma le sue esternazioni sull’amore e sull’odio sono state battute da tutte le agenzie di stampa. Così il leif motiv della politica italiana è d’incanto diventato quello di stemperare il clima, di tendersi tutti la mano l’un con l’altro come si fa in chiesa a un certo punto della santa Messa. Certo è però che se come pompieri ha scelto personaggi sul genere di Schifani e di Cicchitto, è più che probabile che al contrario il clima tenda ad invelenirsi sempre di più e non soltanto in parlamento. Stavolta è l’intero paese schierato in due opposte fazioni, tant’è che l’intelligence di stato negli ultimi tempi, fiutando l’aria, aveva allertato il premier circa la possibilità di attentati. Il che non depone certo a favore di chi sovrintende alla sicurezza del premier, tutt’altro. Comunque la baruffa nell’aria c’è, è innegabile, e c’è ovunque per una serie di motivi. Quali ? Io una idea me la sono fatta.

Prima di tutto, l’ideologia. Non è affatto vero che sia scomparsa, si è soltanto fatta molto più rozza e sommaria di quanto lo fosse 10, 15 anni fa, quando esistevano ancora i vecchi partiti. Oggi destra e sinistra sono l’un contro l’altra armate, ma di quali argomenti ? La conservazione dei privilegi di parte, abbinata spesso a una xenofobia omofoba ottusa che tende a stiepidirsi rapidamente quando il diverso di turno ha un bel paio di cosce da esibire in tv. Ancora, l’immiserimento della donna ad oggetto di piacere e di violenza, più o meno ricompensata dall’uomo padrone. E poi la cultura messa all’angolo con sospetto, e gli attacchi reiterati alla magistratura, al CSM, allo stesso Capo dello Stato, sull’onda del solito ritornello che a volere tutto questo è il paese, anzi più precisamente la maggioranza del paese. Che poi non è affatto vero, perché la maggioranza degli italiani nel 2008 votò contro Berlusconi, che vinse comunque le elezioni perché l’opposizione era divisa e grazie alla legge “porcata” ottenne una strabordevole maggioranza in parlamento. Comunque la assoluta poca raffinatezza del dibattito politico, frutto di un crollo culturale generalizzato all’intero paese e artatamente innescato dalla tv, è una delle concause fondamentali di questo scenario. Berlusconi ci ha messo molto del suo, ma l’assoluta mancanza di attributi di chi a sinistra avrebbe dovuto unirsi ed unire tutti di fronte ad un pericolo realmente eversivo ha certamente contribuito. Bersani arriva tardi, ma gli servirà Di Pietro, Casini e ciò che resta della sinistra ormai extraparlamentare per tentare di creare un argine sufficiente, ancor più adesso che Berlusconi può esibire anche le sue stimmate. E da democratico sono perplesso nel constatare che l’idea di un fronte unitario sia stata manifestata pubblicamente da Casini e non dal PD.

Secondo punto : la terzietà delle istituzioni. Discorso serio, da affrontare non come fosse bigiotteria. Chi se ne scorda, chi la dimentica dimostra di essere ignorante prima di tutto della Costituzione. Se il premier è una istituzione dello Stato – e lo è certamente – ebbene non può fare il comiziante e nemmeno il capo partito. Lo Stato e il Governo del paese sono di tutti, a prescindere dal voto e dal consenso politico. Non ricordo una sola occasione che sia una in cui Berlusconi, vestendo i panni del capo di governo, abbia omesso di ricordare che cosa ha fatto la sua parte politica e che cosa non ha fatto invece l’opposizione. Il paese alla fine è stremato da questa campagna elettorale che dura da quindici anni. Questo disprezzo assoluto della qualità più distintiva delle Istituzioni dello Stato – la terzietà appunto – lo portò ad infrangere immediatamente, fin dal 1994, il gentlemen’s agreement che fino ad allora aveva governato l’assegnazione delle cariche dei presidenti delle due Camere : la regola non scritta era che la coalizione vincente lasciava all’opposizione una presidenza, ma Berlusconi ci passò sopra senza neanche chiedere scusa e tutto cominciò. Fra l’altro dai pareri dei due presidenti di Camera e Senato nasce anche l’indicazione del nome del presidente del servizio radiotelevisivo pubblico, che infatti fu una emanazione diretta del governo. Da allora il galateo istituzionale ha abdicato per la legge della giungla e siamo finiti ad oggi, a pensare di blindare una piazza pubblica affinchè il comizio politico del presidente del consiglio in carica non sia disturbato da nessuno. Roba davvero da scomparsa dello stato di diritto, ti credo che Casini ha parlato di CLN, era il minimo.

Berlusconi non capisce perché lo odiano tanto. Berlusconi dice che il clima d'odio influenza le menti labili. Giusto, e vale anche per il PDL. Berlusconi dovrebbe piuttosto chiedersi in quanti lo amino davvero e sopratutto di che tipo di amore si tratti, visto che sulla sua persona è nato un vero e proprio culto popolare. Ed è qui il pericolo, in questa idolatria cieca e fanatica, che non vuol sentire critiche né commenti dissonanti. Temo molto di più il fanatismo quasi religioso di una vecchietta forzista esaltata, piuttosto degli strali di un Cicchitto che dalla eventuale caduta del suo leader avrebbe molto da perdere, ma non certo quell’intricata rete di relazioni, favori e privilegi che la pratica del potere gli ha consentito di creare attorno a se. Se cade Berlusconi, la sua corte tenterà di riciclarsi rapidamente altrove, questo è scontato, ma per il popolo degli elettori della libertà una giornata del genere potrebbe davvero essere a rischio di insorgenza civile. Per questo non è del tutto illogico parlare di CLN, almeno fin quando dall’altra parte si straparlerà di leggi speciali per riportare l’ordine e la sicurezza. Non è certamente così che si favorisce il dialogo, certamente, ma se il gioco governativo si fa pesante – e i segnali ci sono tutti per ora – occorre attrezzarsi per tempo. Non certo con gli inciuci alla D'Alema, ma tenendo ben dritta la barra della giustizia e della democrazia, almeno noi. Con la fondata e indomita speranza che nella maggioranza di governo ci sia alla fine una resipiscenza di ragione, e ci si possa fermare tutti a un passo dal baratro. L’Italia che lavora e soffre farebbe tutta volentieri a meno di una nuova Resistenza.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

2 settembre 2008
Comitati di Liberazione Nazionale in ogni regione ( di Stefano Olivieri)

Con il rientro in massa dalle ferie dei vacanzieri – in massima parte commercianti, artigiani e liberi professionisti perché chi è a (basso) reddito fisso se lo tiene stretto per pagare i buffi e sopravvivere, altro che vacanze.. – si è chiuso il capitolo estivo della politica italiana ed è già autunno, stagione storicamente abbinata alle manifestazioni sindacali, agli scioperi, alle rese dei conti della politica per le promesse eventualmente non mantenute con gli elettori.

Allo stato attuale però i segnali di guerra sono scarsi da parte di chi dovrebbe rappresentare il popolo degli oppressi. Nel sindacato c’è chi strattona l’ unità confederale – la Cisl di Bonanni che vorrebbe trattare con Sacconi - e chi tiene duro come la CIGL di Epifani, che annuncia niente sconti al governo a cominciare dal caso Alitalia. Un caso davvero singolare questo della compagnia di bandiera : una cordata di amici del premier si presenta e dopo aver dato una ripulita agli scaffali eliminando tutta la merce deteriorabile ( la bad company i cui debiti saranno risanati dalle tasche degli italiani), si dichiara finalmente disposta ad acquistare il supermercato armi e bagagli . Questi sedici imprenditori capitanati da Roberto Colaninno non mettono sul tappeto il benché minimo rischio d’impresa, dal momento che lo “spezzatino” di fatto è già cominciato con la separazione fra bad company e “Newco”. A quelle condizioni si sarebbe potuto presentare chiunque fra i potenziali soci, anche un pensionato sociale o un disoccupato, purchè naturalmente accreditato dal premier. Comunque sia, l’effetto annuncio di Berlusconi è che Alitalia è stata salvata dallo straniero e che è viva e vegeta. Tutti applaudono anche se è tutto falso : lo straniero arriverà comunque, attirato dalla verginità debitoria della nuova compagnia, pur ridimensionata, anzi ne arriveranno probabilmente più d’uno, imponendo tutti le loro condizioni. E l’Alitalia pur dopo aver sgravato (sugli italiani) i vecchi debiti è tutt’altro che viva e vegeta, anzi è alla canna del gas : Fantozzi ha parlato di risorse utili al massimo per due settimane, dopo di che porterà i libri in tribunale. E infine comunque gli esuberi, ridotti artificialmente a 4500 dai 7500 iniziali ( 3000 probabilmente finiranno in qualche ufficio della pubblica amministrazione, senza arte né parte, tanto la p.a. ha già grazie a Brunetta e ad Ichino la nomea di discarica di fannulloni, uno più uno meno nessuno si accorgerà della differenza).

Quel che conta nell’era della politica spettacolo è aver impacchettato bene il mattone, cioè l’annuncio di una cosa portata a compimento, così il popolo della libertà è tranquillo di aver messo quello giusto, che sa come mettere la polvere sotto il tappeto e riuscire anche a farsi ringraziare. Perché Berlusconi ormai va a ruota libera, spende e spande, moltiplica i pani e i pesci e tutti lì a battere le mani. Promette cinque miliardi (mica suoi : sempre degli italiani) a Gheddafi per risolvere l’ultradecennale diatriba postbellica dipingendo la cosa come un successo. In realtà lo è stato per lui e per i suoi amici imprenditori, che potranno così espandere la propria attività e i propri guadagni in terra d’Africa. Lo è un po’ meno per chi in Italia aspetta un lavoro vero, per chi stringe la cinghia ormai da anni, per i salariati e gli stipendiati monoreddito senza fiscal drag e con la prospettiva di un impoverimento certo a causa dei contratti frenati per legge (1,7 di inflazione programmata contro una reale che viaggia oltre il 4 %, e quella alimentare ben oltre il 10).

Un governo frizzante, con le bollicine. Tremonti con l’arco e le frecce a colpire petrolieri e banchieri, che si sono davvero spaventati : il petrolio scende a poco più di 100 dollari al barile e la benzina è sempre lì, attorno a un euro e mezzo al litro. Le banche (Mediolanum compresa) si fregano le mani per le nuove regole di ricontrattazione dei mutui, perché alla fine ci guadagneranno ancora di più sugli sventurati che aderiranno. Un po’ come accadde per il “prestito per nonni” di un precedente governo ( sempre Berlusconi, naturally) che consentiva agli arzilli ultrasettantacinquenni proprietari di immobile ( purchè del valore di almeno 75.000 euro) di monetizzarne il valore attraverso una ipoteca. Così loro potevano aiutare magri i figli in difficoltà, e poi un giorno dopo la morte la banca si presentava alla porta degli eredi per incassare fino all’ultimo euro il debito residuo, dal momento che l’ipoteca non era trasferibile.

Infine, l’ennesimo miracolo: la lievitazione degli stipendi attraverso la detassazione degli straordinari. Deve aver funzionato perché l’Istat parla proprio in queste ore di aumenti del 4,3 %, ma attenzione : se andate a chiedere in giro nel settore privato, vedrete che sta avvenendo ciò che era facile prevedere : l’orario ordinario dei milleuno contratti a tempo determinato partoriti dalla “Biagi” tende paurosamente a contrarsi, dalle 6 ore si è passati a 4 come media. Tutto il resto diventa straordinario, così quando serve al padrone tutti contenti, perché lui paga meno tasse e il lavoratore guadagna di più; ma se le cose non vanno bene niente più straordinario, lo stipendio si riduce al lumicino e se lo schiavo fa storie una bella porta in faccia e avanti un altro più disperato di lui.

Ecco l’Italia. Narcotizzata dai media e morente. Da una parte la razza padrona e sprecona in suv, dall’altra la gleba che non va in vacanza e al massimo se va bene si compra l’utilitaria usata. Ce ne sarebbe per fare non una ma due rivoluzioni, eppure dal maggior partito d’opposizione vengono segnali di una mitezza sconfortante. Dal sindacato qualcosa in più, ma nessuno che si prenda davvero la briga di chiamare in piazza il popolo dei portafogli svuotati e delle tasche strappate, nessuno che metta la sua faccia alla testa di un esercito di morti di fame quali siamo diventati o saremo nel giro di mesi. Forse serve di nuovo un palavobis faidatè, ma che dico, qui servono i comitati di liberazione nazionale in tutto il paese. E serve una nuova classe politica all’altezza della situazione, che venga direttamente dal popolo. Servono elezioni primarie vere e trasparenti, senza trucchi e bonus per la casta. Serve al paese una politica pulita fuori dagli affari, e servono affari puliti, regolati da leggi dure e trasparenti per tutti. Sto pensando a un sogno ? Sto per caso fomentando una rivoluzione ? Non credo. Questo paese sta conoscendo di nuovo il fascismo, entrato dalla porta di ingresso principale con le elezioni democratiche. Non vedo perché non possa giungere, altrettanto democraticamente e senza violenza alcuna, al superamento definitivo di questo regime. Quando i nostri poveri saranno ancora più poveri, quando più di mezza Italia sarà affamata del tutto le sommosse nasceranno spontaneamente e disordinatamente un po’ ovunque, e sarà facile per questo governo reprimerle. Per questo serve organizzare per tempo e rendere visibile la più imponente riscossa democratica che il nostro paese abbia mai conosciuto, un corteo immenso che unisca per giorni e giorni le metropoli e le campagne, e che costringa partiti d’opposizione e sindacati ad una scelta senza equivoci, o con noi o con Berlusconi . Spegniamo la tv e iniziamo a organizzarlo, cominciando dai nuovi comitati di liberazione nazionale. Se si vuole si può fare. Anzi direi che si deve. Diamoci una data, il prossimo 25 aprile.

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