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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
28 ottobre 2011
LICENZIATE PURE, COSI’ LO STATO NON PAGA LA CIG (di Stefano Olivieri)

Ci sono diversi modi di leggere la letterona di intenti del governo italiano alla UE (per chi voglia leggere il testo completo cliccare qui). Prima di tutto la modalità del tutto anomala con cui è stata confezionata: non l’ha vista il parlamento, non l’ha vista praticamente nemmeno il consiglio dei ministri, non c’è neanche la firma del ministro dell’economia Tremonti che dovrebbe essere il primo interessato, visto che i rilievi mossi dall’Europa sono soprattutto economici. È insomma un parto molto, molto ristretto del premier e del suo unico alleato Bossi.
Si dirà: siamo in emergenza e non si può spaccare il capello in quattro. Giusto. Osservo anche che il minidirettorio Sarkozy –Merkel è anch’esso ben lontano da qualsiasi ufficialità, e dunque potrebbe starci anche lo strappo delle regole di democrazia interna circa l’approvazione parlamentare della nostra lettera. Tuttavia Berlusconi e il suo governo sanno bene di non poter contare sul consenso popolare in questo momento, e di avere anzi grossi problemi anche all’interno della compagine governativa. Addirittura all’interno del partito del premier c’aria di fronda, che rischia di trasformarsi in tempesta.
 
Comunque, cosa fatta capo ha, la lettera è andata e la responsabilità è di chi l’ha scritta e presentata, su questo non c’è alcun dubbio.
 
Dunque torniamo al contenuto. In tanti si sono accaniti ieri sui “licenziamenti facili” che dovrebbero dare una scossa al mondo del lavoro. Il premier con la sua faccia di tolla si è presentato in tv dicendo che in questo modo si favoriranno donne e giovani, ben sapendo che a essere licenziati per primi saranno i più ricattabili, cioè proprio le donne e i giovani che si affacciano sul mondo del lavoro. Lo strappo è stato stavolta talmente grosso che ha fatto tornare all’ovile del sindacato unitario perfino Angeletti e Bonanni, che hanno grandi responsabilità riferite al  recente passato, per aver flirtato passivamente con Berlusconi, Sacconi e Brunetta dimenticando la delega ricevuta dai propri iscritti. Tan’t’è, se non cambiano le cose stavolta sarà sciopero generale. L’ultimo che ho fatto risale a settembre, ben 97 euro in meno nella busta paga di questo mese, che si sentono, eccome. Ma qui si sta giocando ormai sui fondamentali della democrazia, non sono in ballo soltanto regole sindacali.
 
Io comunque, che sono molto malpensante, ho una idea tutta mia della scelta sui “licenziamenti facili”. Che, è vero, sottintendono un’altra scelta, quella pervicace di continuare a non toccare la grana dei ricchi, il capitale finanziario italiano ben stretto nei portafogli del 10% della popolazione. Ma Berlusconi , costretto da Bossi ad addolcire la pillola sulle pensioni, ha certamente pensato ad altro, al prossimo futuro del suo governo. Perché lo dico?
 
Perché se le fabbriche nei prossimi mesi premeranno sull’acceleratore del dimagrimento, espellendo personale, l’opzione del licenziamento scaricherà questo sgangherato governo da ogni responsabilità di intervento con il sostegno al reddito. Niente CIG, niente cassa integrazione in deroga, niente mobilità e indennità di disoccupazione. La gente per strada sarà senza lavoro e basta, le casse dello stato rimarranno ben chiuse. La responsabilità sarà dei padroni, non del governo. Chissà se Marcegaglia questa mela avvelenata l’ha assaggiata bene, visto che ha mostrato di gradire la lettera.
 
Fino a ieri Berlusconi e Tremonti si sono vantati dicendo che avevano salvaguardato il lavoro, l’occupazione. In realtà, rubando i fondi FAS (destinati al Sud, a cui adesso viene tolta anche la chimera del ponte sullo stretto), rubando perfino con alchimie finanziarie dal fondo pensioni lavoro dipendente per attivare il sostegno al reddito. Hanno grattato finchè c’era da grattare, ovviamente guardandosi bene dal cercare altre fonti, come ad esempio quella della fiscalità generale. Il “contributo di solidarietà” è nato morto, è durato un giorno e mezzo e poi è sparito. E a leggerla tutta la lettera, c'è molto di più, ma sempre nel furbo ambito di una guerra fra poveri, mentre i ricchi continuano a guardare e a comprare suv. La cassa integrazione per l'impiegato pubblico, già morocchinato dal blocco dei contratti che dura da tre anni. E poi la delega assistenziale, il taglio alla parte più indifesa dello stato sociale, quella dei disabili, in alternativa la ripartenza delle accise, come a dire la benzina a due euro dal prossimo anno.  
 Insomma, la cosa va letta così: licenziate pure, perché lo Stato non ha più soldi per gli ammortizzatori sociali e per gli aiuti alle famiglie. E una lettera di questo tono, assunta dalla UE, rischia di trasformare il governo italiano nella foglia di fico di tutte le anime nere che in Europa non aspettavano altro che qualcuno facesse da apripista, per mandare giù la mannaia sul lavoro dipendente e sui diritti in genere. Lo prenderanno pure in giro, ma il servo sciocco Berlusconi pare serva molto all’Europa dei liberisti.
 
Se volevate un segno per la rivoluzione, è arrivato. D’ora in poi uno per tutti, tutti per uno. Vedremo chi riesce prima ad espugnare la Bastiglia, è certo che la gente non aspetterà più di essere allineata e coperta dai partiti dell’opposizione parlamentare. Sono partiti i fondamentali della democrazia, non so se ve ne rendete conto.
 
Stefano Olivieri
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