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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
POLITICA
8 aprile 2009
UNA GARA A CHI STA PEGGIO ( di Stefano Olivieri)
 

Appena qualche giorno fa la classifica dei diseredati in Italia vedeva stabilmente al primo posto chi è scivolato in povertà a causa della crisi : disoccupati, cassintegrati, licenziati dell’ultima ora. E lo scontro politico avveniva sul fronte delle soluzioni, se fosse più giusto aiutare banche e industrie mentre una gran fetta di italiani cominciava a bussare alla mensa della Caritas o se non era giunto invece il momento di cominciare a redistribuire un po’ di quel reddito che soprattutto negli ultimi anni si è spostato stabilmente dal lavoro al capitale, prosciugando le risorse di centinaia di migliaia di famiglie italiane.

La classifica del disagio raggruppava i clochard, i clandestini senza lavoro e senza casa, i disoccupati giovani e adulti con moglie e figli sulle spalle e tanta disperazione nel cuore. Si paventava il rischio dell’apertura di crepe nella coesione sociale, che è un modo elegante e asettico per rappresentare il rischio di uno scontro drammatico fra i tantissimi poveri e i ricchi di questo nostro strano e davvero poco civile paese.

Poi, a qualche giorno dalla Santa Pasqua, così come lo tsunami colpì qualche anno fa appena dopo Natale, è arrivato il terremoto. Una scossa di media grandezza stando alla scala Richter, che misura strumentalmente l’energia insita nel sisma e non le sue conseguenze su persone e cose. Eppure quella scossa pur moderata ha devastato il centro Italia, colpendo la città dell’Aquila e i suoi abitanti nel cuore della notte con una violenza inaspettata. Le abitazioni si sono sbriciolate, i monumenti più preziosi pressoché rasi al suolo, le strade squinternate, un bombardamento aereo avrebbe fatto meno danni.

Così oggi in testa al corteo dei disperati italiani ci sono arrivati loro, gli aquilani e i cittadini dei centri vicini colpiti anch’essi dal sisma. Chi perde all’improvviso tutto, dagli affetti alla casa, dal lavoro alla sua stessa città, vive un dramma così smisurato e disumano da non poter essere commentato. A questa gente dobbiamo guardare per misurare la meschinità quotidiana della nostra insoddisfazione, la nostra paura per l’incertezza di un domani che comunque, qualunque sia la nostra situazione, sarà un futuro da privilegiati se paragonato alla miseria e alla solitudine di chi è stato privato di tutto in pochi secondi. La solidarietà diventa un obbligo per tutti, in particolare per chi ha mezzi e risorse, soprattutto per quei pochi fortunati italiani che dalla crisi economica mondiale ma anche nostrana hanno consapevolmente ed egoisticamente tratto enormi benefici personali.

Adesso servono soldi, tantissimi soldi, per restituire ai cittadini terremotati quel che il terremoto ha spazzato via. All’Aquila oggi parlare di sicurezza pubblica non fa venire in mente la caccia agli extracomunitari clandestini o le ronde padane, bensì il cumulo di macerie in cui è stata trasformata la loro città da un moderato sisma e dallo smodato appetito dei tanti amministratori e governanti nazionali e locali che si sono avvicendati fino ad oggi. C’è bisogno di tanto denaro e c’è chi suggerisce di utilizzare i 460 milioni di euro che si potrebbero risparmiare attraverso l’accorpamento di elezioni e referendum. In questi tempi di magra è sicuramente un buon consiglio, perché in Italia sta piovendo sul bagnato e nelle stesse ore in cui si contano 250 morti, 1500 feriti e 70mila sfollati del sisma, l’Inps ha dato le cifre dell’aumento della cassa integrazione ordinaria : 925 % in più rispetto allo stesso mese dell’anno scorso, come a dire che stiamo per arrivare al fondo del barile. Per di più il terremoto ha riaperto in modo allarmante un capitolo penoso della storia di questa Italietta arruffona e fanatica, quello del dissesto del territorio e della pressoché totale inadeguatezza dei nostri centri abitati rispetto al rischio sismico. Per ironia, una buona legge creata all’indomani del crollo – sempre in Abruzzo – di quella scuola che causò la morte di una trentina di ragazzini, non è ancora attiva perché le istituzioni locali non sarebbero ancora in grado di applicarla. Più o meno lo stesso ragionamento addotto recentemente dal ministro per l’Ambiente Prestigiacomo, che per giustificare la mancata ratifica italiana della delibera europea 20-20-20 ha parlato della spesa troppo elevata che avrebbero dovuto sostenere le nostre industrie. E meno male che Berlusconi è tornato solo da un anno al governo del paese, perché se il suo piano casa fosse stato già adottato un anno fa lo spettacolo di devastazione che oggi offre la città dell’Aquila sarebbe stato ancora maggiore.

Il territorio del nostro paese ha bisogno di terapie urgenti e ben mirate. Le nostre città e paesi vanno a pezzi, i nostri fiumi e i nostri laghi troppo cementificati destano allarme ad ogni acquazzone, le nostre montagne si sgretolano per l’incuria e la deforestazione. Disattenzioni ed errori gestionali non certo ascrivibili soltanto a questo governo, visto che hanno quasi la stessa età della nostra repubblica, tuttavia se L’Aquila sarà ricostruita presto e bene lo dovrà soprattutto all’impegno che i suoi cittadini sapranno e vorranno esprimere, e non certo per l’intervento e l’attenzione di un premier che già ieri prospettava una bella “new town” alle pendici del Gran Sasso. Non ci si abitua mai a un presidente così, ogni giorno ti sorprende per la sua inadeguatezza e per la sua scarsa o nulla sensibilità sociale e ambientale. Fino a due settimane fa, mentre la marea dei cassintegrati e disoccupati continuava a crescere, lui proponeva come volano economico l’abuso edilizio legalizzato per proprietari di ville e villette. Oggi promette agli Aquilani che farà presto e bene, ma il sospetto è che a parlare non sia il presidente del consiglio di tutti gli italiani bensì il palazzinaro di Milano2.

Da un paio giorni il pianeta del disagio italiano si è arricchito – si fa per dire – di una nuova consistente classe di bisognosi ai quali non possono bastare le già note rassicurazioni governative. A questa povera gente non si potranno raccontare le favole del ponte di Messina o del ritorno al nucleare, stavolta il governo dei miracoli e dei miracolati è chiamato a un impegno inderogabile su una tragedia che ha catalizzato l’interesse dei media mondiali. Consiglierei agli Aquilani di domare in fretta lo sgomento e una volta asciugate le lacrime di rabbia e di disperazione, di vigilare tanto sulla trasparenza e sulla reale consistenza delle risorse che saranno affidate a questo governo per ritirare su l’Abruzzo e la sua gente. Non fosse altro per il fatto che il premier ha inteso affidare il dicastero degli Affari Regionali e le Autonomie locali – strategico in questa emergenza - a un politico, Raffaele Fitto, già indagato dalla Procura di Bari per corruzione, falso e illecito finanziamento ai partiti, e rinviato a giudizio ( l’udienza si terrà il prossimo 12 maggio) per concorso in turbativa d’asta e interesse privato (vedi il link http://it.wikipedia.org/wiki/Raffaele_Fitto ). E sempre Berlusconi in Abruzzo ha appoggiato recentemente l’elezione di uno come Gianni Chiodi. Chi sia e che cosa abbia fatto Chiodi ce lo ricorda wikipedia : “..Che ha fatto Chiodi? Il Pdl offre lavoro. Che c’è di male? In un video il Pdl invita i giovani elettori a presentare un curriculum presso i comitati o i gazebo del centrodestra (prima del voto) che saranno poi chiamati entro due mesi per “una selezione”, per “l’avviamento al lavoro”. Chiodi in prima persona ha pubblicizzato lo spot su internet e tv locali. E’ anche stata inviata una lettera di supporto casa per casa: “Correte alle bancarelle per Chiodi Presidente, rispondete ai questionari di auto selezione, prenotate gli incontri di orientamento e formazione che partiranno dal gennaio 2009 … Stringiamoci la mano e scambiamoci energia”. Francesco Storace (La destra) ha gridato: “Roba da codice penale”. E sul candidato presidente è scesa una grandinata di proteste. E accuse. Così l’iniziativa “Tutti i giovani del presidente” è fallita e spot e lettere ritirati. Clientelismo? Voto di scambio? Speriamo che il Cavaliere non renda obbligatorio, per decreto, l’iscrizione al Pdl. Potrebbe alzare ancora i consensi personali. Dopotutto Mussolini ha “tenuto” più di 20 anni…”

A costoro gli Aquilani affidano oggi la ricostruzione della loro città. Se ci sia da fidarsi o meno saranno gli stessi cittadini a giudicarlo.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/


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permalink | inviato da Stefano51 il 8/4/2009 alle 11:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
16 dicembre 2008
IMPARARE DA UNA SCONFITTA ( di Stefano Olivieri)
 Europa, il quotidiano di Stefano Menichini molto vicino a D’alema, non usa molte perifrasi dopo le elezioni in Abruzzo e titola : “ …E ora basta con Di Pietro..” L'accusa è sempre la solita, e cioè che IDV – che è cresciuta in Abruzzo fino al 15 %, tallonando un PD ridimensionato al 20 % - più che Berlusconi ha messo nel mirino Veltroni e i democratici. Lavorando sui dati, a livello nazionale il PD si assesta adesso su uno scarso 26 % mentre Di Pietro sale quasi al 9 %. Praticamente un democratico su cinque, dall’indomani delle elezioni politiche ad oggi, si è spostato nell’area di IDV.

La domanda giusta da farsi sarebbe : perché è nata questa lotta fraticida e come evitare che possa danneggiare non tanto il PD, quanto nel suo complesso l’opposizione a Berlusconi ? Ma è una domanda che Europa non si pone. Piuttosto si schiera armi e bagagli contro chi, all’interno del partito democratico, sulla questione PD – IDV reclama coerenza non solo e non tanto con quanto si afferma nel documento costitutivo del partito ( inclusività; arricchimento attraverso la diversità ; etc) quanto piuttosto rispetto alla situazione dell’oggi, con un premier che sempre di più preme l’accelleratore del suo governo in direzione di una deriva autoritaria, facendosi scherno degli avversari e delle istituzioni repubblicane.

L’ultimo caso, esemplare, il tema della riforma della giustizia innescato da vicende tutte interne al PD ( dai casi La Torre e Villari fino a Bassolino, etc.) e artatamente gonfiato dai media genuflessi al premier. Berlusconi e Alfano vogliono fare in fretta e magari da soli una riforma della giustizia che – sappiamo già dalle anticipazioni – segnerà la fine dell’autonomia della magistratura e vedrà sparire un altro cardine della nostra democrazia, ovvero l’obbligatorietà dell’azione penale dei giudici. Questi due aspetti sono per Berlusconi irrinunciabili ( e ben immaginiamo perchè… ) e a queste condizioni non si va a nessun tavolo delle trattative, non si può diventare complici di uno sfascio istituzionale così grande da compromettere la stessa stabilità democratica. Ci vada pure Casini se vuole, si assuma da solo la responsabilità di legittimare il disegno eversivo del premier. Ma Veltroni NO PER FAVORE, Walter per carità, non farlo ! Ma quale tavolo credi che Berlusconi possa concederti sulla giustizia, se non un tavolo truccato ? I suoi avvocati, giusto per fare un esempio, al tavolo che tu richiedi stanno già segando una gamba, con il dl in dirittura d’arrivo grazie al quale Ghedini e gli altri mille difensori del premier potranno usufruire di un numero di testimoni lungo come i rotoloni regina, quelli che non finiscono mai. Per non fare finire mai nemmeno i processi pericolosi per il premier, processi congelati ma che potrebbero riaprirsi nel caso il lodo Alfano fosse – come sarebbe anche giusto – dichiarato anticostituzionale.

Chi è causa del suo mal non può che piangere se stesso, e il PD farà bene ad avviare una profonda autocritica sulla strategia perdente di identificare le sue difficoltà con gli attacchi di Di Pietro. Le mele marce sono marce e basta, occorre disfarsene e semmai tagliare il ramo infetto. I tanti che hanno votato PD proprio credendo non solo alla sua dichiarata vocazione maggioritaria, ma anche alla sua promessa inclusività di idee e progetti diversi da far crescere in un unico grande laboratorio popolare, ora sono perplessi e non sarà certo l’invito perentorio del quotidiano Europa a convincerli. La strada da battere è esattamente l’opposta, anche perché Di Pietro in Abruzzo è probabilmente cresciuto non solo a spese del PD, ma anche recuperando un numero sostanzioso di consensi a quella sinistra che non è più in parlamento. E un partito che si chiama “democratico” non può restare indifferente a un fenomeno del genere quando il problema è crescere nel paese e battere Berlusconi.

Così che si apra pure un tavolo, ma non con Berlusconi e per la giustizia a modo suo. Piuttosto si torni a discutere serenamente con Di Pietro sul tema della giustizia e non solo, perché i temi della crisi e dell’emergenza nazionale sono tanti, ed è necessaria a questo punto chiarezza. Fosse per me, io mi aggrapperei, come suggerisce anche il presidente Napolitano, ai principi fondamentali della nostra Costituzione e li userei come pilota automatico in questo mare in tempesta, ma per essere un po’ più precisi sarebbe bene che il PD chiamasse a un tavolo tutta l’opposizione parlamentare ed anche extraparlamentare su una griglia, per il momento di pochi punti :

1. LAVORO E OCCUPAZIONE : le regole, le tutele da mantenere e quelle da reinventare; precarietà e flessibilità; contratti e ammortizzatori sociali.

2. GIUSTIZIA : autonomia dei giudici; efficienza della macchina della giustizia; risorse della giustizia; obbligatorietà dell’azione penale e mezzi a disposizione;

3. FISCO : revisione delle aliquote fiscali ; tassazione del lavoro; tassazione rendite da capitale;

4. SCUOLA : STRATEGIA E RISORSE per la scuola pubblica .

Ci sarebbe - è vero - molto altro ( sicurezza, politica estera, temi etici, etc) ma se l’opposizione non riesce intanto a trovare una intesa decente su questi quattro gettonatissimi temi il cammino da oggi fino alla fine della legislatura sarà lungo e tormentato da altri insuccessi. Occorre umiltà e avvedutezza, e ricordare sempre che la maggioranza degli italiani alle ultime elezioni NON ha votato per Berlusconi. Si può far cadere questo governo, ma bisogna farlo tutti insieme. Perché si cresce tutti insieme, a cominciare dal PD che deve recuperare al suo interno un gap di democrazia che comincia ad essere allarmante. Ma le discussioni non devono spaventarci, noi non siamo il partito del padrone, per questo malgrado tutto, se lo vogliamo davvero, We Can.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

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