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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
POLITICA
31 luglio 2010
Non esistono più i mezzi governi di una volta ( di Stefano Olivieri)

 

Non ci sono più i mezzi governi di una volta, quando si faceva un rimpasto ogni due mesi e i partiti erano tanti. Oggi è tutto semplificato con le formazioni politiche che stanno nelle dita di una mano e una legge elettorale che nomina direttamente, lasciando ai cittadini solo il fastidio di mettere una x sulla scheda elettorale. Oggi vige il maggioritario, chi vince prende tutto e anche il bonus per governare : parrebbe una panacea ai mali italiani e invece, malgrado le legislature si siano effettivamente allungate rispetto alla media di vent’anni fa, di governare se ne parla poco o niente.

Da quando poi, nel 94, è sceso in campo Berlusconi, governare il paese è diventato il secondo lavoro del premier, esattamente quanto bastava a conservare il consenso elettorale. Il suo primo impegno – e dal 1994 ad oggi, su sedici anni Berlusconi ha governato per dieci – è stato sempre quello di badare ai suoi affari personali, di volta in volta giudiziari, economici, finanziari.

Ora dopo la cacciata di Fini e del plotone dei finiani l’attuale legislatura torna a rischio. La strada del voto di fiducia che finora ha garantito al premier il passaggio di tutti i provvedimenti legislativi ad personam non è più percorribile perché è proprio sui temi di legalità e giustizia che si è consumato lo strappo fra i cofondatori del Pdl. Dunque la fine di questo governo già si vede all’orizzonte, l’incognita è se andare subito a nuove elezioni o a un governo “tecnico”.

Io sono decisamente per le elezioni anticipate, e per vari motivi.

Il primo : il governo tecnico di transizione dovrebbe poter pilotare in acque tranquille, quantomeno per riscrivere una legge elettorale degna di questo nome e restituire la sovranità decisionale al popolo. Ma così non è : l’Italia naviga, malgrado le assicurazioni di Tremonti, Berlusconi, Fede e Minzolini, in acque agitatissime e il rischio bancarotta è reale. Servirebbero riforme di grande spessore politico per far ripartire l’economia, per raddrizzare un fisco iniquo incarognito dall’ultima manovra, per redistribuire un reddito quella quota di reddito che negli ultimi anni è passata dal lavoro dipendente al lavoro autonomo e ancor più ai redditi da capitale.

Serve insomma un governo dal potere vero e non condizionato da ammucchiate istituzionali. E poi vorrei proprio vedere Casini e Di Pietro insieme, vorrei vedere come il PD potrebbe chiedere un voto a sinistra con certi alleati. Impossibile, improponibile.

Serve chiarirsi in fretta , capire dove vuole andare l’elettorato. Che a destra ormai ha a disposizione solo Berlusconi e la Lega. Una Lega che oramai ha gettato la maschera e incarna decisamente, mascherato dietro un quanto mai suggestivo e, per carità, anche laborioso localismo secessionista e razzista, il nuovo fascismo italiano. L’abbraccio sempre più stretto fra Berlusconi e la Lega finirà con lo strozzare lo stesso PDL, atteso il fatto che il cavaliere è intimamente, geneticamente quanto di più antidemocratico si sia mai visto nella politica italiana. Al punto tale che ha dato la purga a Fini, quello stesso Fini che ha avuto bisogno del cavaliere sedici anni fa per essere sdoganato ufficialmente nel mercato dei voti. Fiuggi non sarebbe mai bastato, servì la casa delle libertà per riportare gli ex fascisti al governo.

Io la vedo così : da una parte una destra sempre più destra, con un Pdl divenuto un partito monarchico mussoliniano, antitetico a tutte le Istituzioni dello Stato. Poi la Lega, partito ben disteso e radicato sul territorio del nord con i suoi sindaci e i suoi governatori, ma totalmente incapace di esprimere una strategia in grado di consolidare l’intero paese .

Dall’altra parte una opposizione divisa e confusa soprattutto per colpa del PD, che pare non voglia decidersi a voler riconoscere che il suo elettorato di riferimento non può che stare principalmente a sinistra. Al centro infatti si sta riempiendo di partiti e partitini, dopo Casini c’è Rutelli che appena l’altro ieri ha votato per la Gelmini ( e sua moglie banchettava allegramente seduta accanto a Berlusconi alla festa di compleanno di Rotondi). Poi c’è Cacciari con il suo “Verso Nord” che vede Casini candidato premier, e lo stesso IDV di Di Pietro che in questo arcipelago di centro ha da tempo gettato i suoi ami. Buon ultimo, Fini e i Finiani con la loro nuova formazione parlamentare. E’ vero che per il momento non c’è unità, ma oggettivamente in un mare così affollato di pescatori e di pesci ( l’elettorato moderato) può muoversi molto più agevolmente una flottiglia di piccoli pescatori piuttosto che un transatlantico come il PD.

Dunque il PD deve guardare a sinistra e a Vendola per definire una strategia elettorale. Deve definire meglio la sua vocazione “democratica” e riportare in parlamento quel 18 e passa per cento di voti che la sinistra nel suo insieme portò in dote al governo dell’Unione nel 2006.

Così si potrà vincere, e di larga misura. Ma occorre andare ad elezioni, non a governi di transizione che porterebbero soltanto acqua a Berlusconi. IL male va estirpato subito e con decisione, a cominciare da legge elettorale e conflitto di interessi. Se attendiamo troppo, l’eutanasia potrebbe darla il cavaliere al PD.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

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