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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
29 marzo 2012
BERSANI FUORI ROTTA (di Stefano Olivieri)


Non so se l’intendimento sia quello di parlare d’altro, di derubricare di fatto l’argomento lavoro e articolo 18 dal dibattito politico e attendere i risultati delle prossime amministrative per riprenderlo da posizioni di forza che si prospettano migliori. Il fatto è che il nuovo argomento di conversazione scelto da Bersani, Alfano e Casini è la riforma elettorale, ovvero il pensionamento – finalmente dovremmo dire – del porcellum di Calderoli, che ha consentito a Berlusconi di ipertrofizzare la sua maggioranza e trasformare il parlamento in un recinto di nominati, anziché di eletti dal popolo.

Il guaio è che la discussione sta portando altrove. Dove lo si capisce dalle prime battute, e la cosa puzza parecchio. Intanto la fotografia di Vasto non c’è più: niente coalizioni secondo il nuovo progetto, ogni partito per conto suo e chi vince prende il bonus. Anzi no, ancora peggio: il primo e il secondo partito prendono il bonus elettorale, e a questo punto la cosa comincia a puzzare davvero. Siamo in realtà alle prove tecniche della grande coalizione preventiva, una cosa di fronte alla quale l’inciucio dalemiano sembra un giochino da elementari. In buona sostanza PD e PDL (o come cavolo si chiamerà la prossima aggregazione di destra) faranno da assi pigliatutto, poi dietro verranno gli altri. Con un limite fissato fra il 4 e il 5 % per essere in parlamento, più un assurdo “diritto di tribuna” per i più piccoli. Il partito che vince esprimerà il premier e l’Italia si troverà di nuovo nei guai.

Non ci siamo Bersani. Se davvero vogliamo cambiare completiamo questo maggioritario che è rimasto incompleto, introducendo un secondo turno, e lasciamo le coalizioni. E soprattutto restituiamo ai cittadini le preferenze, perché in parlamento ci è arrivata gente ignobile, che va scacciata a pedate, e una cosa del genere la può – e la deve fare – soltanto il popolo sovrano.

Bersani non scherzare col fuoco. Non hai ben capito, evidentemente, quanta “terra di mezzo” c’è nell’elettorato del PD. Gente che crede nella democrazia vera a tal punto, che potrebbe senza problemi voltarti le spalle. Gente che vuole risolvere davvero i problemi di questo paese cominciando col fare piazza pulita di ogni ignobile inciucio. Gente che vuole lì esercizio delle primarie, dei referendum e del bilancio partecipativo come strumenti quotidiani e non occasionali di democrazia diretta. Gente che vuole i ladri e i corrotti in galera, e gli onesti in parlamento. Gente che non ci sta più a firmare cambiali in bianco, a nessuno, e non vuole più pagare per chi non ha mai pagato in vita sua.

Riflettici su, Bersani. In fretta. La partita su lavoro e pensioni è da riaprire tutta altrimenti l’Italia si scassa, e l’Europa intera tornerebbe in crisi. La banca d’Italia, non più di tre mesi fa, aveva diffuso i dati della ricchezza delle famiglie italiane: una media di quasi 500mila euro a famiglia. Ciò vuol dire che i ricchi italiani ci sono eccome, e stanno portando alla fame e alla disperazione milioni di oneste e sane famiglie di operai e lavoratori dipendenti. Che non accetteranno, che non si rassegneranno perché c’è un limite a tutto. Monti eviti di parlare di sondaggi favorevoli dal Giappone, che mi ricorda tanto Berlusconi. Se vuole sondaggi veri li venga a fare in piazza il tredici di aprile. E se non gli sta bene torni a fare il professore alla Bocconi e si porti dietro la Fornero, che è meglio. O li licenziamo noi, senza articolo 18.
E tu Bersani, se hai a cuore l’Italia e il PD, pensaci bene prima di far salotto con certa gente.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

POLITICA
15 settembre 2011
PDL, ROMPETE LE RIGHE (di Stefano Olivieri)


Lavitola in esilio forzato, Tarantini che, dietro le sbarre, scioglie la sua lingua giorno dopo giorno. Le badanti del premier in libera uscita, ormai i giornali di gossip (e non solo) non riescono più a stare dietro a tutte le rivelazioni, le ragazze si contendono a colpi bassi la pala di “preferita” del sultano, la Minetti passeggia per via Montenapoleone con una t-shirt che porta una scritta che è tutto un programma: “ Senza T-shirt sono anche meglio”.

Insomma il “rompete le righe” attorno al premier è ormai palese, visibile e non più ristretto al parlamento. Ghedini non ce la fa più a tamponare, e i colleghi ad aiutarlo in questo ingrato compito sono sempre di meno. C’è perfino qualche dubbio che non possa passare al Senato la farsa, in calendario proprio in questi giorni, del voto su Ruby nipote di Mubarak. E sulle intercettazioni pesa come un macigno il NIET categorico del Quirinale.

Dunque è questione non più di mesi ma di settimane o forse giorni, ma il PDL imploderà fra breve, o forse si scinderà in due tronconi assottigliando i fedelissimi del cavaliere. Dopo essersi fortemente ridimensionato nell’opinione pubblica ( ormai è nettamente dietro il PD quanto a consensi) il partito del predellino fondato dallo statista più bravo degli ultimi 150 secoli si sta sciogliendo come un pupazzo di neve al sole. Il suo fondatore non tira più, non ha più il tocco di re Mida, anzi esattamente il contrario. Da "utilizzatore finale" è diventato "utilizzato", un limone spremuto fino all'ultima goccia da chi ha capito che ormai è un deadmanwalking, un morto che cammina, politicamente parlando, naturalmente. L’ultima speranza per il partito di maggioranza dell’esecutivo è che Casini faccia un’opera di carità, ma gli ultimi sondaggi mostrano come l’UDC sia per certi versi ancora più aguerrita del PD nel chiedere la testa di Silvio Berlusconi.

Si avvererà probabilmente la profezia di uno che lo conosce bene, quel Feltri che pure tanto lo ha aiutato: “Berlusconi cadrà sulla gnocca”. L’organo sessuale femminile è di fatto diventato la valuta ufficiale nella fittissima rete di relazioni e di affari che lega il nostro presidente del consiglio alle cricche di stato e al mondo del malaffare. L’altro ieri, in consiglio dei ministri, esasperato dalle intercettazioni ne ha sparata un’altra delle sue, affermando che l’87 %  degli italiani è intercettato e dunque un decreto anti intercettazioni sarebbe gradito alla stragrande maggioranza degli elettori.

Vorremmo sommessamente ricordare al premier che, visto che in primis vengono intercettate persone in odore di reato, dunque presunti delinquenti, ciò vorrebbe dire che più dei quattro quinti degli italiani sono potenziali criminali. Per fortuna così non è, il fatto è molto più semplice: le sue frequentazioni, telefoniche e non, sono non proprio irreprensibili se finiscono nei tracciati telefonici a disposizione delle procure. Come a dire che chi pratica con lo zoppo ( o delinquente che sia), prima o poi potrebbe imparare a zoppicare (ovvero a delinquere). Ebbene, a gran parte degli italiani - giudici a parte - pare che il premier accusi una certa zoppìa, da qualche tempo. Sarà forse necessario un altro lifting?

Stefano Olivieri

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POLITICA
3 agosto 2010
L'ARMA SEGRETA DI SILVIO (di Stefano Olivieri)
 

C’è un particolare aspetto di questa crisi politica che andrebbe meglio esplorato. Domani, con il voto su Caliendo, sapremo realmente che cosa è accaduto. Perché il premier ha sette vite e prima di darlo per morto – politicamente parlando, s’intende – occorre aspettare che gli eventi si consumino. Lui può avere sempre un’arma segreta in più rispetto agli avversari, e tirarla fuori al momento opportuno

Dunque vediamo : la sera del 30 luglio, dopo la riunione di guerra a palazzo Grazioli, il presidente è andato a cena. Una cena a lui offerta da 25 onorevolesse pdl giovani e carine, per i “saluti estivi” e anche per testimoniargli fiducia e solidarietà in questo difficile momento. Le donne, lo sappiamo, sopraputto se belle e giovani, sono in grado di restituire il buonumore all’attempato premier ( il mese prossimo compie 74 anni).

Così si sono riuniti tutti nel salone delle feste di Castel Tor Crescenza, ultima acquisizione ( stavolta in affitto ) nell’elenco lunghissimo delle dimore di stato.

Un bel salto da villa Certosa : lì in Sardegna una gigantesca e radiosa sexfarm aperta e accogliente, con l’ape regina Sabina Began,coadiuvata da Licia Renzulli, a curare l’accoglienza delle fortunate giovinette invitate in colonia per i vari capodanni o vacanze estive.

Qui invece un maniero sinistro, con le finestre a bocca di lupo, i cancelli uncinati, la torre immanente e un branco di ferocissimi cani addestrati. Difficile perfino per Zappadu trovare il modo di effettuare foto e registrazioni, e dopo l’episodio D’Addario scommettiamo che il cavaliere ha preso misure di controllo personale sulle giovani ospiti del nuovo fortilizio regale. E pare che il traffico sia già iniziato nel castello affittato al premier dai principi Borghese, dal momento che sono stati avvistati più volte pulmini neri con i vetri oscurati. Come pare, stando all’informatissimo Dagospia, che la stessa Sabina Began abbia già fatto nella nuova dimora un accurato sopralluogo. Un posto comunque indiscutibilmente da vip e da gossip, lì hanno fatto il ricevimento di nozze Francesco Totti e Ilary Blasi, come anche Briatore e la Gregoraci. Delle feste del cavaliere a Tor Crescenza finora non si sa e non si è visto nulla, ma non si può mai sapere.

Torniamo però ai fatti, quelli noti. Perché spesso Berlusconi, quando straparla in mezzo alle donne, fa intravedere l’anima – candida o nera che sia – nascosta sotto il doppiopetto rinforzato di Caraceni. Come è accaduto al sera del 30 luglio, con le sue onorevolesse.

Perché si è rivolto a loro facendo un discorso molto preciso. Ha fatto presente la crisi e l’emergenza, e ha detto che si doveva cambiare registro. Basta con il partito liquido, serviva ritornare “a presidiare il territorio”. E certo cambia molto se a presidiarlo ci va Bondi o Rotondi, piuttosto che, che so io, Gabry e Nunzia ( Gabriella Giammanco e Nunzia Di Girolamo, le due neodeputate raggiunte a Montecitorio dal bigliettino galante del premier dove era scritto : “State molto bene insieme! Grazie per restare qui, ma non è necessario. Se avete qualche invito galante per colazione, Vi autorizzo (sottolineato) ad andarvene!” e al quale le due avevano risposto : “Caro Presidente… gli inviti galanti li accettiamo solo da lei…”.

Ma Berlusconi ha anche suggerito come presidiarlo, questo territorio. Introducendo un discorso che avevamo già sentito ai tempi delle intercettazioni con il Direttore Rai Saccà. Il premier infatti ha sottolineato che ci sono “deputati dell’Udc e dell’Api di Francesco Rutelli ma anche del gruppo misto pronti a sostenerci, che vanno intercettati”.

Capito l’antifona ? Il cavaliere ha l’arma segreta. Ecco perché nell’aprile del 2009, quando Veronica decise di darci un taglio, lui se ne uscì dicendo che il parlamento era pieno di gente maleodorante e malvestita. Ecco il motivo delle nuove truppe “mammellate” berlusconiane, ecco il loro compito principale: aggredire e persuadere il corpo dell’elettorato con il fascino, più che con la sapienza. Ecco la vera rivoluzione politica berlusconiana. Però qualcosa deve essere andato storto in questa nuova campagna acquisti ( la conferma la avremo comunque domani con il voto su Caliendo). Perché sia Casini che Rutelli hanno già risposto picche, il primo ha detto che è già felicemente sposato e il secondo ha ricordato al cavaliere che “non c’è trippa per gatti”.

Forse il branco rosa di Berlusconi non si è attivato a sufficienza, e d’altra parte di più non si potrebbe chiedere a delle giovani belle ragazze scaraventate in cima alle liste blindate soltanto per far piacere al cavaliere. Non ce ne è una infatti che abbia dimostrato in questi due anni di non voler rubare lo stipendio in parlamento, tanto scarsa è stata la loro attività parlamentare.

O forse, come dice qualche maligno, il “nonnetto” (come ha iniziato a chiamarlo simpaticamente Tremonti) non tira più come una volta. I giovani hanno il fiuto fine e sentono la puzza di cadavere da lontano un miglio. Chi si esponesse troppo oggi, potrebbe avere difficoltà domani in un paese come l’Italia, che ama la “gnagna” al di sopra di qualsiasi ideologia. Magari la campagna acquisti è sì cominciata, ma al contrario stavolta.

Stefano Olivieri
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POLITICA
31 luglio 2010
Non esistono più i mezzi governi di una volta ( di Stefano Olivieri)

 

Non ci sono più i mezzi governi di una volta, quando si faceva un rimpasto ogni due mesi e i partiti erano tanti. Oggi è tutto semplificato con le formazioni politiche che stanno nelle dita di una mano e una legge elettorale che nomina direttamente, lasciando ai cittadini solo il fastidio di mettere una x sulla scheda elettorale. Oggi vige il maggioritario, chi vince prende tutto e anche il bonus per governare : parrebbe una panacea ai mali italiani e invece, malgrado le legislature si siano effettivamente allungate rispetto alla media di vent’anni fa, di governare se ne parla poco o niente.

Da quando poi, nel 94, è sceso in campo Berlusconi, governare il paese è diventato il secondo lavoro del premier, esattamente quanto bastava a conservare il consenso elettorale. Il suo primo impegno – e dal 1994 ad oggi, su sedici anni Berlusconi ha governato per dieci – è stato sempre quello di badare ai suoi affari personali, di volta in volta giudiziari, economici, finanziari.

Ora dopo la cacciata di Fini e del plotone dei finiani l’attuale legislatura torna a rischio. La strada del voto di fiducia che finora ha garantito al premier il passaggio di tutti i provvedimenti legislativi ad personam non è più percorribile perché è proprio sui temi di legalità e giustizia che si è consumato lo strappo fra i cofondatori del Pdl. Dunque la fine di questo governo già si vede all’orizzonte, l’incognita è se andare subito a nuove elezioni o a un governo “tecnico”.

Io sono decisamente per le elezioni anticipate, e per vari motivi.

Il primo : il governo tecnico di transizione dovrebbe poter pilotare in acque tranquille, quantomeno per riscrivere una legge elettorale degna di questo nome e restituire la sovranità decisionale al popolo. Ma così non è : l’Italia naviga, malgrado le assicurazioni di Tremonti, Berlusconi, Fede e Minzolini, in acque agitatissime e il rischio bancarotta è reale. Servirebbero riforme di grande spessore politico per far ripartire l’economia, per raddrizzare un fisco iniquo incarognito dall’ultima manovra, per redistribuire un reddito quella quota di reddito che negli ultimi anni è passata dal lavoro dipendente al lavoro autonomo e ancor più ai redditi da capitale.

Serve insomma un governo dal potere vero e non condizionato da ammucchiate istituzionali. E poi vorrei proprio vedere Casini e Di Pietro insieme, vorrei vedere come il PD potrebbe chiedere un voto a sinistra con certi alleati. Impossibile, improponibile.

Serve chiarirsi in fretta , capire dove vuole andare l’elettorato. Che a destra ormai ha a disposizione solo Berlusconi e la Lega. Una Lega che oramai ha gettato la maschera e incarna decisamente, mascherato dietro un quanto mai suggestivo e, per carità, anche laborioso localismo secessionista e razzista, il nuovo fascismo italiano. L’abbraccio sempre più stretto fra Berlusconi e la Lega finirà con lo strozzare lo stesso PDL, atteso il fatto che il cavaliere è intimamente, geneticamente quanto di più antidemocratico si sia mai visto nella politica italiana. Al punto tale che ha dato la purga a Fini, quello stesso Fini che ha avuto bisogno del cavaliere sedici anni fa per essere sdoganato ufficialmente nel mercato dei voti. Fiuggi non sarebbe mai bastato, servì la casa delle libertà per riportare gli ex fascisti al governo.

Io la vedo così : da una parte una destra sempre più destra, con un Pdl divenuto un partito monarchico mussoliniano, antitetico a tutte le Istituzioni dello Stato. Poi la Lega, partito ben disteso e radicato sul territorio del nord con i suoi sindaci e i suoi governatori, ma totalmente incapace di esprimere una strategia in grado di consolidare l’intero paese .

Dall’altra parte una opposizione divisa e confusa soprattutto per colpa del PD, che pare non voglia decidersi a voler riconoscere che il suo elettorato di riferimento non può che stare principalmente a sinistra. Al centro infatti si sta riempiendo di partiti e partitini, dopo Casini c’è Rutelli che appena l’altro ieri ha votato per la Gelmini ( e sua moglie banchettava allegramente seduta accanto a Berlusconi alla festa di compleanno di Rotondi). Poi c’è Cacciari con il suo “Verso Nord” che vede Casini candidato premier, e lo stesso IDV di Di Pietro che in questo arcipelago di centro ha da tempo gettato i suoi ami. Buon ultimo, Fini e i Finiani con la loro nuova formazione parlamentare. E’ vero che per il momento non c’è unità, ma oggettivamente in un mare così affollato di pescatori e di pesci ( l’elettorato moderato) può muoversi molto più agevolmente una flottiglia di piccoli pescatori piuttosto che un transatlantico come il PD.

Dunque il PD deve guardare a sinistra e a Vendola per definire una strategia elettorale. Deve definire meglio la sua vocazione “democratica” e riportare in parlamento quel 18 e passa per cento di voti che la sinistra nel suo insieme portò in dote al governo dell’Unione nel 2006.

Così si potrà vincere, e di larga misura. Ma occorre andare ad elezioni, non a governi di transizione che porterebbero soltanto acqua a Berlusconi. IL male va estirpato subito e con decisione, a cominciare da legge elettorale e conflitto di interessi. Se attendiamo troppo, l’eutanasia potrebbe darla il cavaliere al PD.

Stefano Olivieri
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11 luglio 2010
Chi salverà l'imperatore ? ( di Stefano Olivieri)
 

Chi salverà l’imperatore dalla catastrofe ? Il Nulla avanza all’orizzonte e l’impero è in pericolo. Sarà il prode Bossi, coraggioso quanto rude alleato di tante battaglie, a portargli soccorso con il suo esercito montanaro verde crociato ? O sarà il principe Casini, già vilipeso e scacciato in malo modo da corte, a saper dimenticare l’affronto tornando accanto al suo re ? E sapranno soprattutto i baldi eroi combattere fianco a fianco senza pugnalarsi a vicenda?

Il popolo tace col fiato sospeso. Le gabelle fioccano, i feudatari regionali intendono spogliarsi delle loro insegne restituendo le deleghe perché, a loro dire, non si possono fare le nozze con i fichi secchi. I potestà comunali accettano le gabelle a patto che se ne faccia una sola, così farà meno impressione al popolino quando dovrà pagarla. C’è aria di baruffa, i contadini agitano i forconi e i bagliori sinistri giungono fino a palazzo.

L’imperatore è ansioso. L’orda dei giudici rossi preme appena dietro le colline e il maniscalco Alfano non gli ha ancora consegnato il nuovo scudo. Il ministro delle bisacce non intende scucirgli più neanche uno zecchino per un trastullo serale con qualche giovane soldatessa della libertà : “Maestà, non c’è trippa per gatti !” ha risposto brutalmente alla sua richiesta, contravvenendo alle più elementari regole di galateo imperiale. Nessuno più gli porta rispetto, men che mai la congregazione degli scrivani pubblici che pubblicano infamie su di lui o lo screditano agli occhi degli altri governanti.

Per questo intende chiudersi nella sua alcova con i suoi cortigiani più fedeli. Il nerboruto Umberto della bergamasca e il raffinato amator Gianfranco, capace di lusinghe sottili ma anche di proditorie stilettate. Il terzo, monsignor Fini, è da tempo che non viene più a corte. Lo hanno visto aggirarsi nelle osterie, mescolarsi al volgo, perfino parlare con qualche appestato giudice. Pazienza, meglio pochi ma buoni, e poi il fido Bossi ha con se anche la trota.

E se non basteranno? Se gli operai dilagheranno oltre i cancelli dei giardini imperiali, urlando come indemoniati? Resta la cripta imperiale, è a prova di atomica ed è comoda all’interno. Basterà rifugiarsi dentro, entrare nella cabina e azionare i motori interstellari. La criptastronave resterà sospesa nell’aria pochi istanti, poi si allontanerà alla velocità della luce verso nuovi mondi, dove la privacy vale ancora qualcosa più di questa assurda libertà di informazione.

Stefano Olivieri
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permalink | inviato da Stefano51 il 11/7/2010 alle 13:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
POLITICA
18 dicembre 2009
A UN PASSO DAL BARATRO ( di Stefano Olivieri)
 



“Di regola, la Clinica effettua prima del ricovero se l’assicuratore indicato dal paziente assume l’impegno di pagare direttamente la fattura comfort, senza dover pagare supplementi. In mancanza di accordo con l’assicuratore, i pazienti sono tenuti a pagare direttamente le fatture e a chiedere il rimborso alla loro assicurazione; in questi casi la Clinica si riserva di chiedere al paziente, all’entrata, un deposito di garanzia”

Questo è uno stralcio di ciò che si legge, alla voce Tariffe, sul sito web della Ars Medica di Lugano, la clinica svizzera per eccellenza. E’ qui che probabilmente si rifugierà il presidente Berlusconi, per cancellare almeno dal suo corpo ciò che la sua memoria continuerà  a conservare per sempre, i segni di un brutto incontro con uno psicolabile al termine di un comizio tenuto nella sua Milano.

Certamente i premier non baderà alle esosissime tariffe della clinica Svizzera, dal momento che lui quella clinica se la potrebbe comprare senza battere ciglio, figurarsi. D’altra parte gli svizzeri danno al denaro un valore che oltrepassa l’aspetto economico, e l’Ars Medica alzando i suoi prezzi alle stelle, spesso addirittura fuori della portata delle stesse assicurazioni locali, seleziona in questo modo la sua clientela. Se non hai un conto in banca superiore ai nove zeri inutile avvicinarsi, se non arrivi con un macchinone da almeno 200mila euro rischi di essere squadrato di traverso dallo stesso portiere della clinica. Mi ritorna alla memoria un viaggio che feci a Zurigo tanti anni fa, per portare mio figlio ad un consulto medico a cui ci avevano indirizzato alcuni parenti. Già a Roma, soltanto a salire su i wagonlits che avevano la croce svizzera sulla fiancata, dovetti litigare con un cerbero che si convinse a farci salire soltanto quando gli appiccicai in faccia i nostri tre biglietti ferroviari. Bruttissima esperienza, quella dei viaggi della speranza.

Per il premier sarà certamente diverso, il suo stesso nome è più che una garanzia, non ci sarà bisogno del volgare frusciar di banconote per farlo accogliere con tutti gli onori. Mani sapienti ricuciranno le ferite, levigheranno la pelle e ci restituiranno il nostro presidente ancora più giovane di quanto non sembrasse quella stramaledetta sera dell’attentato.

Dicono, i bene informati, che l’episodio del duomo lo abbia toccato davvero nel profondo. Ha parlato poco dopo l’incidente, anche per l’impedimento delle ferite, ma le sue esternazioni sull’amore e sull’odio sono state battute da tutte le agenzie di stampa. Così il leif motiv della politica italiana è d’incanto diventato quello di stemperare il clima, di tendersi tutti la mano l’un con l’altro come si fa in chiesa a un certo punto della santa Messa. Certo è però che se come pompieri ha scelto personaggi sul genere di Schifani e di Cicchitto, è più che probabile che al contrario il clima tenda ad invelenirsi sempre di più e non soltanto in parlamento. Stavolta è l’intero paese schierato in due opposte fazioni, tant’è che l’intelligence di stato negli ultimi tempi, fiutando l’aria, aveva allertato il premier circa la possibilità di attentati. Il che non depone certo a favore di chi sovrintende alla sicurezza del premier, tutt’altro. Comunque la baruffa nell’aria c’è, è innegabile, e c’è ovunque per una serie di motivi. Quali ? Io una idea me la sono fatta.

Prima di tutto, l’ideologia. Non è affatto vero che sia scomparsa, si è soltanto fatta molto più rozza e sommaria di quanto lo fosse 10, 15 anni fa, quando esistevano ancora i vecchi partiti. Oggi destra e sinistra sono l’un contro l’altra armate, ma di quali argomenti ? La conservazione dei privilegi di parte, abbinata spesso a una xenofobia omofoba ottusa che tende a stiepidirsi rapidamente quando il diverso di turno ha un bel paio di cosce da esibire in tv. Ancora, l’immiserimento della donna ad oggetto di piacere e di violenza, più o meno ricompensata dall’uomo padrone. E poi la cultura messa all’angolo con sospetto, e gli attacchi reiterati alla magistratura, al CSM, allo stesso Capo dello Stato, sull’onda del solito ritornello che a volere tutto questo è il paese, anzi più precisamente la maggioranza del paese. Che poi non è affatto vero, perché la maggioranza degli italiani nel 2008 votò contro Berlusconi, che vinse comunque le elezioni perché l’opposizione era divisa e grazie alla legge “porcata” ottenne una strabordevole maggioranza in parlamento. Comunque la assoluta poca raffinatezza del dibattito politico, frutto di un crollo culturale generalizzato all’intero paese e artatamente innescato dalla tv, è una delle concause fondamentali di questo scenario. Berlusconi ci ha messo molto del suo, ma l’assoluta mancanza di attributi di chi a sinistra avrebbe dovuto unirsi ed unire tutti di fronte ad un pericolo realmente eversivo ha certamente contribuito. Bersani arriva tardi, ma gli servirà Di Pietro, Casini e ciò che resta della sinistra ormai extraparlamentare per tentare di creare un argine sufficiente, ancor più adesso che Berlusconi può esibire anche le sue stimmate. E da democratico sono perplesso nel constatare che l’idea di un fronte unitario sia stata manifestata pubblicamente da Casini e non dal PD.

Secondo punto : la terzietà delle istituzioni. Discorso serio, da affrontare non come fosse bigiotteria. Chi se ne scorda, chi la dimentica dimostra di essere ignorante prima di tutto della Costituzione. Se il premier è una istituzione dello Stato – e lo è certamente – ebbene non può fare il comiziante e nemmeno il capo partito. Lo Stato e il Governo del paese sono di tutti, a prescindere dal voto e dal consenso politico. Non ricordo una sola occasione che sia una in cui Berlusconi, vestendo i panni del capo di governo, abbia omesso di ricordare che cosa ha fatto la sua parte politica e che cosa non ha fatto invece l’opposizione. Il paese alla fine è stremato da questa campagna elettorale che dura da quindici anni. Questo disprezzo assoluto della qualità più distintiva delle Istituzioni dello Stato – la terzietà appunto – lo portò ad infrangere immediatamente, fin dal 1994, il gentlemen’s agreement che fino ad allora aveva governato l’assegnazione delle cariche dei presidenti delle due Camere : la regola non scritta era che la coalizione vincente lasciava all’opposizione una presidenza, ma Berlusconi ci passò sopra senza neanche chiedere scusa e tutto cominciò. Fra l’altro dai pareri dei due presidenti di Camera e Senato nasce anche l’indicazione del nome del presidente del servizio radiotelevisivo pubblico, che infatti fu una emanazione diretta del governo. Da allora il galateo istituzionale ha abdicato per la legge della giungla e siamo finiti ad oggi, a pensare di blindare una piazza pubblica affinchè il comizio politico del presidente del consiglio in carica non sia disturbato da nessuno. Roba davvero da scomparsa dello stato di diritto, ti credo che Casini ha parlato di CLN, era il minimo.

Berlusconi non capisce perché lo odiano tanto. Berlusconi dice che il clima d'odio influenza le menti labili. Giusto, e vale anche per il PDL. Berlusconi dovrebbe piuttosto chiedersi in quanti lo amino davvero e sopratutto di che tipo di amore si tratti, visto che sulla sua persona è nato un vero e proprio culto popolare. Ed è qui il pericolo, in questa idolatria cieca e fanatica, che non vuol sentire critiche né commenti dissonanti. Temo molto di più il fanatismo quasi religioso di una vecchietta forzista esaltata, piuttosto degli strali di un Cicchitto che dalla eventuale caduta del suo leader avrebbe molto da perdere, ma non certo quell’intricata rete di relazioni, favori e privilegi che la pratica del potere gli ha consentito di creare attorno a se. Se cade Berlusconi, la sua corte tenterà di riciclarsi rapidamente altrove, questo è scontato, ma per il popolo degli elettori della libertà una giornata del genere potrebbe davvero essere a rischio di insorgenza civile. Per questo non è del tutto illogico parlare di CLN, almeno fin quando dall’altra parte si straparlerà di leggi speciali per riportare l’ordine e la sicurezza. Non è certamente così che si favorisce il dialogo, certamente, ma se il gioco governativo si fa pesante – e i segnali ci sono tutti per ora – occorre attrezzarsi per tempo. Non certo con gli inciuci alla D'Alema, ma tenendo ben dritta la barra della giustizia e della democrazia, almeno noi. Con la fondata e indomita speranza che nella maggioranza di governo ci sia alla fine una resipiscenza di ragione, e ci si possa fermare tutti a un passo dal baratro. L’Italia che lavora e soffre farebbe tutta volentieri a meno di una nuova Resistenza.

Stefano Olivieri

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POLITICA
14 ottobre 2008
C'è sinistra nel PD ( di Stefano Olivieri)
 

Letta guarda al centro, Rutelli strizza l’occhio a Casini, Dalema pure. Ma che senso ha dire che se non si guarda al centro faremo sempre opposizione ? Ci siamo già scordati come è nato il PD, dalla fusione di un partito di sinistra maggioritario ( i DS) e di un altro minoritario (la Margherita) ? Ci siamo scordati le tante – oggi dico troppe - mediazioni che hanno accompagnato la nascita dello statuto del partito ? la sinistra ha già concesso troppo, e anzi deve riprendere quota dentro al PD, non fosse altro per il fatto che molti dei suoi elettori provengono dai partiti restati fuori dal parlamento. E’ o no il PD un partito a vocazione maggioritaria, un partito inclusivo, un partito che guarda al disagio, a chi sta peggio ? E’ il PD DAVVERO democratico ? Ebbene, se lo è, non può cercare alleati soltanto in parlamento, c’è tutto il resto del paese, che diamine.

Trovo di una supponenza irritante questo camminare con i paraocchi orientati verso la parte più ondivaga – e sicuramente meno disagiata, aggiungo – del paese. Non sto chiedendo a Veltroni di tornare indietro, perché il PD è una realtà e meno male che c’è. Pretendo però, io e i tantissimi che hanno il cuore che batte a sinistra e vogliono cittadinanza per le loro idee e le loro esigenze qui dentro, che ci sia rispetto. Se la ex sinistra non sta più in parlamento, ciò non vuol dire, non deve dire anzi che i suoi elettori debbano rassegnarsi ad essere “azionisti di minoranza” dentro un partito che si chiama democratico. Se così fosse davvero, potremmo chiamarlo partito democratico cristiano e farla finita lì.

Ma non è così. Perché il nostro paese deve andare avanti, non indietro. E i vari Letta, Rutrelli, etc che continuano a pontificare farebbero bene a ricordarsi che sono stati nominati, non eletti, per ben due volte consecutive. Gli elettori non li hanno scelti, si sono scelti da soli inserendosi nella parte alta delle liste elettorali governate dalla peggiore legge che l’Italia si sia mai potuta dare, una legge che avremmo dovuto abrogare all’indomani delle elezioni vinte nel 2006 e che invece è ancora lì, e potrebbe anche peggiorare in vista delle europee.

C’è sinistra nel PD, e vi assicuro che nessuno la metterà all’angolo. E quanto più questo plotone irriducibile riuscirà a farsi sentire, a seminare valori e proposte, tanto meglio sarà per uil paese, tanto meglio sarà perfino per quell’altra parte di sinistra che ha scelto il suicidio elettorale ed è ancora lì a leccarsi le ferite. Un dialogo è sempre possibile, una strategia comune la sta dettando già la cronaca di questi giorni, di questi mesi, con l’attacco frontale portato da Berlusconi al lavoro dipendente, ai salari, al diritto di libera espressione, perfino al diritto di sciopero. E’ proprio così impossibile in questa strage di diritti pensare ad un laboratorio comune che sorpassi l’esperienza negativa del governo dell’Unione ? Io credo di no, io penso, voglio credere che sia possibile che nasca una nuova alleanza, più consapevole e stabile, fra il PD e ciò che nascerà a sinistra. Al partito di Cuffaro preferirò sempre, se avrò facoltà di scelta, chiunque venga da una sinistra più democratica e vicina ai suoi elettori. Se a sinistra faranno delle vere primarie, trasparenti e realmente rispettose delle pari opportunità di tutti i candidati, da quella sinistra non potrà venire che un alleato prezioso. E il PD pur ribadendo la sua diversità non può non augurarsi di incontrare di nuovo i suoi vecchi compagni di strada. Perché nel PD la sinistra c’è, e anzi deve crescere. Che tutti i compagni battano un colpo se ci credono. Altrimenti Berlusconi governerà per altri vent’anni.


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