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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
13 gennaio 2012
Ma che paese stiamo diventando? (di Stefano Olivieri)

Il popolo dei tassisti scende in piazza perché una loro licenza oggi è come i bund tedeschi, si svaluta poco finchè non c’è concorrenza. Il popolo dei suvisti invece è disorientato e vede finanzieri dappertutto, così si distrae dalla guida e mette sotto bambini, giovani e vecchi. L’Italia è un paese stretto, con le strade piccole e affollate di sisordine; i suv danno senso di onnipotenza ma hanno scarsa visibilità per i primi metri di visuale dell’autista. Eppure continuano a circolare perché sono uno status symbol, le signore lo adoperano per accompagnare i loro figli a scuola e riscuotere consenso e invidia sociale, i mariti se ne servono per rimorchiare veline e investire pedoni e vigili.
In piazza anche i cavallari. Una volta si diceva “Datti all’ippica” a chi non sapeva che fare della sua vita. Oggi si scopre che in tanti hanno scelto questa strada impiastricciata di biscazzieri e malaffare, e questi, come i tassisti, adesso lamentano i tagli governativi. Mi chiedo quando scenderanno in piazza i veri marocchinati, i pensionati ( e pensionandi), i lavoratori dipendenti (pubblici e privati) ai quali soprattutto il sobrio governo Monti ha rivolto la sua attenzione fino ad ora.
La Lega ha (ri)scoperto che Cosentino è un galantuomo e lo ha salvato dal carcere. La Consulta ha scoperto che è meglio una porcata piuttosto che nulla, quando si va a votare.
Ma che paese stiamo diventando? Me lo immaginavo un po’ diverso il dopo Berlusconi. Ammesso che si possa davvero parlare, di dopo Berlusconi. Perché a parte Cortina non vedo granché, e dire che basterebbe poco. Ad esempio, rendere obbligatorio il passaggio della tessera sanitaria (codice fiscale) in tutti gli acquisti, non solo in farmacia. E consentire al cittadino pagante e consumatore di recuperare in automatico, sul suo file presente all’Agenzia delle Entrate, una percentuale dell’Iva, anche infima se vogliamo, ma di tutti i suoi acquisti di prodotti e servizi. Da un giorno all’altro questo paese diventerebbe virtuoso, sono pronto a scommettere. Soprattutto introducendo il reato penale (con carcere) per evasione fiscale.
Ma questo genere di riforme sono poco interessanti per l’attuale politica. Quei duecento nomi, da destra a sinistra, che da vent’anni tengono in mano il parlamento, non voteranno mai una legge del genere. Per questo, secondo me, non ne usciremo mai, se non con una sana rivoluzione. Possibilmente incruenta.
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