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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
30 luglio 2011
SE NON SE NE VA SIAMO TUTTI COMPLICI ( di Stefano Olivieri)

 

 
Non riuscire a liberarsi di un re travicello vuol dire che ci siamo trasformati in un popolo di ranocchie in uno stagno. L’Italia che può va in vacanza mentre l’incendio è alle porte e i bagliori si vedono eccome: la borsa italiana traballa come un castello di carte, l’economia forte europea ritira la sua fiducia dai titoli italiani, il nostro debito cresce, perfino quello di chi – e sono sempre di più – da anni non riesce a risparmiare neanche un euro.
 
Commercianti e artigiani, liberi professionisti, imprenditori, queste le fasce sociali benestanti che sulla crisi hanno galleggiato bene, chissà perché, chissà come. Non si può fare di tutta l'erba un fascio, ma è un fatto che il 90% di truffe ed evasioni ai danni delle casse dello Stato sta lì dentro, E se il prodotto interno lordo non cresce e invece cresce l’inflazione, il ragionamento da cretini spinge a dire che chi può fare il suo prezzo continua ad arrotondarlo, fregandosene beatamente di chi quel prezzo forse non riuscirà a pagarlo e affonderà. Solidarietà zeronell'Italietta del cavaliere, del resto l’esempio viene dal capo, il re travicello, che ha sempre avuto occhi sempre e soltanto per l’impresa e mai per il lavoro dipendente. Ora che hanno raschiato la botte vogliono un nuovo patto per la crescita, la loro naturalmente. Grazie no, se questo patto lo dovrà benedire Berlusconi ne facciamo volentieri a meno, anche senza leggerlo. Se lui va via è un altro discorso.
 
Ma chi punta oggi sull’Italia? Chi può puntare su un paese la cui politica è diretta dal pisello del suo premier, che tiene occupato l’intero parlamento a legiferare sui suoi problemi pro-sessuali mentre la crisi morde ormai anche il ceto medio? Chi può puntare su un paese il cui popolo non riesce a liberarsi di Berlusconi che litiga con Tremonti, di Bossi che litiga con Maroni ma tutti insieme continuano a mangiare allegramente?
 
Siamo alla frutta, ma nemmeno quella c’è, troppo cara. Siamo tutti colpevoli, a cominciare dai rappresentanti dell’opposizione che continuano a tenersi cara la loro poltrona in parlamento dopo l’ennesimo schiaffo del processo lungo approvato al senato con voto di fiducia. Si sono già aperti i casting oceanici per reclutare i testimoni al processo Ruby, vedremo passare davanti ai giudici il fior fiore del mignottame italiano.
 
Mi chiedo perché sopportiamo tutto questo e non facciamo le barricate, i comitati di liberazione nazione, la rivoluzione. Basterebbe che l’opposizione si dimettesse in massa per costringere il re travicello alle dimissioni e andare a nuove elezioni. Perché Bersani, Casini, Di Pietro, Rutelli non lo fanno? CHIEDIAMO A GRAN VOCE LE DIMISSIONI DI TUTTA L’OPPOSIZIONE PARLAMENTARE. UN ATTO CONCRETO PER COSTRINGERE BERLUSCONI AD ANDARSENE.
 
Ce lo meritiamo, il re travicello. Se non riusciamo neanche a costringere chi abbiamo eletto a fare qualcosa di concreto per il paese che muore.
 
Stefano Olivieri
19 dicembre 2010
PIAZZA DI NATALE (di Stefano Olivieri)

 

Natale alle porte. Guardo il cielo grigio di pioggia e le foglie accartocciate per terra di questa Roma appena spolverata dalla neve che altrove, per le strade italiane, ha bloccato migliaia e migliaia di cittadini incauti giocherelloni, un esercito intero di auto flagellatori che si sono chiusi in auto per 24, 36 ore a sfidare la sorte. Una volta si diceva “piove, governo ladro!”, adesso anche i proverbi cambiano, e se d’inverno la neve gela per le strade della repubblica delle banane, la colpa dei disagi è degli automobilisti che sono andati per strada.
 
Il gelo sulle strade, il fuoco nelle piazze. Anche qui, la colpa è degli altri, di volta in volta segnalati come terroristi sovversivi, criminali, sbandati, etc. etc. Comunisti soprattutto, anche se ho negli occhi l’immagine di quel ragazzotto non proprio "rosso" che con il casco in mano è andato a sfasciare la testa di un quindicenne, uno poco più di un bambino, colpevole di aver tirato una mela su un furgone della polizia. Uno così bisognerebbe buttarlo direttamente in galera, e invece non è nell’elenco di quelli arrestati e processati per direttissima. Però Gasparri, se proprio gli prude la sicurezza, almeno questo potrebbe farlo arrestare ( e nemmeno preventivamente, visto quello che ha già fatto), invece di invocare la pulizia etnica preventiva dei centri sociali.
 
Ma che Italia, che italiani stiamo diventando ? Democratici della domenica. Ho letto della proposta di Bersani, e un paio di mesi fa ho letto di Casini che parlava di Cln. Ebbene, compagni e amici della opposizione in parlamento e nel paese, ebbene cari Bersani, Di Pietro, Casini, Fini, Vendola, Bonelli, Ferrero e  Diliberto : se davvero – e non è proprio il caso di discuterne – l’emergenza è così grande da farci dire a turno l’un l’altro che occorre unirsi attorno a un progetto comune di un paese che sia in primo luogo deberlusconizzato, facciamola pure questa alleanza a tempo ma chiamiamo subito a benedirla l’intero popolo italiano, in ogni piazza d'Italia lo stesso giorno alla stessa ora, mettendovi voi politici in prima fila, a sfilare per strada. Non importa se è Natale perchè in guerra – e questa guerra è ormai, chi non se ne è ancora accorto potrebbe avere domani brutte sorprese – non esistono ferie e nemmeno feste comandate. Tutti in piazza, tutti per davvero invece di lasciarci solo i minorenni a prendere le botte. Questi studenti, poi, i nostri figli, non lottano mica soltanto per la loro scuola e la loro università, ma pensano a quella cosa grande che si chiama futuro. Lo sapete o no che cosa è il futuro per un giovane, e quale rabbia dirompente si può scatenare quando qualcuno, di quel futuro, vuole abbassarvi davanti agli occhi la saracinesca ? Lo sapete o no quanto di questa furia, di questa rabbia il governo Berlusconi potrebbe avvantaggiarsi, con una stretta autoritaria ? Lo sapete o no che il futuro interessa anche voi, che abbiate 20 o 80 anni non importa, perché è del nostro intero paese che si parla ? Lo sapete o no che migliaia di italiani quest’anno, il cenone di Natale lo faranno alla mensa della Caritas ? Lo sapete o no che, se continueremo a discutere fra di noi e basta, il governo pian piano estenderà progressivamente la “zona rossa” su tutto questo disperato paese ? Se lo sapete, allora non  aspettiamo più, facciamoci vedere davvero TUTTI QUANTI in piazza il 22 a manifestare accanto ai nostri figli prima di essere costretti poi a discutere di nuovo e non per far salotto, dopo sessantasette anni, di resistenza armata.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

POLITICA
7 dicembre 2010
LA SINDROME DELL'EX CARCERATO (di Stefano Olivieri)

Lui adesso vuol fare come Gentilini, l’ex sindaco sceriffo di Treviso che, avendo esaurito i suoi mandati, comanda oggi attraverso il suo vice. Berlusconi ministro, e chi ci crede ? Ve lo immaginate sua emittenza, lo statista più grande delle ultime centocinquanta ere geologiche, quello che smanaccia le sue ministre, relegato su uno strapuntino ministeriale ? Lui, che non può più parlare urbi et orbi ( e certo che, a parte il latino,  orbi lo siamo stati davvero) sotto il pataccone similamericano con scritto sopra “Il presidente” ?
Eppure sì, è proprio vero, Silvio si adatterebbe, dicono. Non certo per attaccamento alla cosa pubblica, della quale non gliene è mai fregato più di tanto, ma per avere la speranza (poca, presidente: non si illuda) di trovare ancora un rimasuglio di quel suo scudo spaziale contro quella plebaglia di giudici comunisti che è pronta ad accanirsi su di lui, un attimo dopo le sue dimissioni da premier.
Io continuo a pensare che dopo aver esperito e provato di tutto (stiamoci attenti alla sua disperazione…) alla fine se la svignerà molto poco elegantemente. In Russia, in Libia, in una qualunque delle sue trecento dimore principesche in giro per il globo terracqueo, a ristorarsi con le sue giovanissime infermiere private. Hai voglia a mandati di cattura internazionali, avremo voglia a sequestrargli i beni perché quelli che conosciamo oggi sono soltanto la punta di un iceberg smisurato. Del resto, è stato libero di fare quello che voleva per più di 17 anni, ha giocato a risiko e a monopoli coi beni comuni di uno Stato nazionale che bene o male è tra i primi dieci al mondo, e nessuno gli ha mai torto un capello, dunque figurarsi i fondi occulti, i conti correnti segreti, i forzieri nascosti che avrà quest’uomo in giro per il mondo.
Non avrà il tempo di goderseli tutti, certo, perché l’età c’è e il fisico, malgrado le apparenze, è piuttosto logorato dal bungabunga, ma insomma, come dire, più che in pensione se ne andrà in albergo, e a sette stelle. Alla fine ci scorderemo di lui, ma mi piace pensare che fino al suo ultimo respiro quest’uomo non riesca a dimenticare i suoi giudici, e che continui a sognare che cento magistrati vogliono giocare con lui a fare quel trenino selvaggio.
 
A noi toccherà invece assaggiare la sindrome dolceamara dell’ex carcerato. Che esce di carcere dopo quasi vent’anni, e già in strada perde l’equilibrio. Troppo spazio, troppo ossigeno, troppo sole. Bisognerà stare attenti, potremmo innamorarci perdutamente del nuovo premier, fosse anche uno qualsiasi, soltanto perché diverso da lui. Silvio lascerà un vuoto enorme, Ghedini potrebbe anche suicidarsi insieme a Fede, al solo pensiero. Ma è un vuoto che sapremo, che vorremo riempire, con tante cose, con tanti pensieri e progetti, ripiegati e depressi centinaia di volte  in questi lunghi anni di regime delle banane. Quel giorno faremo volare in alto i nostri aquiloni, su nel cielo, per sgranchirci la testa e riabituare la fantasia. Io ho già deciso, per festeggiare me ne andrò al mare a pescare. Per i vermi passerò l’undici dicembre da palazzochigi, lì ce ne stanno belli grossi.
 
 
Stefano Olivieri
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