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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
13 gennaio 2013
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19 settembre 2012
E' ANCORA L'iTALIA DEL BUNGABUNGA (di Stefano Olivieri)


Non c’è bisogno di grandi sforzi di fantasia per accostare la festa dell’onorevole De Romanis del 2010 alle seratine eleganti dell’ex premier. Era, e probabilmente lo è ancora, l’Italia del bungabunga e troppo tempo dovrà passare prima che questo machismo da basso impero ( con donne compiacenti da basso impero, va detto purtroppo anche questo ) possa liquefarsi all’aria sana.

Bisogna prima di tutto cambiarla, quell’aria. In Parlamento come negli enti locali di questo nostro sciagurato paese che non riesce a cacciare i mercanti dal tempio. Da troppo tempo un’Italia marginale nei numeri ma godereccia, parassita e sprecona tiene banco arrogantemente, e non è bastato che Berlusconi desse le dimissioni per fare abbassare la cresta a questi cialtroni. Perché il commissario italiano Monti ha continuato a tenere ben conto delle pressioni della destra italiana e i risultati si sono visti. Oggi l’Italia povera è ancora più povera e quella ricca ancora più ricca e arrogante. Monti ha approfittato abilmente dell’imbarazzo del PD, ancor oggi sospeso fra Vendola e Casini, per realizzare tutti i desiderata dell’ex premier. Non solo, ma agendo esattamente come Berlusconi, cioè infierendo soprattutto sulla classe medio bassa della popolazione, su operai, dipendenti pubblici e privati, pensionati, fornisce oggi a Berlusconi l’occasione di replicare la favola dell’abbassamento delle tasse, dell’abolizione dell’IMU, della creazione di cento milioni di posti di lavoro dal nulla. 

Il populismo di destra riceve da Monti, nei fatti, un’eredità di bonus da spendere in termini elettorali assai più convincente del messaggio che necessariamente Bersani deve costruire, e con molta fatica, per smarcarsi definitivamente dalla deriva del governo dei professori e dei finanzieri.

Berlusconi, invece, non ha bisogno di smarcarsi perché ha da sempre abituato gli italiani a vederlo come il campione dell’antipolitica. Dunque, adeguatamente somministrata dalle tv del biscione, ben presto la minestra riscaldata dell’ex premier scenderà di nuovo sulle tavole degli italiani e molti, purtroppo, se la mangeranno, ancora una volta.

A meno che non si sparigli questo gioco infame e non si inchiodi Monti, Fornero, Passera & company alle loro responsabilità, prima fra tutte quella di aver scavato un solco ancora più profondo fra l’Italia che ruba e continua a godere e quella che lavora e soffre gli stenti di una ripresa che non arriva perché nessuno finora ne ha creato i presupposti.

È tempo di scelte radicali, che non sono fra destra e sinistra, categorie ormai logore. È tempo di scegliere, molto semplicemente, con quali risorse vogliamo uscire da questa crisi prima che ci ingoi del tutto. Bersani, sarebbe ora che tu ascoltassi la gente. La legislatura può anche finire alla sua scadenza naturale ma le carte, da parte del PD e della sinistra che vorrà stare dalla sua parte, devono essere scoperte da subito, perché il cavaliere sta per farlo. E le sue, come si sa, sono truccate.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it 

POLITICA
15 febbraio 2011
DA PORTARE IN PIAZZA ( di Stefano Olivieri)
Un piccolo gadget per le prossime manifestazioni.




Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it
30 gennaio 2011
Arrivano foto e filmati dalle papigirls (di Stefano Olivieri)

Rullìo di tamburi che sale potente dal basso, diffuso dalla rete. In queste ultime ore è' tutto un intrecciarsi di messaggi, forum, chat, sms, dal popolo viola fino all'ultima delle associazioni. Sta rifiorendo l'universo dei girotondi e c'è da scommettere che questo febbraio 2011 sarà davvero molto, molto interessante. Non solo per il giorno 13, per l'appuntamento dato da Santoro davanti al palazzo di giustizia a Milano, in difesa della magistratura e in particolare dei giudici che sono oggetto quotidiano di attacchi da parte di Silvio Berlusconi. C'è tutto il paese, dai borghi più sperduti alle cittadine, fino alle metropoli, che si sta risvegliando. Se la politica del'opposizione avanza di fioretto con la raccolta delle firme nei gazebo del PD, la società civile suonerà le pentole in piazza, come assicura il popolo viola ( vari appuntamenti nel corso delle prime due settimane di febbraio, che si sintonizzeranno all'unisono il 12, quando le pentole spiattelleranno rumorose in tutte le piazze d'Italia. Il dettaglio di tutte le future iniziative in questo articolo di Repubblica

Nel frattempo, con ogni probabilità, saranno arrivate le foto e i filmati delle papigirls sui bungabunga. E sarà davvero istruttivo vedere come il presidente riuscirà a convincere i suoi a continuare a difenderlo.

Insomma, ne vedremo delle belle.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

23 gennaio 2011
Primo stipendio del 2011 ( di Stefano Olivieri)

Siamo al primo stipendio del 2011. Più magro degli altri anni perché i padroni hanno fatto bungabunga anche con i nostri contratti. Quelli che sono stati chiusi, pochissimi, hanno fatto stringere la cinghia del denaro e anche delle libertà in fabbrica, vedere il caso Fiat. Meno tempo anche per andare al cesso, guai ad ammalarsi e niente sindacato in fabbrica, a meno che non sia uno di quelli che scodinzolano al padrone.
 
E già che sto parlando dei privilegiati, di chi un lavoro, scarso che sia, è riuscito ancora a tenerselo stretto. Il governo si vanta di aver tenuto botta alla crisi, di aver sostenuto il reddito di chi perdeva lavoro. E’ vero, ha dato fondo alle casse, ha usato perfino i fondi per le aree sottosviluppate (che prima o poi dovrebbero essere restituiti ), ma non ha messo in atto una qualsiasi strategia per la ricrescita, nulla di nulla. Così, finita la cassa integrazione e la mobilità, nel corso di quest’anno terribile assisteremo alla crescita logaritmica della povertà in Italia. E neanche il ceto medio, la middle class italiana di colletti bianchi pubblici e privati, se la passa tanto meglio : gran parte dei contratti pubblici sono stati congelati, i tagli orizzontali hanno colpito dalla scuola alla previdenza, passando anche per l’agenzia delle entrate. Brunetta si gode il calo dell’assenteismo ma sa che è una vittoria di Pirro, perché i furbi trovano sempre il modo e gli onesti, invece, stanno peggio di prima lavorando il doppio.
 
Il governo non ha fatto nulla, non ha investito, non ha puntato sui lavoratori italiani, che poi sono anche i principali consumatori dei prodotti italiani. Così le aziende stentano a ripartire, la merce resta in magazzino e il padrone licenzia gli operai, è questo il circolo vizioso che l’ineffabile Tremonti, il dogmatico Sacconi e il sultano Berlusconi non hanno voluto capire. L’Italia quest’anno rischia, rischia il botto grosso e nessuno al governo vuole ammetterlo.
 
Berlusconi è troppo impegnato nella sua battaglia personale. Due video suoi, poi le difese d’ufficio delle sue badanti in tv. L’Italia ha bisogno di lavorare e mangiare, ma lui è munifico soltanto con le ragazze dell’olgettina, alle quali continua anche durante l’inchiesta in atto a bonificare doni da 10000 euro. L’avesse fatto con i terremotati dell’Abruzzo, l’Italia gli sarebbe stata anche riconoscente. Ma lui in Abruzzo ha costruito case che col passar del tempo sembrano sempre più quegli sfondi da film western all’italiana, basta che giri l’angolo e trovi la magagna. Invece alle sue badanti, infermiere, poliziotte ( dipende dalla serata a tema) ha riservato appartamenti con tutti i crismi, spesati perfino di bollette. L’Italia continua a votarlo, si dice. Probabilmente sì, c’è una parte d’’Italia che ha bisogno di lui per continuare a evadere fisco, contributi e quant’altro, e che si aggrappa al sultano per continuare ad avere privilegi. C’è poi un’altra parte del paese che lo vota perché Silvio è diventato una religione, molto ben confezionata dalla tv, e anche perché – occorre dirlo – nessuno dall’opposizione ha ancora avuto l’idea di creare un programma alternativo a quello del governo su tasse, lavoro, scuola, salute, che possa raccogliere le firme di tutti i partiti all’opposizione. Così su un piatto destro della bilancia ci sarà pure sterco di vacca rinseccolito, che pesa però sempre di più dell’aria fritta che si vede dalle parti dell’opposizione.
 
Meno male che la Sorcinelli, ex meteorina anche lei bonificata ( nel senso dei bonifici) dal sultano, a gennaio ha ricevuto il suo stipendio : 10mila euro, per servizi vari, quali lo scoprirà la magistratura. Certo che ora che le ragazze sono interrogate dai giudici, a papi Silvio tocca tenersele buone, senza ritardare i pagamenti.  Vai così Italia, male che vada, adesso che abbiamo anche il suo numero di cellulare ( era sull’agenda di due prostitute) anche se ci tagliano gli stipendi  possiamo sempre telefonargli e chiedergli un regalino, giusto quello -  s’intende - che serve per tirare un po’ il fiato. Mica ci si vuole approfittare, eh papi ?
 
Stefano Olivieri

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permalink | inviato da Stefano51 il 23/1/2011 alle 15:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
21 gennaio 2011
Volantino per dimissionare la Minetti ( di Stefano Olivieri)

Qualcuno, mi pare frapem, ha lamentato giustamente la poca reattività del PD in Lombardia sul caso Minetti. Per questo pubblico un volantino che ho appena realizzato con il simbolo pdnetwork e vi chiedo di esprimervi. Grazie

Stefano Olivieri

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POLITICA
7 dicembre 2010
LA SINDROME DELL'EX CARCERATO (di Stefano Olivieri)

Lui adesso vuol fare come Gentilini, l’ex sindaco sceriffo di Treviso che, avendo esaurito i suoi mandati, comanda oggi attraverso il suo vice. Berlusconi ministro, e chi ci crede ? Ve lo immaginate sua emittenza, lo statista più grande delle ultime centocinquanta ere geologiche, quello che smanaccia le sue ministre, relegato su uno strapuntino ministeriale ? Lui, che non può più parlare urbi et orbi ( e certo che, a parte il latino,  orbi lo siamo stati davvero) sotto il pataccone similamericano con scritto sopra “Il presidente” ?
Eppure sì, è proprio vero, Silvio si adatterebbe, dicono. Non certo per attaccamento alla cosa pubblica, della quale non gliene è mai fregato più di tanto, ma per avere la speranza (poca, presidente: non si illuda) di trovare ancora un rimasuglio di quel suo scudo spaziale contro quella plebaglia di giudici comunisti che è pronta ad accanirsi su di lui, un attimo dopo le sue dimissioni da premier.
Io continuo a pensare che dopo aver esperito e provato di tutto (stiamoci attenti alla sua disperazione…) alla fine se la svignerà molto poco elegantemente. In Russia, in Libia, in una qualunque delle sue trecento dimore principesche in giro per il globo terracqueo, a ristorarsi con le sue giovanissime infermiere private. Hai voglia a mandati di cattura internazionali, avremo voglia a sequestrargli i beni perché quelli che conosciamo oggi sono soltanto la punta di un iceberg smisurato. Del resto, è stato libero di fare quello che voleva per più di 17 anni, ha giocato a risiko e a monopoli coi beni comuni di uno Stato nazionale che bene o male è tra i primi dieci al mondo, e nessuno gli ha mai torto un capello, dunque figurarsi i fondi occulti, i conti correnti segreti, i forzieri nascosti che avrà quest’uomo in giro per il mondo.
Non avrà il tempo di goderseli tutti, certo, perché l’età c’è e il fisico, malgrado le apparenze, è piuttosto logorato dal bungabunga, ma insomma, come dire, più che in pensione se ne andrà in albergo, e a sette stelle. Alla fine ci scorderemo di lui, ma mi piace pensare che fino al suo ultimo respiro quest’uomo non riesca a dimenticare i suoi giudici, e che continui a sognare che cento magistrati vogliono giocare con lui a fare quel trenino selvaggio.
 
A noi toccherà invece assaggiare la sindrome dolceamara dell’ex carcerato. Che esce di carcere dopo quasi vent’anni, e già in strada perde l’equilibrio. Troppo spazio, troppo ossigeno, troppo sole. Bisognerà stare attenti, potremmo innamorarci perdutamente del nuovo premier, fosse anche uno qualsiasi, soltanto perché diverso da lui. Silvio lascerà un vuoto enorme, Ghedini potrebbe anche suicidarsi insieme a Fede, al solo pensiero. Ma è un vuoto che sapremo, che vorremo riempire, con tante cose, con tanti pensieri e progetti, ripiegati e depressi centinaia di volte  in questi lunghi anni di regime delle banane. Quel giorno faremo volare in alto i nostri aquiloni, su nel cielo, per sgranchirci la testa e riabituare la fantasia. Io ho già deciso, per festeggiare me ne andrò al mare a pescare. Per i vermi passerò l’undici dicembre da palazzochigi, lì ce ne stanno belli grossi.
 
 
Stefano Olivieri
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