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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
21 agosto 2011
WELFARE & CANOTTA (di Stefano Olivieri)

Le pensioni da che mondo è mondo si costruiscono con i contributi. Oggi la Lega dice di difendere le pensioni dei suoi iscritti, ma dov’era quando gli imprenditori leghisti assumevano in nero gli extracomunitari (minacciandoli di denuncia se avessero fiatato, grazie alla Bossi Fini), cacciavano i rappresentanti sindacali dalle loro fabbrichette del nord est per fare il porco comodo loro ? Non si può tenere un piede in due staffe, essere  partito di potere ( e reggere il sacco a Berlusconi) e contemporaneamente andare nelle piazze e fare il gendarme dello stato sociale.
 
Perché che tipo di welfare ha in mente la Lega nord, lo sappiamo tutti : quello padano, punto. Ma un ministro della Repubblica che parla solo a nome della sua gente, non deve essere cacciato via a pedate? E’ stato forse cassato anche il reato di alto tradimento?
 
E il bello è che tutta la stampa, compresa quella di sinistra, va dietro a Bossi in canotta e alle sue balle. Rassegniamoci, siamo la Repubblica delle banane. O meglio, non rassegniamoci e cacciamoli via a pedate questi buffoni.
 
Stefano Olivieri

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19 giugno 2011
RECINTATELI ! ( di Stefano Olivieri)

 

Migliaia. Fossero anche decine di migliaia nel pratone di Pontida, sono sempre troppo pochi in rapporto al potere acquisito dalla Lega sulle scelte di un intero paese di 60 milioni di abitanti, un paese pieno di terribili problemi. Si riuniscono, si compattano oggi per contarsi, perché consapevoli di una diversità che non ha più nulla di virale, di seduttivo. La Lega non cresce più perché ha detto bugie anche lei, al suo popolo. E Bossi non è più il capo incontrastato, il vate di una formazione politica che per ventanni ha cavalcato la xenofobia, la disobbedienza fiscale, l’intolleranza alle istituzioni italiane, la secessione. Hanno imparato a memoria il giuramento di Pontida di Berchet, dimenticando che lì si parla di far muro contro l’impero austroungarico, mentre i leghisti di oggi con gli orfani di Haider ci andrebbero a braccetto volentieri.
 
Padroni in casa propria, hanno detto e ripetuto. Ma da un po’ di anni tentano di spostare i confini della loro padania, la terra che non c’è, scendendo sempre più a sud. Hanno utilizzato il vuoto di ascolto lasciato sciaguratamente libero dalla sinistra per insinuarsi nelle fabbriche e nelle case della povera gente, ma i loro servizi al capo Berlusconi testimoniano che nei fatti alla povera gente hanno voltato le spalle facendo una scelta di campo, quella di favorire il sovrano, che ha portato il paese sull’orlo del default economico.
 
Ora l’Europa ci chiede 40 miliardi di euro di riforme strutturali e le agenzie di rating sono pronte a impallinarci. Chi in questi anni ha goduto della crisi e si è riempito il portafogli punta su PDL e Lega perché non cambi nulla e quei risparmi, spaventosi, si realizzino al solito modo, sulle spalle di operai, dipendenti, pensionati. Il popolo leghista deve sapere che attorno a Pontida stavolta si stende una linea di confine che va ben al di là dell’ideologia politica, e deve trovare il coraggio di fare la voce grossa. Non sto chiedendo di sconfessare la padania, ciascuno creda a ciò che vuole, ma pretendo rispetto per l’intelligenza umana. Spostare i ministeri al nord e segregare per diciotto mesi gli extracomunitari nei c.i.e. non cambierà di una virgola l’attuale situazione, lo sapete bene. Altre sono le scelte da fare, con o senza le corna in testa. Se non lo fate il resto del popolo italiano, alcune decine di milioni e non le migliaia riunite a Pontida, potrebbero prima o poi decidere di recintare chi si oppone al cambiamento, di boicottare al momento del voto il sole delle Alpi. Forse è venuto il momento anche per voi, cari leghisti, di rottamare qualcuno.
 
Stefano Olivieri
 
23 maggio 2011
IN MANO A DUE DISPERATI ( di Stefano Olivieri)
 

I destini di un paese sono in mano a due disperati. Il primo si sente inseguito dai giudici anche di notte, ossessionato a tal punto che perde il senso delle proporzioni e sopratutto la cautela che dovrebbe essere sempre presente in un presidente del consiglio, anche se sporcaccione come lui. Raggiunto dalla telefonata di una mignotta, telefona in piena notte alla Questura di Milano per perorare la liberazione di una sua protetta, anche lei prostituta, minorenne e straniera. E per essere più convincente racconta che la giovane, che è marocchina, è nientemeno che la figlia di Mubarak. Poi costringe addirittura tutta la maggioranza parlamentare fedele al governo a sottoscrivere con il voto questa balla colossale, per tentare di strappare il processo Ruby dalle mani dei giudici milanesi. In questi giorni vede falci e martelli dappertutto e invece di rivolgersi a un buon analista è venuto a scassarci i cosiddetti su tutti i canali tv. Letizia Moratti vorrebbe rifiutare il suo aiuto per questi ultimi giorni di campagna elettorale ma non può, perché lui è il padrone di tutto, anche dei suoi candidati.

Il secondo disperato si esprime da tempo più a gesti che a parole. Dito medio alzato, pernacchie e via elencando. E quando parla, i bambini devono essere tenuti lontani. E’ il capo di una formazione politica che vorrebbe cannoneggiare i barconi degli immigrati e spostare i ministeri a Milano. Semprechè nel frattempo lì non diventi sindaco Pisapia.

In mano a due disperati, che più sono disperati e più diventano arroganti. Gli ultimi risultati elettorali non sono stati per niente favorevoli né al PDL né alla Lega ma questi fanno finta di niente. Fin quando il paese non li sommergerà con una risata liberatoria.

Stefano Olivieri
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20 maggio 2011
LA FICTION PROSSIMA VENTURA ( di Stefano Olivieri)

Il ministro Calderoli ha annunciato che Berlusconi e Bossi, ormai allontanati come la peste dai candidati alle elezioni, stanno preparando per la loro rentree " una grossa sorpresa" agli italiani. Sempre pronti a stupirci per le trovate del capocomico più bravo degli ultimi centocinquantanni, aspettiamo trepidanti con il telecomando in mano. L'Italia è un grande film, non lo sapevate?

Stefano Olivieri

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12 maggio 2011
Le elezioni e il portafoglio vuoto (di Stefano Olivieri)

Una parte politica che usa il potere istituzionale dei suoi eletti per invadere la tv in ogni spazio possibile e gettare fango su avversari, su istituzioni come il capo dello stato, la magistratura nel suo insieme, la stessa carta costituzionale, ha deciso di fare a meno delle regole democratiche ed è costretta a chiamare a raccolta i suoi sostenitori inventando nuove regole come l’appartenenza a una certa classe economico sociale, come l’intolleranza verso i diversi per razza, per religione, per credo politico e per portafoglio. Così facendo si compatta ma al tempo stesso si indebolisce perché viene meno la varietà degli aggregati sociali, è come un calcestruzzo che viene impastato con sempre più sabbia e sempre meno pietre, al momento di consolidarsi si formeranno crepe profonde e la costruzione crollerà.

E' ciò che sta accadendo alla destra italiana rimasta fedele a Berlusconi e a Bossi. Il primo ha fatto balenare il sogno della ricchezza e della libertà, intesa come assenza assoluta di regole. E con i consensi ottenuti si è infatti arricchito a dismisura e si è dato a una vita sregolata da qualsiasi vincolo. Lui, ben inteso, non quelli che lo hanno votato, per la gran parte dei quali c'è stata invece sempre meno ricchezza e libertà.

Il secondo, Bossi, ha fatto leva sull’intolleranza verso i diversi, sulla conservazione dei privilegi di posizione economica capitalizzati dai suoi elettori nel campo del lavoro privato sopratutto, favorendo la libera mano di capi e capetti nell’industria e nell’artigianato in barba a qualsiasi regola sul lavoro, sul rispetto delle regole sindacali, contributive e fiscali che sono state via via nel tempo piegate, mortificate, polverizzate in mille contratti e contrattini che hanno sempre di più trasformato i lavoratori in schiavi senza diritti e i padroni in despoti assoluti. La Lega ha poi fatto di più: per espandersi anche al di fuori della cosidetta Padania e ricattare sempre più pesantemente il capo della coalizione di governo Berlusconi, si è inventata il federalismo, che altro non è che il cavallo di troia, destinato al centro sud italiano, attraverso cui fidelizzare altri elettori padroni e padroncini senza scrupoli pronti a reclutare nuovi schiavi.

Si torna di fatto allo scontro della lotta di classe, una classe stavolta prima di tutto squisitamente economica, perché è proprio sull’economia che questo governo ha fatto leva per premiare e punire, attraverso la pressione fiscale da una parte e i condoni dall’altra. Le vecchie appartenenze politiche e ideologiche non sono più in discussione e voglio dare un suggerimento prezioso all’elettore ancora dubbioso: oggi se si vuole capire da che parte votare non serve guardare la tv, si deve guardare al proprio portafoglio. Tenetelo presente a partire da dopodomani.

Stefano Olivieri

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11 luglio 2010
Chi salverà l'imperatore ? ( di Stefano Olivieri)
 

Chi salverà l’imperatore dalla catastrofe ? Il Nulla avanza all’orizzonte e l’impero è in pericolo. Sarà il prode Bossi, coraggioso quanto rude alleato di tante battaglie, a portargli soccorso con il suo esercito montanaro verde crociato ? O sarà il principe Casini, già vilipeso e scacciato in malo modo da corte, a saper dimenticare l’affronto tornando accanto al suo re ? E sapranno soprattutto i baldi eroi combattere fianco a fianco senza pugnalarsi a vicenda?

Il popolo tace col fiato sospeso. Le gabelle fioccano, i feudatari regionali intendono spogliarsi delle loro insegne restituendo le deleghe perché, a loro dire, non si possono fare le nozze con i fichi secchi. I potestà comunali accettano le gabelle a patto che se ne faccia una sola, così farà meno impressione al popolino quando dovrà pagarla. C’è aria di baruffa, i contadini agitano i forconi e i bagliori sinistri giungono fino a palazzo.

L’imperatore è ansioso. L’orda dei giudici rossi preme appena dietro le colline e il maniscalco Alfano non gli ha ancora consegnato il nuovo scudo. Il ministro delle bisacce non intende scucirgli più neanche uno zecchino per un trastullo serale con qualche giovane soldatessa della libertà : “Maestà, non c’è trippa per gatti !” ha risposto brutalmente alla sua richiesta, contravvenendo alle più elementari regole di galateo imperiale. Nessuno più gli porta rispetto, men che mai la congregazione degli scrivani pubblici che pubblicano infamie su di lui o lo screditano agli occhi degli altri governanti.

Per questo intende chiudersi nella sua alcova con i suoi cortigiani più fedeli. Il nerboruto Umberto della bergamasca e il raffinato amator Gianfranco, capace di lusinghe sottili ma anche di proditorie stilettate. Il terzo, monsignor Fini, è da tempo che non viene più a corte. Lo hanno visto aggirarsi nelle osterie, mescolarsi al volgo, perfino parlare con qualche appestato giudice. Pazienza, meglio pochi ma buoni, e poi il fido Bossi ha con se anche la trota.

E se non basteranno? Se gli operai dilagheranno oltre i cancelli dei giardini imperiali, urlando come indemoniati? Resta la cripta imperiale, è a prova di atomica ed è comoda all’interno. Basterà rifugiarsi dentro, entrare nella cabina e azionare i motori interstellari. La criptastronave resterà sospesa nell’aria pochi istanti, poi si allontanerà alla velocità della luce verso nuovi mondi, dove la privacy vale ancora qualcosa più di questa assurda libertà di informazione.

Stefano Olivieri
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26 giugno 2010
MI FACCIO L'ISOLA ( di Stefano Olivieri)
 






Le barche, che volgarità. Adesso il nuovo trend per i ricconi planetari è farsi un’isola, con spiagge, rocce, alberi e isolani incorporati se ci sono. La Grecia, in grave crisi di liquidità, non ci ha pensato su tanto e ha già preparato il suo bel postalmarket di ben seimila fra isole e isolette, per tutti i gusti e tutte le tasche. Beh insomma, per tutte le tasche si fa per dire, visto che quella più economica costa un milione e mezzo di euro. Che comunque non sono tanto di più di un appartamento, se Scajola si fosse distratto un po’ di più può darsi che qualcuno gliene avrebbe anche ragalata una, al posto di quello squallido mezzanino da 900mila euro di fronte al Colosseo.

Comunque l’idea del governo greco rischia di trovare emuli qui da noi, che stiamo nel bel mezzo di una manovra finanziaria che punisce soltanto i poveri e non tocca i ricconi. Il popolo – anche quello di destra – comincia a mormorare parecchio e qualcosa si potrebbe muovere al governo. Bossi, sempre molto preoccupato del “territorio”, potrebbe ad esempio telefonare al ministro Tremonti, più o meno così :

Bossi : - Uè, Giulio, guarda che per la manovra ho trovato la quadra.. –

Tremonti : - E sarebbe…? Guarda che non c’ho tempo da perdere, qui abbiamo già raschiato il fondo del barile… -

Bossi : - Ma lascia perdere la calcolatrice e il barile. Ho una cosa da dirti che rimette tutto a posto, e fa anche terminare la caccia alle streghe scatenata dalla sinistra contro gli italiani ricchi ed evasori. –

Tremonti : Già ! Qualunque idea sia, Silvio non te la farà passare. Sai quanto tiene lui al suo elettorato…-

Bossi : - Ma se è stato proprio lui a suggerirmela… -

Tremonti : - Ah beh, potevi dirlo subito, no ? Di che cosa si tratta ? –

Bossi : - Silvio si compra la Sardegna e sana lui il bilancio … -

Tremonti : - Magnifico ! E quando…? –

Bossi : - Subito. Il tempo di dettare un paio di regolette a Bonaiuti per la stampa…-

Da indiscrezioni provenienti dall’idraulico di palazzo Grazioli apprenderemmo che queste regole sono state già trascritte nella bozza di un ddl che avrà precedenza assoluta in Parlamento. Il titolo del provvedimento è “Norme per il demanio marittimo nel mar tirreno”, piuttosto generico, ma al suo interno c’è il passaggio dallo Stato italiano a una società anonima ( la “Vincenti Imprenditori Grassi Associati Ricchi Anonimi”) dietro la quale si cela il premier. La società V.I.A.G.R.A. rileverà tutta la regione Sardegna compresa la Maddalena, così sarebbe risolto alla radice anche il fattaccio del mancato G8.

Circa le norme contenute nel provvedimento, spiccherebbe certamente l’estradizione immediata dall’isola di tutti gli abitanti con cognome Zappadu e l’obbligo per la popolazione femminile dai 18 ai 60 anni di indossare un burqa completamente trasparente.

Il premier pretenderebbe anche che tutta l’isola venga considerata residenza di stato e dunque sia perennemente protetta da tutta la flotta militare italiana. In cambio prometterebbe di sanare tutti i buchi di bilancio lasciati dalla sinistra fino alla fine della attuale legislatura, purchè siano nel frattempo azzerati tutti i partiti dell’opposizione e i sindacati non appecoronati, e la gente non mugugni più per le strade e nelle piazze e si mostri invece sorridente e felice ogni volta che compare una telecamera di Rai o Mediaset.

Il vicerè Cappellacci, non appena appresa la notizia, potrebbe così commentare :

- Era ora che qualcuno mi tirasse fuori dai casini –

Speriamo non accada sul serio, perchè al peggio non c'è mai fine, qui da noi.


Stefano Olivieri
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11 ottobre 2009
Una settimana in Calabria ( di Stefano Olivieri)



Da una settimana all’altra in Italia può cambiare il mondo. Approfittando dei prezzi stracciatissimi dopo il diluvio universale che ha battuto il meridione, mi sono concesso il lusso di scendere in Calabria ( jonio, Caminia) per cinque giorni di pesca, e mentre ero in riva al mare con la canna in mano a Roma è successo di tutto. Il lodo Alfano respinto dalla Consulta, Napolitano che diventa comunista, Obama nobel per la pace, e chissà come ci sono rimasti male quelli del comitato “Silvioperilnobel”, che avevano peso un sacco di soldi in gadgets, organizzazione, sede sociale, etc. Poi Bossi che annuncia che l’esercito padano è sempre pronto ( ???), perfino la Gelmini commissariata per aver ricacciato in fondo alla classifica dei professori precari quelli a punteggio più alto, che casualmente sono quasi tutti meridionali. I maligni dicono che lo abbia fatto su pressione di Bossi ( che spera forse che un settentrionale gli promuova finalmente il figlio), chissà se per i professori terroni ci sarà una deroga alla mobilità forzata prevista dalle nuove regole di casa Brunetta. Che finalmente dopo tanto bastone sorride e mostra la carota ai dipendenti pubblici, premi e promozioni per i meritevoli, inferno e licenziamento per i fannulloni. Fatto sta che a conti fatti ci rimettono comunque tutti perché i tagli effettuati con la legge 133 restano e pesano soprattutto sulla pensione, per chi ci è vicino. Quanto ai premi, se ad assegnarli sarà Brunetta – quello del culturame per intenderci – ho proprio la sensazione che andranno agli amici e agli amici degli amici. Ma l’effetto annuncio ci sta tutto e di questi tempi è quanto basta.

Con l’aumento della tensione politica, il linguaggio si è ancora di più involgarito, semmai era possibile. Un presidente del consiglio che fa outing – “ io sono di destra” – per avvalorare il suo attacco al presidente Napolitano, che gli ha fatto lo sgarbo di non telefonare alla Consulta per far passare il lodo Alfano. Un presidente del consiglio ed un governo che, qualsiasi cosa facciano, dalla consegna delle case ai terremotati ( a proposito, ora c’è anche Messina : ma non è che Berlusconi porta sfiga sul serio?...) alla legge antifannulloni, marcano la loro distanza dalla sinistra. Che poi non si sa più bene dove stia purtroppo in Italia, se in parlamento o altrove, perché con tutti gli strappi alla Costituzione consumati nelle ultime ore ci sarebbe da scendere immediatamente in piazza con i forconi, e invece niente.

Io comunque mi sono rilassato e ho anche pescato. Purtroppo soltanto dalla riva perché la barca di Nicola, il mio amico calabrese, se l’era presa il mare tre giorni prima che io arrivassi. Con Nicola ho chiacchierato tra una marmora e l’altra, mi ha raccontato le sue preoccupazioni e mi ha fatto riflettere. Lui fa il meccanico da una vita, 40 anni di lavoro, ora ha da tempo una officina tutta sua che gestisce con i tre figli maschi ( ne ha in tutto sei, pochi giorni fa gli si è sposata la seconda femmina e la prima ha partorito un bel bambino). E’ un gran lavoratore e la sua officina la conoscono tutti nel circondario, ora vorrebbe aprire una succursale in un paese vicino e gli servirebbe un prestito di 15mila euro dalla banca per elettrificare i locali. Ma la banca nicchia, dice che non ci sono garanzie sufficienti. Ma come, penso, trovate in Calabria uno che lavora da quarantanni e mette sempre in regola i suoi dipendenti, uno che ha messo su una famiglia numerosa e ha  sistemato i figli, che vuole adesso ingrandirsi per offrire ai figli opportunità di lavoro e di guadagno, e voi gli negate un prestito ? Ma allora a chi li prestate i soldi, alla mafia ? Pensare che con Nicola se parlo di politica ci litigo pure, perché lui è berlusconiano.

I pesci me li sono mangiati ieri sera, perché durante il viaggio di ritorno, a caua di una lunga coda in autostrada causa incidente, mi si erano scongelati tutti. Domani rientro al lavoro e troverò le nuove regole di casa Brunetta, ma non sono granchè preoccupato perché il mio lavoro lo faccio a prescindere da chi sia il ministro della funzione pubblica. Domani è un altro giorno, speriamo che prima o poi gli italiani scelgano un presidente che si dichiari – e si comporti – come presidente di tutti.

Stefano Olivieri
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30 agosto 2009
Mo' se vuoi l'assoluzione... ( di Stefano Olivieri)

 

Questa davvero non me la voglio perdere per tutto l'oro del mondo, sarà una delle puntate più ghiotte di questo governo della fiction. Ricapitoliamo : L'Utilizzatore finale sferra l'attacco ai suoi nemici muovendo all'impazzata le sue pedine. Prima si autoinvita alla Perdonanza dell'Aquila, per incontrare il segretario di Stato Vaticano. Poi attacca Repubblica querelando le dieci domande ( ma si può querelare una domanda  ? Mah...), infine attacca Boffo, direttore dell'Avvenire secondo la logica certosina del "siamo tutti porcelloni".

Il risultato è inaspettato per il cavaliere : il Vaticano stoppa tutto e contrattacca. Niente cena con Bertone e giù sante bastonate sul presidente e sul Giornale di Feltri. Il cavaliere è sgomento, vede il pubblico dei suoi telespettatori cattolici allontanarsi all'orizzonte, e allora chiama i suoi bravi. Con la scusa che anche il Carroccio ha più di qualche incomprensione con il Vaticano ( non è più  la Lega della Pivetti...)  sul tema dell'immigrazione, spedisce Bossi e Calderoli oltre Tevere.

  Io personalmente non sono fra quelli che inseriscono disinvoltamente la Chiesa nella folta schiera dei tanti ricattatori del premier, ma è fuor di dubbio che il governo pur di ricucire il solito problema personale di Berlusconi sarà disposto a cedere molto al Vaticano, e fra breve si dovrà (ri)discutere di pillola abortista e di coppie di fatto. Bioetica laica addio, perfino un baciapile come Rotondi lo ha annotato.

Comunque adesso i due bravi leghisti busseranno, a meno che il cavaliere non ci ripensi, a piazza San Pietro, e immaginatevi che cosa potrà succedere. Della serie : due elefanti imbizzarriti in una cristalleria...

Intanto il nostro sfortunato paese va in rovina.


Stefano Olivieri
 http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/ 

24 settembre 2008
Berlusconi, la Lega Nord e la Frega Sud ( di Stefano Olivieri)

 Solo in Italia può accadere, paese delle meraviglie. Alice non abita più qui da un pezzo ma in compenso abbiamo il cappellaio matto e tanti, tantissimi suoi amici. Il Berlusconi imprenditore, quando ancora non aveva deciso di “scendere in campo”, riusciva a fare ottimi affari grazie ad efficienti ( per lui naturalmente) padrinati politici. Mise su le sue tv con la legge Mammì, poi le sue assicurazioni, i suoi giornali, i suoi supermercati, le sue aziende editoriali sempre grazie agli amici politici. Quando poi gli amici scomparvero per cause – diciamo così – di forza maggiore, fondò un partito e si prese l’Italia conb tutti gli italiani. Ma da politico si è dimostrato, con gli amici imprenditori, assai meno abile e premuroso di quanto non lo furono con lui venti anni fa i big della politica nostrana. Ha usato Alitalia come un kleenex per vincere le elezioni e adesso l’ha gettata via insieme ai ventimila posti di lavoro. Tanto a pagare saremo sempre noi, alla fine.

Ma quello che gli riesce meglio è il gioco delle tre carte. E’ un gioco vecchio ma il signor B è in grado di ammodernarlo secondo la bisogna del momento. Nel 1994 e nel 2001 si alleò al nord con Bossi e al sud con Fini, facendo man bassa di voti, soprattutto in Sicilia dove si assicurò un clamoroso cappotto di seggi, 61 su 61.

Quest’anno dopo la caduta di Prodi si è inventato un altro partito dal predellino di una mercedes, e manco a dirlo è stato un nuovo grande successo. Gli spettatori – pardon, gli elettori – hanno totalmente apprezzato la PDL ( ancora non sa bene neanche chi ci sta dentro se sia l’acronimo di “popolo della libertà” o di “partito delle libertà”. Berlusconi non lo ha mai chiarito, perché lui, come disse la Vezzali, è un uomo del fare e non può star dietro a queste pinzillacchere... ). Comunque l’Italia che gli ha creduto ha apprezzato a tal punto l’ennesima invenzione da non rendersi conto che la mela, al solito, era bacata.

Perché se da una parte la PDL ha ormai metabolizzato, triturato finemente e perfino digerito quel poco che restava di AN ( e la prova è nel fatto che nessuno si prende più la briga di dissentire da Fini, qualsiasi cosa dica : tanto non conta più nulla), per rimpiazzare con qualcosa il radicamento aennino nel sud il signor B ha creato da nulla la Lega Sud, mettendoci dentro un Lombardo ( giusto per far capire che la foglia non cade mai lontano dall’albero) e strombazzando dalle tv una rinnovata attenzione per la questione meridionale. Bossi e la Lega sono restati fuori dall’ammucchiata perché avevano il preciso compito – con le mani libere – di sabotare sinistra e PD al nord, e ci sono riusciti molto bene tanto che la figura dell’operaio cigiellino che vota Lega è divenuta non l’eccezione, ma la regola da quelle parti.

La Lega però vuole fare il federalismo, che costa assai. Un federalismo un po’ strabico se vogliamo, e non proprio solidale come pretende la Costituzione, ma tant’è, si deve fare perché Bossi – Berlusconi lo sa bene – è un cavallo pazzo che può imbizzarrirsi da un momento all’altro. Così si è arrivati al compromesso che, mentre per tutto il resto dell’Italia le regole di maggior rigore fiscale varranno da subito, per i buoni amici della Sicilia l’esame verrà rimandato a una sessione di riparazione della cui data ancora non è dato sapere. Così mentre Tremonti, Sacconi, Maroni e Brunetta mazzolano il bel paese a colpi di tagli e scudisciate, nell’isola lontana si prospera felicemente ( leggasi a proposito l’articolo di Repubblica sull’argomento), i posti di lavoro nascono come funghi soprattutto attorno agli assessorati regionali e la spesa cresce, cresce fino a superare addirittura quella di alcuni stati sovrani come la Finlandia. Scommettiamo che Brunetta in Sicilia attuerà soltanto la fase due, quella dei premi ? Scommettiamo che stipendi e prebende dello smisurato esercito amministrativo della regione Siciliana ( ma anche di alcuni comuni, come la Catania dell’amico Scapagnini) sforeranno brillantemente il tasso di inflazione programmata del governo, a cui invece dovranno fare riferimento i contratti di tutti gli altri italiani lavoratori dipendenti ?

Scommettiamo quello che volete, tanto nessuno onorerà questa scommessa. Berlusconi, quando qualcuno gli fa una domanda appena un po’ più impegnativa, risponde sempre che non ha tempo da perdere, che deve lavorare. Ecco appunto, lasciamolo lavorare, che con la Lega Nord e la Frega Sud ci concerà per le feste prima del tempo. La vicenda Alitalia è una parabola, che dovrebbe farci capire ciò che ben presto avverrà per tutto il paese che rimarrà a terra. E a quel punto non basteranno Fantozzi ed Epifani, ci vorrà ben altro.

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