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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
28 giugno 2011
L'ITALIA NON PAGA PER SILVIO ( di Stefano Olivieri)
 

Arriva Luglio e il caldo. Il governo però non va in ferie perché in ferie ci sta già da tempo e gli elettori italiani non riescono, dopo amministrative e referendum, a dargli l’eutanasia. Andiamo per ordine:

Berlusconi è una stella cadente. La sua immagine è oramai connotata negativamente anche fra i suoi elettori, che hanno votato in massa per l’eliminazione del legittimo impedimento. Insomma, gente di destra che da destra ha girato le spalle a Berlusconi.

Ciò è avvenuto in coincidenza del picco della crisi economica interna. UE e agenzie di rating pronte a recitare il de profundis per il bel paese, 43 miliardi da impegnare in un risanamento strutturale dei conti pubblici. Chi pagherà stavolta?

Berlusconi spera ancora in qualche trucco all’italiana per ingannare i giudici europei e parla di manovrina, ma il suo ministro dell’economia lo contraddice subito e mette nero su bianco: 43 miliardi di tagli in tre anni, la maggior parte dei quali sbattuti a fine legislatura, a babbo morto, come si dice. Partono i primi balloon d’essay per camuffare l’ennesima strage degli onesti, si parla di tagli alla casta, sforbiciate ai bonus e agli stipendi degli eletti, lotta agli sprechi. E a sinistra qualcuno abbocca, nei forum qualche allocco scrive "bravo Tremonti!" . Ma la ciccia, al solito, è nascosta dietro. Tre aliquote fiscali (che premiano, lo si sa già, i redditi medio alti), un rialzo dell’iva (che colpirà soprattutto la spesa alimentare, danneggiando ancora di più la popolazione a basso reddito), infine blocco (ulteriore: erano già scaduti nel 2010 e bloccati fino al 2012) degli stipendi pubblici fino al 2014, turn over e innalzamento dell’età pensionabile. Come farà a ripartire il mercato interno, che ha da anni l'elettroencefalogramma piatto, il ministro dell'economia non lo spiega.

Questo è tanto. Come a dire che la crisi ancora una volta sarà a carico di lavoratori dipendenti e pensionati che hanno già dato e non hanno più nulla da dare, se non la voglia di menare le mani. Niente rialzo della trattenuta fiscale per le rendite da capitale, niente galera immediata per evasori-corruttori-corrotti e furbetti dei milleuno quartierini, niente lotta ai cartelli ( assicurazioni; petrolieri; etc) che devastano i portafogli italiani. Ma una cosa è certa, stavolta l'Italia non paga, arrivano i forconi in piazza.

LA RICETTA DI TREMONTI E’ CRIMINOGENA. E non è poi diversa da quelle precedenti. I governi Berlusconi prosperano sulle crisi ma poi non le sanno risolvere, questo è il problema. E gli italiani hanno smesso di avere la sveglia al collo, a cominciare dalle donne.

Ora Tremonti, da ministro più amato degli italiani, è caduto improvvisamente in disgrazia. Non lo vuole il PDL ( vedi Crosetto) perché si oppone ai desiderata del gran capo, che vorrebbe arginare le ultime disfatte elettorali con qualche contentito ai soliti noti; non lo vuole più la Lega ( e qui c’entra molto la disputa interna fra Bossi e Maroni, che si fanno i dispetti l’un l’altro per far vedere al popolo chi ha più voce in capitolo), ma non lo vogliono soprattutto gli italiani che già hanno pagato più del dovuto. Se a Tremonti è rimasto un barlume di giudizio e di amor proprio dovrebbe dimettersi e prendersi una lunga vacanza dalla politica. Stacchi intanto la spina a Berlusconi e il paese gli sarà riconoscente.

E veniamo all’opposizione che vuole trasformarsi in forza di governo. Bersani vuole andare subito al voto perché ha capito che per lui tira brutta aria. Non per il PD, proprio per lui, che tutti hanno indicato come “imbucato” alla festa per il successo di amministrative e referendum. Le prime hanno incoronato sindaci di altri partiti dell’opposizione, i secondi hanno fatto di Di Pietro uno statista. Forse in realtà non lo è ancora, ma sta studiando.

La quadratura del cerchio: l’avevo già indicata qualche mese fa. Bersani si faccia da parte e lanci la candidatura a premier di Rosi Bindi. Una donna, una seria e preparata, al posto dello squallido bungabungaman dello scorso millennio. Sono quasi sicuro che Vendola e Di Pietro sarebbero d’accordo, e Casini tornerebbe silenzioso. Però in fretta ragazzi, che la situazione precipita.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it


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permalink | inviato da Stefano51 il 28/6/2011 alle 8:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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