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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
POLITICA
6 agosto 2015
RAISET RINASCE (di Stefano Olivieri)



Così Renzi si è mangiato anche  la Rai. Peggio, l’ha spartita con il suo compagno di merende Berlusconi. Il nuovo avanzato fiorentino puzza di rancido come un formaggio dimenticato in dispensa, RAISET rinasce dalle sue ceneri per supportare una politica fanfarona di annunci roboanti e risultati devastanti, un paese in declino economico e morale. 
Guardo al più grande partito della sinistra italiana e non lo trovo più, ma non trovo neanche l’armata che lo ha distrutto. C’è solo polvere, perché all’ora della pappa gli animali da cortile raschiano per terra con le unghie. In fondo Razzi aveva ragione, e se penso che l’Italicum genererà una classe politica anche peggiore di questa, mi viene tanta voglia di rivoluzione.

Con chi farla, questo sarà il vero problema.

Stefano Olivieri
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DIARI
24 gennaio 2015
NON SIAMO RASSEGNATI (di Stefano Olivieri)


Non si riesce più a ragionare di pratica politica quotidiana e di paese reale. Di lavoro e di studio, di salari e stipendi che continuano a scendere, di case che costano troppo. Di salute sempre più privata e sempre meno assistita dal pubblico, di pensioni da fame. Finirà o non finirà mai questa maledetta recessione, torneranno prima o poi ai cittadini i miliardi di euro che se ne sono andati in tasse, bollette, corruzione e inefficienza della classe politica? Torneranno mai gli italiani a essere sovrani dei propri destini come comunità reale, come stato democratico o dovremo arrabbattarci ancora per decenni, abituarci a curare il nostro personalissimo interesse facendo i furbetti e fregando il prossimo, cercando la nostra scorciatoia la tranquillità economica a prescindere da regole che valgono sempre per gli altri e non per noi, abituandoci all’idea che se non ti attacchi per tutta la vita a un birbaccione qualsiasi purché potente, non diventerai mai nessuno?

Possibile che non se ne possa uscire fuori con dignità, direi con normalità visto che ci definiamo Stato Democratico?

Stiamo attoniti a osservare i pavoneggiamenti del giovanotto Renzi e dell’anziano Berlusconi, da lui sciaguratamente resuscitato da un forzato e strameritato oblio in cui però soltanto la giustizia, non la politica nostrana così contaminata da interessi personali, aveva saputo stringerlo. Grazie a Renzi avremo il pregiudicato condannato ex cavaliere fra i piedi, se ci va bene, per un nuovo decennio di orrori ed errori su cui piangere dopo.

Eppure non siamo rassegnati. Sappiamo che i nostri ragazzi terranno gli occhi bene aperti e sapranno costruirsi il loro cammino, e noi saremo al loro fianco a dare una mano finché le forze ce lo permetteranno perché la democrazia è un bene comune da alimentare fra generazioni. Perché c’è l’Europa dei banchieri e della finanza che ci vuole schiavi ma c’è anche l’Europa di Erasmus e delle rivoluzioni silenziose, l’Europa delle associazioni e dei diritti dei cittadini, l’Europa dei lavoratori che vuole far sentire la sua voce anche nel nostro paese in mano alle caste e al popolo di mezzo. Sta a noi adesso scegliere con chi stare, ricordando sempre che Libertà è una parola plurale, altrimenti si chiama arbitrio.

Stefano Olivieri

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19 luglio 2014
Fatelo, non ditelo (messaggio al governo) di Stefano Olivieri
 

Oggi è l’anniversario, 22 anni, della morte di Borsellino. Ma è anche il giorno dopo la morte dei quasi trecento passeggeri, più di ottanta bambini, dell’aereo asiatico abbattuto sui cieli ucraini da un missile russo. È poi il giorno dopo dell’ennesimo attacco di Israele sui cieli e per le strade di Gaza e infine, tornando all’Italia che i nostri giornali considerano l’ombelico del mondo, dell’assoluzione di Silvio Berlusconi sul caso Ruby.

Un mix di notizie fra loro inconciliabili finisce per diventare soporifero in un paese già addormentato dalla sua stessa rassegnazione a non cambiare. Il mondo intorno a noi, a due passi da noi considerata la vicinanza di Ucraina e Palestina, va in pezzi e tutto ciò produce ormai uno sdegno moderato, anomalo, fuorviante. Le prime pagine dei giornali sono occupate dalle analisi della rimonta di Silvio, dal suo rinnovato candore, dalla sua reiterata fiducia nella magistratura buona che lo assolve dai suoi peccatucci troppo privati per diventare materia processuale. Non c’è stata concussione, non c’è stato sesso con minori, non ci sono state le orge a pagamento nella casa del premier, nulla di nulla. Così il partito del premier, molto più vasto delle sue stesse tessere, risorge dalle ceneri e Brunetta chiede una commissione d’inchiesta e una lista di proscrizione dei cattivi.

Gli italiani, però, quasi non se ne sono accorti perché sono in guerra da mesi, da anni contro una crisi patologica che ha ormai colpito pesantemente anche il ceto medio. I senza casa, senza lavoro, senza prospettive sono più di un terzo del paese e anche se il nuovo premier Renzi è giovane e molto simpatico alla Merkel, sono sfiduciati verso il futuro. Non vedono ancora i furbi e gli evasori sufficientemente perseguiti dalla legge, non vedono spiragli da cui possa arrivare qualche euro in più alle famiglie, non vedono riforme tangibili e incassabili immediatamente da una popolazione ridotta allo stremo. I lavoratori dipendenti sono sempre più schiavi e malpagati mentre dall’altra parte gli imprenditori furbi continuano a evadere, i commercianti a non scontrinare come trent’anni fa più o meno, i padroni a evadere tasse e contributi.

Dov’è il colpo d’ala promesso, dov’è il riscatto etico, dov’è la pistola fumante di un partito maggioritario del 40, 8 % che ha dichiarato di volersi mettere alla testa del paese per portarlo fuori dalla palude? E perché la stampa continua a sbrodolare prime pagine su fatti e persone che non riguardano la carne viva del paese piuttosto che dare voce e visibilità ai tanti, troppi che ogni giorno finiscono inghiottiti dalla miseria e dalla disperazione?

Non è più tempo di chiacchiere ma di scelte. Raddrizzare il fisco, eliminare le spese non indispensabili e colpire l’evasione recuperando e redistribuendo quel reddito finito in poche mani, del tutto insensibili verso i guai comuni, questo occorre fare subito. Non ci facciamo nulla di un senato fantoccio, non ci facciamo niente degli F35 che neanche in USA fanno volare più, non ci facciamo nulla degli streaming. Basta. L’Italia da mille euro al mese non starà a guardare in silenzio e se non si vuole finire nel caos occorrono procedure d’emergenza da accollare a chi finora con questa crisi non solo non ci ha perso ma ci ha guadagnato, spudoratamente. Voi sapete, tutti ormai sanno, a chi ci si deve rivolgere. Fatelo, non ditelo.

Stefano OLivieri
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19 gennaio 2014
Dopo le larghe intese sboccia il flirt (di Stefano Olivieri)

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POLITICA
17 novembre 2013
NON SI PUO' IMBALSAMARE UN PAESE (di Stefano Olivieri)

Son lì tutti a sdoppiarsi per aumentare l’accerchiamento e la conquista di un centro che è ormai diventato deserto. Non solo l’epilogo della favola berlusconiana (più che favola, direi meglio una saga: vent’anni di cavaliere), a breve Matteo Renzi finirà per spaccare anche il PD, grattando quel po’ di sinistra che si ostina a rimanervi dentro, e a quel punto i giochi saranno fatti. La riedizione dello scudo crociato risveglierà molte salme che torneranno a circolare nel prossimo governo mentre gli esuli della sinistra faticheranno, come è sempre stato, a formare almeno un cartello elettorale.

La gara sarà fra i populismi di destra di Berlusconi e Grillo e quelli di centro di Renzi & soci, quanti e quali è ancora troppo presto dire, occorre attendere la fine dell’emorragia post decadenza del cavaliere. Sì, perché il neocentrodestra di Alfano avrà il respiro troppo corto (di voti e risorse economiche) per tentare la strada dell’illibatezza, e dovrà scegliere prima delle elezioni se sposarsi di nuovo col cavaliere dimezzato e tentare la missione impossibile, oppure provare ad accodarsi al carro di Renzi.

Di tutto questo, al paese importa poco. Con gli operai ormai schiavi nella terra di nessuno e la classe media scivolata nel disagio, alla politica le famiglie non pensano più, impegnate come sono a non scivolare nel baratro. Sono mesi che i media si occupano di Berlusconi mentre le imprese chiudono, i disoccupati crescono, i salari e le pensioni sono sempre più bassi. Il lavoro non c’è e nessuno lo crea, il denaro ci sarebbe ma nessuno vuole andarlo a prendere dove le tasche sono strapiene. Per far ripartire il mercato interno occorrerebbe foraggiare la classe lavoratrice ma il governo sa parlare soltanto di tagli alla spesa che, tradotti, significano maggiori tasse per le famiglie e minori servizi.

Non si può chiedere a un ex o a un neo democristiano di fare la rivoluzione. Che si tratti di Letta o di Renzi, la vedo davvero dura per il prossimo governo. E quello attuale potrebbe anche non arrivare al Natale, perché non si può imbalsamare troppo a lungo la rabbia che cova nel paese.

Stefano Olivieri
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31 luglio 2013
Senza Berlusconi, perchè siamo un grande paese


C’è una domanda che sta dietro all’attesa dell’epilogo giudiziario di Berlusconi. Una domanda che prescinde dalla legge, dai mille calcoli dei milioni di euro che l’ex presidente del consiglio avrebbe evaso frodando il fisco. Una domanda che affiora ogni volta prepotente, perché va detto che in questi trent’anni e passa, politica a parte, il Berlusconi imprenditore d’assalto e il Berlusconi uomo non sono rimasti proprio tranquilli. Stiamo parlando di un uomo che fin dai tempi di Noemi Letizia si è accompagnato a minorenni, e che ha fatto del sesso mercenario non soltanto una sua evidentemente gradevole abitudine. Stiamo parlando di un uomo che con il suo esempio senza confronti e paragoni ha lentamente e inesorabilmente modificato l’habitus etico di una porzione cospicua del popolo italiano. Non solo dei ricchi ma anche e soprattutto della povera gente, che ha visto più e più volte in lui il sogno di un riscatto, il miliardario partito dal nulla, l’esempio da seguire fin dove si può, a partire dal quotidiano vivere.

E qui torniamo alla domanda, che poi è un dubbio grosso come un macigno, pericolosa perché schiettamente politica. Può andare in carcere un uomo che ancora oggi smuove e attira a se circa un terzo dell’elettorato?

Per rispondere, basterebbe rivoltarla, la domanda. Può un uomo potentissimo e influente modificare leggi e costumi di un intero popolo, così come se fossero i suoi vestiti? Può azzerare il giudizio popolare su di lui modificando leggi e sanzioni, così da restare sempre immacolato? Può asservire un intero partito e un esercito di parlamentari, quando non anche il governo, ai suoi bisogni e interessi personali?

La risposta è che fino ad oggi ha potuto farlo, più o meno indiscriminatamente. E quanto ciò abbia danneggiato il paese è di tutta evidenza. Abile come nessuno a farsi votare, Berlusconi è stato il più catastrofico presidente del consiglio dello Stato italiano, secondo, forse, al solo Mussolini.

Dunque oggi non c’è da attendere con il fiato sospeso, c’è piuttosto da vigilare affinché in queste ore la Corte Costituzionale possa agire al di sopra di veleni, pressioni, ingerenze. Da qualsiasi parte vengano, e comunque motivate.

Tutti sappiamo che Berlusconi è colpevole, perfino i suoi colonnelli lo sanno. Lo hanno sempre saputo, anzi, ed è per questo che si sono stretti a lui. Va annientato una volta per tutte questo stato nello Stato, va spogliata del suo potere arrogante e mafioso questa megacricca che ha devastato il paese. Con giustizia e senza pietà, perché senza pietà ha agito per trent’anni quest’uomo.

È giunta l’ora che paghi, e saldi il conto. E con lui la sua corte dei miracoli. Che vadano tutti, consegnando nella mani della giustizia privilegi e potestà acquisite all’ombra del loro capo.

Non ci sarà bisogno di sciogliere il PDL, imploderà da solo. Voglio sperare che gli altri partiti non vadano in cerca di saldi. Quella gente deve tornare a lavorare, se mai l’ha fatto. Deve imparare a sudarsi il pane come fa ogni giorno l’Italia che lavora.

Basta parassiti, caduto Berlusconi dovrebbe essere messo al bando il berlusconismo. Nei posti di lavoro, negli uffici, nelle case. Una rivoluzione, quest’ultima, che affiderei con fiducia alle donne italiane. Perché sono state loro per prime a esse colpite, danneggiate, umiliate. Saranno loro a mettere in riga i berluschini, fin da domani.

Niente guerra civile, niente tumulti, soltanto un po’ di pulizia, a testa alta. Senza Berlusconi, perché l’Italia è un grande paese.

17 aprile 2013
PRESIDENTI DI UN'ITALIA PIU' POVERA (di Stefano Olivieri)



Chiunque sia, il prossimo sarà il Presidente di un’Italia più povera e affannata. Che in percentuale sempre crescente ha ormai  il problema del pane quotidiano, e sta perdendo la voglia di sognare.

Il prossimo Presidente della Repubblica andrà a sedersi su una polveriera. Siamo da quasi due mesi senza governo e in molto più di metà del paese il reddito pro capite precipita giorno dopo giorno. I giovani, le donne, i pensionati. La crescita inarrestabile della disoccupazione, che svela il vero scopo della riforma Fornero, quello di creare manovalanza a prezzo sempre più basso distruggendo regole e tutele. C’è un gran pezzo d’Italia che non cresce per fame, per mancanza oggettiva dei requisiti minimi che qualsiasi crescita dovrebbe avere. Chi si è approfittato della crisi – e continua ad approfittarne – ha ormai raschiato il fondo della botte e presto si dirigerà altrove perché l’azienda Italia è un morto che cammina. Il governo che ancora non c’è non potrà più rivolgersi ai soliti noti per raddrizzare il bilancio, perché anche la classe media è entrata in sofferenza. Serviranno altre misure, da rivolgere a chi potrà sopportarle, e occorre fare in fretta prima che la disperazione faccia scoppiare i fuochi.

Siamo oltre la metà di aprile e fra breve si dovranno versare le tasse e l’Imu. È facile prevedere quanto e come quest’anno la disobbedienza fiscale crescerà, per necessità. In quest’esercito di disperati si nasconderanno ancora meglio gli evasori fiscali incalliti, se non li prenderemo prima. Se lo Stato non darà un segno, forte, di presenza e autorità.

Non possiamo essere all’infinito l’Italia dei furbetti. I giornali tedeschi hanno senz’altro interesse di bottega a dipingerci così, come i “chiagne e fotte” del mediterraneo, ma la verità è che lo squilibrio fra ricchi e poveri non è stato mai così corte nel nostro paese come adesso. Ci riflettano su, i poveri che votano ancora Berlusconi. E i sognatori che hanno votato Grillo, sperando di voltare davvero pagina. Perché a causa di Grillo quella pagina si è fermata al 24 di febbraio, tutte le altre ci si sono incollate sopra.

Il prossimo Presidente della Repubblica. Il prossimo Presidente del Consiglio. Aspettandoli questo paese muore e il primo capopolo d’accatto potrebbe, vorrebbe beccarsi alle prossime elezioni i voti di tutti. E infatti sono già in due, Berlusconi e Grillo, a chiedere senza pudore il 51 %., ben sapendo che un partito dal 51 % puzza già di regime ancora prima di arrivare al governo.

Italia mia, stai attenta, scegli la strada della ragione. La democrazia non prende mai scorciatoie perchè è sacrificio quotidiano, è coraggio, è fiducia in se stessi e nei compagni di viaggio. Purché siano quelli giusti.

Stefano Olivieri

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5 marzo 2013
ATTRAZIONE FATALE (di Stefano Olivieri)

C’è un convitato di pietra nella contrapposizione Grillo – Bersani. Giornali e tv si accaniscono sulla crisi interna al PD e in tanti già reclamano lo scalpo di Bersani, ma basta muoversi sull’orizzonte politico italiano per accorgersi che c’è un altro fenomeno ancora più preoccupante: l’assordante silenzio del PDL, che all’indomani delle elezioni aveva suonato la grancassa e adesso , invece appare disciplinato e silente.
Si dirà, ci sono i soliti guai giudiziari e Berlusconi è preso da altri pensieri. Nulla di più errato, la storia recente lo insegna: il cavaliere, proprio nei momenti in cui si è sentito più braccato dalla giustizia, ha usato pesantemente la scimitarra dello scontro politico, amplificando le sue esigenze personali a problema nazionale.
Il silenzio del PDL è piuttosto determinato da altro. I pidiellini semplicemente hanno ricevuto l’ordine di scuderia di stare a guardare, limitandosi a dare qualche scudisciata ogni tanto a Bersani. Perché se è vero che gli otto punti proposti da Bersani potrebbero essere votati dal M5S, è altrettanto vero che anche il partito di Berlusconi ha molti progetti in comune con il M5S, perché entrambe le formazioni hanno semplificato,  addirittura sloganizzato la soluzione di alcuni gravi problemi del paese. E le soluzioni si assomigliano, così come probabilmente si assomiglia una parte consistente dei due elettorati. Per esempio:
1. Antitasse. Entrambi vogliono abolire IMU e IRAP senza spiegare da quali risorse verrà rimpiazzato il mancato prelievo. Faccio notare che l'Irap finanzia in larga misura il sistema sanitario pubblico.
2. Detassazione e decontribuzione nuovi assunti. Però poi non spiegano che cosa succederà a questi futuri pensionati.
3. Sindacati. Entrambi li vedono come fumo negli occhi
4. Insofferenza profonda verso il sistema bancario;
5. Abolizione Equitalia;
6. Insofferenza per i pagamenti digitali e ritorno al contante (in chiave antibanche, ma...)
Aggiungo che sul tema dell’evasione fiscale Grillo è stato finora piuttosto latitante. Non so perché, ma la fortissima sensazione che lavoratori dipendenti e pensionati saranno le vittime predestinate anche nell’ipotesi fantasiosa di un governo grillino, comincia a farsi strada in moltissimi elettori. Semmai accadesse, il guaio più grosso sarà che a quel punto dovremo ricostruire dalle ceneri tutta la sinistra, compresa la parte consistente che oggi combatte dentro un PD sempre più lacerato dai veleni.
Vorrei che ci si pensasse in tempo. Anche il cavaliere nel 94 era il nuovo, e poi andò come abbiamo visto tutti.

Stefano Olivieri
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11 febbraio 2013
TOGHE ROSSE! (di Stefano Olivieri)

Stefano Olivieri
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9 febbraio 2013
SE CREDI AGLI ASINI CHE VOLANO (di Stefano Olivieri)


Tratto dal portale web ufficiale della CDP (Cassa depositi e prestiti):

I Libretti di risparmio postale costituiscono da oltre un secolo il mezzo più semplice per impiegare propri risparmi con la garanzia, in ogni momento, della massima liquidità:
• sono emessi da CDP e garantiti dallo Stato italiano;
• sono depositi a vista, rimborsabili in qualsiasi momento;
• versamenti in contanti e prelievi possono essere effettuati presso qualunque ufficio postale, mentre il versamento di assegni bancari può essere effettuato presso l’ufficio postale di apertura del libretto di risparmio;
• non comportano alcuna spesa di apertura, di gestione e di estinzione;
• sono assoggettati annualmente ad un'imposta di bollo fissa pari a € 34,20 se il cliente è persona fisica e ad € 100,00 se il cliente è persona giuridica. Se il cliente è persona fisica, l'imposta non è dovuta quando la giacenza media annua è complessivamente non superiore a € 5.000,00;
• maturano interessi a decorrere dal giorno del versamento e fino alla data del prelevamento, con capitalizzazione annua al 31 dicembre di ogni anno;
• diventano infruttiferi trascorsi cinque anni dall'ultima operazione annotata se il credito è pari o inferiore a € 250,00;
• se sono nominativi, il relativo credito può essere ceduto;
• sono soggetti alla ritenuta fiscale del 20%.
Questo piccolo preambolo per spiegare a tutti gli elettori italiani che Berlusconi, quando dice che rimborserà IMMEDIATAMENTE l’Imu ricorrendo a un prelievo forzoso dalla Cassa Depositi e Prestiti, parla SOLTANTO al suo elettorato. Quello i suoi soldi non li mette in libretti nominativi della CDP, ma nei paradisi fiscali esteri. Quello che il fisco lo evade, così come evade i contributi dovuti ai suoi dipendenti. Così come evade gli scontrini del suo bar, omettendo di farli e di consegnarli ai clienti che vanno alla cassa a pagare. Un popolo, quello di Berlusconi, che lo vuole di nuovo premier per conservare lo status quo, i privilegi immagazzinati in più di un decennio di illegalità.
Berlusconi vuol restituire l’IMU agli evasori usando i risparmi della povera gente onesta;
Berlusconi vuole abolire l’Irap ma dimentica di far sapere che i 35 miliardi di euro incassati con l’Irap finanziano la sanità pubblica. Ma che gliene frega, tanto lui e il suo popolo vanno nelle cliniche private
Berlusconi vuole premiare gli abusi edilizi, perché è con i palazzinari disonesti come lui che ha sempre fatto affari, dal G8 della Maddalena fino a l’Aquila.
Berlusconi ha iniettato i semi del malaffare, per quasi ventanni, nel tessuto sociale italiano. Oggi spera, confida nel potere di quei semi, convinto che ormai l’intero paese sia eticamente modificato.
Se tu, dunque, sei un evasore incallito, un truffatore, un ricco danaroso ignoto al fisco, un imprenditore senza scrupoli né vincoli morali, allora vota pure Berlusconi. È lui il tuo cavallo, non ne hai altri su cui salire. Il popolo di Berlusconi sa bene che il capo mente sapendo di mentire, e che le sue promesse sono per i gonzi.
Se invece sei un poveraccio, un lavoratore a reddito fisso, un pensionato preoccupato per il futuro, un disoccupato che spera nel futuro, sappi che se voterai Berlusconi non farai mai parte del suo popolo. Farai parte dei gonzi.

Stefano Olivieri
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