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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
28 settembre 2009
Quel futuro dietro l'angolo ( di Stefano Olivieri)
 



Quante fabbriche hanno riaperto dopo l’estate ? O per meglio dire, quante non hanno riaperto ? Di quanto è aumentata la tazzina di caffè al bar, un litro di benzina verde, il pane e la pasta, l’asilo nido, le verdure e la frutta di stagione ? Che cosa faranno i giovani appena diplomati quest’anno, si iscriveranno all’università o si cercheranno subito un lavoro? E quante sono le donne espulse dal lavoro nel corso del 2009, quante i licenziamenti immotivati, quanti i casi di mobing ?

C’è il paese del mulino bianco dove la scatola magica della tv detta le regole di sogni e bisogni, e lì tutto pare funzionare come nei film a lieto fine, i poveri che ammirano i ricchi e li emulano, i ricchi che si lasciano adulare benevolmente, il sovrano benigno che governa con saggezza stemperando con un sorriso le crisi del paese e invitando tutti all’ottimismo.

E poi c’è il paese dove quella tv è spenta, o è rotta, mal sintonizzata. Qui la gente presa dai suoi problemi è sfiduciata, preoccupata per un futuro che non arriva e un presente che replica all’infinito se stesso. Se sei fra quelli che ogni giorno pagano e arretrano nella scala sociale speri in un mutamento, e se questo cambiamento non arriva in tempo ti trovi inghiottito dal disagio, da un giorno all’altro sei costretto a rinunciare all’indispensabile, ti vendi l’auto, ti chiamano dalla banca per il conto scoperto conto, ti cominciano a rincorrere e tu sei costretto a scappare, scappare senza pensare più a niente. Padri di famiglia che non hanno più il coraggio di guardare negli occhi moglie e figli, giovani coppie che scoppiano per fallimento economico, suicidi che maturano nella solitudine e nell’indifferenza. Perché lo Stato non c’è, e non c’è più soprattutto la fiducia e la solidarietà fra la gente dello stesso quartiere, della stessa strada, della stessa sorte. Una volta si chiamavano compagni, condivisori dello stesso pane, adesso anche loro sembrano spariti, scomparsi insieme ai loro rappresentanti non più in parlamento, lentamente fagocitati da un partito democratico che mentre li accoglie stenta a digerirli perché qui dentro “sinistra” è diventata una parola sinistra e ti rende sospetto perfino soltanto il pronunciarla.

Ma allora dov’è il futuro dietro l’angolo, dove sta l’ascensore sociale che attendono i nostri giovani per spiccare il volo, dove sta la terra promessa della democrazia dei diritti ? Perché, se il progresso deve fare vittime, queste sono sempre dalla stessa parte ? In America Obama ha cominciato a parlare una lingua diversa, facendosi carico dei problemi della sua gente ma anche dei destini del mondo, qui da noi si chiude l’uscio di casa non ai clandestini ma a chiunque sia diverso, non omologato, non riconoscibile attraverso la rassicurante presenza del suo denaro, diventato l’unico passepartout nazionale. Chi non ti conosce non ti chiede più chi sei e che cosa sai, ma quanto denaro guadagni e sulla risposta ti misura all’istante.

Il benessere, o il disagio economico deformano tutto, travisano e differenziano la percezione del mondo reale. C’è chi attende un anno per risparmiare anche solo mille euro, e spesso neanche ci arriva, anzi si indebita e non per togliersi uno sfizio, ma per pagare il mutuo, i libri dei figli, la lavatrice nuova di casa. Il credito al consumo ha incravattato un numero straordinario di famiglie che dovranno affrontare l’ultimo miglio, il terribile 2010, partendo con l’handicap di debiti insostenibili. E le finanziarie lì pronte a mangiarti anche la casa, il “credito per nonni” inaugurato da un precedente governo Berlusconi ha continuato a falcidiare la classe media proprio nel mattone, il padre ipoteca la casa per realizzare un aiuto economico per se e per i figli, poi quando il vecchietto muore la banca si presenta agli eredi e chiede il saldo senza dilazioni, se non ce li hai la casa di tuo padre è andata.

Ma mille euro il popolo dei suv se li mangia a cena, senza manco accorgersene. E queste due Italie vivono una accanto all’altra ma non convivono più, l’una ha messo in schiavitù l’altra silenziosamente, senza strepiti. La politica non parla più di lavoro, di disagio economico, dei sogni infranti di chi oggi maledice il momento di aver messo al mondo dei figli in un paese che si dimentica di te se non hai nulla. Le piazze sono vuote, le fabbriche anche ma gli operai invece di scendere in strada salgono disperati e soli sulle gru, perché quel che conta non è urlare in questo paese di merda dove non ti ascolta più nessuno, ma farsi vedere nell’altro paese, nell’iperuranio del mulino bianco, entrare nell’occhio magico della tv e sperare di far così tanto rumore da indurre i potenti a darti per elemosina ciò che la Costituzione dovrebbe garantirti, una vita dignitosa per te e i tuoi figli, uno stipendio decoroso per il tuo lavoro quotidiano.

Hai voglia a dire : “dimentichiamo Berlusconi, altrimenti non cambieremo mai il paese”. Berlusconi c’èra già quando ancora non c’era, perché siamo da sempre il paese dei mimandapicone, degli eletti e degli elettori che non si scambiano mai di posto. Il paese era già bene avviato sull’incultura, sull’ignoranza e sull’indifferenza, Berlusconi gli ha soltanto dato una bella spinta. E adesso il risibile vantaggio di aver raggiunto il fondo è che non si può che risalire, ma attenzione : chi uscirà dal fondo del pozzo non riconoscerà nessuno e non farà prigionieri.

Domani il premier compie gli anni e i cortigiani mediatici gli regaleranno sicuramente l’ennesima sortita in tv. Lui contraccambierà regalando case ai terremotati e veleno all’opposizione. Poi fra circa una settimana ci sarà la lotteria del lodo Alfano e sapremo qualcosa di più degli ultimi maldipancia in casa Pdl. C’è già chi è al lavoro per un Alfano-bis, sicuramente, e a lui vorremmo consigliare : ma perché, invece di rimandare i processi del premier con quella brutta e ingombrante impunità, non fate una legge che costringa i magistrati a occuparsi immediatamente e velocemente delle incombenze legali delle 4 cariche dello Stato ? Se il problema è, come si dice e come ha spiegato la stessa avvocatura dello Stato, quello di non fare perdere tempo inutile al premier, ebbene il rimedio esiste. A botta calda, se c’è una accusa, che scatti immediatamente il processo, per direttissima. Così Berlusconi, che è sicuramente innocente, si sbrighrerà in poche ore e tornerà a occuparsi del suo amato paese con un’arma in più rispetto ai detrattori, quello di essere immacolato di fronte alla legge. Già vedo i cartelloni, un faccione sorridente con le ali e la scritta “ un presidente angioletto”.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/
POLITICA
17 settembre 2009
Senza Parole 2 ( di Stefano Olivieri)



Un blogger farabutto deve premunirsi in tempo, così mi sto attrezzando. Naturalmente si intende funerale politico, mica altro ! Auguri per il prossimo 29 settembre, 100 di questi anni Presidente, meglio se trascorsi lontano dalla politica e dall'Italia.

Stefano Olivieri
 http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/
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