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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
3 agosto 2014
Bomba d'acqua quotidiana (di Stefano Olivieri)

È inutile negare l’evidenza dei fatti nella loro fatale, dolorosa ricorrenza. La vera emergenza del nostro paese è e sarà sempre di più quella ambientale, che negli ultimi 50 anni ha fatto più di cinquemila vittime. L’Italia è una terra meravigliosa ma fragile e l’incuria dell’uomo, unita alla furia dei nuovi e sempre più frequenti fenomeni atmosferici, continua a devastarla e a portare morte e distruzione. L’ultima bomba d’acqua nel trevigiano di questo luglio anomalo non sarà l’ultima e sarà bene riscrivere in fretta le priorità economiche di ciò che va fatto, se non vorremo trovarci impreparati. E non solo Italia, naturalmente, perché il respiro della Terra è affannato ormai ovunque nel pianeta. Gli scienziati che da anni ammoniscono sulle conseguenze dell’umana sconsideratezza su clima e ambiente vengono puntualmente tacciati di catastrofismo e allontanati dalle tv, ma la realtà viene riproposta ogni giorno, drammaticamente. Prendiamoci cura della Terra tutti insieme se non vogliamo che essa ci spazzi via, semplicemente, come insignificanti formiche. Terremoti e alluvioni, trombe d’aria e tornado non saranno più eventi eccezionali e dovremo farci i conti quotidianamente, costruendo città più sicure, rispettando l’ambiente e curando le profonde ferite che noi stessi abbiamo procurato. Il recupero ambientale può e deve diventare il primo e più importante obiettivo produttivo, in grado di dare lavoro a tutti i disoccupati di ieri e di oggi, per cui diamoci da fare subito, prima che sia troppo tardi. Perché se questo è Luglio 2014, che cosa mai potremo aspettarci dalla stagione delle piogge? Pensiamoci.








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9 agosto 2010
Un ambiente molto ristretto (di Stefano Olivieri)
 

Se fossimo meno miopi e provinciali, ci preoccuperemmo in primo luogo di ciò che sta accadendo intorno a noi. Dagli incendi russi alle alluvioni in repubblica ceca l’Europa intera comincia a pagare pesantemente il suo debito ai cambiamenti climatici e l’Italia, paese esposto ad ogni genere di rischio idrogeologico, fa sciaguratamente trascorrere un altro anno senza aver affrontato il problema di una pianificazione preventiva (che viene ben prima della protezione civile) dei vari rischi e delle relative soluzioni. Si dirà al solito che non ci sono i soldi per mettere a norma tutte le scuole, per bonificare i terreni inquinati, per ripristinare gli argini di fiumi e torrenti, per riforestare i rilievi a rischio di smottamenti.

Poi però arrivano i terremoti, le inondazioni, gli incendi boschivi, le alluvioni e il nostro bel paese si scopre per l’ennesima volta nudo e impreparato. Pensare che con tanti disoccupati in più sul groppone il nostro paese se pensasse davvero al suo ambiente potrebbe prendere due piccioni con una fava.

Certo se al governo di questo paese ci fosse gente che non pensasse soltanto alle beghe di partito. Che si occupasse dei guai di tutti e non solo dei desiderata del capoclan. Che consentisse approfondimenti sulla crisi politica sulla tv di stato e non solo sui quotidiani del padrone, che poi più che approfondire, stilettano a dovere il malcapitato di turno (Follini…Casini…Fini… finiscono tutti in ini, guarda un po’). Ma Berlusconi, invece, con che cosa fa rima ? Con i suoi elettori, mi sa tanto.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/


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23 ottobre 2008
CAMPIONI DI TAGLI
Se può servire per la manifestazione....
21 ottobre 2008
Quello di Stefania è proprio un bell’ambiente ( di Stefano Olivieri)

Berlusconi da ex palazzinaro l’ambiente lo ha sempre definito eufemisticamente “ il verde”, cioè quelle macchie vegetali che si disegnano attorno alle palazzine signorili prima di far vedere la planimetria ai potenziali acquirenti. La cultura ambientalista, l’ecologia, lo sviluppo sostenibile sono stati sempre argomenti piuttosto indigesti per il cavaliere, che tuttavia di tanto verde ama circondare, più che altro per proteggere una privacy dorata, le tante ville di sua proprietà, da Arcore alla costa smeralda in Sardegna, dalle Bermuda a Cernobbio passando per il lago Maggiore. Il nostro premier non si intende di botanica e ancor meno di impatto ambientale : in Sardegna non ha esitato a far stuprare un’intera scogliera per fare posto ad una darsena sotterranea da fare invidia alla Spectre. E per coronare il suo idillio con l’amico George che ogni tanto lo è venuto a trovare ha fatto radere al suolo ettari interi di meravigliosa macchia mediterranea, lecci, lentisci, corbezzoli e mirti centenari a farsi benedire sotto la ruspa per fare posto a un finto deserto texano di cinquemila cactus.

Uno così chi fa ministro dell’ambiente, una volta che diventa premier ?

La prima volta Berlusconi ci provò con Altero Matteoli, che da ministro dell’ambiente fu indagato per favoreggiamento e rivelazione di segreto d’ufficio in relazione all’inchiesta sul “mostro di Procchio”, un complesso in costruzione a Marciana nell’isola d’Elba, inchiesta che coinvolse, fra gli altri, un giudice e due prefetti accusati di corruzione. Dalle accuse pare che Matteoli si sia comportato come Cuffaro, ossia, abbia avvertito il prefetto di Livorno Vincenzo Gallitto di essere sotto indagine. Gallitto si incontrò a Portoferraio con il suo ex vice Giuseppe Pesce, col giudice Germano Lamberti e con l’ingegner Uberto Coppetelli, che a quel tempo era appunto il direttore dei lavori dell’insediamento di Procchio. Questa vicenda è tornata a galla recentemente a causa del cosiddetto “lodo Consolo” con cui si vorrebbe appunto dotare di paracadute giudiziario anche l’ex ministro dell’ambiente, come già accaduto per Previti.
Poi ultimamente è arrivata Stefania Prestigiacomo. Una che sull’ambiente la sa lunga, non fosse altro per il fatto che con le leggi ambientali ( e anche con le denunce, sanzioni e condanne relative) la sua famiglia di imprenditori in quel di Priolo ha avuto a che fare non poco negli ultimi decenni.

Perché Stefania Prestigiacomo prima di diventare ministra è stata – e per quanto ne sappiamo lo è tuttora – imprenditrice e figlia di imprenditori nella azienda di famiglia – la COEMI – ma non è tutto : il nostro attuale ministro dell’ambiente è' titolare del 21,5% della Fincoe di Casalecchio di Reno (BO), quota che detiene anche sua sorella Maria Pia e il papà Giuseppe, vicepresidente di Confindustria a Siracusa col 10%. I 3 insieme hanno la maggioranza assoluta dell’azienda, holding di famiglia con radici a Bologna ma interessi in Sicilia. La Fincoe è proprietaria al 99% della Coemi Spa di Priolo (SR), la Coemi controlla il 60% della “Vetroresina Engineering Development” (Ved) di Priolo (SR), il 22,5% della Ved appartiene al Gruppo “Sarplast s.p.a.” di Priolo (SR) di cui Giuseppe Prestigiacomo ha il 6,5%. Per inciso : la Sarplast è fallita nel 1997 e, a causa di un’inquietante serie di incidenti e malattie dei dipendenti, dal 2000 è al centro di un’indagine della Procura di Siracusa: il fascicolo parla di lesioni colpose. 3 operai hanno avuto figli con malformazioni congenite, altri operai non fumatori si sono ritrovati dopo 10 anni polvere nei polmoni, un dipendente morì cadendo da un traliccio, pochi mesi prima un altro dipendente rimase gravemente ferito. Un’irruzione della Polizia nelle aziende dei Prestigiacomo rilevò una serie di violazioni.

La procura di Siracusa indaga sul fallimento della Sarplast poiché sono venuti a galla ammanchi di diverse decine di miliardi di vecchie lire sottratte alle casse della società madre e di quelle controllate, attraverso numerose operazioni illecite. Alle grane che riguardano salute e la sicurezza dei dipendenti delle aziende dei Prestigiacomo, si deve aggiungere la grana del crack Sarplast e le pendenze col fisco per 6 miliardi di vecchie lire accumulate in un triennio. Il maxiemendamento del precedente governo Berlusconi che escluse dalla punibilità i reati tributari e quelli connessi al loro occultamento, permise tuttavia alla Procura siciliana di avviare un'indagine per bancarotta perché nel 2003 l'allora presidente Ciampi non firmò la tanto agognata amnistia. Fra l’altro, mentre allora come neoministro delle pari opportunità la Prestigiacomo si diceva premurosamente attenta ai problemi e alla salute di vecchi e disabili, come imprenditore invece si dava da fare per tappare la bocca a chi la salute sua e dei figli la stava perdendo a causa dell’inquinamento industriale, ad esempio quello prodotto dalla VED di Priolo, l’industria di vetroresina di proprietà dei Prestigiacomo.

Priolo è la città che ha maggiormente beneficiato della nascita e della ascesa rapida del polo pertrolchimico siciliano, fin dagli anni sessanta. Posti di lavoro, benessere economico che cresce in fretta, ma anche una profonda e diffusa disattenzione ambientale. Chi vive all’interno del triangolo industriale siracusano ( Melilli, Augusta e Priolo) si sente a rischio salute e ha ragione di crederlo. Quasi metà della popolazione ritiene inoltre che il rischio inquinamento della zona sia notevolmente aumentato negli ultimi dieci anni, a causa di un totale disinteresse politico ed economico di politici e imprenditori locali. Un nome solo valga per tutti : Eternit. La fabbrica è stata chiusa ma una bonifica seria non è stata ancora fatta nella zona. Emissioni di sostanze nocive, il continuo indiscriminato sversamento di sostanze inquinanti nel mare, l’interramento di prodotti e scarti di varia natura hanno prodotto una catastrofe ambientale. Recenti studi sulla mortalità tra la popolazione residente nei comuni dell’area Augusta - Priolo hanno riscontrato eccessi di morti premature tra gli uomini per cause tumorali pari al 10% in più rispetto alla media regionale, e per il tumore polmonare l’eccesso è pari al 20% circa. L’ufficio di Medicina del lavoro di Messina ha riscontrato nelle urine dei lavoratori della ditta Coemi, società controllata dalla Fincoe srl, addetti all’impianto cloro-soda, concentrazioni di mercurio molto al di sopra del limite consentito. Coemi e Fincoe sono aziende della famiglia Prestigiacomo.

Nel 1993 Sebastiano Guzzardi, un operaio di 36 anni della VED (Vetroresina Engineering Development la fabbrica di vetroresina di proprietà della Prestigiacomo), scopre che suo figlio ha una malformazione congenita dell’uretere che fa tornare i veleni del suo corpo al rene, danneggiandolo. Per fortuna dopo ben due operazioni il piccolo è tornato quasi alla normalità : ora ha sette anni e vive una vita serena, anche se il rene è danneggiato e deve essere comunque soggetto a controlli frequenti. Il suo però non è un caso isolato perchè tre anni dopo un collega di Guzzardi si ritrova nella medesima situazione: suo figlio nasce con una malformazione all’uretere. Anche lui ha la febbre e il reflusso urinario. Anche lui è operato a Vicenza. Non passa un anno e un altro operaio ha una bambina che nasce con la febbre e problemi alle vie urinarie. A questo punto Guzzardi ne parla al suo padrone, Giuseppe Prestigiacomo, e alla Asl, ma senza riscontri apprezzabili. La CGIL invece lo aiuta e lo fa eleggere rappresentante sindacale in azienda. Il sindacato Cgil avvia anche una campagna per migliorare le condizioni di lavoro in fabbrica, ma la famiglia Prestigiacomo non mostra di apprezzare, anzi il 14 maggio l’azienda spedisce a Guzzardi una lettera minacciosa. Eppure la richiesta portata dal sindacato di comprare gli aspiratori per tutelare i polmoni dei dipendenti non era per niente campata in aria. Alla fine soltanto dopo le indagini della procura gli aspiratori vengono installati, a riprova del fatto che le sostanze usate per produrre la vetroresina potrebbero avere un legame con le malattie.
Alcuni operai ricordano ad esempio che in fabbrica in passato si usava una sostanza chimica denominata dimetil anilina. Per capire di che cosa parliamo riporto soltanto due link trovati in due secondi sul web,
quello dell’Euratom del 2007 e quest’altro della Zetalab spagnola. Non ci sarebbe voluto granchè per avviare una qualsiasi indagine conoscitiva, ma è uno sforzo che la famiglia Prestigiacomo ha accuratamente evitato di fare. Forse perché avrebbe nociuto all’immagine della rampolla, all’epoca politico in rampante ascesa.

L’azienda VED è arrivata a perfino negare una settimana di ferie, trasformata in cassa integrazione, a un lavoratore che chiedeva di stare vicino al figlio durante l’intervento chirurgico. Un altro operaio ha avuto due figli nati con alcune dita delle mani attaccate. L’operaio chiese un prestito da trattenere in busta paga per la seconda operazione, ma gli fu opposto un rifiuto, e soltanto grazie a una colletta dei colleghi il bambino è stato operato. Bell’ambiente davvero, quello della ministra Prestigiacomo. Pensare che Sebastiano Guzzardi, l’operaio che per primo ha osato alzare la testa, è anche suo cugino di secondo grado. Se tratta così un parente, se tratta così gli operai delle sue fabbriche, figuriamoci gli scrupoli che può farsi la ministra per i problemi da inquinamento ambientale di tutti gli italiani. In quel rifiuto a Bruxelles e a Sarcozy c’è a questo punto anche il fumus di un conflitto di interessi. Ma questo, certo, da un ministro del governo Berlusconi è proprio il minimo che ci potremmo aspettare….

Note : alcuni brani di questo articolo sono ripresi interamente dalle fonti sottocitate. Ho evitato di inserire ogni volta il virgolettato e l'origine della fonte per favorire la leggibilità del testo.

Un grazie doveroso ai "vecchietti di Cecchina" che per primi hanno ritirato fuori gli scheletri dall'armadio della ministra siciliana

Fonti :

Wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/Polo_petrolchimico_siracusano );

Legambiente (http://www.verdenero.it/doc/3_la_chimica_dei_veleni.pdf );

La Siciliaweb (http://blog.lasiciliaweb.it/gattardi/index.php?entry=entry080508-120819 ) ;

L’Espresso ( articolo di Marco Lillo del 25 ottobre 2001 dal titolo “ la fabbrica delle malattie”

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