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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
28 novembre 2008
INUTILE STRILLARE DAVANTI ALLA STALLA VUOTA, SERVE LA “PAPERON TAX” (di Stefano Olivieri)
 

Lo abbiamo ben capito, i soldi non ci sono,dice il governo. E sappiamo anche – come lo sa anche il governo – che quei sei miliardi che servirebbero per detassare almeno la tredicesima dei lavoratori dipendenti se ne sono andati nelle note operazioni elettorali di ICI e Alitalia. Ed è probabile anzi che la spesa per la nostra compagnia di bandiera non finisca qui, perché la CAI è tuttora traballante e fra le altre cose occorre restituire i trecento milioni presi in prestito. E poi, se vogliamo davvero dirla tutta a un governo che continua a sostenere la “saggezza” del proprio comportamento, ci sarebbero anche da mettere in conto almeno 5,2 miliardi di condoni tremontini – diciamo così – “non perfezionati dagli evasori” ( hanno chiesto il condono, hanno pagato la prima rata e lì, fine delle trasmissioni) che la Corte dei Conti ha segnalato come non ancora incassati qualche giorno fa. Dunque questo non proprio irreprensibile governo si mostra blindato soltanto da una parte, quella oggi meno protetta dalla crisi che è arrivata, mentre nei confronti di ricchi, furbetti ed evasori la manica è sempre molto larga. L’ultima notizia sul fronte dei tagli è addirittura tragica, starebbero per scomparire (la notizia la trovate qui : http://www.aprileonline.info/notizia.php?id=10089 ) perfino i fondi (9 milioni di euro) per risarcire i nostri soldati restati vittime di contaminazione da uranio impoverito (ben 2536 casi di cui 167 già deceduti).

A questo punto piangere sul latte versato da altri non serve. Servono invece proposte chiare per reperire denaro fresco con cui fare fronte alle esigenze delle famiglie in povertà ( circa 7,5 milioni al di sotto della soglia, più altrettanti appena al di sopra) e alle piccolissime, piccole e medie imprese che rischiano la chiusura, con immaginabili ricadute sulla occupazione.

Una proposta secca. In uno stato democratico e solidale in momenti di crisi le risorse si prendono dove producono minor danno sociale. In Italia è inutile sanguisugare il lavoro dipendente e le pensioni più di quanto è stato fatto finora, occorre cercare altrove. La scelta poi non è così difficile, basta guardare alle rendite finanziarie vere ( non i bot risparmiati dalle famiglie, per intenderci, parlo di cifre da nove zeri in su), basta guardare ai grandi patrimoni e agli stipendi stellari. E’ questo o no il momento in cui per aiutare chi ha un reddito di diecimila euro l’anno, tanto per dire, si chiede di mettere mano al portafogli a chi, a parità di situazione familiare, ne ha almeno dieci volte tanto ? Io trovo molto più dignitoso parlare di una tassa “patrimoniale una tantum” piuttosto che di social cards con le quali ci compri a malapena un cappuccino al giorno. Un errore di valutazione che mi ricorda il tramonto della monarchia francese, quando all’annuncio della carenza di pane per il popolo si consigliava di mangiare brioches. Ma almeno a quei tempi li decapitavano, qui tocca tenerceli a palazzochigi.

La mia non è una provocazione. Se siamo davvero uno stato democratico va fatto. Se fa paura chiamarla tassa patrimoniale, chiamiamola pure “PAPERON TAX” che magari è più simpatico e ha anche più senso. In momenti di magra, il tanto denaro accumulato ( e per altro tassato a meno della metà degli altri redditi) nelle rendite finanziarie può e deve fare comodo a un governo in crisi di risorse. Il governo, anche se targato Berlusconi, DEVE RISPONDERE A TUTTA L’ITALIA, non può cavarsela con una scrollatina di spalle e una social card. Già è poco sano di per se ragionare in termini di una tantum, ma se si sceglie di battere questa strada almeno si abbia l’accortezza di non fare ancora più male a chi sta peggio di tutti.

Il Pd deve chiedere una tassa una tantum sulle rendite finanziarie. Il Pd deve difendere il disagio e inchiodare Berlusconi alle sue responsabilità. Il Pd deve tirare fuori le palle.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

26 settembre 2008
Alitalia, ho fatto un sogno
 

Ho sognato una grande compagnia Europea, la TEA airlines. Alitalia deve sopravvivere, Airfrance guarda al mediterraneo, Lufthansa al nord Europa. Ci sono le condizioni per far nascere qualcosa di davvero grande, se ciascuno mettesse al primo posto l'Europa.

Forse perchè una vita un po' più complicata del solito mi ha addestrato ad essere visionario e a cercare di trasformare sempre i problemi in opportunità di crescita, ma io la vedo proprio così.

Che ne dite, lo suggeriamo a Walter prima che si concluda la trattativa..?

Stefano OLivieri
27 agosto 2008
Un Colaninno per uno.. (di Stefano Olivieri)

Il padre Roberto ( già condannato per lo scandalo ITalcase a 1 anno e 4 mesi per “bancarotta preferenziale" insieme a Steno Marcegaglia) dirigerà la “Newco”, la nuova compagnia uscita fuori dalla cordata berlusconiana per salvare Alitalia. Mentre la “bad company””, ovvero la parte della compagnia più compromessa dai debiti, sarà fatta pagare ai soliti noti, cioè ai cittadini italiani a cui il governo Berlusconi non metterebbe mai le mani in tasca. Problema esuberi a parte naturalmente : nella prima trattativa con Air France ( che si sarebbe presa Alitalia in blocco alle sue condizioni) si parlò di 2500 esuberi; adesso sono diventati 7500, senza contare la fuga in massa dei piloti più esperti verso gli emirati arabi. A questo infine si aggiunga il prestito (pubblico, dunque anche di noi cittadini, compresi quelli che non hanno mai volato in vita loro) di ben 300 milioni, volatilizzati visto che come pare la Newco ripartirà da zero.

Questo il padre. Il figlio Matteo, come è noto, è stato candidato ed eletto nel PD. Dopo le elezioni è entrato a far parte del governo “ombra” con la carica di ministro ombra dello sviluppo economico. Si creano le premesse dunque in famiglia Colaninno di una diaspora non di poco conto, e si ripropone nel PD il dilemma se sia stato utile o dannoso imbarcare nel partito gente come Calearo e Matteo Colaninno. Perché la gente comune non bada tanto al capello, cioè al nome di battesimo, e guarda alla famiglia di riferimento. Uno con Berlusconi e l’altro con Veltroni faranno dire cose del tipo “ Franza o Spagna, purchè se magna..” Ed è certo che la nuova compagnia avrà ganasce formidabili visti i compagni di cordata, nomi entrati ormai nella mitologia finanziario-giudiziaria italiana, Ligresti e Caltagirone sopra tutti.

A leggere oggi titoli tipo “Colaninno guida la nuova Alitalia” penso che forse sarebbe conveniente fare almeno un rimpasto ombra nel governo ombra. Tanto sempre ombra rimane. Anche perché mi sembra legittimo restituire serenità di giudizio al dicastero ombra dello sviluppo economico presidiato dal figlio primogenito di Roberto Colaninno, che avrebbe d’ora in poi più di un problema nel giudicare una questione ormai divenuta un affare di famiglia.

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