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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
29 marzo 2012
BERSANI FUORI ROTTA (di Stefano Olivieri)


Non so se l’intendimento sia quello di parlare d’altro, di derubricare di fatto l’argomento lavoro e articolo 18 dal dibattito politico e attendere i risultati delle prossime amministrative per riprenderlo da posizioni di forza che si prospettano migliori. Il fatto è che il nuovo argomento di conversazione scelto da Bersani, Alfano e Casini è la riforma elettorale, ovvero il pensionamento – finalmente dovremmo dire – del porcellum di Calderoli, che ha consentito a Berlusconi di ipertrofizzare la sua maggioranza e trasformare il parlamento in un recinto di nominati, anziché di eletti dal popolo.

Il guaio è che la discussione sta portando altrove. Dove lo si capisce dalle prime battute, e la cosa puzza parecchio. Intanto la fotografia di Vasto non c’è più: niente coalizioni secondo il nuovo progetto, ogni partito per conto suo e chi vince prende il bonus. Anzi no, ancora peggio: il primo e il secondo partito prendono il bonus elettorale, e a questo punto la cosa comincia a puzzare davvero. Siamo in realtà alle prove tecniche della grande coalizione preventiva, una cosa di fronte alla quale l’inciucio dalemiano sembra un giochino da elementari. In buona sostanza PD e PDL (o come cavolo si chiamerà la prossima aggregazione di destra) faranno da assi pigliatutto, poi dietro verranno gli altri. Con un limite fissato fra il 4 e il 5 % per essere in parlamento, più un assurdo “diritto di tribuna” per i più piccoli. Il partito che vince esprimerà il premier e l’Italia si troverà di nuovo nei guai.

Non ci siamo Bersani. Se davvero vogliamo cambiare completiamo questo maggioritario che è rimasto incompleto, introducendo un secondo turno, e lasciamo le coalizioni. E soprattutto restituiamo ai cittadini le preferenze, perché in parlamento ci è arrivata gente ignobile, che va scacciata a pedate, e una cosa del genere la può – e la deve fare – soltanto il popolo sovrano.

Bersani non scherzare col fuoco. Non hai ben capito, evidentemente, quanta “terra di mezzo” c’è nell’elettorato del PD. Gente che crede nella democrazia vera a tal punto, che potrebbe senza problemi voltarti le spalle. Gente che vuole risolvere davvero i problemi di questo paese cominciando col fare piazza pulita di ogni ignobile inciucio. Gente che vuole lì esercizio delle primarie, dei referendum e del bilancio partecipativo come strumenti quotidiani e non occasionali di democrazia diretta. Gente che vuole i ladri e i corrotti in galera, e gli onesti in parlamento. Gente che non ci sta più a firmare cambiali in bianco, a nessuno, e non vuole più pagare per chi non ha mai pagato in vita sua.

Riflettici su, Bersani. In fretta. La partita su lavoro e pensioni è da riaprire tutta altrimenti l’Italia si scassa, e l’Europa intera tornerebbe in crisi. La banca d’Italia, non più di tre mesi fa, aveva diffuso i dati della ricchezza delle famiglie italiane: una media di quasi 500mila euro a famiglia. Ciò vuol dire che i ricchi italiani ci sono eccome, e stanno portando alla fame e alla disperazione milioni di oneste e sane famiglie di operai e lavoratori dipendenti. Che non accetteranno, che non si rassegneranno perché c’è un limite a tutto. Monti eviti di parlare di sondaggi favorevoli dal Giappone, che mi ricorda tanto Berlusconi. Se vuole sondaggi veri li venga a fare in piazza il tredici di aprile. E se non gli sta bene torni a fare il professore alla Bocconi e si porti dietro la Fornero, che è meglio. O li licenziamo noi, senza articolo 18.
E tu Bersani, se hai a cuore l’Italia e il PD, pensaci bene prima di far salotto con certa gente.

Stefano Olivieri

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POLITICA
12 settembre 2011
ARIA DI "GRAN CONSIGLIO" IN CASA PDL ( di Stefano Olivieri)


Arrivano alla spicciolata, si affacciano e poi se ne vanno. Il neo segretario Alfano vara preoccupato la linea durissima (alla faccia della democrazia interna) e annuncia che d’ora in poi coloro che non saranno d’accordo con le scelte del partito si dovranno “accomodare ai bordi del campo”. Beppe Pisanu, la Marcegaglia, Bonanni della Cisl. Alemanno da Roma, Tosi da Verona ( non è PDL ma il suo niet fa ancora più male, se possibile). Infine la Polverini, ma soltanto per adesso.

Il PDL perde i pezzi non soltanto come consensi nel paese, ma anche e soprattutto fra i suoi stessi eletti. Il cavaliere è sempre più nero e sempre più solo, in questo suo disperato tentativo di far sembrare l’Italia il paese dei suoi miracoli. Ora si dovrà guardare anche dagli amici, anche dai più fidati. C’è aria di fronda, da “gran consiglio” di mussoliniana memoria.

In Italia, del resto, non esiste purtroppo l’impeachment e in qualche modo si dovrà trovare una soluzione, all’italiana, appunto. Sicuramente ci stanno già lavorando, da qualche parte. Sicuramente a palazzo Grazioli pure, per una possibile e personalissima exit strategy. La magistratura incombe, e pare non più soltanto su questioni di badanti intime, stavolta. La via di fuga  va preparata per bene, in fin dei conti stiamo parlando del più grande statista degli ultimi 150 secoli. peccato che i suoi amici del nord Africa abbiano avuto qualche contrattempo, perchè a lui il caldo piace assai.

Alfano chiede ai grandi del PDL di rendere conto sul web dei loro finesettimana, per una questione di etica. Attendiamo di conoscere l’indirizzo web del blog del premier, per consultarlo.

Intanto Borsa e spread anche oggi tornano a segnare in Italia, purtroppo, profondo rosso. E la UE subito ammonisce di tenersi pronti per una manovra aggiuntiva e convincente. Sono inflessibili questi europei, forse vogliono vedere anche il taglio del presidente del consiglio, per convincersi.

Stefano Olivieri

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16 agosto 2010
IL GATTO E LA VOLPE ( di Stefano Olivieri)
 

La Costituzione Italiana non è un discorsetto, non è lo sproloquio accroccato e vecchio come vorrebbe far credere l’ineffabile ministro Alfano. Un ministro della Giustizia che in un minuto è riuscito a testimoniare non solo di essere di parte, come un ministro della Repubblica mai dovrebbe, ma di essere anche profondamente ignorante della sua materia istituzionale, quella per la quale è fra l’altro profumatamente pagato da tutti i contribuenti italiani, che siano elettori o no di Berlusconi.
E’ più che evidente: il monito del presidente Napolitano ha guastato la festa e i piani di Silvio, che già pensava ai gazebo di votasilvio in piazza, con il suo bel faccione diventato partito ( il simbolo del Pdl non potrà usarlo prima del 2014, senza il consenso di Fini). E’ già politicamente ed eticamente deprecabile – lo abbiamo scritto veramente troppe volte – che un premier di tutti gli italiani abusi del suo ruolo istituzionale per fare una campagna elettorale permanente. Sono stati così continui i suoi strappi che purtroppo ormai nessuno ci fa più caso, che è cosa però assai diversa da quel “presidenzialismo di fatto” che lui e la sua cricca vorrebbero farci digerire senza neanche un bicchiere di bicarbonato.
E così, non potendo rispondere direttamente a Napolitano (troppo alto il consenso popolare per l’inquilino del Quirinale), il cavaliere manda, incarica. Da una parte i suoi giornalai preferiti, a tuonare dalle pagine del Giornale e di Libero sugli acquisti impropri di cucine Scavolini per la coppia Fini Tulliani. Roba che in tempi normali non riempirebbe nemmeno l’ultima pagina delle riviste di gossip. Dall’altra manda il gatto e la volpe nel paese dei balocchi a incontrare Pinocchio (che sarebbe poi l’elettore italiano, quello definito dal premier come “un ragazzino di undici anni e neanche troppo sveglio”. Insomma manda Alfano e Maroni in tv a dire che il “governo tecnico” viola addirittura la Costituzione. Ah però, adesso abbiamo addirittura l’Alfano esperto costituzionalista. Alfano guarda il dito e non la luna, parla di sovranità popolare e dimentica di precisare che questa sovranità va esercitata “nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Ahi ahi signor ministro, se i ministri avessero la patente questa dimenticanza varrebbe almeno dieci punti.
E c’è poi che il governo tecnico (che poi nella Costituzione non è nemmeno elencato, tant’è che Napolitano ha inteso precisarlo : sono tutti governi parlamentari, che richiedono il voto del Parlamento) con l’articolo 1 della nostra Costituzione non ha proprio nulla a che fare. Alfano si vede che non aveva voglia di studiare e si è fidato troppo della sua capacità interpretativa.
E il compare Maroni che gli stava accanto ( e che è anche lui avvocato, poveri noi…) ha rinforzato la dose con la frase : "è senso comune che siamo in un regime presidenziale". Ignorante anche lui, perché nel diritto costituzionale non esiste un “senso comune” che possa andar contro le disposizioni scritte della Carta. Dicesi "Costituzione rigida" quel testo che può essere emendato o modificato o abrogato solamente da legge avente pari rango. La gerarchia, nell'ordinamento giuridico italiano, è: 1. legge costituzionale; 2. legge ordinaria; 3. usi e costumi.
Ed è legge ordinaria appunto quella firmata da Calderoli, la “porcata” come l’ha definita l’odontotecnico suo creatore. Una legge grazie alla quale gli elettori non scelgono più i loro candidati, ma soltanto il partito cui fa riferimento la lista elettorale. La scelta dei candidati, predestinati ad essere eletti se collocati nelle prime posizioni della lista, compete alle direzioni dei partiti e non più al “popolo sovrano”. Ancora più precisamente: la nostra, tecnicamente, è una democrazia “rappresentativa”. In realtà, i cittadini eleggono non un governo (perché, come si è visto, esso promana da una qualsivoglia maggioranza parlamentare), ma i loro rappresentanti in Parlamento. E ciascuno di questi rappresentanti, che sia eletto nella maggioranza o nell’opposizione, in base all’articolo 67 della Costituzione, “... rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”. Come a dire che Fini e Finiani, così come fece Tremonti a suo tempo, sono liberi di non sostenere più Berlusconi e di votare contro le decisioni della maggioranza, a cui pure ancora appartengono. E il successivo articolo 68 sancisce che “I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere (…) dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni”.
“Senza vincolo di mandato” significa infatti che un elettore non può dire a un eletto “ti ho votato perché tu sostenga Berlusconi”. O, meglio, glielo può anche dire, ma l’eletto ha tutto il diritto – costituzionale! – di votare come vuole, pure contro Berlusconi. Altrimenti non esisterebbe l’articolo 94 della Costituzione: ossia, il voto di fiducia e la possibilità (art. 94 co. 4) di votare contro le proposte del Governo.
Se avesse scorso tutto il testo della nostra Costituzione, che è poi non un discorso da cui si possa enucleare una frase a nostro uso e consumo, bensì un insieme di regole e di principi, se lo avesse fatto il ministro Alfano avrebbe scoperto che nella seconda parte, Titolo Terzo, c’è l’articolo 94 che recita:

Art. 94.

Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere.

Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per appello nominale.

Entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta alle Camere per ottenerne la fiducia.

Il voto contrario di una o d'entrambe le Camere su una proposta del Governo non importa obbligo di dimissioni.

La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della Camera e non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione.

Tutto questo ci porta a dire che se domani in Parlamento ci saranno 316 deputati e 162 senatori disposti a sostenere un governo guidato da qualcuno che non sia Silvio Berlusconi, questo governo si farà e l’ineffabile ministro Alfano non potrà gridare al golpe, perché è già tutto scritto sulla nostra Costituzione. Se la legga il ministro, se la ripassino il premier e i suoi compari prima di parlare in tv, che è meglio.
Di dilettanti allo sbaraglio questo paese ne ha le tasche piene.

Stefano Olivieri
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permalink | inviato da Stefano51 il 16/8/2010 alle 9:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
15 marzo 2010
ATTACCO ALLO STATO DI DIRITTO (di Stefano Olivieri )
 

Attenzione italiani, la tv deodorata continua a trasmettere quiz e canzonette ma c’è con buona probabilità un golpe neofascista in atto. Prima l’esproprio del diritto a una libera informazione sancito dalla Costituzione, con il bavaglio ai dibattiti in tv, poi l’attacco dritto al cuore dei diritti dei lavoratori con la proditoria introduzione dell’arbitrato ( e ne approfitto per dire a Cisl e Uil, silenti e collusive : Vergogna, vergogna, vergogna per continuare a definirsi rappresentanti dei diritti dei lavoratori ! Di quali diritti ?). Infine la allucinante vicenda legata alla presentazione delle liste PDL, che è stata raccontata in chiave farsesca e macchiettistica per descrivere l’inadeguatezza e l’impreparazione di chi quelle liste doveva presentare, ma che in realtà nasconde ben altro : l’arroganza del partito di maggioranza relativa nel disapplicare regole comuni, al punto di non tenerne conto neanche in una fase così delicata come quella della presentazione delle liste per una competizione elettorale. La verità è che credevano di farla franca anche a tempo scaduto, pur di sistemare la spartizione interna di posti fra AN e Forza Italia, le due costole di un partito, il PDL, che in realtà non è mai nato perché non si fa un partito, fosse anche un partito di destra, con la volontà di uno solo, espressa dal predellino di un’auto.

Le minacce, le intimidazioni di questi concitati giorni. Un ministro della Difesa, un ministro della Repubblica che si lascia andare e dice “Siamo pronti a tutto!”. Un premier che si presenta al Quirinale – accompagnato fra gli altri proprio da La Russa – e a Napolitano si rivolge più o meno così : “Tra noi due, sono io quello eletto dal popolo. E se ti metti di traverso, vado avanti anche senza di te. Sei finito”. Roba davvero da articolo 289 del Codice penale. Quel decreto salva liste che Napolitano ha rigettato nella sua prima stesura e che poi ha firmato, probabilmente ben sapendo che non avrebbe potuto comunque spianare la strada ad un presidente del consiglio che crede di poter schiacciare sotto il potere dell’esecutivo le regole e i giudici di ogni ordine e grado, dal CSM alle corti di appello fino ai tribunali amministrativi regionali. Un uomo ormai totalmente fuori controllo, che aizza allo scontro a due settimane dal voto, che batte i pugni sul tavolo paragonandosi a Carnera. Poi è arrivata la tegola dell’inchiesta di Trani e la formalizzazione – è notizia di queste ore – che Berlusconi è ancora una volta indagato. L'ipotesi di reato dovrebbe essere quella di concussione per le presunte pressioni fatte dal premier per fermare Annozero. Lui si dice addirittura scandalizzato ma evidentemente le intercettazioni, e non una sola, devono aver parlato chiaro. Alfano, altro ministro in casacca PDL, manda prontamente a Trani gli ispettori e rilascia dichiarazioni sull’uso illegittimo di “intercettazioni a strascico”. Ma come si permette, lui, ministro della Repubblica, a parlare alla stampa di uso illegittimo di intercettazioni svolte in una indagine di cui non sa nulla ? Che cosa altro dobbiamo vedere e sentire per affermare che qui in Italia, nel marzo del 2010, a due ettimane da importanti elezioni regionali si sta consumando un vero e proprio golpe ?

Ecco che dobbiamo vedere : il CSM che si allarma e a sua volta mette sotto osservazione stretta l’operato degli ispettori di Alfano. E poi ancora : il cda Rai che si blinda e contro ogni logica, perfino quella di una strategia politica volta a dissipare almeno per una volta la tensione che cresce nel paese, si pronuncia nuovamente contro i dibattiti in tv, malgrado il Tar del Lazio si sia pronunciato per la loro riammissione nel palinsesto delle tv private. Quelle tv che erano state silenziate proprio da quella Autorità per le Garanzie delle Comunicazioni, l’AGCOM, il cui autorevole rappresentante Giancarlo Innocenzi, ex dirigente Fininvest noto agli amici con l’affettuoso nomignolo di “Inox” per la sua inossidabile fedeltà al cavaliere, è stato intercettato in amichevole conversazione con il premier. L’argomento delle loro chiacchiere è noto, il destino di Annozero.

Serve altro ? Una spolveratina di recrudescenza fascista per le strade di Roma (e ovviamente non solo di Roma), con ronde non meglio definite di ignobili giovinastri che continuano a devastare e a picchiare senza ragione, soprattutto extracomunitari, senza che il sindaco Alemanno intervenga in modo risolutore ? Servono gli scontri a Tor Vergata, ad opera del blocco studentesco ? Si sta aspettando la scintilla, il morto, per intervenire con una bella repressione poliziesca ? Avete capito di che cosa si sta parlando ? So che è difficile, quasi impossibile estraniarsi anche solo per un attimo da questa continua rissa mediatica, ma è indispensabile tornare consapevoli della realtà. Diceva Ennio Flaiano circa 100 anni fa : "La situazione politica dell'Italia è grave, ma non è seria". Ecco, appunto : il rischio è di prenderla a ridere, mentre quello lì ci rifila il colpo di stato.

Questa è una lunga notte per la democrazia italiana. Lunga e pericolosa, perché di qui alla fine di questa legislatura, nel 2013, ogni residuo diritto democratico è destinato a scomparire. Siamo in reale emergenza democratica e se è in corso, come io temo, un attacco preordinato allo Stato, è bene cha questo punto che il paese si svegli dal suo torpore. Se esistono le prove insindacabili e inappuntabili che il premier ha volutamente e consapevolmente esercitato indebite pressioni su AGCOM e RAI per mettere il bavaglio al libero dibattito politico, ebbene queste prove oggi devono essere esibite a tutti i cittadini, perché la democrazia possa continuare ad esistere. Il paese si sta sgretolando sotto la crisi economica e il governo invece di porvi mano lavora a tempo pieno per coprire le malefatte di un premier inetto e pericoloso. Queste due settimane che mancano alle elezioni siano utilizzate dai leaders dell’opposizione per un più che opportuno risveglio della coscienza nazionale. Altrimenti non ci restano che i CLN.

Stefano Olivieri

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SOCIETA'
2 luglio 2009
Il giudice Mazzella, la cena e il libro ( di Stefano Olivieri)
 Riprendo una ADNKRONOS del 22 maggio scorso :

Roma, 22 mag. - Una serie di riflessioni sull'Italia, frutto di una ''conversazione tra amici''. Al centro il valore delle Istituzioni per il mantenimento dell'identita' e dell'unita' del Paese. Le riflessioni sono contenute nel libro scritto da Luigi Mazzella, giurista e politico, ''Casta?Italia. Il diario al tempo del grido: Delenda Res Publica!'' (Avagliano, edizione fuori commercio, pp. 270). Mazzella ne parlera', martedi' 26 maggio, alle 18,30, presso il circolo Antico Tiro a Volo di Roma, alla presenza di Ettore Boschi, Pier Alberto Capotasti, Roberto Gervaso, Antonio Ghirelli e Annibale Marini. ''Il libro - spiega all'ADNKRONOS Luigi Mazzella - e' il frutto di una conversazione 'tra amici' sulla base delle mie considerazioni diaristiche ispirate dall'osservazione della realta' che ci circonda. Il tema principale e' determinato da una preoccupazione serpeggiante: se si attaccano le Istituzioni, che rappresentano il 'cemento' del Paese, si corre il rischio di sfaldare l'unita' e l'identita' della Nazione. E' necessario, invece, mantenere un forte rispetto per il quadro istituzionale repubblicano, proteggendo quanto piu' possibile il Parlamento, la Corte Costituzionale e tutti gli altri organismi che compongono l'architettura dello Stato''. ''Sarebbe il caso - aggiunge poi Mazzella - di fare tesoro ad esempio, dell'esperienza francese. Anche nella prospettiva dell'Unione Europea, il paese transalpino salvaguarda le sue Istituzioni mettendole al riparo da ogni eventuale attacco. La Francia, peraltro, fa leva sempre su un forte sentimento nazionale presentando con un paese coeso sulla scena internazionale. La Francia, sempre piu' unita, sara' in grado di giocare un ruolo fondamentale nel contesto politico europea. Un paese che si sfalda, rinunciando alle sue Istituzioni e' destinato ad essere sempre piu' debole e ininfluente. Chi rimane una Nazione unita intorno alle sue Istituzioni e alla sua identita', puo' contare su una marcia in piu'. Inoltre, non bisogna mai confondere il ruolo che un'Istituzione riveste dalle persone che la rappresentano".

Pare che la tanto discussa cena fra Mazzella, Berlusconi, Letta, Alfano e l’altro giudice Napolitano sia avvenuta proprio nella prima quindicina di maggio 2009. Che la “conversazione fra amici” che avrebbe originato il libro ( 270 pagine, davvero una bella conversazione, ndr.) possa essere proprio quella con Berlusconi ed Alfano, appare improbabile, anche se non si può escludere che il premier sia stato invitato anche in precedenza dall’amico giurista, che è stato anche un suo ministro.

Comunque sia, una lettura a “Casta ? Italia. Il diario al tempo del grido : Delenda Res Publica” io la consiglierei, a chi è in grado di reggere 270 pagine di Mazzella. Magari si scopre qualcosa di apprezzabile.

Stefano Olivieri
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POLITICA
9 dicembre 2008
Ma la questione non è soltanto morale ( di Stefano Olivieri)
 

Noi italiani ci innamoriamo facilmente delle parole prima ancora dei concetti ad esse sottintesi. Le nostre parole possono essere pietre, ma anche ombrelli per coprire, camuffare la realtà, lasciarla indistinta e dunque duttile alla prossima convenienza. Facciamo tante affermazioni di principio e alla prima occasione le smentiamo, il nostro premier in questo giochetto è un vero asso. Siamo ad esempio tutti antirazzisti, salvo poi portare in parlamento misure per la limitazione dei diritti dei diversi da noi, dalla scuola alla religione, dal diritto di cura a quello di una abitazione, per non parlare del lavoro. In Italia non basta nascervi per essere italiani come accade negli USA, ma con lo sponsor giusto puoi comunque arrivare dove vuoi anche se sei un albanese o un romeno : puoi fare spettacolo in tv ( Kledi : “..a noi albanesi ci ha salvato Amici..”) o perfino essere chiamato a ricoprire, come la Badesku, una carica pubblica da un sindaco di AN che fino al giorno prima delle elezioni ha dipinto il tuo popolo come il principale pericolo per la sicurezza dei cittadini romani. Gli esempi di questo genere sono innumerevoli e naturalmente non riguardano in modo esclusivo la destra, ma esiste per tutti un denominatore comune : la politica per catturare consenso adotta sempre più spesso atti simbolici – direi più pertinentemente mediatici - per riparare e correggere i comportamenti dei suoi rappresentanti non sempre irreprensibili. Il mix che ne deriva è micidiale per la comprensione dei fatti politici, per la lettura della cronaca quotidiana oltre che per la crescita del comune senso civico. Insomma, più semplicemente, fa male alla democrazia.

In questi giorni si riparla di “questione morale”. Nella vulgata comune questa definizione pare debba riguardare in modo esclusivo la sinistra, non fosse altro per il fatto che il primo ad adoperarla fu Enrico Berlinguer. In realtà la questione morale riguarda la (classe) politica in senso lato, la sua (in)capacità di rapportarsi ai cittadini in modo trasparente e obbediente alla Costituzione. Questa è ben inteso solo la conseguenza, percepita e metabolizzata in modi diversi dalla gente comune : c’è chi si allontana schifato, chi invece è attratto proprio dalla nube indistinta dell’intreccio tra affari e politica, che sembra creata apposta per nascondersi dentro e fare il proprio comodo; chi vorrebbe fare tabula rasa di tutto salvo poi consegnare la testa della rivoluzione a un capopopolo sconosciuto e chi infine sta alla finestra a guardare borbottando, senza far nulla e aspettando che le castagne dal fuoco le levi qualcun altro. In ogni caso la partecipazione democratica va a farsi benedire e con essa un migliore e più decoroso futuro per noi tutti.

La causa, o per meglio dire le cause della “questione morale” riguardano tutti noi, nessuno escluso, insomma l’intero paese. Le origini sono lontane e la forzata convivenza con il male ci ha resi tutti un po’ simili a lui, in un rapporto drogato di schizofrenica dipendenza. E quando le cose vanno male, malissimo come in questi giorni, quando temiamo di perdere anche quel poco che abbiamo diventiamo ancora più confusi di fronte al potere, ondivaghi fra il vassallaggio più servile e il giustizialismo più bieco. I mille fuochi che il malessere sociale sta accendendo in Italia possono così portare con lo stesso indice di probabilità verso strade fra loro antitetiche quanto pericolose, da una parte a una improvvisa e disordinata insorgenza popolare, dall’altra a una stretta autoritaria, a una prova muscolare del governo, a un golpe insomma. E forse messe in sequenza le due prospettive non sono nemmeno antitetiche, bensì complementari, la fase uno e la fase due di un preciso disegno eversivo.

Così parlare oggi di questione morale dopo che due magistrature hanno fatto un po’ a cazzotti fra di loro, non ha senso se non quello di consentire al premier Berlusconi di avviare il suo personalissimo disegno, altro che bene del paese. Mastella e De Magistris, Iervolino e Bassolino, Chiamparino e Domenici, Villari e La Torre, il PD del Nord e quello del Sud, la sinistra sporca e la destra pulita sono ballon d’essay, fuochi d’artificio per farci stare a testa in su mentre Alfano e Berlusconi infornano la loro riforma della giustizia, con al primo punto il blocco delle intercettazioni. E’ la luna che occorre guardare, non il dito, e la luna ci dice che siamo in emergenza democratica. Se scompare l’autonomia della magistratura, se scompare l’obbligatorietà dell’azione penale la nostra democrazia può chiudere bottega. Ci sarà anche qualche pecora nera fra i giudici, ma qui l'ansia riformista (???) del governo rischia di buttare via il bambino insieme all’acqua sporca, cari miei. E mi meraviglio che ex magistrati come Violante non riescano a percepire lo straordinario pericolo che sta correndo il nostro paese.

Vigiliamo, anche se siamo sotto Natale. Partecipiamo allo sciopero del 12 dicembre e portiamoci dentro, rendiamo visibile anche questa nuova grande emergenza. Laviamo anche bene i nostri panni sporchi in famiglia e non cediamo alle provocazioni del plurindagato su questioni morali, lasciamo che Berlusconi apra la bocca e gli dia fiato e ribattiamo semmai sul terreno delle vere emergenze del paese, che si meritano davvero un altro presidente del consiglio e un altro governo.

Stefano Olivieri
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