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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
SOCIETA'
30 maggio 2012
CHI PAGA L'EMERGENZA ( di Stefano Olivieri)


Da www.finanzautile.org l’elenco delle accise che attualmente incidono per il 52 % sul costo totale di un litro di benzina in Italia:

Guerra in Abissinia del 1935 (1,90 lire)

La crisi di Suez del 1956 (14 lire)

Il disastro del Vajont del 1963 (10 lire)

Alluvione di Firenze del 1966 (10 lire)

Terremoto del Belice del 1968 (10 lire)

Terremoto del Friuli del 1976 (99 lire)

Terremoto in Irpinia del 1980 (75 lire)

Missione in Libano del 1983 (205 lire)

Missione in Bosnia del 1996 (22 lire)

Rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004 (0,020 euro, ossia 39 lire)

Decreto Legge 34/11 per il finanziamento della manutenzione e la conservazione dei beni culturali, di enti ed istituzioni culturali (0,0073 Euro)

0,040 Euro per far fronte all'emergenza immigrati dovuta alla crisi libica del 2011, ai sensi della Legge 225/92

0,0089 per far fronte all'alluvione in Liguria ed in Toscana del novembre 2011

0,112 Euro sul diesel e 0,082 Euro per la benzina in seguito al Decreto Legge 6 dicembre 2011 n. 201 «Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici» del governo Monti.

MA non finisce qui: perché come spesso accade in Italia – abbiamo una tassa sulla tassa. Su questi 25 centesimi di euro infatti, sommati alla vera e propria imposta di fabbricazione (definita per decreti ministeriali), viene aggiunta pure l’Iva del 20%.

Ma quanto guadagna lo Stato?: i conti sono facili, ogni centesimo di aumento sul carburante comporta un maggiore introito di circa 20 milioni di euro al mese per le casse dello Stato. Secondo i dati dell’Unione petrolifera nel 2007, le entrate fiscali alimentate dai prodotti petroliferi sono state superiori ai 35 miliardi (24,7 derivanti dalle accise e 10,5 dall’Iva).

All’articolo di finanza.org manca l’ultimo prelievo, quello deciso oggi dal governo per far fronte all’emergenza del terremoto in Emilia.

Ciliegina sulla torta: si è saputo che il ministro Passera si è raccomandato ai petrolieri italiani, affinché facciano scendere il prezzo dei carburanti quel tanto da bilanciare l’ennesimo balzello. Passera farebbe meglio, piuttosto,  a farsi consegnare dall'ex ministro Romani il decreto con cui questo autorizzava pratiche di fracking (prospezioni geologiche particolari che hanno l'intento di ricavare gas dalle rocce sedimentarie) esattamente negli stessi comuni emiliani oggi interessati dal sisma. E il governo dovrebbe avviare una indagine rigorosa e non accontentarsi delle assicurazioni di chi quelle trivellazioni effettua. 

Ma il punto, squisitamente politico, è un altro. Questa era l’occasione giusta per testimoniare un cambiamento di rotta ai tartassatissimi italiani, in primis i lavoratori dipendenti e pensionati, che il prelievo fiscale ce l’hanno direttamente alla fonte e sono stati già duramente toccati dai blocchi contrattuali e dalla riforma sulle pensioni. Il cambiamento di rotta doveva, deve essere ogni giorno di più votato al riequilibrio. Altrimenti, caro premier Monti, l’insorgenza civile delle fasce economicamente più deboli diventerà qualcosa di più di una ipotesi e la tenuta dello stato democratico sarà davvero a rischio. Il vero cambiamento proprio su una emergenza del genere, il vero segnale che la gente si attende doveva essere quello di cercare finalmente le risorse che servono nelle tasche giuste, quelle che con la crisi si sono riempite, a spese dei poveracci. Il cambiamento poteva e doveva essere quello di bloccare, per esempio, i 500 milioni l’anno che vengono inutilmente spesi per il progetto ponte di Messina, che non si farà mai, almeno per il prossimo quarto di secolo, a prescindere dal rischio geologico (!!!) di una città come Messina che ha conosciuto nel 1908 il sisma più devastante dell’intera Europa. Oppure le centinaia di milioni spesi ogni anno in armi e soldati mandati all’estero, a combattere AlQaeda mentre in patria la criminalità organizzata, da quel che purtroppo sembra, ha già rialzato la testa.

Il cambiamento, infine, non può essere certo quello di risolvere i problemi dell’emergenza con la tassazione indiretta, spalmata sul consumo di benzina e sul bisogno di mobilità dei lavoratori italiani. Non serve essere professori alla Bocconi per capire che in un paese dove la merce viaggia su gomma, anche due centesimi di aumento della benzina (così come anche il paventato aumento dell'Iva) finiranno per far lievitare la tassa più odiosa di tutte, l’inflazione che colpisce soprattutto la povera gente.

Questa era invece l’occasione giusta, per esempio, di avviare la forzata solidarietà, attingendo dai depositi bancari, di quei ricchi e gaudenti cittadini che finora hanno avuto il braccino corto, come si suol dire. E non si è fatto, perché è sempre più facile drenare il sangue a chi ha già la cannula infilata nella vena.

Sa, presidente Monti? Non sarà sempre così. Ho l’impressione che lei e gli altri ministri vogliate confidare troppo sulla sopportazione di una ben precisa classe di cittadini. Il  rigore e l'equità del suo governo, egregio presidente, sono sempre più strabici, veda dunque di cominciare ad essere il presidente di TUTTI i cittadini italiani, altrimenti rischia di assomigliare troppo a quel marpione che è stato chiamato a sostituire. E quello lì è uno che non ci è mai piaciuto. Il nostro paese si sta incagliando in acque troppo basse, e al timone adesso ci sta lei, non Berlusconi e nemmeno Schettino. Perciò torni a bordo e dia una bella virata al timone, che è meglio.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it 

14 aprile 2012
PROTEZIONE CIVILE, FONDO A PERDERE (di Stefano Olivieri)

A proposito delle accise sulla benzina per (ri)finanziare la Protezione civile, vi propongo la lettura di un mio articolo di due anni fa. Era il febbraio del 2010 e Bertolaso era il vicerè d’Italia. Oggi al governo c’è Mario Monti, che in qualità di premier potrebbe, e DOVREBBE secondo me, prima di chiedere ai cittadini nuovi contributi per la Protezione Civile, rispondere a tante domande a cui Berlusconi e Bertolaso non hanno dato risposta.
Prima di contribuire all’ennesimo aumento della benzina (EGREGIO PREMIER E MINISTRI TUTTI, MA NON AVETE PROPRIO VERGOGNA? ) sarebbe il caso che i cittadini contribuenti riflettano su come e dove sono finiti gli euro destinati agli aiuti umanitari. Prima di far pagare gli italiani Monti faccia chiarezza una volta per tutte sul forziere della Protezione Civile di Bertolaso. Non abbiamo più la sveglia al collo. Ecco il testo dell’articolo:

Protezione civile e la cassa della solidarietà ( di Stefano Olivieri)



C’è un aspetto ancora per niente indagato di tutta la vicenda che ha coinvolto in questi giorni i vertici della Protezione civile. Un capitolo non proprio irrilevante data la categoria dei rilievi mossi dai magistrati che stanno indagando, e che riguarda da vicino tutti noi italiani per la montagna di euro raccolti.

Fra le tante sue attività infatti, la Protezione civile gestisce da anni anche la cassa della solidarietà sociale, ovvero il flusso (enorme) di denaro drenato attraverso sms e donazioni di vario tipo per eventi calamitosi. Sono cifre da capogiro, da bilancio dello Stato per intenderci. Ma nessuno finora fra tv e quotidiani ne ha parlato e invece la cosa merita attenzione. Giusto per fare tre esempi :

Tsunami 2004 :

nel dettaglio, la somma (che ammonta esattamente a 45.067.707 euro) e' stata cosi' raccolta: 27.075.252 di euro attraverso l'invio di sms da vodafone, wind, tim e "3", in accordo con rai e mediaset; 4.100.000 di euro da telecom con il contributo degli altri operatori della telefonia fissa; 2.000.000 dalla rai che ha devoluto gli introiti pubblicitari realizzati lo scorso 5 gennaio, giornata di lutto in europa per le vittime delle calamita'. a queste cifre, spiega una nota del dipartimento, "vanno aggiunte quelle raccolte dal comitato 'un aiuto subito' del tg5 e corriere della sera" e quelle versate direttamente sul fondo nazionale della protezione civile. Lo Stato italiano - secondo notizie tratte dal Corriere della Sera – ha contribuito con 70 milioni di euro stanziati, più 38 di crediti a Sri Lanka e Thailandia. Quindi il totale dell'aiuto italiano arriva così a circa 150 milioni di euro. La Protezione civile si occuperà delle risorse donate dagli italiani, alla Farnesina toccherà, sempre in collaborazione con la Protezione Civile, la gestione dei fondi del governo.

Terremoto Abruzzo

Sempre tratto da Corriere.it : “Terremoto Abruzzo: Bertolaso presenta i fondi stanziati dall’Unione Europea

Il Commissario delegato per l’emergenza terremoto Guido Bertolaso ha presentato oggi alla stampa lo stanziamento di quasi 494 milioni di euro da parte dell’Unione Europea per il terremoto in Abruzzo, “il più alto mai concesso ad un paese membro”. Entro la fine di novembre, ha spiegato Bertolaso, l’Unione Europea dovrebbe erogare il contributo, “dopo la firma dell’accordo tra il Governo italiano e la Commissione”.

Il contributo viene stanziato nell’ambito del Fondo Europeo di Solidarietà, finalizzato ad aiutare gli stati membri in caso di gravi catastrofi naturali che abbiamo serie ripercussioni sulle condizioni di vita dei cittadini, sull’ambiente naturale e sull’economia. Si tratta di uno strumento al quale l’Unione Europea ricorre in circostanze eccezionali e che va a integrare gli stanziamenti nazionali per far fronte alle tragedie come quella abruzzese.

L’Italia ha fatto domanda per accedere al Fondo lo scorso giugno, allegando un dossier sui danni totali, stimati in 10,2 miliardi di euro. Il Parlamento Europeo ha dato il via libera allo stanziamento lo scorso 8 ottobre. I fondi saranno utilizzati per interventi mirati a completare l’esigenza abitativa degli sfollati e degli studenti e per il recupero delle infrastrutture essenziali.”

Terremoto Haiti :

la raccolta fondi è ancora in corso (tramite il numero 48 540) e anche in questo caso la Protezione Civile italiana fa da collettore principale.

Ora la domanda che l’Italia ha sulla punta della lingua è sicuramente questa : che fine hanno fatto tutti questi soldi ? Se è vero, come pare, che lo stesso Bertolaso inizia ad ammettere che qualche defaillance nei controlli – e qui ci riferiamo non agli sms inviati, ma direttamente agli appalti alle ditte e ai rapporti fra ditte e Protezione civile – c’è stata, non è lecito pensare che anche la gestione della cassaforte della solidarietà sociale, affidata da Berlusconi a Bertolaso, possa avere più di qualcosa che non va ?

Aspettiamo fiduciosi che qualcuno ci risponda, prima che la Protezione civile divenga una spa e il presidente del Consiglio si trasformi in presidente del consorzio. Perché sapere che ci sono imprenditori che ridono delle disgrazie altrui fa male, ma apprendere, semmai fosse, che è il Governo a farci la cresta, dovrebbe far partire il licenziamento in massa per tutto l’esecutivo. Ancora brucia la memoria dello scandalo della missione Arcobaleno.

Era il 15 febbraio del 2010, oggi siamo nel 2012 e nessuno ci ha ancora detto dove è finito quel fiume di denaro. L'attuale presidente del Consiglio dovrebbe farcelo sapere, prima di chiederci altri soldi. Un contributo di chiarezza e di trasparenza verso chi ha già l'acqua alla gola per il lavoro che non c'è, le pensioni di fame, l'IMU, l'inflazione alle stelle, la benzina tartassata.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it


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