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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
27 novembre 2010
COMPLOTTI INTERNAZIONALI ( di Stefano Olivieri)


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30 agosto 2009
Dopo gli Usa di Obama anche il Giappone svolta a sinistra e la Germania si prepara a farlo ( di Stefano Olivieri)
 



Nel gruppo del G8 quello del Giappone è il secondo Stato che cambia il suo governo, dopo la crisi economica planetaria. Negli Usa hanno vinto i democratici con Obama. Ora anche in Giappone vincono i democratici con Yukio Hatoyama. In realtà hanno stravinto, strappando ben 200 seggi in parlamento agli avversari, che erano al potere da oltre 50 anni. In Germania nelle elezioni regionali arretra il partito della Merkel e a sinistra esplode la Linke (il partito di sinistra nato dalla fusione fra i postcomunisti della Pds e i ribelli della Spd), facendo affacciare l'ipotesi di una nuova coalizione rossoverde.

Il liberismo comincia a pagare dazio. Quanto dovremo aspettare da noi ?

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

POLITICA
3 aprile 2009
MISTER OBAAAAAAAAAAAAAAAAMA ! ( di Stefano Olivieri)
 
Così ora gli piace anche se abbronzato. E quanto gli piace ! Un corteggiamento così asfissiante che Barack avrebbe potuto intentargli tranquillamente causa per stalking se soltanto il g20 si fosse tenuto nel nostro paese. Ma il premier Usa è comunque avvertito, a Luglio alla Maddalena non potrà sottrarsi ad abbracci, pacche sulle spalle, tastatine, guanciaguancia e chissà quali altre “carinerie”. Silvio ha già allertato i suoi fotografi, vuole un album completo di lui accanto al pennellone nero in tutte le pose, ci mancherebbe. Non è andato in America per festeggiarlo quando è stato eletto per non rubargli la scena, ma ora è tutto diverso, ora Obama è presidente anche lui e fra presidenti, si sa, ci si da del tu e ci si abbraccia spesso e volentieri, anche quando si è di idee distanti.

E' la vita. Sembrano passati millenni dall’idillio con il cowboy texano caduto rapidamente nell’oblio del nostro premier, ora è Obama il trend da inseguire, da accalappiare, da circuire spasmodicamente. Ogni mezzo è lecito per poter lanciare servizi su Libero dal titolo “Io e Barack”, e dunque tutti al lavoro, Saccà ripassi in fretta l’elenco delle signorine che stavolta altro che maggioranza al senato, qui si scrive la storia futura dell’umanità intera e sotto deve esserci anche la firma del cavaliere.

Pazienza per le gaffe, per quei decibel in più che hanno infastidito la regina Elisabetta dopo la foto di gruppo a Londra. Tanto ormai lo sanno tutti al mondo che Silvio è fatto così, verace come una vongola e smanioso come una partoriente quando stravede per qualcuno. Non ci si può far nulla, manco Bonaiuti e Capezzone in coro riuscirebbero a giustificare il suo comportamento strabordante, eppoi in fondo all’Italia che lo vota va bene così, che si lasci pure andare il premier del paese dei furbetti e dei mazzettari, alle volte una strizzata d’occhio fatta al momento giusto vale più di una firma ad un protocollo d’intesa. Quindi Obama forever alla grande, che non si pensi mai che l’Italia non ama l’America. E se qualcuno poi fa domande più precise, e chiede per esempio perché anche da noi non mettiamo in gabbia truffatori e corruttori come sta facendo Obama, si può sempre rispondere che si tratta della solita mistificazione della sinistra.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

27 gennaio 2009
La politica dei polli (di Stefano Olivieri)
Se un anno fa qualcuno mi avesse detto che avrei riportato qui un articolo di Famiglia cristiana gli avrei dato del matto. Ma leggete un po' questo articolo :

I POLITICI E LA CRISI ITALIANA: 
COME I "POLLI" DI RENZO


La perdita di due punti del Prodotto interno lordo italiano corrisponderà alla perdita di migliaia di posti di lavoro.

«La domanda che ci poniamo oggi non è se il nostro Governo sia troppo grande o troppo piccolo, ma se funziona: se aiuta le famiglie a trovare lavori con stipendi decenti, cure che possono permettersi, una pensione dignitosa». Parole che avremmo voluto sentire dai nostri politici. Le ha dette, invece, Obama Barack, nuovo presidente Usa, all’inizio del suo mandato. Noi abbiamo smarrito il senso di nazione e il bene comune. Siamo una Paese incredibile, metà fiaba e metà incubo.

Nel giorno in cui Obama chiama gli americani a raccolta per affrontare la sfida colossale dell’economia e della povertà, il nostro presidente rincorre i sondaggi: quanti punti potrebbe perdere con la cessione di Kakà, allettato dalle sirene miliardarie dell’emiro? Preoccupato più di Fiorello che passa a Sky, che del calo di due punti del Pil, il prodotto interno lordo italiano. Ma se vince la sfida calcistico-miliardaria (chi è il presidente del Milan?), elude la crisi: «Due punti in meno di Pil non sono un dramma!». Eurostat smentisce a stretto giro di cifre: il tasso di disoccupazione in Italia salirà all’8,2 per cento, cioè 600 mila posti di lavoro in meno.

«Lo stato dell’economia», prosegue Obama, «richiede azioni coraggiose e rapide, e noi agiremo: non solo per creare nuovi lavori, ma per gettare le fondamenta della crescita». Da noi, questa urgenza non si sente. Siamo alle prese con la comica finale del caso Villari e della Commissione di vigilanza Rai: storie di poltrone e di spartizione di potere televisivo.Ma che c’entrano i politici con la tivù? Abbiamo i Tg più brutti al mondo, a tutte le ore le solite frustre facce di politici a "sputacchiare" insulse dichiarazioni. Ma che tivù è questa? Dove sono le notizie, le inchieste? Che fanno i giornalisti, tengono solo il microfono? Eppure, il canone è stato ritoccato verso l’alto, a noi contribuenti costa di più.

In Germania, i partiti della Grosse koalition trovano l’intesa su un piano anticrisi da 50 miliardi di euro, con 9 miliardi di euro in sgravi fiscali per aziende, persone fisiche, aiuti alle famiglie. Le nostre emergenze? Le intercettazioni telefoniche e un federalismo fiscale dai contorni fumosi e inquietanti, l’ennesimo cavallo di Troia della fantasia padana, un contentino da propaganda, un "ossicino" per tenerli buoni. Sarà federalismo solidale, costerà? Tremonti non dà cifre né risposte.L’Azione cattolica italiana ci riporta alle priorità: «È necessario fornire una risposta immediata, forte, di sostegno materiale e morale, alle famiglie e alle persone che vivono il dramma – privato e sociale – della perdita del posto di lavoro». In tempi eccezionali occorrono misure eccezionali. Con il pieno coinvolgimento di tutte le forze politiche e sociali. In altri termini, un vero e proprio "patto di solidarietà" per il bene del Paese, per varcare il guado, prima che sia troppo tardi. Altro che stucchevoli duetti di insulti e aperture tra Premier e leader dell’opposizione (ammesso che ci sia ancora!).

Quel che è stato fatto contro la crisi è ben poco: più promesse che provvedimenti. Nell’attesa che passi la "nuttata". Ma come? L’84 per cento delle famiglie povere sono rimaste escluse dalla tanto decantata social card.

«In questo Paese, nasciamo e moriamo come una nazione, un popolo. Non cediamo alla tentazione di ricadere nella faziosità, nella chiusura mentale e nell’immaturità che ha avvelenato la nostra politica così a lungo»: sagge parole di Obama. Ma i nostri politici, come i polli di Renzo, continuano a "beccarsi" tra loro.

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Fin qui l'articolo, ripreso integralmente da "Famiglia Cristiana" di questa settimana. E siccome non è la prima volta, pare che il settimanale abbia messo la freccia a sinistra e sia in corsia di sorpasso. Perchè fra quei polli di Renzo - chissà perchè - io ci vedo non solo la maggioranza di governo. 50 anni fa nelle chiese italiane si faceva propaganda per la DC e si raccontava che i comunisti mangiavano i bambini. E seppure non è il Papa a parlare, e anche se è vero che la voce ufficiale del Vaticano è il quotidiano L'Avvenire, Famiglia Cristiana è pur sempre il settimanale di riferimento delle parrocchie italiane e oggi  fa molta meno demagogia e più fatti di 50 anni fa, rivolgendosi a muso duro al premier come non ho visto fare da molti quotidiani, che invece continuano a seguirlo mentre mena i cani per l'aia ( sicurezza, intercettazioni, etc.) Se don Camillo fa pace con Peppone le famiglie italiane applaudono e per Berlusconi comincia il conto alla rovescia. Ma questo è un treno che si perde a sinistra, e fa male al cuore constatarlo. Almeno la DC aveva come cinghia di trasmissione le parrocchie, oggi il PD ha voltato le spalle anche alla CGIL. Così non va.

Stefano Olivieri
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21 gennaio 2009
L’ITALIETTA DI BRUNO VESPA DIMENTICA OBAMA (di Stefano Olivieri)


Clamoroso. Gli Usa portano un nero alla Casa bianca e Bruno Vespa a Porta a Porta, il salotto televisivo che celebrò l’elezione e la rielezione di Bush in pompa magna, dimentica l’avvenimento. Ieri sera, giorno dell’investitura di Obama, il ciambellano di corte ci ha dilettato con l’ennesimo drammone a tinte fosche, ovvero la storia di Amanda e Raffaele, i due imputati dell’omicidio di Meredith. Stasera raddoppia con Albano l’italiano e la mestizia avvolge il nostro paese. Scommetto che di tanta sciagurata e ostentata censura si vergognano perfino i più incalliti sostenitori del cavaliere, che ad Obama ha affettuosamente augurato tanta fortuna per corrispondere alle aspettative del mondo intero. Intanto però ha istruito a dovere i fedelissimi della Rai, affinché l’operazione oscuramento iniziasse senza indugi.

Mi vergogno di questa Rai sottomessa, genuflessa oltre ogni dire. Hanno tuonato su Santoro perchè di parte, mi piacerebbe sapere se l'esimio Petruccioli ha approvato questa "dimenticanza" della prima rete televisiva di stato. Pensare poi che Vespa non è manco più della Rai almeno da una decina di anni, ma continua a fare il cavallo di Troia di Berlusconi. Se il vento di Obama mai arriverà nel nostro paese, i primi a saltare via saranno questi cortigiani che ci tengono ancorati a un assurdo medioevo.

Stefano Olivieri
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POLITICA
20 gennaio 2009
Obama e oberla
 

Ottobre 2000 : Sharon scende a sgranchirsi le gambette nella spianata delle moschee. Inizia la nuova intifada, che non è mai finita da allora.

Gennaio 2001 : George W Bush diventa presidente degli Stati Uniti d’America dopo una contestatissima conta dei voti.

Giugno 2001 : Silvio Berlusconi diventa presidente del consiglio per la seconda volta. Non sarà l’ultima…

7 mesi da brivido, mai come allora tante stelle negative si allineavano sul mondo.

Oggi è stato eletto Obama, negli Stati Uniti si volta pagina. Ma quel vento fresco americano deve arrivare anche in Italia. E Il nostro stato ritornare democratico, fuori i mercanti dal tempio !

A loro Obama, a noi oberla. Se vogliamo si può fare. Berlusconi è estraneo al nostro paese, mandiamolo in Tunisia, un po’ di sole gli farà bene. E farà bene a noi soprattutto.

E che si porti dietro il suo circo, per favore. Compresi i nani e le ballerine.

Non serve un PD per defenestrare un tiranno. Basta la voglia di farlo davvero e senza aspettare. Non aspettiamo che l’Italia diventi come l’Argentina, perché oggi siamo peggio che l’Argentina delle pentole in piazza.

Stefano Olivieri

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13 dicembre 2008
Crisi auto, l'occasione per cambiare ( di Stefano Olivieri)

Se perfino Michael Moore “il rosso” si dichiara contro il prestito ultramiliardario alle 3 big dell’auto Usa, vuol dire che finalmente sta succedendo qualcosa di straordinario. O per meglio dire potrebbe succedere se la politica – in questo caso quella Usa, da noi siamo purtroppo in pieno medioevo con Berlusconi al governo – alzasse la testa e si accorgesse finalmente che sì, può accadere che l’impresa talvolta sbagli, anche se si chiama GM o Ford, e allora oltre all’aiuto finanziario occorre imporre condizioni, più che consigli, su come impiegare quei soldi che verranno dati, che poi sono quelli di tutti i contribuenti.

34 miliardi di dollari per risollevare l’industria automobilistica statunitense. In realtà per fare molto di più, ridare fiducia a un intero pianeta invertendo l’effetto domino al ribasso che ha prima sconquassato la finanza e adesso investe anche le imprese produttive. La finanza per il momento è stata aiutata - ed è stato probabilmente un azzardo – senza essere bastonata a dovere per aver barato con i suoi mille trucchi. Non è escluso per questo motivo che il male sia stato del tutto rimosso, il liberismo cieco è una bestia selvaggia che si può domare soltanto sottomettendola del tutto e costringendola in una gabbia di regole condivise da tutti e soprattutto trasparenti. Il benessere artificiale creato dalla trasformazione dei debiti in denaro sonante ha messo in ginocchio prima di tutto i più deboli ed è da questi ultimi che Obama dovrà ripartire : l’America è prima di tutto dei suoi 250 milioni di cittadini comuni, poi vengono le banche e le industrie. Ma ci arriverà prima o poi senza dubbio, speriamo soltanto che faccia presto, altrimenti una nuova bolla speculativa potrebbe mettere in ginocchio definitivamente il più grande paese del mondo. E’ tempo che si smetta di scommettere sui ballon d’essay e si torni a dare credito alle cose che contano davvero, al core business di imprese solide che dimostrino di essere orientate al futuro, per esempio.

Perciò questa crisi dell’auto può davvero tornare utile, per entrare sul serio nel terzo millennio. Abbiamo inventato le autostrade stellari per spostare la nostra voce e le nostre immagini da un capo all’altro del pianeta, ma siamo ancora all’età della pietra per la mobilità fisica. Creiamo megalopoli e torri di cristallo, e poi continuiamo a chiuderci uno dietro l’altro dentro scatolette di latta puzzolenti, continuiamo a far sfumacchiare le nostre industrie e le nostre case come se niente fosse, come se il surriscaldamento globale interessasse Marte e non la Terra.

Il petrolio sta a quaranta dollari il barile, ma non è messo all’angolo, sonnecchia aspettando che passi la paura per uscire di nuovo dalla sua tana. E’ una risorsa fossile e inquinante, che ci è servita in questi ultimi due secoli per arrivare fin qui, ma ora basta. Abbiamo il dovere di cambiare, possiamo cambiare, definitivamente. GM, Ford e quant’altri si decidano una buona volta di tirare fuori i loro progetti nascosti e producano auto pulite e silenziose, ce lo meritiamo a questo punto. E si dia di nuovo credito alle nuove idee, in Italia ci sono ragazzi al politecnico di Torino che hanno già perfezionato uno scooter elettrico che potrebbe invadere il mercato mondiale, e non hanno trovato uno straccio di industria che desse loro credito. La Fiat tiri fuori la cinquecento elettrica che ha nel cassetto, senza indugi, ha l’occasione con la sua esperienza nel segmento delle piccole e medie cilindrate di mangiarsi il mondo, se lo vuole. Se farà questo, a carte scoperte, troverà non solo l’aiuto dello Stato ma anche quello dei piccoli risparmiatori.

Abbiamo bisogno di riprendere a sognare, soprattutto sotto il nero cupo di questa crisi. Ma deve essere un futuro a colori, e quei colori li vogliamo decidere noi. E’ tempo di farlo.

18 novembre 2008
SIAMO NOI LA MAGGIORANZA (di Stefano Olivieri)
 

Il 53 % degli Italiani, spicciolo più spicciolo meno, fra Camera e Senato ( e contando anche il voto estero) NON ha votato per Berlusconi alle ultime elezioni. Il dato è grezzo e ovviamente non tiene conto delle regole elettorali, e faccio sempre un certo sforzo a definire regole quelle della legge Calderoli. Resta il fatto che il PDL – che fra l’altro NON è un partito come il PD ma ancora oggi una semplice coalizione, visto che a parte le dichiarazioni varie nulla di concreto è stato fatto in direzione di un partito unico della destra ( e la Lega comunque ha già detto che ne resterà fuori), resta dunque il dato elettorale che ci dice che la coalizione vincente non è andata oltre il 47, 3 % al senato e il 46,8 % alla Camera dei deputati. Certo c’è stato poi qualche piccolo aggiustamento in favore di Berlusconi dovuto allo shopping elettorale, ma insomma i numeri sono quelli.

Il PD era alla data delle elezioni e resta dopo circa sei mesi di governo il primo partito italiano per consistenza di voti. Un primato pagato duramente, con la sinistra al completo fuori dal parlamento. Ma il popolo che quella sinistra ha votato – e non parlo soltanto di sinistra estrema, ad esempio fra gli esclusi c’è stato anche Boselli – è ancora nel nostro paese, lavora e paga le tasse come tutti, ed è indiscutibilmente anche lui contro Berlusconi. Demonizzare l’antiberlusconismo oggi, con un paese piantato profondamente in una crisi senza precedenti per l’effetto combinato di una congiuntura planetaria e di un governo italiano che ha scelleratamente dilapidato molte risorse per scopi elettorali, vuol dire non comprendere fino in fondo la crisi che c’è nelle famiglie italiane. Se ai lavoratori chiedi per che cosa voterebbero a favore, ti risponderanno che aspettano una manovra che ridistribuisca reddito alle fasce deboli, almeno il necessario per fare fronte all’aumento dei prezzi. Perché in Italia continuiamo ad avere pasta e pane carissimi, benzina alle stelle, ma stipendi e salari sempre più frenati. Se poi chiedi agli stessi lavoratori quanto di tutto questo sia stato realizzato da Berlusconi, la loro risposta non può essere interpretata come antiberlusconismo soltanto perché ti rispondono “nulla”. Il governo ha aiutato e continua ad aiutare banche, petrolieri, corporazioni e tiene sulla spina tutti gli altri, cerca di dividere i sindacati, offende e deprime le speranze di studenti e precari, ricaccia le donne lavoratrici fra le mura domestiche, criminalizza tout court i lavoratori extracomunitari per nascondere la sua cecità politica e la sua debolezza organizzativa e gestionale della cosa pubblica.

Forti del potere delle loro tv e giornali, continuano a sputare veleno sull’opposizione in parlamento e nel paese, dicendo ai cittadini che quelli di sinistra oltre che fannulloni sono anche disfattisti e poco patrioti, perché inseguono la logica del “tanto peggio tanto meglio”. Ora hanno lanciato il pacco di natale da 80 miliardi, bum ! Un tesorone così chi l’ha mai visto, e da dove sono usciti tutti questi soldi ? Naturalmente a questa domanda non si risponde mai, come da consumati venditori di pentole. Dentro il pacco c’è la ormai logora social card, rivenduta migliaia di volte ma ancora non attiva, e ci sono i soliti regali alle imprese e ai lavoratori autonomi, che potranno far slittare di qualche mese il pagamento dell’acconto fiscale. Poi, quando nella lista compaiono i soliti rompicoglioni dei lavoratori dipendenti, i soldi sono già finiti, non ce ne è ad esempio a sufficienza per detassare la tredicesima ( che sarebbe, diciamolo, anche una miseria come aiuto, ma sempre meglio che niente).

E adesso spunta anche la deflazione. Dopo mesi e mesi di crescita zero del pil, durante i quali tutti quelli che potevano fare il loro prezzo ( commercianti, imprese, servizi, etc) non hanno esitato un attimo a continuare a spellare gli stipendi delle famiglie con continui rincari e aumenti, ora all’improvviso si sono resi conto di aver raggiunto il fondo della botte e finalmente abbassano i prezzi. Ma il governo Berlusconi è stato molto più previdente dei suoi elettori, perché la deflazione l’ha già scaricata in anticipo taroccando i tassi di inflazione programmata così da abbassare i budget contrattuali e quindi, alla fine di questa partita di giro chi paga : naturalmente sempre gli stessi, la povera gente, vittime predestinate di una sorta di pnac ( plan for a new american century) in salsa d’Arcore, vedrete che cosa sarà dell’Italia alla fine di questa legislatura se lasciamo lì Berlusconi per cinque anni.

Un’opposizione troppo moderata a un governo così platealmente antidemocratico e liberticida è come il burro fuso sulla crocca di pane caldo. Alla fine si fondono insieme e fine delle trasmissioni, fine anche della democrazia. Io non ci sto, e sto dentro a un partito che è il primo partito italiano per consistenza di voti. Sono consapevole di non poter attendere cinque anni – sono già costretto a cercarmi un secondo lavoro per recuperare i tagli programmati al mio stipendio da Brunetta – e voglio, fortissimamente voglio FARE QUANTO MI CONSENTE LEGALITA’ E DEMOCRAZIA per ripristinare al più presto un governo del paese più giusto, più solidale con le fasce deboli, più efficace nelle strategie economiche e sociali. Nemmeno io, come gli studenti dell’Onda, voglio pagare i costi di una crisi gonfiata ad arte per arricchire ancora di più i ricchi e sterminare la povera gente. Non ci sto, non posso starci ad aspettare.

Il PD siamo noi, contiamoci a questo punto. Un partito che non è capace di cacciare un Villari cinque secondi dopo il suo voltafaccia ha dei problemi gravi, che in democrazia si risolvono soltanto in un modo : voto a maggioranza. Il PD sia meno ingessato, cambi rapidamente pelle ( un po’ di “abbronzatura” non guasterebbe…) e strategia e si metta sul serio alla testa dell’opposizione, vedrà che li avrà tutti, ma proprio tutti dietro e sarà la svolta, perché un esercito anche malmesso ma UNITO E FORTE DI 19 MILIONI E MEZZO DI ELETTORI – quelli che NON hanno votato Berlusconi – non ha bisogno di tv, o di ministri telecomandati, e nemmeno di veline per farsi sentire, per farsi capire dal paese e dall’Europa. Lanci dunque il partito due o tre linee guida univoche ed essenziali, noi ci armeremo di pennarelli e di megafoni nelle fabbriche e negli uffici, andremo in giro facendo gli uomini sandwich se necessario per martellare l’opinione pubblica, creeremo e ci inventeremo ogni sorta di iniziativa mediatica che sfugga al momento alle redini del padrone, e ben presto un'altra Onda comincerà a montare nel paese. Soltanto così possiamo crescere, soltanto così Veltroni e il PD potranno acquistare consensi fin dalle prossime elezioni europee, ce lo insegna oggi uno come Obama che è stato finanziato soprattutto dalla povera gente in difficoltà per arrivare alla Casa Bianca. Noi siamo andati al governo nel 1996, poi nel 2006, ora non intendo aspettare il 2016. Siamo in maggioranza, siamo noi che dobbiamo metterli sotto assedio, e allora cominciamo subito, chi esita a questo punto è colluso con il regime.

POLITICA
7 novembre 2008
CARINERIE (di Stefano Olivieri)
 

Ci è o ci fa ? L’ultimo clamoroso inciampo di Silvio Berlusconi non mi coglie di sorpresa perché sono ormai più che evidenti i limiti dell’uomo che gli italiani hanno confermato premier per la terza volta, malgrado la palese inadeguatezza istituzionale di Berlusconi.

Qui però il suo candore – “…Era soltanto una carineria…” – è stato quasi disarmante e stava per farci dimenticare che ci riferiamo a un uomo per il quale parlare di gaffe finora è stato soltanto una penosa bugia, come quando non si vuole sparare sulla Croce Rossa. E allora cominciamo a dire le cose come stanno, e cioè che Berlusconi non soltanto è totalmente digiuno di democrazia e del tutto immune agli obblighi morali che comporta la carica che ricopre, ma è anche carente in modo preoccupante di quel minimo di decoro personale che non si acquista con il denaro e nemmeno con la cultura, ammesso e mai concesso che possa dirsi acculturato uno che parla di Romolo e Remolo. Berlusconi insomma è così, non ci fa, il popolo italiano lo ha votato e pazienza, speriamo che almeno stia un po’ più zitto per il futuro.

Il definire una “carineria” il “suntanning” – come lo chiamano negli Usa - di Obama è stato, se possibile, un segno ancora più rivelatore delle categorie mentali a disposizione del premier. La sua faccia di bronzo è molto più reale purtroppo e noi che dobbiamo subircelo ogni giorno ne sappiamo qualcosa.

Sappiamo per esempio di quali altre “carinerie” è stato capace. Quella ad esempio di assegnare il ministero che fu della Pollastrini a una sua pollastrona, con la quale sarebbe scappato volentieri su un isola deserta, per sua stessa ammissione. O quella di tentare di circuire una “puntolina” della Rai ( Virginia Sanjust) regalandole un braccialetto di diamanti di Damiani prima ancora di averla conosciuta, e facendo addirittura un decreto per chiamarla a spese nostre a palazzo Chigi in qualità di esperta. Furono carinerie le sue chiacchierate telefoniche con Saccà, da vero e proprio mercato delle vacche, per sistemare sempre a spese nostre ( la Rai è pubblica) le sue tante protette e ottenerne in cambio qualche voto al senato. Perché la vera idea fissa di Berlusconi non è né lo Stato e nemmeno il potere ma “la gnocca” sulla quale potrebbe fare prima o poi qualche esiziale scivolone, l’ha scritto Feltri che certo lo conosce meglio di me, e 56 milioni di italiani dovranno subire fino a fine legislatura i pruriti senili di quest’uomo.

La sua ammirazione per l’uomo Obama è probabilmente sincera, anzi non è ammirazione ma biliosa invidia per chi è più giovane, più bello, più intelligente di lui e non avrebbe certo bisogno di farsi precedere da braccialetti di diamanti o di chiavi di appartamenti per conquistare i favori di una donna. E se un uomo del genere, per di più nero, arriva addirittura alla Casa Bianca fa crollare all’improvviso le colonne d’Ercole del cavaliere, rendendo all’improvviso più che mai palese la sua retrodatazione e la sua penosa provincialità. Mentre Obama lancia negli USA il suo sogno verso il terzo millennio, qui da noi il becero razzismo di Berlusconi e Bossi lancia le classi differenziate e leggi medievali come la Bossi-Fini, tollera e tenta di coprire i rigurgiti fascisti e gli atti di squadrismo. In tv nei talk show pomeridiani senti parlare soltanto di coppie sul genere Nina Morich – Fabrizio Corona o se va bene Anna Tatangelo- Gigi D’alessio, mai un cenno sulla disgrazia economico sociale di milioni di famiglie italiane. E se qualcuno come Rai tre tenta di farlo i berluscones subito a inalberarsi perché ci vorrebbero cornuti, deficienti e mazziati, anzi “appecoronati” dietro al premier e alla sue infatuazioni senili.

Togliete a Berlusconi i miliardi e la carica di primo ministro, date una grattatina ai suoi lifting e ai suoi trapianti piliferi e non vi resterà in mano nulla che possa più indurre cinque giovani ragazze, per quanto ciniche e spudorate, a sedersi sulle ginocchia di un vecchio. Per fortuna la Matrix pecoreccia di quest’uomo comincia a perdere compattezza e se ne sono accorti per primi i giovani, a cui il futuro preme molto di più dei loro padri e nonni intorpiditi dalla tv. Loro le "carinerie" del premier e della Gelmini le hanno fiutate subito e poi rifiutate, mica sono scemi. L’onda lunga degli studenti è ancora per strada, e attende rinforzi. Arriveranno con gli stipendi pubblici di gennaio, alleggeriti dalle manovre di Tremonti e Brunetta, e allora sì che ci sarà da divertirsi davvero. Voglio proprio vedere i poliziotti in tenuta anti sommossa a fronteggiare migliaia di mogli e madri inviperite, scese in piazza accanto a figli e mariti. Voglio vedere quale carineria si inventerà a quel punto, questa faccia di bronzo.


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POLITICA
5 novembre 2008
OBAMA VINCE, OBERLA SI ADEGUA (di Stefano Olivieri)

Penoso tentativo dei berluscones ieri sera a Ballarò. Tutti ad arrampicarsi sugli specchi per trovare improbabili analogie fra il nuovo presidente USA e il nostro premier, sul genere “ sono ambedue dei selfmade men, si sono fatti da soli e hanno portato la loro storia in politica”.

Che dispiacere per OBerla, costretto adesso a riconoscere non tanto un presidente di colore dal nome musulmano, ma soprattutto la ricetta di Obama per l’America. Una ricetta che ha messo in primo piano i più deboli, quelli veri non l’idraulico Joe di Mc Cain, che sembra uscito dalle scatole della Marvell. Vedremo se anche Berlusconi e il suo governo avranno il coraggio di dire ai loro sponsor, i ceti abbienti italiani composti da imprenditori, commercianti, professionisti che finora hanno ricevuto sempre e soltanto vantaggi dai governi dell’uomo di Arcore, vedremo dunque se avrà il coraggio di dire loro che la musica deve cambiare perché l’Italia così com’è non può andare avanti senza spaccarsi del tutto.

Ci attendono almeno 15 mesi di recessione completa, durante i quali o si introduce per legge un principio di reale solidarietà per risollevare i ceti più deboli, oppure qui da noi i tanti piccli incendi che covano sotto la cenere esploderanno spinti dal vento della disperazione.

Ieri sera Martino, quello che quando era ministro della difesa del governo dei caduti di Nassiryia arrivò a dire ad un intervista che il periodo trascorso al ministero era stato l’esperienza più esaltante della sua vita, ha detto che nell’elenco delle emergenze italiane al primo posto ci sta la Difesa che attende risorse più consistenti. E non si riferiva certo alla difesa del potere di acquisto dei lavoratori, non si riferiva ai quindici milioni di concittadini scivolati nel disagio in questi ultimi anni.

Staremo a vedere quanto la presidenza Obama riuscirà ad influenzare la condotta di un governo italiano piccolo piccolo, che fino all’altro ieri si è rifugiato nei momenti di difficoltà nella sottomissione più completa al guerrafondaio George Bush, presidente uscente e perdente su tutta la linea. Staremo a vedere come e se cambierà l’atlantismo di Berlusconi, con un democratico alla presidenza degli Stati Uniti.

Ci sono tante cose che vorrei chiedere a Obama di cambiare davvero. Che gli Usa ad esempio riconoscano le istituzioni internazionali deputate a decidere sui crimini di guerra, e anche il protocollo di Kioto che gli Usa non hanno ancora sottoscritto. E che riconoscano anche davvero non solo a parole lo statuto delle Nazioni Unite, laddove parla di pace e di guerra. E che riconoscano infine che la democrazia la fanno i popoli con l’autodeterminazione, non gli eserciti invadendo e occupando per anni territori poveri in superficie ma guarda caso sempre molto ricchi nel sottosuolo.

Se Obama si pronunciasse positivamente su queste quattro, cinque cose, prevedo serie difficoltà per la destra nostrana a stargli dietro. Pensare che adesso non c’è più neanche Putin, sulla cui spalla potersi consolare. Ma Berlusconi il provinciale ha già trovato con la sua furbizia la via di fuga, quella di fare dell’Italia non già un grande e virtuoso paese bensì l’arrembante battistrada delle new entries europee, che bruciano carbone e inquinano pur di farsi largo a gomitate nella competizione. Obama porta l’America nel terzo millennio, Berlusconi sprofonda l’Italia in un nuovo triste medioevo. Quand’è che anche noi potremo dire davvero “We can Change” ?

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IL CANNOCCHIALE