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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
POLITICA
12 gennaio 2011
L’Italia per strada e la politica nel palazzo ( di Stefano Olivieri)

 

Certe notizie sono un cazzotto in faccia quando arrivano. La vicenda di David, il piccolo morto di polmonite a Bologna, italiano figlio di italiani per intenderci, ha strappato il velo di ipocrisie che giorno dopo giorno, mese dopo mese continua a coprire il disagio montante di un intero paese. Disagio prima di tutto economico, che ti scombina da un giorno all’altro la lista dei valori, delle cose da fare e da non fare. Che si porta dietro il malessere esistenziale, la salute tua e dei tuoi familiari che condividono la tua sorte. Alla fine sei inghiottito dal buio, le città sono piene di anfratti per questi esseri dimenticati, per i quali esistono pure ottime leggi nazionali e locali, che nessuno però alla fine applica perché non basta dare l’aiuto economico quando sei nel fondo del tuo pozzo, serve una mano vera che ti accompagni fuori, e questa mano è difficile da trovare.

 

Si dice, nel solito rimpallo di responsabilità, che sia stata colpa della madre di David, o della sua famiglia, che ha rifiutato a suo tempo di voler essere aiutata. Ma chi lo afferma dimentica che soprattutto nelle nostre leggi per l’infanzia non c’è la possibilità, bensì è prescritto l’obbligo, per le istituzioni, di intervenire in questi casi di emergenza. Quanti sono questi poveri ? Dove sono? E che cosa sta facendo il governo per aiutarli, al di là della social card? Queste sono le domande da farsi.

 

I poveri che finiscono per strada, italiani o meno che siano, sono soltanto l’avanguardia di un esercito della disperazione e del disagio che la politica, e il governo prima di tutto, non riescono più a intercettare. Dietro di loro ci sono gli studenti preoccupati per il futuro della scuola e dell’università, investite da una riforma senza soldi che taglia e basta. E poi i lavoratori precari, cui vengono offerte sempre meno garanzie : seppure fosse vero che è necessario flessibilizzare il lavoro, che non si può e non si deve pensare al posto fisso, è però altrettanto vero che i padroni, in Italia, complice il governo Berlusconi, continuano a interpretare in chiave schiavista le nuove regole ( legge Biagi, etc) e non hanno alcun interesse a capitalizzare le immense risorse – attualmente sprecate – di competenza e scolarizzazione dei giovani che oggi tentano di entrare nel mondo del lavoro. Gente con centodieci e lode in fisiopatologia – lo abbiamo sentito e visto ieri a Ballarò – che si riduce a fare la segretaria in uno studio edile, e le è andata ancora bene. Così chi ha la possibilità e il coraggio fugge all’estero e l’Italia si invecchia e si impoverisce. L’Italia di Marchionne e di Sacconi, di Tremonti e soprattutto di Berlusconi che dei giovani si interessa soltanto se sono di sesso femminile e senza peli sullo stomaco.

 

Milioni di famiglie sempre più oppresse dai debiti, dal fornaio fino al credito al consumo. Chi paga ha le tasche vuote, chi si fa pagare sempre più spesso evade il fisco e l’Inps perchè sa di farla franca, perché tanto il capocricca lassù ha occhi soltanto per gli imprenditori. La marea di poveri per strada oggi ancora non si vede, c’è chi continua ad aggrapparsi ad amici e parenti e per un po’ riuscirà a sopravvivere. Ma nel corso di quest’anno, verso ottobre, quando forse, se abbiamo fortuna, i media annunceranno la fine della crisi economica, per i nostri poveri sarà il momento più duro. Ricordiamocelo e ricordiamolo a chi di dovere.

 

Comportiamoci da paese civile, torniamo ai problemi, pretendiamo che il governo affronti davvero questa crisi che dai poveri va agli operai, agli studenti, agli impiegati, perchè anche la classe media italiana sta svivolando giù. Mi chiedo: che senso ha proclamare urbi et orbi di aver tenuto i conti sotto controllo se poi più di mezzo paese è alla fame? Provate voi cari Berlusconi, Tremonti, Marchionne, e tutta la vostra plutocratica truppa, a patire anche per una sola settimana quel che sta passando la povera gente e poi diteci che è necessario tenere i conti sotto controllo, e deprimere la spesa per salari e stipendi. Lo Stato dovrebbe investire, e costringere le aziende ad investire in questi casi, invece di risparmiare. Perché il mercato interno così come fate voi non ripartirà mai, e varremo sempre meno in Europa. E nel mondo ? Lasciamo perdere.

 

Berlusconi pensa ai giudici e al suo nuovo partito. L’ha chiamato Italia, rottamando il vecchio nome di Forza Italia per far vedere che lui è nazionalista, ma che bravo. Sotto al simbolo però c’è sempre il suo nome, è lì il trucco. E gli italiani, sempre di più, cominciano a capire che il sogno berlusconiano è una cambiale protestata. Mandiamolo via e ricostruiamo questo paese dal deserto. Ho letto che il libro di un inglese lancia  l'ipotesi suggestiva di Napolitano che si dimette e poi guida al voto e al successo un confuso centrosinistra. Perchè no ? Fatti sotto presidente che ti votiamo tutti.

Stefano OLivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

LAVORO
3 gennaio 2011
SE L’ITALIA DIVENTA FIAT ( di Stefano Olivieri)

Il mondo del lavoro è così, è sempre stato così. Il padrone che scuce i soldi decide e i lavoratori si attengono alle sue decisioni. Questo naturalmente di larga massima, perché poi vanno considerate un sacco di variabili. Come ad esempio i tempi : nel 1800, prima rivoluzione industriale, il padrone faceva il bello e il cattivo tempo in fabbrica e chi non si atteneva alle sue regole poteva anche rimetterci la pelle. Allora non esisteva neanche il termine di classe lavoratrice, figurarsi se esistevano i diritti dei lavoratori.
 
Due secoli dopo, oggi, sembra di essere ancora lì. Prima la globalizzazione dei profitti, poi la roulette finanziaria mondiale che ha preso a scommettere non già più sul valore intrinseco di una impresa ( il suo hardware, i suoi macchinari, la qualità dei suoi prodotti e servizi) bensì sulle sue prospettive di guadagno e di successo nella riffa schizofrenica della borsa mondiale. Le merci che scompaiono insieme a chi le produce in un gorgo anonimo che risucchia in pochi secondi montagne di denaro da una parte del mondo per farle rispuntare da un’altra parte, con un semplice clic, in quel gioco senza senso che ci hanno a lungo spacciato come portatore di progresso e di benessere per tutti e che invece ha diviso il mondo in molti sud e molti nord, segnati dal denaro o dalla fame.
 
Anche la Fiat ha partecipato per tanto tempo all’ebbrezza finanziaria. Smettendo di fare ricerca e puntando a fare solo affari, in realtà disastri, è arrivata sull’orlo del collasso. Per la verità ci è arrivata più volte anche in passato e ha trovato sempre un governo pronto a lanciarle la ciambella di salvataggio. Il denaro investito dall’Italia, diciamo pure dagli italiani tutti con i vari bonus delle rottamazioni, per salvare l’auto made in Italy è stato tanto, ma oggi nessuno se ne ricorda più e quando l’ultimo padrone, l’amerikano Marchionne, l’uomo col maglione, ha cominciato a fare la voce grossa con gli operai e con i sindacati, il governo invece di ricordargli il passato gli ha steso un tappeto verso il futuro. Da Berlusconi a Sacconi i complimenti e le pacche sulle spalle si sprecano in questi giorni, e il prossimo referendum viene in pratica già invalidato da una condanna : se vinceranno i nò niente investimento a Mirafiori.
 
E se vincessero i sì con il 51 % Marchionne che cosa farebbe ? Si porrebbe il problema del 49 % di operai che hanno detto no e farebbe lo stesso l’investimento ? Ho qualche dubbio. Rialzerebbe piuttosto la puntata, cercherebbe di fare terra bruciata attorno agli operai che gli hanno votato contro. Partirebbero liste di proscrizione e casi ripetuti di mobbing, tanto al ministero c’è Sacconi che gli regge il gioco. E il caso Fiat sarebbe replicato ovunque, con effetto domino. La fine della concertazione, della contrattazione, dello stesso sindacato. Un tuffo nel passato, nell’ottocento.
 
Non so a chi possa convenire accendere il fuoco in mezzo all’esercito disperato di schiavi che questo bucaniere dalla faccia tranquilla e gioviale intende creare in Italia. L’Italia ha dato alla Fiat finora molto più di quanto la Fiat abbia restituito al nostro paese, in particolare negli ultimi venti anni. Non è declassando stipendi, sicurezza e decoro del lavoro in fabbrica che si risolvono i problemi degli operai e delle loro famiglie. Non è sanzionando alla cieca la malattia e diminuendo all’osso le pause che si migliora la produttività di una azienda. Non è sbarrando la strada alla rappresentatività sindacale che si ottiene un migliore clima fra gli operai. Ciò che si vuol fare giova soltanto alle tasche del padrone, ma per quanto tempo ? E a quale prezzo ? Se il caso Fiat diventa un caso Italia, come è probabile che avvenga stante l’atteggiamento del governo e la più che tiepida reazione dell’opposizione, aspettiamoci di tutto. Quando il distacco fra ricchi e poveri, fra potenti e inermi diventa troppo grande, il primo pericolo che si corre è che qualcuno, come è già successo in passato, riprenda a parlare di resistenza armata. Anche le brigate rosse si consideravano partigiane, e facevano la lotta contro il S.I.M. (lo Stato Imperialista delle Multinazionali). Non vorrei proprio che dopo quaranta’anni si ricreassero quelle condizioni, l’Italia, gli italiani e le italiane che lavorano, si meritano di meglio. Vorrei che qualcuno lo spiegasse per bene a Marchionne, a Sacconi, a Berlusconi, ma anche a D’Alema e a Fassino, che non è bene avventurarsi per certe strade, e che non è lecito a nessuno abusare delle difficoltà della povera gente. La storia della democrazia deve andare avanti, non all’indietro.
 
Stefano Olivieri

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2 gennaio 2011
CARO ANNO 2011 (di Stefano Olivieri)

Ti saluto con affetto anche se sei ancora del tutto sconosciuto. E anche se so già che ti presenti con un carico di novità – si fa per dire - che non saranno per niente gradite a chi già oggi, anzi già nel 2010, aveva appena di che sopravvivere. Ci saranno i soliti aumenti, anche sui generi e sui servizi che hanno subito pesanti rincari nell’anno precedente, e l’affanno aumenterà in molte famiglie.
 
Vedere nero non piace a nessuno, credimi. Basta con la favola che i poveri sono tali perché a furia di lamentarsi si tirano addosso la malasorte. A chi non piacerebbe svegliarsi la mattina a cuor leggero senza l’incubo di un lavoro incerto e malpagato, o ancora peggio senza un lavoro per niente ? A chi non piacerebbe poter disporre di denaro non solo per il pane quotidiano, per l’affitto e il mutuo, per le bollette da pagare e i libri dei figli, ma anche di qualcosa in più per togliersi ogni tanto uno sfizio, un pranzo al ristorante, un weekend con tua moglie per non farla cucinare per due giorni e strapparla per 48 ore dalle fatiche della famiglia ? C’è gente nel nostro paese che non sa nemmeno di che cosa sto parlando, che si rotola nel denaro ed è sempre vissuta nell’agiatezza, ma io so che chi si suda il pane mi comprende, al di là e al di sopra di qualsiasi credo politico e religioso.
 
Già, perché poi perfino la madre Chiesa ci si è messa di traverso in questa farsa di poveri menagrami e di ricchi superottimisti. E un autorevole cardinale – addirittura Bagnasco – proprio sotto Natale si è divertito a lanciar strali contro i profeti di sventure. Lo stesso Bagnasco che, all’indomani del voto di fiducia al governo Berlusconi, aveva osservato come da quel risultato emergesse «un desiderio di governabilità in modo chiaro e democratico», ripetutamente espresso dagli italiani, che «deve essere da tutti rispettato e da tutti perseguito». Come possa aver considerato “chiaro e democratico” il modo in cui sono stati ottenuti quegli striminziti tre voti con cui Berlusconi ha evitato la sfiducia è per me un mistero, anche se posso capire – ma certo non approvare – i motivi molto profani e poco sacri che spingono il Vaticano a tifare per un presidente del Consiglio piduista adultero e probabile corruttore di minorenni e accertato corruttore di maggiorenni. “Ecclesia casta et meretrix” diceva sant’Ambrogio, e aveva ragione. Bagnasco si sa come la pensi, lo hanno capito prima di tutto uomini di fede che in mezzo alla gente ci stanno per davvero. Come don Paolo Farinella, che gli ha scritto in passato, proprio a proposito di Berlusconi, una gran bella lettera .
 
Caro anno nuovo, comunque Bagnasco una cosa giusta l’ha detta, al di là della speranza nell’altro mondo, dove gli ultimi saranno i primi. Ha detto ad esempio che “che la tentazione della sfiducia prende facilmente il singolo, ma può avvelenare la società intera, una città, un Paese. E questo diventa ancor più deleterio e pericoloso…” Condivido questa osservazione, e faccio tuttavia presente al cardinale che da sempre la povera gente tende ad essere più solidale della gente benestante. Quando si ha troppo denaro in tasca i valori condivisi tendono a stiepidirsi fino a scomparire, per cui sarebbe bene che il cardinale rivolgesse il suo pistolotto sulla sfiducia e il suo invito all’ottimismo non già a chi oggi non ha neanche gli occhi per piangere, ma piuttosto a chi in questa crisi ha continuato a ingrassarsi, proprio come quel famoso vitello raccontato dal Vangelo e sacrificato per il ritorno del figliol prodigo.
 
Ora noi non pretendiamo certo di arrostire Berlusconi – che ci fa anche un po’ schifo al solo pensiero – ma dal Vaticano non possiamo accettare che rimanga silenzioso e inerte di fronte a un governo che capitalizza i profitti sempre da una parte e le perdite sempre da un’altra.  E se la Chiesa tiene davvero alle sue pecorelle smarrite, che se le vada a cercare prima di tutto nei villoni dei quartieri alti, dove ci sono i parchi privati e le piscine, le guardie armate e le telecamere, e le ragazzotte nude a disposizione del sultano. Perché pratica molto di più il Vangelo l’operaio che si alza alle quattro di mattina per tirare su la famiglia, e magari la domenica mattina dorme, invece di andare a messa. Perché per mandare avanti il paese hanno chiesto di rinunciare al sabato a lui operaio, non certo al re Mida d’Italia, o a Marchionne. Gente che, a sentirla sull’argomento, ti risponde stizzita che dorme solo 4 ore a notte per lavorare. Però non ti dice che si alza alle quattro di mattina, e come si riposa quando si riposa. A parte che il riposo per i ricchi è una parola volgare, loro parlano di “relax” e di “seratine simpatiche fra amici”. Quelle infarcite di escort, che poi è il modo ipocrita dei ricchi per definire le mignotte.
 
Caro anno nuovo, voglio dirti che malgrado il tuo carico di sventure sono ottimista. Perché la solidarietà dei poveracci, dei diseredati è un’erba povera ma assolutamente fertile, e riesce a crescere ovunque, divorandosi anche le erbe rare e delicate dei parchi privati. La natura, quando i bisogni diventano primordiali, finisce per prevalere anche all'interno di una specie evoluta come la nostra. Con l’acqua e il gelo di questo inverno piovoso e aggrottato ancora non si vede, ma quando arriverà la tua primavera, caro 2011, vedrai che i campi saranno verdi e sterminati, su e giù per questo nostro bel paese. E allora toglieremo i sacchi di sabbia alle finestre e usciremo per strada, tutti, e a quel punto non ce ne sarà più per nessuno. Neanche per i cardinali strabici, per i capitani d’industria bucanieri e i presidenti corruttori.
 
Stefano Olivieri
 
29 dicembre 2010
Mandiamoli a lavorare ( di Stefano Olivieri)

Prendiamocelo quest' impegno per il 2011: mandiamoli a lavorare sul serio i sanguisuga della politica italiana, a cominciare dai birbaccioni che stanno al governo. E che sia un lavoro serio, faticoso, controllato dal popolo, che insegni loro quanto può essere saporito un pezzo di pane gustato dopo otto ore al tornio, e quanto sia dolce il riposo anche se il letto è scomodo, quando hai le ossa rotte.

Mandiamoli a lavorare e per farlo andiamo alle elezioni, senza paura. Perchè la parte di italiani che questo governo ha fatto stare male è enormemente superiore a quella che ha fatto star bene, e anche tanto bene. Questa crisi è venuta da lontano ma ha messo in Italia radici robuste grazie a un governo che ha pensato a se stesso, e al suo capo, mentre il paese affondava.  Se profetizziamo sventure per l'anno che verrà è soltanto perchè con le tasche vuote è difficile essere ottimisti, e a vuotarle sappiamo chi è stato.

Vorrei dire al PD che continua a tentennare sulle cose serie che è tempo di intendersi : da che parte vuole stare il partito ? A chi devo dar retta sull'affaire FIAT, a Fassino che evidentemente pensa già alla campagna elettorale da sindaco ? A D'alema forse, che ironizza sul fatto che Landini non può parlare della catena di montaggio perchè non ci lavora? E Massimo invece, che è entrato in Parlamento con i calzoni corti e da allora non se ne è più andato (o meglio : si è trasferito a quello europeo), quale lavoro di fatica potrebbe vantare nel suo curriculum davanti ai suoi elettori ?

Marchionne e la Fiat stanno giocando pesante e il governo Berlusconi, a cominciare da Sacconi e finendo con Brunetta, gli regge la sporta. Quando avranno finito di rubare gli ultimi diritti e tutele, quando avranno svuotato di ogni rappresentatività i sindacati, saremo tornati indietro di cento anni, altro che progresso. A D'Alema e Fassino consiglio di tornare a fare un bel ripasso perchè la sinistra se la sono persa per strada da un pezzo, e se vogliono continuare a pontificare si scelgano un altro partito, come ha fatto Rutelli.

Il PD deve scegliere subito e senza esitazioni. Qui non si tratta di 10 minuti in più o in meno di pausa, qui non parliamo di produttività o di assenteismo. Non ne parliamo perchè la CGIL non ha mai difeso gli assenteisti, ma i diritti sì, mettendo paletti invalicabili al decoro, alla sicurezza, alla dignità dei lavoratori, di tutti i lavoratori. 

Buon fine anno PD. Non perdere la testa, non perdere il cuore altrimenti esploderai insieme ai botti di capodanno. Non basta essere più grandi per fare la voce grossa, bisogna anche dire le cose giuste, altrimenti gli elettori ti puniscono. E un'Italia di schiavi non conviene a nessuno, tanto meno al partito democratico.

P.S. : nel fotomontaggio avrei dovuto metterci anche Fassino e D'Alema, se non l'ho fatto è soltanto perchè se li avessi messi in ultima fila non li avrebbe riconosciuti nessuno.

Stefano Olivieri

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POLITICA
29 luglio 2010
PICCOLI RE CRESCONO (di Stefano Olivieri)



Berlusconi si prepara alla monarchia. Si esaurisce nel giro di pochi mesi, da quel dito alzato di Fini verso il palco, la prova tecnica di democrazia nel PDL, che resta primo partito nel nostro paese ma somiglia sempre di più ad una corte. Granata, Bocchino e Briguglio deferiti ai probi viri, i dissidenti presi a pesci in faccia dai giornali del padrone e ostracizzati dagli ex aennini ora stretti tutti attorno al premier. Per Fini addirittura si vorrebbe lo sfratto dalla Camera, ma lui non è in subaffitto perchè èstato messo lì dal Presidente della Repubblica e Berlusconi dovrebbe ben saperlo. Il Pdl cucina la sua ribollita mentre il paese muore di fame, complimenti alla cricca del premier per l’alto senso di responsabilità.

Un plotone di finiani già si prepara. Per adesso sono 35 alla Camera e 14 al Senato, ma  la situazione è ancora fluida. Se domani, formando gruppi autonomi, dovessero votare con l'opposizione un qualsiasi provvedimento, il loro voto varrebbe doppio, e c'è da scommettere il ddl intercettazioni sarà il primo ad essere accantonato da Berlusconi in virtù dei nuovi equilibri. Ovviamente chi lascia la corte del re può scordarsi per un po’ la tv e tutti gli annessi e connessi, ma un bel respiro all’aria aperta certe volte non ha prezzo. Il premier ha deciso e il senso dell’operazione è chiarissimo : punirne due per educarne cento, chi resta dovrà ripassarsi in fretta tutto il nuovo rigidissimo cerimoniale di corte per non rischiare nulla. Ma non era il partito dell’amore ? Ah, già, l’amore. Anche quello evidentemente è esclusiva prerogativa del presidente. Che in fondo forse a questo punto ha deciso di andare ad elezioni a settembre, dopo aver "ripulito" il suo partito.

Se Berlusconi ha formalmente per il momento sospeso l’espulsione di Fini e dei finiani (ma nei fatti il divorzio è già in atto), un altro reuccio in carriera lo imita. Marchionne ha sospeso la decisione, annunciata in pompa magna, di voler lasciare Federmeccanica e dire addio al contratto nazionale dei metalmeccanici. La sua spada di Damocle è sempre lì ma per il momento non se ne farà niente, evidentemente aspetta di veder cadere la resistenza di Pomigliano ( e di Mirafiori). C’è da credere che nei prossimi mesi fioccheranno altri licenziamenti di sindacalizzati (CGIL) negli stabilimenti Fiat, mentre l’allegra brigata Sacconi Angeletti Bonanni applaudirà al nuovo reuccio in carriera stigmatizzando ogni voce critica.

Il nostro paese sta diventando così, o stai con il re di turno o sei fuori da tutto. Democrazia, concertazione, pluralismo e giustizia sociale, tutto ormai in soffitta.

Siamo ufficialmente entrati nel medioevo mentre il resto del mondo prova a guardare oltre la crisi. Il popolo non è più sovrano di nulla ma Belen sicuramente ci delizierà a Sanremo. Che vogliamo di più ?

Stefano Olivieri
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SOCIETA'
25 luglio 2010
Fiat Voluntas Sua (di Stefano Olivieri)

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permalink | inviato da Stefano51 il 25/7/2010 alle 18:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
10 luglio 2010
I nuovi schiavi di Pomigliano, Cisl e Uil dicono si. Ora parte l’effetto domino (di Stefano Olivieri)
 

Prima di tutto, per sgombrare il campo dall’ideologia politica e sindacale, sarebbe opportuno conoscere – non è mica un problema, basta contare le trattenute sindacali sul cedolino – quanti sono gli iscritti ai tre maggiori sindacati fra gli operai della Fiat di Pomigliano. Non è un dettaglio, visto che Bonanni parla ( comunicato di oggi sul sito nazionale Cisl) di “ una minoranza rissosa”.

Ora si apre “una nuova era” gongola Sacconi, già pregustando i futuri scenari del lavoro italiano. Bonanni e Angeletti riposano sugli allori, poi dovranno darsi un po’ da fare per ritoccare lo statuto delle rispettive sigle sindacali, cercando di farvi rientrare le nuove regole accettate da patron Marchionne. Come il licenziamento in caso di adesione a uno sciopero, o in caso di malattia ingiustificata. Perché qualcuno con quei ritmi di lavorazione massacranti – 24 ore su 24 – si ammalerà di certo. Negli anni 80 uno slogan di Mirafiori contro i turni di notte diceva “Siamo uomini, non pipistrelli”. Ebbene i pipistrelli ritornano in Italia, con tanto di avallo sindacale.

Passa il principio di scegliersi le controparti più comode, a prescindere da quanto possano essere rappresentative. Un principio grave in democrazia, Bonanni e Angeletti dovrebbero tenerne conto anche se studiano già da ministri o da sottosegretari. Pomigliano diventa il laboratorio del nuovo welfare, il crogiuolo attraverso cui saranno forgiati gli strumenti della nuova concertazione all’italiana. Temo convergenze con la flexsecurity di Ichino, se mi legge farebbe bene ad esprimersi su Pomigliano per sanare i dubbi.

Vi lascio con le parole di “Contessa” (1966) di Paolo Pietrangeli, che adesso fa il regista di Amici. I tempi cambiano, ma cantare “Contessa” oggi ha ancora senso. Soprattutto a Pomigliano :

"Che roba contessa, all’industria di Aldo

han fatto uno sciopero quei quattro ignoranti;

volevano avere i salari aumentati,

gridavano, pensi, di esser sfruttati.

E quando è arrivata la polizia

quei pazzi straccioni han gridato più forte,

di sangue han sporcato il cortile e le porte,

chissa quanto tempo ci vorrà per pulire...".

Compagni, dai campi e dalle officine

prendete la falce, portate il martello,

scendete giù in piazza, picchiate con quello,

scendete giù in piazza, affossate il sistema.

Voi gente per bene che pace cercate,

la pace per far quello che voi volete,

ma se questo è il prezzo vogliamo la guerra,

vogliamo vedervi finir sotto terra,

ma se questo è il prezzo lo abbiamo pagato,

nessuno piu al mondo dev’essere sfruttato.

"Sapesse, mia cara che cosa mi ha detto

un caro parente, dell’occupazione

che quella gentaglia rinchiusa lì dentro

di libero amore facea professione...

Del resto, mia cara, di che si stupisce?

anche l’operaio vuole il figlio dottore

e pensi che ambiente che può venir fuori:

non c’è più morale, contessa..."

Se il vento fischiava ora fischia più forte

le idee di rivolta non sono mai morte;

se c’è chi lo afferma non state a sentire,

è uno che vuole soltanto tradire;

se c’è chi lo afferma sputategli addosso,

la bandiera rossa ha gettato in un fosso.

Voi gente per bene che pace cercate..



Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

23 giugno 2010
Pomigliano, quanto pesa il PD su quel 62% di Sì (di Stefano Olivieri)
 



A me non interessa giudicare Sacconi. Un ministro del governo di un paese democratico dovrebbe essere terzo, ma da quando Berlusconi è arrivato al governo, fin dal lontano 1994, la terzietà istituzionale è scomparsa, è diventata un orpello per sfigati. Sacconi è entrato a gamba tesa nella vicenda di Pomigliano e c’era da metterlo in conto, perché lui insegue una precisa strategia, quella dello sgretolamento del fronte unitario sindacale prima di tutto, per avere poi le mani ancora più libere. Logico che Sacconi abbia spianato la strada a Marchionne, che per quanto illuminato imprenditore possa essere, ha colto la palla al balzo. Marchionne illuminato ? Non sono io a dirlo, che ho opinione dell’uomo evidentemente molto diversa, ma lo ha affermato in questi giorni Montezemolo, che aspetta impaziente di scendere in campo ed evidentemente non si accalora tanto se qualcun altro gli sgombra il terreno dai problemi, facendo il cosiddetto “lavoro sporco”.

Mi sconcerta invece il cerchiobottismo miope, nella vicenda Pomigliano, del Pd di Bersani, che in queste ultime ore, mentre il referendum era in corso, ha continuato a parteggiare per il sì e al tempo stesso a raccomandare a Marchionne il rispetto degli accordi a prescindere dal risultato. Come a dire che anche se avesse vinto il 51 % dei Sì, con la fabbrica e la catena di montaggio spaccata in due, la linea polacca delle regole ( perché di questo si tratta in fondo : portare la Panda a Pomigliano, ma con le stesse regole a cui sono sottoposti gli operai polacchi) sarebbe dovuta passare ugualmente.

Chiedo al PD di chiarire davvero, a questo punto, che cosa significhi essere compagni, condivisori dello stesso pane. Il partito democratico da che parte sta ? E’ al corrente, è consapevole dell’effetto domino contenuto nell’accordo di Pomigliano ? E’ altrettanto consapevole che l’alternativa a Berlusconi non potrà mai esserci in un paese che si allontana ogni giorno di più dalla democrazia dei diritti ? E’ al corrente dei milioni di piccoli fuochi che stanno per scoppiare nel nostro paese, ora che padroni e padroncini sanno di avere fra le mani un giocattolo mille volte più affascinante della legge Biagi ? E' infine consapevole che da solo il PD non arriverà mai al governo, senza i voti della sinistra ?

Continuo ostinatamente a credere che il partito democratico possa cambiare, ritrovare la strada della gente, della sua gente. Che sta in fabbrica come negli uffici, o nelle scuole di una Italia derelitta e frastornata. Continuo a pensare che è un dovere mio e di tutti i democratici ricordare e far ricordare che i diritti non sono mai mercatabili, in particolare quelli che riguardano la dignità e il valore del lavoro. C’è scritto sulla Costituzione, e io ci credo. Con Pomigliano torniamo indietro di almeno 50 anni. Il PD difenda piuttosto quel 36 % che ha detto no, e continuerà a dirlo. E’ una frontiera da non superare, per un partito che si chiama democratico.

Stefano Olivieri 
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

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