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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
30 ottobre 2015
MARINO FUORI, A ROMA VINCE MAFIA CAPITALE (di Stefano Olivieri)


Per farlo fuori alla fine si sono uniti tutti. Da Il Fatto Quotidiano: “Ventisei consiglieri hanno depositato le proprie dimissioni dall’Assemblea capitolina decretando la decadenza di giunta e consiglio. Con i 19 esponenti del Pd hanno rimesso il mandato altri 7 consiglieri, di cui due della maggioranza (Centro democratico e Lista civica Marino) e 5 dell’opposizione. Tra questi ultimi anche due della Lista Marchini, Alfio Marchini compreso, due della lista di Fitto Conservatori riformisti, uno del Pdl.”


Come Cesare fu colpito alle spalle, coperto dal suo mantello dagli assalitori affinchè il suo sguardo non potesse incrociare quello dei suoi assassini, così a Roma gli assessori comandati da Renzi hanno preferito dimettersi e mescolarsi ai consiglieri di destra pur di non affrontare in aula il confronto con il sindaco dimissionario. Perché i romani, gli italiani tutti non possano vedere quanto il PD, il suo PD è ormai distante dall’etica della politica professata da Marino e apprezzata da quel 64% di elettori romani che lo elessero sindaco.

Marino però esce a testa alta e il re, travicello, invece è nudo. L’ombra del malaffare incombe sul suo partito che non ha saputo, o forse non ha voluto, selezionare al suo interno e poi controllare le persone giuste che all’indomani della giunta di Alemanno potessero ripulire l’amministrazione comunale, infettata dal malaffare. C’è voluta l’inchiesta giudiziaria su Mafia capitale per mettere a nudo il re e la sua triste corte, quella che lucrava sui più indifesi come i migranti e i disabili, quella degli Odevaine e dei Buzzi che facevano soldi e mortificavano questa grande bella città e i suoi inconsapevoli cittadini. Il PD non è stato estraneo e a poco serve oggi dire che i cattivi sono stati cacciati, che il bubbone è stato espulso. Perché, insieme e in testa ai cattivi, Renzi ha voluto cacciare l’unico onesto che mafia capitale, per ammissione dei suoi stessi capi, non è riuscita a corrompere. L’unico alieno, l’unico “marziano” che questo PD ormai diventato ben altro che un partito democratico, non è più in grado di riconoscere non da oggi, ma dalla data della discesa in capo di Marino, che vinse il Campidoglio utilizzando una sua lista civica, perché già allora erano marcate le differenze di programma, di vedute, di idea della politica fra Ignazio Marino e il suo partito di appartenenza.

Il sogno di Marino si infrange qui e già si sente rumore di forchette e di ganasce pronte al banchetto. Ma non si fermerà la rabbia e la voglia di pulizia dei suoi sostenitori.
Renzi dice : “E adesso tutti al lavoro!” Non dubiti, presidente, che ci metteremo subito in movimento. Sappia il prossimo sindaco e i suoi assessori che conteremo le pulci a tutti, con meticolosità e senza timore, e non faremo sconti a nessuno. Da oggi ogni uomo e ogni donna eletta del PD e i suoi parenti e affini, fosse anche il padre del premier, saranno passati al setaccio perché quando è troppo è troppo, e davvero non se ne può più.


Il dado è tratto e il nostro esercito è povero di armi ma ricco, strabordante di gente onesta e di buona volontà. Sapremo resistere e sapremo vincere. Caro Ignazio Marino, con il tuo candore e la tua naturale inadeguatezza al malaffare, ci hai indicato la strada che seguiremo. Se lo vorrai la percorreremo insieme.

Grazie.

Stefano OLivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

4 maggio 2011
IO PREFERISCO L'USATO SICURO (di Stefano Olivieri)



Sergio Cofferati ( 1948)

E’ stato a capo della CGIL in uno dei periodi più difficili, in cui il sindacato ha dovuto fare supplenza al vuoto lasciato dalla politica. Ricordiamo l'accordo sulla concertazione del 1993, la riforma delle pensioni del 1995, il no alla modifica dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, per il quale il 23 marzo 2002 al Circo Massimo di Roma parlò davanti ad una folla di circa tre milioni di persone, in una delle maggiori manifestazioni italiane del dopoguerra.

Quando il 21 settembre 2002 termina il mandato di segretario nella CGIL sono in tantissimi nella base del centrosinistra a volerlo nella politica nazionale, in un momento di gravissima crisi per la sinistra sconfitta pochi mesi prima alle elezioni politiche. Ma non succede, per lui ci sarà soltanto il contentino della candidatura a sindaco a Bologna nel 2004. Dopo la prima sindacatura, il 9 ottobre 2008 Cofferati dichiara pubblicamente di non volersi ricandidare a sindaco di Bologna. Un anno dopo diventa parlamentare europeo con il PD.

Renato Soru ( 1957)

imprenditore e politico italiano, fondatore di Tiscali e della disciolta Andala UMTS, ex Presidente della Regione sarda, carica che ha ricoperto dal 2004 al 2008, quando nel novembre ha rassegnato anticipatamente le dimissioni, ufficialmente confermate nella seduta straordinaria del Consiglio regionale del 23 dicembre 2008, con effetto dalla mezzanotte del 25 dicembre. Il 20 maggio 2008 Renato Soru acquista l'Unità, la storica testata fondata da Antonio Gramsci, evitando in tal modo l'ingresso nel quotidiano della famiglia Angelucci (proprietaria di Libero e Il Riformista). Si ricandida nel 2009 alla carica di presidente della Sardegna e perde le elezioni che vedono vincitore Cappellacci (PDL). Aveva contro soprattutto la speculazione edilizia, che non aveva mai digerito il suo piano paesaggistico regionale e la sua legge salva coste. Il suo impegno ambientalista aveva fruttato in precedenza anche la dismissione da parte degli USA della base militare nell’isola di Santo Stefano, arcipelago della Maddalena. Sappiamo tutti che cosa è successo da quelle parti dopo, con il berlusconiano Cappellacci e la cricca del G8. Il 22 aprile 2011 Renato Soru viene assolto dal Tribunale di Cagliari con formula piena dall'accusa di turbativa d'asta, per non aver commesso il fatto, e di abuso d'ufficio, poiché il fatto non sussiste. La piena assoluzione ha dato nuovo slancio alla carriera politica di Renato Soru, che a partire dal 2011 ha riacquistato la leadership della maggioranza interna al PD sardo e ha espresso la possibilità di candidarsi a nuovi incarichi, regionali o nazionali (aveva infatti pubblicamente affermato di non volersi più candidare in caso di condanna.

Ignazio Marino (1955)

Medico, chirurgo e politico italiano. Senatore dal 2006, attualmente svolge il ruolo di Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio Sanitario Nazionale, nonché membro della Commissione Igiene e sanità del Senato della Repubblica nella XVI Legislatura. Nel 1992 è stato nominato Direttore Associato del National Liver Transplant Center del Veterans Affairs Medical Center di Pittsburgh, l'unico dipartimento per trapianti d'organo appartenente al Governo degli Stati Uniti. Nel 1999 ha fondato l'ISMETT a Palermo, il primo centro trapianti di fegato in Sicilia - grazie a un rapporto di collaborazione fra l'University of Pittsburgh Medical Center e il governo italiano - di cui è stato il direttore e l'amministratore delegato. Nel 2001 ha eseguito il primo trapianto italiano su un soggetto sieropositivo in terapia HAART. Nel 2002 si è dimesso dal University of Pittsburgh Medical Center per diventare professore di chirurgia presso il Jefferson Medical College di Filadelfia. Ha una casistica personale di oltre 650 trapianti, ed è autore di 213 pubblicazioni indicizzate su MEDLINE e di 3 libri scientifici. Da sempre sostenitore dell'esigenza di una legge italiana in materia di testamento biologico, nel gennaio 2009 lancia un appello online proprio su questo tema. Pur professandosi cattolico sta promuovendo una legge che consentirebbe di rifiutare - nelle disposizioni di fine vita - idratazione e nutrizione artificiali; si sta dunque impegnando per introdurre in Italia quella che la Chiesa cattolica definisce «eutanasia per omissione». In vista delle elezioni primarie del Partito Democratico dell'ottobre 2009, il 23 luglio 2009, alla Camera del Lavoro di Milano, Marino annunciò la propria candidatura alla segreteria del partito, sfidando Pier Luigi Bersani e Dario Franceschini. Lo slogan scelto per la campagna di Marino è stato "Vivi il PD, cambia l'Italia"; il suo programma puntava sul rilancio del merito e dei diritti civili, sulla salute, la laicità e l'ambiente. Il senatore chirurgo è giunto 3°, raccogliendo circa il 15% delle preferenze.In seguito a delle intercettazioni telefoniche, nel 2010 un'inchiesta della Procura di Bologna stabilì che la scesa in campo di Marino per le primarie del PD fu all'origine della sua mancata collaborazione con il Policlinico Sant'Orsola-Malpighi di Bologna. L'amministrazione del Policlinico avrebbe "boicottato" Marino "per ragioni esclusivamente politiche", in quanto "la collaborazione di Marino con il Sant’Orsola avrebbe potuto nuocere a Bersani". Nonostante le smentite dei medici intercettati e del Sant'Orsola, il magistrato inquirente ritenne che non ci fossero dubbi, descrivendo "un desolante quadro di sudditanza politica delle scelte anche imprenditoriali di un’azienda ospedaliera di primaria importanza". Tuttavia concluse che l'inchiesta andava archiviata in quanto non si potevano registrare condotte penalmente rilevanti. Marino prese spunto da queste dichiarazioni per "riaffermare con vigore la necessità che la politica si tenga fuori dalla gestione della sanità pubblica.

Ho voluto ricordare i percorsi personali (dati tratti da Wikipedia) Di Sergio Cofferati, Renato Soru e Ignazio Marino perché sono pressoché scomparsi dalla scena politica del centrosinistra. Malgrado le loro credenziali. Guardando a loro, non si può che preferire l’usato sicuro a qualsiasi frettoloso rottamatore, giovane o vecchio che sia. Sono certo che l'Italia ha ancora bisogno di loro.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

24 ottobre 2009
Anche per questo voto Marino ( di Stefano Olivieri)

Stiamo per entrare in un girone infernale. Noemi, le feste di villa certosa con le sue giovanissime frequentatrici forse anche minorenni, i festini notturni di palazzo Grazioli e le farfalle, il caso Boffo e poi il dossier su An, i calzini di Mesiano e adesso Marrazzo. Questa è soltanto la punta dell’iceberg, una volta che i media ci avranno raccontato come e fino a che punto la classe politica italiana – specchio del paese – sia composta da puttanieri, ruffiani, drogati, transessuali e chi più ne ha più ne metta, scopriremo nient’altro che l’acqua calda, e cioè che il sesso e la sua mercificazione nelle modalità più degradanti è la valuta corrente utilizzata dai potenti nel nostro paese ( e non solo). E’ questa una scoperta sensazionale ? Niente affatto, ma il dramma è che la politica ne esce massacrata, defunta in un momento in cui dovrebbe piuttosto risorgere e riguadagnare il suo posto per guidare l’uscita da una gravissima crisi sistemica.

La strategia di accomunare gli avversari nelle proprie – diciamo così – debolezze, è già nota. Il memorabile discorso di Craxi alla Camera, quando non potendo più difendersi dall’accusa di aver preso denari chiamò a correo tutti i partiti, oggi fa quasi sorridere. Oggi non esistono più regole, si colpisce al bersaglio grosso ma anche, sempre più spesso, sotto la cintura, perché quello che conta è demolire l’avversario, annientarlo, distruggerlo, insomma toglierlo di mezzo. In tv fa notizia il gruppo di face book che inneggia alla morte di Berlusconi ( sarà divertente vedere Maroni tentare di spegnerli, ne sono già usciti altri tre), ma questo è il classico guardare il dito anziché la luna perché il primo dispensatore d’odio è stato ed è ancora lui, il presidente di pochi e non di tutti, quello che ha scelto di far pagare la crisi alla parte più debole del paese con i tagli agli enti locali, con i condoni e gli scudi fiscali per i furbi e i ladri, ora con la promessa di tagliare l’IRAP ( ancora 40 miliardi di meno alle regioni) prima di pensare alle famiglie, ai licenziati, cassintegrati, disoccupati che non hanno futuro, prima di pensare ai sempre più poveri di questo sciagurato paese.

E’ ormai il 70 % secondo l’Eurispes il numero degli italiani schierato contro questo governo, e pazienza se questo sondaggio non piace a Berlusconi. Stiamo andando incontro ad un autunno esiziale e non per la crescita dell’odio di massa contro questo o quel politico, ma per le mancate risposte alle domande – non quelle di Repubblica, che pure sono importanti – che ogni giorno che passa il paese rivolge ai suoi governanti. Non siamo fuori dalla crisi, è la crisi che farà fuori noi. Chi vive blindato dentro palazzo Chigi e palazzo Grazioli, scortato quando esce da cento gorilla non conosce il paese vero, non può dire di conoscerlo e tantomeno di essere amato soltanto per le mani che stringe alla povera gente. Il sepolcro politico di Berlusconi è anzi proprio lì, in quei milioni di mani sconosciute che ha voluto stringere finora, sorridendo e promettendo a tutti un paese migliore. Quel paese non c’è e non arriverà mai fin quando chi governa pensa prima di tutto ai suoi affari e a quelli dei suoi amici.

Siamo a un passo dall’insorgenza civile, e scoppierà probabilmente al sud, forse prima ancora che sia posta la prima pietra dell’ennesima inutile cattedrale nel deserto, il ponte di Messina. La democrazia italiana ha ancora gli anticorpi intatti, ma guai a contare su questa soluzione che non sarebbe né semplice né indolore. Domani si vota per per le primarie del PD, io voterò per Ignazio Marino e così mi piacerebbe che scegliesse di fare la gente che crede nella democrazia fuori dai giochi di potere. C’è una Italia immensa e silenziosa che attende di tornare a farsi sentire, quella che non ha più voce nei palazzi del potere, quella che non ha santi in paradiso a cui votarsi per un posto di lavoro o un letto in ospedale. Questa Italia c’è e deve poter scegliere con le primarie, con il bilancio partecipato, con la trasparenza di una giustizia uguale per tutti, il suo futuro. Se questo partito è davvero democratico domani sceglierà Marino, al di sopra dei giochi e dei pronostici interessati. E se Ignazio Marino non è un “animale politico” come dicono spesso, per rimarcare la sua presunta inadeguatezza, ebbene ciò per me è un punto di merito, un segno palese di discontinuità reale, all’interno del PD e della politica nostrana, da un passato davvero da dimenticare.
 
Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

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