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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
1 giugno 2013
GRILLO A PARTE (di Stefano Olivieri)



Prima c’era Berlusconi, adesso Grillo. Ma quando potremo vedere i media interessarsi dell’agenda vera di questo paese? Scivoliamo rapidamente verso il terzo mondo e continuiamo a vedere giornali e tv pieni di gossip parapolitico, che non è neanche così divertente da farci dimenticare questa brutta crisi. Le famiglie, tante famiglie, oggi più di ieri certamente, hanno i conti in rosso e urgenze da affrontare in modo rapido e pragmatico. Il lavoro che non c’è, i debiti da sanare, il pane quotidiano sempre più caro, il futoro dei figli. E i contratti di lavoro sono fermi da più di sei anni. E invece si parla di Grillo, quello che tiene soltanto per  quella che sul suo blog ha chiamato Italia B, quella dei lavoratori autonomi, zelanti e virtuosi nel pagare le tasse!

Quel che più manda in bestia è il fatto che non si sta diventando poveri tutti insieme, perché quella parte del paese che della crisi ha approfittato per fare ancora più affari è ancora tutta lì, arrogante e impudente.

Perciò, per favore, non parliamo più di Grillo, c'è altro. Le due fondamentali urgenze del paese sono il lavoro che non c’è e il riequilibrio fiscale, vorrei che i media bastonassero ininterrottamente governo e politica tutta affinchè di questo si parli finchè non si sia fatto qualcosa di concreto, a cominciare da un indispensabile prelievo forzoso dalle tasche troppo piene. Perchè se anche i poveri diventeranno evasori, forzati dalla effettiva mancanza di denaro, la pompa idrovora del governo, orientata sempre dalla stessa parte, non pescherà più nulla e si romperà.
Per far ripartire rapidamente il mercato interno la classe più disagiata economicamente DEVE essere ritirata su, e con riforme sistemiche, non provvedimenti una tantum. A Grillo, che si accalora sulla nuova legge per il finanziamento dei partiti e la chiama legge truffa, vorrei ricordare che non l’ho visto, prima delle elezioni, colpire con altrettanta durezza chi, in questi ultimi vent’anni, si è circondato di leggi truffa per difendere i suoi interessi personali. Ma a Grillo, evidentemente, interessava soltanto abbattere Bersani e non c’è dunque bisogno che oggi chiarisca che il suo movimento non è di sinistra, ce ne siamo accorti da tempo. E per fortuna se ne è accorto anche chi, da sinistra, lo ha votato alle ultime elezioni politiche.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

26 aprile 2013
IL GOLPE? L'HA FATTO GRILLO (di Stefano Olivieri)
 



Il premier incaricato Enrico Letta già tentenna e si prende un giorno in più per decidere. D’altra parte il PDL, mancando il padre padrone Berlusconi (in America a coccolarsi con Bush), ha dato una risposta interlocutoria e oggi, al ritorno del cavaliere, si saprà meglio. Berlusconi più che mai al centro della scena, vero vincitore di questa schizofrenica commedia delle beffe. Ma deve, ancora una volta, ringraziare Grillo.

Il comico genovese e il suo popolo hanno reso un gran bel favore al cavaliere, non c’è che dire. Fino a due mesi prima delle elezioni il centrosinistra era abbondantemente in testa ai sondaggi elettorali, sulla scia delle elezioni primarie, svolte in modo tradizionale, gazebi nelle piazze, schede e carte d’identità in mano. Poi è arrivato il M5S con le sue parlamentarie (meno di 35mila voti online per eleggere i rappresentanti, un vero colpo di fortuna per chi si è poi ritrovato in Parlamento spinto da neanche dieci voti di amici e parenti). Ma l’effetto scenografico di modernità, cui ha contribuito l’età media del popolo grillino, davvero bassissima, è stato trainante verso un successo elettorale inatteso per lo stesso Grillo. 162 fra deputati e senatori e un problema grosso, quello di farli lavorare in parlamento. Che fossero inadeguati Grillo lo sapeva da subito: dovevano crescere, imparare perfino l’abbecedario delle istituzioni, ed era maledettamente pericoloso che cominciassero a parlare con gli altri in parlamento. Ve lo ricordate Grillo, prima delle elezioni, come parlava del suo popolo in piazza? Diceva "Guardateli! Sta succedendo una cosa straordinaria! Sono loro che decidono, fanno tutto da soli!" Arrivati in parlamento, il capo ha tirato fuori dalla tasca il telecomando.

Così è scattato da una parte l’attacco sistematico al PD e dall’altra il congelamento della risorsa. I grillini telecomandati, chi sbaglia fuori dal partito. L’unico facile ordine da eseguire: dire no a tutto, così non si commettono errori. E poco importa se il governo non parte, poco importa se molti dei voti grillini sono venuti da delusi della sinistra, che speravano invece di accelerare il cambiamento. Poco importa se l'intero paese va allo sfascio completo.

Il resto, è cronaca di questi giorni. La sinistra frantumata e la destra più forte che mai. L’abbraccio mortale fra Pd e PDL alla fine è avvenuto e Grillo e il suo blog si leccano i baffi. Lo chiedo di nuovo: chi ha fatto il golpe?

Personalmente non credo che questo governo riesca a partire. Troppi galli a cantare, e ogni giorno che passa è un’emorragia di voti da quello che una volta era il più grande partito del centrosinistra. Perciò, meglio l’eutanasia controllata, un bel divorzio e quel simbolo e quel nome vanno al rogo, non li deve adoperare più nessuno. A sinistra si è già aperto più di un cantiere, ma dovrà essere uno solo per ridare speranza e riferimenti certi ai democratici italiani.

Italia Bene Comune deve nascere senza ombre e diventare la casa, l’officina delle idee e del riscatto collettivo di chi è davvero disperato, non certo di chi passa tempo a gingillarsi con Casaleggio. Sarà un cammino impegnativo e con ogni probabilità il tempo è breve.

Così è verosimile pensare che le prossime elezioni le vincerà la destra, che ha risorse generose per fabbricare sogni convincenti a cui, alla fine, crederanno gli stessi grillini.
Lo chiedo ancora una volta: chi ha fatto il golpe, e perché?

Stefano Olivieri

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17 aprile 2013
PRESIDENTI DI UN'ITALIA PIU' POVERA (di Stefano Olivieri)



Chiunque sia, il prossimo sarà il Presidente di un’Italia più povera e affannata. Che in percentuale sempre crescente ha ormai  il problema del pane quotidiano, e sta perdendo la voglia di sognare.

Il prossimo Presidente della Repubblica andrà a sedersi su una polveriera. Siamo da quasi due mesi senza governo e in molto più di metà del paese il reddito pro capite precipita giorno dopo giorno. I giovani, le donne, i pensionati. La crescita inarrestabile della disoccupazione, che svela il vero scopo della riforma Fornero, quello di creare manovalanza a prezzo sempre più basso distruggendo regole e tutele. C’è un gran pezzo d’Italia che non cresce per fame, per mancanza oggettiva dei requisiti minimi che qualsiasi crescita dovrebbe avere. Chi si è approfittato della crisi – e continua ad approfittarne – ha ormai raschiato il fondo della botte e presto si dirigerà altrove perché l’azienda Italia è un morto che cammina. Il governo che ancora non c’è non potrà più rivolgersi ai soliti noti per raddrizzare il bilancio, perché anche la classe media è entrata in sofferenza. Serviranno altre misure, da rivolgere a chi potrà sopportarle, e occorre fare in fretta prima che la disperazione faccia scoppiare i fuochi.

Siamo oltre la metà di aprile e fra breve si dovranno versare le tasse e l’Imu. È facile prevedere quanto e come quest’anno la disobbedienza fiscale crescerà, per necessità. In quest’esercito di disperati si nasconderanno ancora meglio gli evasori fiscali incalliti, se non li prenderemo prima. Se lo Stato non darà un segno, forte, di presenza e autorità.

Non possiamo essere all’infinito l’Italia dei furbetti. I giornali tedeschi hanno senz’altro interesse di bottega a dipingerci così, come i “chiagne e fotte” del mediterraneo, ma la verità è che lo squilibrio fra ricchi e poveri non è stato mai così corte nel nostro paese come adesso. Ci riflettano su, i poveri che votano ancora Berlusconi. E i sognatori che hanno votato Grillo, sperando di voltare davvero pagina. Perché a causa di Grillo quella pagina si è fermata al 24 di febbraio, tutte le altre ci si sono incollate sopra.

Il prossimo Presidente della Repubblica. Il prossimo Presidente del Consiglio. Aspettandoli questo paese muore e il primo capopolo d’accatto potrebbe, vorrebbe beccarsi alle prossime elezioni i voti di tutti. E infatti sono già in due, Berlusconi e Grillo, a chiedere senza pudore il 51 %., ben sapendo che un partito dal 51 % puzza già di regime ancora prima di arrivare al governo.

Italia mia, stai attenta, scegli la strada della ragione. La democrazia non prende mai scorciatoie perchè è sacrificio quotidiano, è coraggio, è fiducia in se stessi e nei compagni di viaggio. Purché siano quelli giusti.

Stefano Olivieri

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20 marzo 2013
PROVE DI GOVERNO (di Stefano Olivieri)



Roma, 20 marzo 2013.

Sono passati 23 giorni dalle elezioni politiche. Più di tre settimane dal big bang che avrebbe dovuto restituire il paese al suo elettorato, l’unico titolare di sovranità secondo la Costituzione. Negli ultimi vent’anni si è fatto uso e abuso della presenza di “società civile” all’interno delle liste elettorali, il più delle volte si è trattato di pietosi copripudenda immediatamente dimessi all’indomani del voto. Quest’anno l’elettorato si è spaccato in quattro, diciamo in tre blocchi e mezzo. Un partito, o per meglio dire un movimento di cittadini ha conquistato il maggior numero di elettori nel nostro paese, superando il 25 % dei consensi. Non è il primo partito in assoluto ( il Pd ha poi recuperato con il milione di elettori italiani all’estero, anch’essi titolari di sacrosanti diritto di voto) ma è sicuramente la novità più interessante di questa legislatura. Perché non vuole, il M5S, allearsi con nessuno ma al tempo stesso esige legittimamente di poter vigilare e soprattutto decidere sui destini di questa legislatura, che si preannuncia irta di ostacoli.

Grillo ha raccolto e coagulato su di se rabbia e disperazione di milioni e milioni di elettori, da destra e da sinistra, indifferentemente. Quegli elettori hanno spedito in Parlamento un piccolo esercito, entusiasta e inesperiente, più o meno, come buona parte delle nuove leve delle altre formazioni politiche. A differenza dagli altri partiti, però, i grillini hanno mille problemi a muoversi, hanno soprattutto l’ordine di non dialogare con nessun parlamentare italiano, e neanche con la stampa (italiana). Qualcosa però è successo con l’elezione delle presidenze di Camera e Senato, e credo che qualcosa d’altro continuerà a succedere, se la fortuna assiste questo disperato paese.

Fra oggi e domani prime prove tecniche di governo e staremo a vedere. Il premier incaricato andrà in Parlamento e come in una battuta all’asta presenterà alcuni progetti che potrebbero, se approvati dall’assemblea, risolvere uno dietro l’altro gli enormi problemi che l’Italia si porta dietro da decenni. Quelle leggi andranno a cercare il consenso fra i delegati dei cittadini e in quel momento si misurerà, al di là e al di sopra di qualsiasi chiacchiera o slogan, la caratura politica di ciascun rappresentante.

Chi voterà contro dovrà motivare la sua scelta e se ne assumerà la responsabilità, di fronte al Parlamento e soprattutto di fronte al paese. Chi segue la logica del cupio dissolvi potrebbe avere qualche sorpresa, andando a nuove elezioni. Chi deciderà di perdere questa fantastica occasione dovrà spiegarlo per bene ai suoi elettori, se mai ne sarà capace.

Stefano Olivieri

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6 marzo 2013
ITALIA BENE COMUNE E MAGGIORITARIO A DOPPIO TURNO SUBITO (di Stefano Olivieri)


E' chiaro che il M5S non vuole assumere alcuna responsabilità di governo. I grillini non daranno la fiducia a nessuno congelando in questo modo la delega ricevuta dai cittadini, in attesa di nuove elezioni che possano, secondo le aspettative di Grillo e Casaleggio, portare a un nuovo più straripante successo del movimento.

Se da tutto questo non dipendessero i destini del nostro paese, sarebbe semplice verificare l'efficacia del programma di Grillo affidandogli il governo e costringendolo a scoprire tutte le sue carte. Perché una cosa è urlare in piazza che si deve fare tabula rasa per ricostruire, un'altra è ricostruire, appunto, senza lasciare indietro nessuno, a partire dai più deboli. Grillo da solo non ha la forza, e vorrei dire anche la competenza, senza alcun retropensiero: la compagine parlamentare del M5S è al noviziato assoluto e il paese non può rischiare esperimenti. Però Grillo non intende stringere alcuna alleanza e dunque si andrà a nuove elezioni, sperando che nel frattempo non ci massacri la speculazione, come già è avvenuto in Grecia.

Siamo in una situazione davvero critica, da Italia postbellica, come suggerisce la foto di questo articolo. A questo punto vedo due cose da fare, assolutamente e subito . 

La prima riguarda il PD e SEL, che devono immediatamente fondersi in ITALIA BENE COMUNE. Una grande, stabile casa in cui la democrazia italiana riesca a entrare anche senza essere costretta a passare dalla rete digitale. Perchè non tutti nel nostro paese sanno usare internet, perché nessuno deve rimanere tagliato fuori.

L'altra cosa da fare è un governo provvisorio, diciamo un governo del presidente perché sarà Napolitano a nominare il premier, che abbia mandato per una sola legge, quella elettorale. Liberiamoci del porcellum e andiamo verso il completamento del sistema maggioritario, introducendo il doppio turno. Non correremo così il rischio degli attuali quattro cantoni, perché il paese è in crisi gravissima e non può mettersi a giocare al cucuzzaro.

Altre soluzioni non esistono. Una vasta e inclusiva alleanza democratica e una legge elettorale matura, per un paese che ha bisogno di cambiare ma senza andare a sbattere. Smettiamola di giocare .

Stefano Olivieri
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5 marzo 2013
ATTRAZIONE FATALE (di Stefano Olivieri)

C’è un convitato di pietra nella contrapposizione Grillo – Bersani. Giornali e tv si accaniscono sulla crisi interna al PD e in tanti già reclamano lo scalpo di Bersani, ma basta muoversi sull’orizzonte politico italiano per accorgersi che c’è un altro fenomeno ancora più preoccupante: l’assordante silenzio del PDL, che all’indomani delle elezioni aveva suonato la grancassa e adesso , invece appare disciplinato e silente.
Si dirà, ci sono i soliti guai giudiziari e Berlusconi è preso da altri pensieri. Nulla di più errato, la storia recente lo insegna: il cavaliere, proprio nei momenti in cui si è sentito più braccato dalla giustizia, ha usato pesantemente la scimitarra dello scontro politico, amplificando le sue esigenze personali a problema nazionale.
Il silenzio del PDL è piuttosto determinato da altro. I pidiellini semplicemente hanno ricevuto l’ordine di scuderia di stare a guardare, limitandosi a dare qualche scudisciata ogni tanto a Bersani. Perché se è vero che gli otto punti proposti da Bersani potrebbero essere votati dal M5S, è altrettanto vero che anche il partito di Berlusconi ha molti progetti in comune con il M5S, perché entrambe le formazioni hanno semplificato,  addirittura sloganizzato la soluzione di alcuni gravi problemi del paese. E le soluzioni si assomigliano, così come probabilmente si assomiglia una parte consistente dei due elettorati. Per esempio:
1. Antitasse. Entrambi vogliono abolire IMU e IRAP senza spiegare da quali risorse verrà rimpiazzato il mancato prelievo. Faccio notare che l'Irap finanzia in larga misura il sistema sanitario pubblico.
2. Detassazione e decontribuzione nuovi assunti. Però poi non spiegano che cosa succederà a questi futuri pensionati.
3. Sindacati. Entrambi li vedono come fumo negli occhi
4. Insofferenza profonda verso il sistema bancario;
5. Abolizione Equitalia;
6. Insofferenza per i pagamenti digitali e ritorno al contante (in chiave antibanche, ma...)
Aggiungo che sul tema dell’evasione fiscale Grillo è stato finora piuttosto latitante. Non so perché, ma la fortissima sensazione che lavoratori dipendenti e pensionati saranno le vittime predestinate anche nell’ipotesi fantasiosa di un governo grillino, comincia a farsi strada in moltissimi elettori. Semmai accadesse, il guaio più grosso sarà che a quel punto dovremo ricostruire dalle ceneri tutta la sinistra, compresa la parte consistente che oggi combatte dentro un PD sempre più lacerato dai veleni.
Vorrei che ci si pensasse in tempo. Anche il cavaliere nel 94 era il nuovo, e poi andò come abbiamo visto tutti.

Stefano Olivieri
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4 marzo 2013
LE CHIACCHIERE SON FINITE (di Stefano Olivieri)


La libertà non è star sopra un albero

non è neanche avere un'opinione

la libertà non è uno spazio libero

libertà è partecipazione.

(Giorgio Gaber)

Si discute in questi giorni affannati della necessità di cambiare radicalmente rispetto al passato per dotarsi di strumenti nuovi e più efficaci con cui combattere e vincere le sfide di questi strani tempi, fatti di nemici invisibili e di povertà reali, di diritti e di doveri dei singoli sempre meno considerati, di sentimenti collettivi nati e sviluppati nella rete digitale che esplodono prepotentemente anche nel mondo reale.

Diventare cittadini di un mondo più vasto ed essere sovrani delle proprie scelte è il sogno di questo nuovo impellente bisogno di democrazia partecipativa di cui, in casa nostra, il movimento cinquestelle si è fatto portatore riuscendo a conseguire un successo elettorale oltre le aspettative. Con i voti dei cittadini residenti in Italia sarebbe addirittura il primo partito alla Camera dei deputati (lo è diventato in realtà il PD, grazie ai voti degli italiani all’estero) e forte di questo successo si pone adesso come importante interlocutore per il prossimo governo.

Al PD e al centrosinistra spetta, avendo la maggioranza di deputati alla Camera, l’onore e l’onere di tentare di formare un governo che ha ben poche prospettive di nascere, visto che al Senato, grazie ai meccanismi del porcellum, pur avendo vinto anche lì, seppur di misura, dal punto di vista dei voti collettivi, il centrosinistra si è visto superare dal centrodestra grazie al bonus regionale che Berlusconi e i suoi hanno ottenuto nelle regioni chiave.

Molte istanze portate dal M5S coincidono con quelle di gran parte dell’elettorato PD, prova ne sia il fatto che l’emorragia di voti verso il M5S ha riguardato appunto il partito di Bersani. La logica e il buon senso vorrebbero, a questo punto, che il M5S diventasse parte attiva del cambiamento imponendo l’agenda di tutti quei provvedimenti (dalla soluzione del conflitto di interessi alla legge elettorale; dal falso in bilancio alle regole sul finanziamento dei partiti; dalla revisione delle aliquote fiscali alla lotta alla corruzione e alla evasione; etc.) che da anni, anzi decenni ogni convinto democratico attende che vengano finalmente presi per riportare questo paese nell’alveo della legalità e della giustizia (“...la legalità è il potere dei senza potere...” Alessandro Galante Garrone).

Sta invece avvenendo che il capo carismatico del M5S non intende partecipare, secondo le regole indicate dalla Costituzione, a questa sfida comune. Grillo parla di democrazia partecipativa ma ai suoi deputati e senatori, eletti con i voti dei cittadini, impone il silenzio stampa assoluto e li convoca a porte chiuse per istruirli su ciò che dovranno fare, soprattutto non dovranno fare in Parlamento. Se la prende perfino con l’art. 67 della Costituzione definendolo circonvenzione d’elettore , dimenticando che si potrebbe dire altrettanto di lui per come sta trattando gli eletti del M5S.

L’ho già scritto, lo ripeto. Si sta giocando col fuoco. Gli esodati, i disoccupati, i licenziati, i precari, gli sfrattati e i pignorati, gli incapienti, milioni di famiglie che ormai da anni vivono in una situazione di sempre maggiore marginalità, non comprendono questo gioco e attendono risposte. Se non gliele diamo in tempo saranno loro a dettare la prossima agenda, e non ce ne sarà più per nessuno, neanche per il M5S. C’è un tempo per sognare e un altro per fare, se il paese sarà costretto ad andare a nuove elezioni sotto il fuoco incrociato della speculazione finanziaria internazionale, avremo perso tutti. Se Grillo crede realmente nel valore della partecipazione popolare e tiene nella giusta considerazione la sovranità di tutto il popolo italiano, dovrà cambiare, e in fretta, registro. Se non lo farà tutto il paese avrà perso una fantastica occasione.

Stefano Olivieri

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25 febbraio 2013
MA BERLUSCONI E BERSANI SONO GIA' IL PASSATO (di Stefano Olivieri)


Berlusconi è stato indubbiamente favorito da Grillo ma il disegno qui sopra è soltanto un istantanea. Il cavaliere è un morto che cammina e neanche da solo, dietro di lui c’è Bersani, occorrerà prenderne atto in tempo. Io ho sempre votato a sinistra, anche in queste elezioni. In casa mia due voti sono andati a Vendola e uno a Bersani. Non è bastato, come sappiamo. La politica italiana è stata investita dallo tsunami di Beppe Grillo e gli tsunami, si sa, fanno danni che possono essere riparati soltanto rimboccandosi le maniche e ricostruendo davvero. Dovrà farlo il popolo italiano nel suo insieme, utilizzando entusiasmo, risorse e competenze non certo soltanto dei giovani grillini che fra quindici giorni approderanno in parlamento. Dovrà farlo secondo un’agenda delle emergenze della quale ogni partito ha redatto un suo elenco, e dunque dovrà esserci una mediazione, per forza. A meno che Grillo non intenda andare subito a nuove elezioni per capitalizzare un consenso ancora più ampio. Ma lui sa che il paese è troppo malato, e che tante, troppe famiglie sono già oggi alla canna del gas. Dunque dovrà mediare con chi ci sta, che è poi il vero senso della politica.

È difficile addossare a Grillo la responsabilità dell’attuale situazione di stallo. Così come è improbabile che Grillo stesso, ora che ha raccolto i voti di un quarto dell’elettorato, intenda disperderli con una alleanza tout court utilitaristica che non servirebbe a nessuno, a cominciare dal suo stesso movimento cinque stelle.

Questa strepitosa crescita è frutto di un percorso popolare che non è cominciato l’altro ieri ed è stato alimentato dal disinteresse dei partiti, TUTTI. Il Pdl in primis ma anche il PD e non è proprio il caso di sorprendersi che proprio al PD Grillo abbia eroso voti e consensi. Basta leggersi i venti punti del programma del M5S per trovarci dentro tante istanze, collettive ma non corporative, che il popolo della sinistra non ha MAI visto collocare, da parte dei partiti di riferimento, in cima alle emergenze da risolvere. Per questo oggi molti compagni hanno votato Grillo, e aspettano che il loro voto venga compreso. Lo scrissi in un articolo nel 2007 e lo ripeto oggi, non prendiamocela con Grillo, prendiamocela piuttosto con i nostri partiti e riportiamoli sulla retta via. C’è sicuramente un terreno comune di dialogo che si può sviluppare in parlamento fra il M5S e il centrosinistra: dal conflitto d’interessi ai beni comuni, dalla sanità alla bolletta energetica, dall’etica dei comportamenti all’ambiente. Un terreno sul quale possono davvero tornare a germogliare i sogni di un paese onesto, solidale e responsabile, a patto che lo si bonifichi, preventivamente e pregiudizialmente, dal cancro assoluto e trasversale delle varie consorterie affari&politica che popolano le anticamere di tutti i partiti. Abbiamo un intero paese da tempo eticamente modificato su cui intervenire, dai palazzi del potere fino all’ultimo ufficio periferico e continuando poi nel settore privato, perché anche lì è pieno di mimandapicone, anche lì la meritocrazia è scomparsa da decenni. Soprattutto, va detto a onor del vero, grazie all’esempio del cavaliere e dei suoi sodali.

Il lavoro da fare c’è ed è tanto, rimbocchiamoci le maniche e cominciamo.

Stefano Olivieri

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Stefano Olivieri
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24 dicembre 2012
BUON NATALE A TUTTI!


SE NON E' QUELLO GIUSTO, MEGLIO STROZZARLO NELLA CULLA! 
9 maggio 2012
L'ITALIA TORNA PARTIGIANA (di Stefano Olivieri)

Gente comune, che interpreta la politica come prassi etica del vivere civile e del lavoro quotidiano di ciascuno. Vivere, lavorare, muoversi, relazionare con gli altri e perché no, godere delle tante cose belle che questo nostro meraviglioso paese, se non fosse ripiegato su se stesso e in mano al malaffare, potrebbe donare a tutti i suoi cittadini. Questo il popolo di Beppe Grillo, che nelle proiezioni di voto politico ieri sera veniva dato sopra il 15 % (nel 2007 era sotto il 5).

Dargli un’etichetta di provenienza non ha senso. Ex girotondini, popolo viola, indignados italiani, ambientalisti, ex disimpegnati dalla politica riemersi dal non voto dopo anni, forse decenni di silenzio partecipativo. Giovani ma anche meno giovani, è l’Italia, gente.

Accusare i grillini di antipolitica e addirittura non vedere – brutta uscita di Napolitano - soprattutto in loro il risveglio del paese dal torpore in cui lo aveva precipitato una politica inetta e imbelle, significa non voler cogliere il senso vero di queste elezioni. Che, essendo amministrative, esprimono prima di tutto i bisogni dei territori, ma nello stesso tempo danno un segnale forte al governo del paese, a quel commissario straordinario che dice di voler salvare l’Italia.

Lascio agli addetti ai lavori l’analisi del voto, a me interessa la gente. Se la destra si sia più o meno disciolta e in quale modo pensi di risorgere, a questo punto non dipenderà più da Berlusconi o da chiunque dei suoi, e lo stesso discorso vale per la Lega. Stesso discorso per il centro moderato, da Casini al FLI, appiattiti ovunque al di sotto delle due cifre. Perché l’Italia, ormai è chiaro, non vuole più essere moderata, perché moderata non è stata la crisi e al tempo stesso moderato non è stato il governo Monti che, subentrato a Berlusconi, per far quadrare i conti ha menato duro soltanto da una parte, e subito. L’Italia, ecco, non è più indifferente, per citare Gramsci. Oggi è (ri)diventata partigiana nel senso squisitamente gramsciano del termine, e lo ha fatto ben capire.

E a questo punto sorge un problema grande, impellente e irrimandabile per il PD. Berlusconi cercherà di lasciare Bersani con in mano il cerino acceso della fedeltà giurata al governo Monti. Il cavaliere non ha più nulla da perdere dopo la disfatta e per camuffarsi per bene nella nuova e ancora sconosciuta maschera con cui intende presentarsi agli elettori italiani ha bisogno della baruffa, cioè di passare all’opposizione. Cosa che per altro lo riavvicinerebbe alla Lega, quanto meno a ciò che ne è rimasto.

Per Bersani il discorso è diverso. Alla sua sinistra Vendola e Di Pietro hanno ribadito con nettezza quanto le scelte del governo Monti siano lontane dai bisogni reali della popolazione. Il rigore economico, per altro molto strabico e unilaterale, non sta dando i risultati che la stessa Europa si aspetta da uno dei suoi partner principali, ancor più oggi con Hollande in Francia e con una Grecia sull’orlo dell’abisso. Il rigore non può giustificare la macelleria sociale, l’apnea forzata di pensionati e lavoratori dipendenti, la scomparsa di tutele per i nostri giovani e per le classi più a rischio della popolazione a cominciare dai disabili. Accompagnare il rigore alla crescita in Italia può significare soltanto una cosa, quella cosa che Monti non ha voluto fare e continua a non voler fare: mettere le mani in tasca agli italiani davvero ricchi e davvero evasori, perché uno dei segreti di pulcinella del nostro paese è appunto quanto e come la ricchezza ormai si accompagni sempre e comunque a una qualche illegittimità. Ci sono i depositi svizzeri da stanare, c’è il costo della politicada ridimensionare subito e davvero, ci sono i conti correnti superiori ai 200mila euro da attingere, ci sono le liste di imprenditori, commercianti, liberi professionisti beccati a evadere fisco e contributi, che non si vogliono stilare e rendere pubbliche. C’è insomma l’Italia delle mille cricche che ancora va in giro in suve in barca, che fa la bella vita a spese della crisi e della popolazione che dalla crisi è stata colpita. E’ come se nel nostro paese ci fosse un pezzo della Germania della Merkel, che di questa crisi generale si è certo avvantaggiata per aumentare il gap fra lei e il resto dell’Europa unita. I tedeschi d’Italia, però, diversamente dai tedeschi di Germania, le tasse in genere non le pagano, la legge non la rispettano e della solidarietà sociale si fanno beffe.

Bersani dunque può anche scegliere di restare fedele al governo Monti, e come primo azionista a questo punto, visti i risultati elettorali di PDL, Lega e UDC. Ma deve imporre a Monti un repentino cambiamento di rotta, in direzione di quell’equità, di quella giustizia sociale contrabbandata finora soltanto a parole dal governo dei professori e delle professoresse. Altrimenti anche Bersani si scotterà con i mille fuochi che vanno accendendosi ovunque nel nostro paese. Piccoli falò di attenzione e di consapevolezza sociale, accesi da gente comune e responsabile, perché si tratta di lavoratori, padri e madri di famiglia, giovani con il futuro da giocarsi nelle mani. Gente pronta a reprimere qualsiasi spinta eversiva possa nascere al suo interno, ma decisa anche a non fare più sconti a una politica attenta finora soltanto a giustificare se stessa.

Se il PD sbaglia le prossime mosse potrebbe essere la sua fine. C’è chi forse se lo augura, ma fare adesso tabula rasa significherebbe rischiare di mettere in mano il paese, anche per la prossima legislatura, al professor Monti. Che, credetemi, è molto più saggio a questo punto rispedire alla Bocconi. Gli inquieti segnali di un possibile riaccendersi del terrorismo ci dicono che la Politica deve tornare urgentemente al centro del campo.

Stefano Olivieri

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