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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
25 aprile 2012
25 APRILE. RESISTERE PER ESISTERE DI NUOVO (di Stefano Olivieri)
 

Da " STORIA DELL'ITALIA MODERNA" DI G.CANDELORO : “Il 13 aprile 1945 il generale Clark (generale americano della quinta armata e poi di tutte le forze alleate in Italia) inviò un messaggio ai partigiani raccomandando loro di restare sulle montagne e di non compiere azioni premature. Appena conosciuto il testo dei messaggio Togliatti scrisse a Longo in questi termini: "Il nuovo ordine del giorno del generale Clark è stato emanato senza l'accordo del governo né nostro. Tale ordine del giorno non corrisponde agli interessi del popolo. E nostro interesse vitale che l'armata nazionale e il popolo si sollevino in un'unica lotta per la distruzione dei nazifascisti prima della venuta degli alleati. Questo è indispensabile specialmente nelle grandi città, come Milano, Torino, Genova ecc., che noi dobbiamo fare il possibile per liberare con le nostre forze ed epurare integralmente dai fascisti. Prendete tutte le misure necessarie per la rapida realizzazione di questa linea, scegliete voi stessi il momento dell'insurrezione sulla base dello sviluppo generale della situazione sui fronti, sul movimento del nemico e sulla base della situazione delle forze patriottiche…”

Come sappiamo, l’Italia rispose e la data di oggi ricorda il giorno in cui fu diramato l’appello di insurrezione per Milano, la più grande città del nord Italia. Era importante per la democrazia italiana che i liberatori americani trovassero nel nostro paese, una volta giunti, segnali incontrovertibili di una riscossa democratica, e così fu. Era altrettanto importante sconfiggere prima dell'arrivo dei liberatori, paese per paese, città per città, il nazifascismo e infatti “In tutte le città liberate dai partigiani, e pure nei piccoli comuni, i CLN locali nominarono nuovi sindaci e giunte comunali sulla base di elenchi di persone che essi stessi aveva già preparato. Lo stesso fu fatto per le cariche governative provinciali: prefetti, questori e al funzionari nominati dai CLN assunsero i poteri politici e amministrativi, mentre reparti partigiani costituirono le forze di polizia. Tutte cariche pubbliche furono distribuite tra i partiti antifascisti in modo generalmente paritario Intanto il CLNAI aveva emanato una serie proclami e decreti importanti. Anzitutto aveva diffuso un proclama che cominciava con questa premessa: "In nome del popolo italiano il Comitato di Liberazione Nazionale per l'Alta Italia, delegato dal governo italiano per assicurare la continuazione della guerra liberazione a fianco degli Alleati, per garantire contro chiunque la libertà, la giustizia e la sicurezza pubblica, assume tutti i poteri civili e militari. Tali poteri sono esercitati attraverso i comitati di Liberazione Nazionale regionali provinciali".

A settantanni da quella data la Resistenza italiana trova nell’Italia di oggi, 25 Aprile 2012, non solo ottimi motivi per commemorare la Liberazione dal nazifascismo. Oggi lo spirito della Resistenza deve tornare vigile perché di nuovo nel nostro paese si aggirano duci e ducetti mascherati da politici, capitani di impresa, potenti banchieri e finanzieri. Ai vent’anni di Mussolini si sono sommati i vent’anni di Berlusconi, che fin dal 1984, con la serrata delle sue tv, scese in campo a misurare il suo futuro elettorato.

Oggi siamo nella crisi più nera dal dopoguerra e in guerra siamo, appunto, contro il nemico invisibile ma tangibile della corruzione dilagante e del malaffare che ha depresso e umiliato le forze più sane del paese. Berlusconi è stata la peggiore jattura che ci potesse capitare ma per sconfiggerlo davvero dobbiamo scavare dentro di noi ed espiantare quei germi malati che hanno portato gli italiani a misurarsi l’uno con l’altro prendendo soltanto il denaro come punto di riferimento. Il commissariamento di Monti e ancor prima dei mercati internazionali testimonia quanta strada ci sia di nuovo da percorrere per ripristinare la giustizia e la democrazia nel nostro paese, per restituire la speranza in un futuro migliore. Il rigore a cui il Mercato internazionale vuole costringere tutta l’Unione Europea trova una forte sponda nella Germania della Merkel, che finora ha capitalizzato al massimo a suo vantaggio gli effetti aberranti di questa crisi. Ma quel rigore, si è visto, colpisce e continuerà a colpire soltanto le classi lavoratrici distruggendo il mercato interno e legando ancora più strettamente gli stati al debito estero. Serve dunque che l’Europa si svegli ( la Francia lo sta già facendo, l’anno prossimo toccherà a Italia e Germania) e rialzi la testa, riscrivendo completamente il “Fiscal Kompact” siglato a gennaio ( e Monti è stato fra i primi a farlo) affinché quello stesso rigore vada a cercare le risorse necessarie laddove sono state nascoste da chi in questa crisi ha trovato il bengodi.

La Resistenza oggi trova dunque nuovi motivi per essere ancora più forte e solidale, in Italia e in Europa. Facciamo di questo giorno la prima fondamentale tappa di una generale inversione di tendenza, che ricacci la feccia che è risalita dal pozzo (Montanelli) di nuovo nelle fogne e consenta al nostro paese di tornare a scrivere la sua storia con le donne e con gli uomini giusti che questo popolo ha certamente al suo interno, basta che gli sia consentito di sceglierli.

Buon 25 Aprile a tutti.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

POLITICA
25 aprile 2009
Libertà e Liberazione ( di Stefano Olivieri)
 




Liberazione deriva da libertà. E la libertà è un valore universalmente riconosciuto, e così intensamente percepito da ciascuno da essere assimilata, metabolizzata con facilità e naturalezza e poi ostentata per ragioni spesso le più diverse fra di loro. Non a caso è anche un termine usato e abusato a destra come sinistra, a sottolineare appunto quanto fra tutti noi, ma proprio tutti, il desiderio di libertà sia immutato e forte.

Ma a questo punto è bene chiarirsi sui significati. Anche a prescindere dalla ricorrenza del 25 aprile che è chiara, dettata dalla storia nella sua interpretazione univoca. E’ bene parlarsi, e forse il modo più alto e giusto per festeggiare la Liberazione, oltre quello di ricordare il martirio e il sacrificio degli eroi della Resistenza, è proprio questo, fare di questo giorno il simbolo di una ricerca ostinata e sincera di contatto fra diversi per conoscere fino in fondo in quanti modi si può coniugare il verbo “liberare”. E scoprire poi come sempre più spesso, appena scalfita la superficie delle parole e della retorica d’occasione, “libertà” sia soltanto l’involucro che ricopre l’arbitrio, il privilegio di alcuni su tanti, l’abuso e la sopraffazione incondizionata da regole.

Perché quando la libertà si coniuga al singolare, non funziona. Cambia pelle, diventa un’altra cosa. Se tentiamo di nutrirla con l’egoismo dei nostri desideri personali e non con la solidarietà, se intendiamo brandirla come un’arma l’abbiamo già perduta e per riconquistarla dovremo ricominciare da zero, farci sconfiggere da tutti per comprendere finalmente le ragioni e la rabbia degli ultimi, dovremo assaporare il giogo della sottomissione totale per comprendere alla fine che da quella condizione di schiavitù non se ne potrà uscire da soli bensì unendosi in tanti, condividendo le forze degli esclusi dai diritti contro l’oppressore.

Così il nazifascismo non appartiene soltanto ai libri di storia. Se così fosse sarebbe sufficiente raccogliersi in silenzio davanti alle mille lapidi dei nostri caduti e ricordare. Ma non è così, l’uomo ricade negli errori perché non sa, non vuole ricordare. C’è sempre un Hitler, uno Stalin, un Mussolini in agguato in una coscienza addormentata. Per questo il 25 aprile da fastidio, perché la libertà di questo giorno ha il sapore inconfondibile della vera democrazia. Non si tratta di destra o di sinistra, così come non ha senso rivendicare l’appartenenza di un valore assoluto come la libertà a questo o a quello schieramento politico, se con la libertà si gioca invece di servirsene per costruire un paese su basi solide e condivise.

Libertà di coscienza, libertà di opinione, libertà di studio, di lavoro, di cura. Tante libertà ma in fondo una sola, quella di essere davvero uguali e di partire tutti da pari opportunità. Ogni giorno può, deve essere un 25 aprile se si vuole ritrovare il coraggio, la rabbia e l’entusiasmo di ricostruire la casa comune della democrazia. La coscienza politica, la stessa cultura democratica di questo nostro paese sono da anni inclini al sonno, una narcosi innaturale indotta da chi ha affermato che l’elettore italiano è come un bambino di undici anni, e nemmeno troppo sveglio. E questo qualcuno ha tutto l’interesse a che questo bambino non cresca e continui a baloccarsi nell’incoscienza e nell’ignoranza dei diritti e dei doveri.

Berlusconi l’ha già ribattezzata festa della libertà, giocando ancora una volta sull’ambivalenza di un termine che è stato sempre presente nei suoi slogan, nelle etichette delle sue iniziative politiche, nel suo stesso partito, il popolo della libertà, appunto. Però l’abbraccio simbolico che lui richiama fra repubblichini e partigiani non è vera, sincera pacificazione, rappresenta piuttosto il tentativo – al solito goffo e irritante – di omologare questa data nel suo circo equestre. E occorre dire che la sua spudoratezza è direttamente proporzionale all’incapacità di reazione di una opposizione democratica che non sa ritrovarsi. Il premier con il sisma in poppa viaggia alla grande, forte di un consenso che se anche non dovesse realmente crescere nel paese aumenta a dismisura in tv, il che in Italia – paese in regime mediatico assoluto da parte del cavaliere – è quanto serve per conservare il potere. Qualsiasi decisione del presidente del consiglio, anche la più bislacca come quella di spostare il G8 dalla Maddalena a una città come l’Aquila ancora oggi in preda a scosse del 4 grado, non si contesta ma si esegue e basta. E con il consenso nasce e prende corpo un culto dell’uomo che è ormai religione, atto di fede. Essere di destra ormai non è più sufficiente se non si è con lui, alzare una mano per fare una domanda o semplicemente prendere appunti per una sua battuta fuori posto durante una conferenza stampa può significare trovarsi senza lavoro da un momento all’altro.

Che intanto la stampa, a cominciare da quella di destra, rialzi la testa con dignità, perché Berlusconi finirà prima o poi, e se si rinuncia completamente a un dibattito sociale e politico che prescinda da quest’uomo l’Italia rischierà, all’indomani della scomparsa di Berlusconi dalla scena politica, un contraccolpo micidiale. Cominciare a dire di no, tirare fuori le idee dalla testa, manifestare liberamente il dissenso non è soltanto utile e salutare per la nostra coscienza, lo è molto di più per questo paese dei campanelli che si sta addormentando. Liberiamoci dal sonno e scopriremo che è molto più semplice di quanto non si pensi liberarsi anche di un premier che al nostro paese ha preso immensamente di più di quanto abbia saputo restituire in termini di governo.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/


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permalink | inviato da Stefano51 il 25/4/2009 alle 14:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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