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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
POLITICA
7 dicembre 2010
LA SINDROME DELL'EX CARCERATO (di Stefano Olivieri)

Lui adesso vuol fare come Gentilini, l’ex sindaco sceriffo di Treviso che, avendo esaurito i suoi mandati, comanda oggi attraverso il suo vice. Berlusconi ministro, e chi ci crede ? Ve lo immaginate sua emittenza, lo statista più grande delle ultime centocinquanta ere geologiche, quello che smanaccia le sue ministre, relegato su uno strapuntino ministeriale ? Lui, che non può più parlare urbi et orbi ( e certo che, a parte il latino,  orbi lo siamo stati davvero) sotto il pataccone similamericano con scritto sopra “Il presidente” ?
Eppure sì, è proprio vero, Silvio si adatterebbe, dicono. Non certo per attaccamento alla cosa pubblica, della quale non gliene è mai fregato più di tanto, ma per avere la speranza (poca, presidente: non si illuda) di trovare ancora un rimasuglio di quel suo scudo spaziale contro quella plebaglia di giudici comunisti che è pronta ad accanirsi su di lui, un attimo dopo le sue dimissioni da premier.
Io continuo a pensare che dopo aver esperito e provato di tutto (stiamoci attenti alla sua disperazione…) alla fine se la svignerà molto poco elegantemente. In Russia, in Libia, in una qualunque delle sue trecento dimore principesche in giro per il globo terracqueo, a ristorarsi con le sue giovanissime infermiere private. Hai voglia a mandati di cattura internazionali, avremo voglia a sequestrargli i beni perché quelli che conosciamo oggi sono soltanto la punta di un iceberg smisurato. Del resto, è stato libero di fare quello che voleva per più di 17 anni, ha giocato a risiko e a monopoli coi beni comuni di uno Stato nazionale che bene o male è tra i primi dieci al mondo, e nessuno gli ha mai torto un capello, dunque figurarsi i fondi occulti, i conti correnti segreti, i forzieri nascosti che avrà quest’uomo in giro per il mondo.
Non avrà il tempo di goderseli tutti, certo, perché l’età c’è e il fisico, malgrado le apparenze, è piuttosto logorato dal bungabunga, ma insomma, come dire, più che in pensione se ne andrà in albergo, e a sette stelle. Alla fine ci scorderemo di lui, ma mi piace pensare che fino al suo ultimo respiro quest’uomo non riesca a dimenticare i suoi giudici, e che continui a sognare che cento magistrati vogliono giocare con lui a fare quel trenino selvaggio.
 
A noi toccherà invece assaggiare la sindrome dolceamara dell’ex carcerato. Che esce di carcere dopo quasi vent’anni, e già in strada perde l’equilibrio. Troppo spazio, troppo ossigeno, troppo sole. Bisognerà stare attenti, potremmo innamorarci perdutamente del nuovo premier, fosse anche uno qualsiasi, soltanto perché diverso da lui. Silvio lascerà un vuoto enorme, Ghedini potrebbe anche suicidarsi insieme a Fede, al solo pensiero. Ma è un vuoto che sapremo, che vorremo riempire, con tante cose, con tanti pensieri e progetti, ripiegati e depressi centinaia di volte  in questi lunghi anni di regime delle banane. Quel giorno faremo volare in alto i nostri aquiloni, su nel cielo, per sgranchirci la testa e riabituare la fantasia. Io ho già deciso, per festeggiare me ne andrò al mare a pescare. Per i vermi passerò l’undici dicembre da palazzochigi, lì ce ne stanno belli grossi.
 
 
Stefano Olivieri
POLITICA
30 novembre 2010
ANCORA DUE SETTIMANE ( di Stefano Olivieri)
 

Prendiamocela con calma, ci sono ancora due settimane da aspettare. Le ultime di un quindicennio da dimenticare, e dunque apprezzabili almeno per questo motivo. Quel che succederà dopo non è ancora dato di saperlo perché questa crisi politica, semmai è pilotata, ha troppi piloti e non tutti d’accordo fra loro. Le massime istituzioni dello Stato dovranno vigilare in questo difficile passaggio, e non sarà uno scherzo, tutti siamo chiamati a vigilare.

Nel frattempo c’è chi sistema figli, nipoti e amici pensando al futuro. Bertolaso un attimo prima di andarsene ha abbassato il ponte levatoio della Protezione civile, raddoppiando praticamente il personale. E molte risorse ricavate dalle sforbiciate di Tremonti, Sacconi e Brunetta stanno diventando fondi destinati ai feudi elettorali di Caio, Tizio e Sempronio, perché sapor d’acqua natìa rimanga nei cuori esuli a conforto, e a lungo illuda la loro sete in via fino alle prossime elezioni anticipate. Bondi mostra maggiore sollecitudine per i suoi “casi umani” e per le attricette care al premier (400mila euro per ospitare 30 bulgari a Venezia e consegnare una targa premio alla Bonev) che per i beni culturali italiani, patrimonio di tutta l’umanità e in primo luogo degli elettori e delle elettrici di questo tormentato paese.

Insomma, c’è aria di smobilitazione e anche di baruffa, dopo lo tsunami di wikileaks, che per altro ha soltanto confermato l’acqua calda, e cioè che una scia di risate ha accompagnato il primo cittadino italiano ovunque sia andato a sproloquiare. Altro che destini del mondo, questo ci ha fatto soltanto ridere dietro, da tutti.

Hanno un sapore strano questi giorni di fine impero. C’è la muffa guasta mescolata a qualcos’altro che per ora ha difficoltà a venir fuori. La rabbia dei giovani studenti, l’inquietudine delle famiglie dei lavoratori, il panico dei licenziati, dei disoccupati, dei precari che vedono svaporare anche gli ultimi aiuti di Stato. C’è baruffa nell’aria e già qualche rombo in lontananza annuncia il diluvio universale che sta arrivando. La banda bassotti pensa a portar via l’argenteria, la povera gente non ha paura dell’acqua e sta già cominciando a ridere. Bye Bye Berlusconi, ci rivediamo il 14 sotto palazzochigi per i saluti. Qualunque futuro sarà meglio senza di te.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it


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permalink | inviato da Stefano51 il 30/11/2010 alle 12:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
POLITICA
17 novembre 2010
IL GIORNO DOPO SANTA LUCIA ( di Stefano Olivieri)

Ricordo che da bambino, prima che a scuola apprendessi le nozioni di solstizi ed equinozi, aspettavo con ansia il 14 dicembre, il giorno dopo santa Lucia, come il primissimo segno dell’anno nuovo. Questo perché amavo svisceratamente – e amo ancora oggi – il mare e l’estate, e quell’accorciamento progressivo del giorno rispetto alla notte mi deprimeva.
 
A proposito, piccola lezione di astronomia : Il detto “Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia” risale a quando, prima del 1582, la sfasatura fra calendario civile e calendario solare era tanto grande che il solstizio invernale cadeva proprio fra il 12 e il 13 dicembre rendendo quindi questo il giorno più corto dell’anno.
Riformando il calendario secondo accurate osservazioni astronomiche, Papa Gregorio XIII decretò che si passasse direttamente dal 4 Ottobre al 15 Ottobre, togliendo quindi i 10 giorni di sfasatura accumulati negli oltre 10 secoli precedenti. Il solstizio passò così al 21-22 dicembre (come oggi) ma la festa della santa rimase sempre al 13. Quest’anno il solstizio invernale capita il 22 dicembre, ma a me piace pensare, soprattutto quest’anno, che il 14 dicembre sia una data di “risveglio”.
 
Quel giorno il nostro paese, infatti, potrebbe uscire da un torpore durato 17 anni affacciandosi a una nuova primavera. Quel giorno Berlusconi, con ogni probabilità, perderà la guida del governo del paese e nel giro di poche ore anche la certezza di non essere processato. Il 14 dicembre, infatti, la Consulta si pronuncerà sulla incostituzionalità conclamata del lodo Alfano e il premier, per di più forzatamente dimissionario, non disporrà più di alcuno scudo giudiziario e tantomeno potrà, in quanto non ricade fra le attività di un governo dimissionario, farne confezionare uno nuovo dai suoi dipendenti parlamentari. Anche perchè farlo approvare alla Camera, con FLI messa di traverso, oggi sarebbe davvero difficile. E acquisire in un mese  al morente PDL il pugno di deputati necessari alla bisogna è impresa davvero impossibile per il cavaliere, anche con il bunga bunga.
 
Napolitano secondo me ha deciso la data con molta saggezza e terzietà, ma la concatenazione particolare degli eventi potrebbe far pensare a una sottile perfidia dal capo dello Stato, che pur concedendo due settimane in più ha servito al premier un piatto avvelenato. Io resto sempre dell’idea che il presidente del consiglio più disastroso degli ultimi centocinquantanni alla fine emulerà Craxi emigrando, magari in Libia dal suo amichetto Gheddafi. Pensate che bellezza, quella sera saremo tutti in riva al mare a salutarlo sventolando il fazzoletto e a cantare: "Sul mare luccica, l'astro d'argento, placida è l'onda, prospero il vento...!"

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

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