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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
POLITICA
19 marzo 2016
LA POLITICA SOTTO IL GAZEBO (di Stefano Olivieri)

Vanno a ruba in tutta Italia ma il loro mercato è particolarmente vivace nelle metropoli. Sono in pvc, rigorosamente bianchi come i loro teli svolazzanti. Sono fabbricati in Italia ma più frequentemente all’estero, e i fornitori si affannano a descrivere come le specifiche tecniche del loro prodotto siano conformi alle leggi sulla sicurezza. Si vendono ma sempre più si affittano, perché il loro uso è strettamente legato a una tipologia di eventi attualmente molto in voga, quello della promozione e divulgazione politica in mezzo alla gente, insomma la classica discesa in campo. Roba che si decide e si fa senza pianificazione, e non ci sono più case o magazzini dove riporre le tende, le feste di partito ormai si subappaltano a terzi.

I gazebo sono l’esemplificazione di una disfatta generale della politica italiana. Una politica ormai del tutto incapace di stare fra la gente senza queste protesi difensive, una specie di Croce bianca in una zona di guerra. I cittadini si sono ormai abituati a questi accampamenti estemporanei che ostacolano il traffico e fanno perdere tempo, perché diversamente dai politici la gente comune lavora per sopravvivere e non ha tempo da dedicare al sondaggio di turno. Tanto i partiti – dicono – sono tutti uguali, anche le facce dei candidati si somigliano e il malumore cresce, così come la disaffezione. Non ci sono più zoccoli duri in questi partiti sempre più liquidi, le tessere di adesione si danno a cani e a porci senza neanche verificare ideologie e passioni, articoli da rottamazione spinta.

Che fine faranno queste Crociate impazzite, che cosa sceglierà l’Italia per uscire da questa camicia di forza? Come andranno le prossime elezioni amministrative e il referendum?

C’è aria di baruffa, una strana quiete di quelle che in genere precedono le tempeste. Renzi e il suo governo sono alla frutta, il Comune di Roma, la poltrona di sindaco più prestigiosa, è data per persa, ma anche Milano e Napoli non sono per niente sicuri e il Movimento Cinque stelle inizia ad avere paura di una vittoria generalizzata, che metterà i grillini di fronte a una responsabilità imprevista, quella di governare le grandi metropoli italiane.

La sinistra dentro e soprattutto fuori dal PD è irrequieta ed eccitata, è consapevole delle difficoltà del premier ma è divisa e senza idee. Perché nell’inseguire il premier rottamatore, anche i vecchi compagni hanno commesso l’errore di buttare via il bambino insieme all’acqua sporca. Con la morte delle ideologie se ne è andata anche la pratica, faticosa ma necessaria, del dibattito interno e della selezione della classe dirigente attraverso quei meccanismi di delega e rappresentanza che hanno fatto la storia della sinistra italiana, nei mille concitati congressi che dal PC hanno portato al PD.

Dove andremo non lo so, ma io sotto i gazebo non ci vado. Aspetto che sia la piazza a chiamare, attraverso il tam tam di una sana, spero non sanguinosa, rivoluzione democratica.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it 


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