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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
POLITICA
8 dicembre 2014
SERVE TORNARE ALLE SORGENTI DELLA DEMOCRAZIA (di Stefano Olivieri)

Quando i partiti avevano una struttura gerarchica vera dalla segreteria nazionale fino all’ultimo iscritto, chi partecipava attivamente alla vita del partito aveva opportunità di conoscere e farsi conoscere nelle riunioni, tante e sempre partecipate, che avvenivano durante l’anno. E quando la riunione era elettiva circolavano i nomi, i curricula di chi si proponeva, le proposte e i programmi da valutare e votare. E i nomi degli eletti, alla fine, non erano mai sconosciuti, la delega non si dava mai in bianco e seppure esisteva la cooptazione, questa non era la regola ma l’eccezione di un’organizzazione che fondava la sua forza sulla partecipazione attiva di ogni singolo iscritto. I partiti oltre alle sezioni avevano perfino la scuola, ricordo quella di Frattocchie per il PCI.

Oggi ci sono invece, per sfruttare al meglio le infinite opportunità di visibilità di tv e reti digitali, i partiti liquidi, dove la gerarchia è ridotta all’essenziale, da una parte gli eletti e i leaders, dall’altra gli elettori. Il partito liquido si espande facilmente (ricordiamo Forza Italia che, appena nato, vinse le elezioni esprimendo anche il presidente del consiglio) ma pecca in democrazia, perché la selezione interna è praticamente assente e la cooptazione è diventata la regola, basti vedere ministri e ministre usciti dal nulla nelle ultime legislature. E la legge elettorale tuttora in vigore deprime ancora di più la sovranità del voto popolare, riducendo le elezioni a una vera e propria farsa.

Come meravigliarsi, a questo punto, del livello di corruzione raggiunto dalla politica italiana se le regole per formare la classe (sarebbe opportuno dire casta) politica stessa sono state modificate in modo da favorire la corruzione, invece di combatterla? Ora che il vaso,i vasi cominciano a scoppiare bisogna raccogliere i cocci e fare pulizia, ma subito dopo saranno da ridiscutere dalle fondamenta le regole della politica, altrimenti non ci libereremo mai delle partecipate corrotte e del malaffare capace di prosciugare le risorse non solo di singoli comuni ma dello stesso Stato italiano (ricordo la cassa per le calamità con a capo Bertolaso, costituita presso la presidenza del consiglio dei ministri. Lì arrivarono le donazioni, miliardi di euro, dei singoli cittadini per le alluvioni, i terremoti, gli tsunami. Ancora non sappiamo che fine abbiano fatto quei soldi).

Siamo al punto di non ritorno. Occorre tornare alla sovranità popolare da una parte, rendendo i cittadini più informati e responsabili, modificando i meccanismi di selezione e delega a tutti i livelli in chiave di democrazia vera e partecipata, infine sanzionando con la galera chi sbaglia, perché fare politica non è obbligatorio bensì una scelta libera e responsabile, e chi la fa deve avere subito ben presenti i rischi che correrà se il suo comportamento al servizio della comunità non sarà più che irreprensibile.

Insomma, per eliminare, eradicare dalla società italiana il “territorio di mezzo”, serve estendere il potere del “popolo di sotto” di tutti noi cittadini elettori fino a contaminare, con un controllo diretto e benefico, il popolo di sopra, quello degli eletti, in parlamento e nei comuni e regioni italiane. E basta con i duci onnipotenti, ai duci si delega tutto e si evita di pensare, non va bene. La democrazia è un bene prezioso che va conquistato e alimentato ogni giorno da tutti i cittadini, nessuno escluso.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

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