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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
ECONOMIA
9 settembre 2014
RENZI, PECUNIA NON OLET (di Stefano Olivieri)


Fa impressione leggere della bestialità del’Isis, del destino atroce delle tre povere religiose italiane e poi, rientrando nel nostro paese, invece di tirare un sospiro di sollievo apprendere dei disastri provocati dalla corruzione, dal malgoverno, da chi continua a speculare sui destini di tanta povera gente che non chiede altro che un lavoro dignitoso e sicuro, per tirare avanti con la sua famiglia.
Ci sono ancora troppi furboni in giro e questo governo Renzi, giovane e rampante, nato per rottamare la vecchia politica ora alza la voce verso lavoratori e pensionati, quegli stessi dipendenti pubblici e privati che in questi anni terribili non hanno mai smesso un attimo di dare, dare, dare. Nell’ultimo decennio c’è stato un vero e proprio tsunami che ha travolto il mondo del lavoro e ha spostato un’incredibile massa di reddito, dalle tasche già vuote delle famiglie a quelle di pochi affaristi senza scrupoli. Il rimedio, però, non è stato cercato creando regole più sane e solidali, intervenendo con sanzioni concrete nei confronti dei capitali accumulati illegittimamente. Si è invece intervenuti ritagliando, al solito, il reddito già esangue di dipendenti e pensionati. 

Strano che Renzi veda grasso colare dalla pubblica amministrazione e dimentichi che lo Stato italiano continua a foraggiare, per dirne soltanto una, il criminoso business del gioco d’azzardo. Nel 2013 fra gratta evinci, Lotto, Superenalotto e slot machines, in Italia sono stati spesi 84,7 miliardi di euro. Di questi circa 68 son rientrati nelle tasche dei giocatori, 17 miliardi sono andati perduti. Dove, nessuno riesce a dirlo perché lo Stato non sa neanche chi detiene realmente la proprietà delle tredici società concessionarie, compresa la ben nota Sisal (dati ripresi dalla recente analisi realizzata da Matteo Iori, presidente della Onlus Centro Sociale Papa Giovanni XXIII, insieme al CONAGA – coordinamento nazionale gruppi giocatori d’azzardo). A grattare dentro questo mondo chissà quali connivenze si potrebbero trovare, ma il punto non è questo. Il punto è che prima di rovinare la vita di milioni di lavoratori che hanno lavorato quarant’anni per uno straccio di pensione, bisognerebbe guardare altrove. Di altrove ce ne sono un sacco dentro questo squinternato paese, e prima di fare la voce grossa con i sindacati dicendo di non accettare ricatti, Renzi dovrebbe cercare e stanare ogni singola sacca di parassitismo e di malaffare, partendo da quelle più gonfie di denaro come l’appena citato business del giocp d’azzardo. Renzi invece, e i suoi giovani ministri, questo non lo fanno, non lo stanno facendo e pare non abbiano alcuna intenzione di farlo nel prossimo futuro.

(Dati ripresi da http://notizie.tiscali.it/articoli/cronaca/14/07/24/gioco-azzardo.html )

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it 

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