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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
POLITICA
28 gennaio 2013
NON SI PUO' VIVERE COSI' (di Stefano Olivieri)


Non si può vivere così. Con un cappio intorno al collo che si stringe ogni giorno di più, il tuo lavoro, i tuoi bisogni elementari non più riconosciuti, i tuoi figli senza un futuro. Un paese intero immolato su un altare che non ha un volto e non ha un nome definito, se non quello della crisi internazionale. I ricchi capitani del vapore diventano severi e ci ammoniscono, ci dicono che abbiamo scialacquato, abbiamo vissuto al di sopra dei nostri mezzi. Per anni, decenni.

Sono esattamente anni, decenni che invece il popolo sopravvive. Spaccando un euro in quattro, rinunciando prima alle spese voluttuarie e adesso perfino risparmiando sulla spesa alimentare. Quando si arriva al pane quotidiano, vuol dire che lo tsunami è arrivato, c’è poco da distinguere fra Italia e Grecia. E se chiedi quando finirà, non sanno risponderti. Perché il mostro creato dal liberismo finanziario è un cancro senza antidoto, o lo estirpi del tutto o ti divora in un amen.

E nello tsunami son tornati a beccheggiare gli avvoltoi di sempre. Volteggiano al di sopra della povera gente aspettando di pasteggiare di nuovo, aspettano i nostri voti. Sono tornati tutti, da Berlusconi a Storace, fino alla Lega ancora più egoista e carogna con il suo “Prima il Nord!”

Ma questa volta non si può avere la memoria corta. Non serve aggrapparsi ai sogni che questi furfanti ti lanciano come ciambelle di salvataggio, stavolta occorre conquistare la nave e stanarli uno per uno, per buttarli fuori. Il paese deve invertire la rotta in fretta altrimenti ci fracasseremo, proprio come ha detto l’altro ieri, con un cinismo inaudito, il capo del FMI, la gelida Lagarde: “O la va o la spacca!”

Tanto a spaccarsi non sarà lei, in uno tsunami c’è sempre chi, avvertito per tempo, resta all’asciutto. In particolare chi, questo tsunami, ha ben contribuito a provocare.

L’Italia s’è desta ed è ora che si desti anche tutta l’Europa. Per ricordare a Berlusconi e a Monti, ma anche alla Merkel e alla Lagard, che stavolta se c’è da spaccare qualcosa non saranno più le nostre reni, ma le loro. Per rivendicare la sovranità di un popolo che ha sempre sudato il suo pane quotidiano, altro che cicale e formiche.

Perciò, alle prossime elezioni, facciamoli sparire per sempre questi pagliacci. Arrafferanno soltanto i voti di quella piccola e indegna parte del paese che sulla crisi si è arricchita, vampirizzando gli altri cittadini. Facciamo della forza dei numeri la nostra forza e spazziamoli via. E anche se non volete votare PD andate comunque a votare, ma votate a sinistra. Perché è a sinistra chi si  è sempre battuto per la vera solidarietà, per lagiustizia, per la condivisione leale di diritti e doveri. Per ripristinare l'ascensore sociale collegato al merito e non alle misure delle olgettine.

Torniamo a essere compagni sul serio, condivisori di un pane sempre più caro e sudato, e questi professori e capicomici scompariranno all’orizzonte insieme. Badate che non esistono scorciatoie per la democrazia, non esiste neanche Grillo che sta caricando a bordo di tutto e di più, sciaguratamente. Con il suo movimento interstellare potrebbero approdare in parlamento rappresentanti della destra più estrema, quelli che in Grecia si chiamano Alba Dorata, andate pure a controllare prima di votarlo, se non ci credete.

Le macerie che tutti questi barbari ignoranti e spreconi lasceranno dietro di se, dovremo ricostruirle, è vero. Ma da soli stavolta, senza diktat di chicchessia. Perché il benessere di un paese si misura anche nel sogno, nella soddisfazione di ottenere i risultati senza aiuti, senza elemosine e senza ricatti soprattutto. L’Italia è un grande paese se ciascuno da e fa il suo, mettiamocelo in testa.

Perciò  vai a votare, e vota a sinistra.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it


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permalink | inviato da Stefano51 il 28/1/2013 alle 12:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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