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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
22 novembre 2011
IL PAESE DELLE ZUCCHINE (di Stefano Olivieri)


Ecco perché sono rincarate e il loro prezzo si mantiene alto anche d’estate. Il gustoso ortaggio è stato preso a riferimento nei frenetici scambi di mazzette avvenuti nel verminaio Finmeccanica, un’azienda che doveva essere il fiore all’occhiello della rinascita industriale italiana e si è invece trasformata in un pozzo nero. Non a caso da tempo ci sguazzava dentro anche Walter Lavitola, il consigliori dell’ex premier Berlusconi.

Le “zucchine” volavano impazzite da una mano all’altra e da un palazzo all’altro, roba da fare impallidire la prima tangentopoli, perché stavolta davvero non si capisce chi è imprenditore e chi è politico, chi da e chi riceve, pare quasi un rito iniziatico a cui prima di tutto è importante partecipare, per far capire agli altri che si è d’accordo, che si sta al gioco, quello delle cricche.

Ci sarà tanto da lavorare, roba da autospurgo 24ore su 24, non basterà certo il governo Monti che ha un anno e mezzo scarso davanti. Bisognerà lasciar lavorare i giudici e anzi supportarli con attestazioni ufficiali – l’altro governo mandava gli ispettori – e con maggiori risorse per stanare meglio e più in fretta questo esercito di delinquenti. Perché poi le notizie girano e i mercati guardano anche a Finmeccanica e a Marchionne che rovescia le carte sul tavolo e disdetta tutti i contratti, e si scordano dell’Italia che tenta di rigare dritto.

Perché esiste quell’Italia, ed è anche maggioritaria rispetto all’Italia delle zucchine. Nel nostro paese ci sono fabbriche e imprenditori sani, che vorrebbero guadagnare ma anche far circolare il denaro, spargere benessere fra le famiglie dei propri dipendenti. Potremmo e dovremmo ad esempio aiutare l’ambiente, interrompendo quelle filiere malate e malavitose descritte l’altro ieri da Report: i nostri rifiuti plastici, per i quali i cittadini pagano lo smaltimento, finiscono in Cina e vengono mescolati senza criteri, controlli e regole ad altri rifiuti contaminati, perfino quelli ospedalieri, e ci ritornano sotto forma di pupazzetti profumati che facciamo masticare ai nostri bambini. Ci vogliono leggi severe e drastiche, chi si sporca di reati contro la comunità non può e non deve più essere eletto, ma neanche in una assemblea di condominio. Regole draconiane, altrimenti non si va da nessuna parte, anche per i partiti che non controllano preventivamente l’operato dei propri eletti, sul genere che per ogni deputato e senatore colto dalla giustizia con le mani nella marmellata dovrebbe essere prevista una sanzione ufficiale per il partito, che sia realmente sgradevole ( per esempio la confisca dei rimborsi elettorali). E poi, accanto all’imprenditoria sana, c’è tutto il paese a reddito fisso, che resta attonito di fronte alla tv quando ascolta delle intercettazioni fatte a un deputato, già stipendiato profumatamente dalla collettività, che ricorda all’imprenditore di pagargli “la mensilità” (quindicimila euro). A operai, impiegati, pensionati e disoccupati si attorcigliano le budella ad assistere a queste cose, occorre non per voglia di gogna ma per etica che questa gente paghi tutto e subito, se si vuole insieme alla fiducia dei mercati anche quella del paese.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it 

Perché l’Italia vera non è quella delle zucchine.

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