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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
11 ottobre 2011
PROVE TECNICHE DI RIVOLUZIONE ( di Stefano Olivieri)

 

C'è un’accusa che fa andare particolarmente in bestia chi se la passa male. È ripetuta in continuazione in questi giorni nei dibattiti televisivi, nelle dichiarazioni dei politici, talvolta nelle interviste fra la gente.              Come uno sfottò, che fa incarognire lavoratori e disoccupati, operai e impiegati, sopratutto i giovani che studiano e lavorano precariamente. È quella di aver vissuto troppo al di sopra del consentito, di aver fatto le cicale, insomma. I fantastiliardi di debito pubblico vengono da lì, dalle sciaguratezze di un popolo brontolone che però, sotto sotto, se l’è goduta.

Da questa formidabile ipotesi di lavoro sta nascendo, fra l’altro, il decreto sviluppo. Dopo ben due finanziarie da centinaia di miliardi infatti il governo italiano si è accorto, anzi lo ha costretto la Ue ad accorgersene, che tappare semplicemente le falle della nave Italia non sarebbe servito a nulla se non si fosse trovata l’energia per azionare le pompe di sentina e il motore della nave, così da rimettersi in moto. Saremmo affondati comunque, senza speranza. Così hanno cominciato a circolare le ipotesi. Vendere, vendere e realizzare, dalle industrie alle partecipate statali, dalle spiagge alle isole, dai monumenti all’acqua pubblica. E nel contempo un’ altra stretta su pensioni e stipendi, giusto per abituare il popolo delle cicale a diventare formiche risparmiose. Dove abbiano visto queste cicale però, resta un mistero. Siamo qui a guardare questo doppio binario, costruito sotto i nostri occhi e spiegato come l’unico rimedio possibile. Da una parte il paese dei ladroni, ai quali si prospetta l’ennesimo condono tombale fiscale ed edilizio. Le cricche si stanno già facendo i conti, per loro sarà un altro bengodi, ne venisse una all’anno di crisi così.

Dall’altra la gente comune, quella che secondo gli esperti in doppiopetto sarebbe colpevole di aver precipitato il paese nell’indigenza e nella paralisi. La pistola fumante non si è trovata ma non fa nulla, questo è un processo indiziario e il popolo italiano mica fa Knox di cognome. Sono tutti poveracci, staranno zitti e la manderanno giù come al solito. C’è perfino chi insinua che alla fine saranno contenti di essere commissariati dall’Europa, almeno a Bruxelles c’è gente seria, mica quei magnoni che abbiamo mandato al governo.Il guaio è che su questo doppio binario costruito da Berlusconi, sconti e condoni da una parte, aria fritta e tasse dall’altra, ci deve passare un solo treno. Che se seguirà l’itinerario delle cricche manderà definitivamente all'inferno una grande fetta del paese. Farà diventare ladri anche gli onesti più incalliti, perché quando è troppo è troppo. E forse armerà più di una mano disperata. Così la gente comincia ad organizzarsi, a pensare che perfino la rivoluzione, con tutti i rischi che comporta, non sarebbe a questo punto il male peggiore. L’altro ieri c’erano decine di migliaia di studenti in novanta città a protestare contro i tagli nella scuola, gli scioperi nelle industrie in crisi ormai segnano tutti i giorni della settimana. Non c’è più il gesto isolato e disperato di chi si arrampica sulla gru, è tornata la solidarietà e la volontà di condurre la lotta insieme in Italia come altrove, meno male. Prove tecniche di rivoluzione ma attenti alle schegge, chi vuole intendere intenda. Noi lo stiamo dicendo da un pezzo, che governo e opposizione non caschino poi dalle nuvole.

Stefano Olivieri

 

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it 


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permalink | inviato da Stefano51 il 11/10/2011 alle 7:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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