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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
7 settembre 2011
VORREI CHE FOSSE AMORE (di Stefano Olivieri)


Amore per lo Stato, per la collettività di tutti i cittadini a cominciare dai più deboli e invisibili. Vorrei vedere, in questo momento di grande sofferenza del nostro paese, vicinanza sincera del premier e dei suoi ministri verso la comunità che sono stati chiamati a servire pro tempore. Vorrei vedere interesse autentico in ciò che dice e fa Tremonti, il ministro che regge il portafoglio del nostro paese. Un ministro che è obbligato, dal suo mandato parlamentare e dal suo incarico ministriale, a bene amministrare le risorse collettive, facendo l'interesse della comunità nel modo più imparziale possibile. Che significa un fisco più equo e giusto, rigoroso ed efficiente con tutti, sempre. Che significa sanzioni per gli evasori, rapide ed efficaci nel riportare il maltolto alla cassa comune (stiamo ancora aspettando la seconda rata del condono del 2002, inaspettatamente dimenticata da Tremonti). Che significa non fare sconti a nessuno, perché non esiste migliore pubblicità, per un governo democratico, della sua capacità di far pagare il giusto a tutti i contribuenti, soprattutto in periodo di crisi.

Vorrei che fosse amore sincero e non strabismo ideologico (voglio pensar bene) il sentimento che spinge il ministro Sacconi a dichiarare guerra a sindacati e a lavoratori dipendenti. Lui, ministro del lavoro e del welfare, sembra avere da sempre occhi soltanto per i datori di lavoro, i padroni, mai per gli operai e i dipendenti. L’articolo 8 aggiunto alla manovra è opera sua, e colpirà il lavoro. I più deboli, i più ricattabili, in cima alla fila le donne e i giovani con rapporti di lavoro a tempo determinato, si vedranno improvvisamente scoperti dalle tutele contrattuali ed esposti a ogni colpo di vento. Ai padroni si spiana la strada, ma si è ancora ben lontani dall’aver giudicato il loro comportamento verso lo Stato, la loro virtu nel pagare tasse e contributi. Ci sono vasti territori del paese, penso alle valli vicentine dove operava la Mastrotto, dove il senso dello Stato non esiste da sempre. Si lavora, si opera, anche tanto e bene, esclusivamente per riempire le proprie tasche, punto. Ho sentito dire che la padana azienda Mastrotto – un buco spaventoso di evasione fiscale e contributiva recentemente accertato dalla Guardia di Finanza - faceva molta beneficenza nel vicentino. Ecco il welfare degli evasori, la beneficenza ai bisognosi (se va bene), non il pagare le tasse. Come la beneficienza del premier verso Ruby, o verso il “nipote” Giampi Tarantini e famiglia, bisognevoli di 20mila euro al mese più mezzo milione di euro una tantum. Per non parlare del biscazziere Lavitola, che in sette anni di milioni di euro se ne è ciucciati 20, con la scusa che era direttore dell’Avanti.

Vorrei che ci fosse amore sincero per gli altri ma non faccio che notare, giorno dopo giorno, correzione dopo correzione a una manovra sempre più comicamente indegna, soltanto interessi privati, sempre più privati, da comitato di affari più che da esecutivo di governo.

Signori del governo, voi non amate il vostro paese, per questo non lo conoscete e continuate a sbagliare. Se almeno vi è rimasto un briciolo di pudore, di amor proprio, fatevi da parte.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

 
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