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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
15 agosto 2011
COL SANGUE AGLI OCCHI (di Stefano Olivieri)

Capita di non avere voglia di voltarsi indietro. Quando hai vissuto una brutta esperienza o hai provato un dolore troppo grande, non ti va di farlo. Se sei solo puoi tirare dritto, se nessuno ti conosce puoi allontanarti e scomparire, senza lasciare traccia.

Ma se hai degli affetti, se ti senti legato a qualcuno o a qualcosa, o se da te addirittura dipende il destino di un intero paese, semplicemente non puoi. Non puoi neanche ragionare col tuo cuore, per quanto grande tu affermi possa essere. Non puoi e non devi misurare le tue emozioni e farne il metro per tutti. Non puoi dire “Mi spiace, il mio cuore gronda sangue e poi andartene in villa a festeggiare il ferragosto lasciando milioni di cittadini con la morte nel cuore per ciò che tu hai deciso che accadrà domani. Non puoi semplicemente farlo perché non sei il monarca di un regno, ma il presidente di una repubblica democratica.
 
Perciò devi decidere per tutti, perseguire il bene di tutti. In primo luogo di chi già stenta ad andare avanti e via via di tutti gli altri, perché così vuole la democrazia. Se l’Italia è indebitata non è certo perché l’operaio si è comprato un’auto da 100mila euro e ora non riesce a pagarla, o l’impiegato si è voluto costruire un castello e non ha i soldi neanche per terminare le fondamenta. Chi suda il proprio pane quotidiano è difficile che si indebiti, magari vive in miseria ma non fa quasi mai un passo più lungo della propria gamba, perché sa che pagherebbe immediatamente quell’errore. E lo pagherebbe la sua famiglia, che si aspetta invece da lui saggezza e buon senso.
 
Qualcuno ha giocato alla roulette con i nostri soldi e i nostri sogni, mentre doveva oculatamente amministrarli, da buon padre di famiglia. Per questo motivo è assolutamente ingiusto oggi far pagare soltanto alla classe lavoratrice gli errori, gli azzardi, le bugie e le mistificazioni di altri, diciamo così.
Perché altri sono stati a promettere il sole e la luna da dieci anni a oggi, altri hanno negato la crisi quando già era entrata pesantemente nelle case degli italiani. Nel 2009 il tormentone tv dell’uomo ottimista con i pacchi della spesa che riceveva i “Grazie!” dagli sconosciuti per strada raccontava il mulino bianco di una Italia spensierata che se ne fotteva dei profeti di sventure. Adesso quello arriva in tv e ci dice che gli dispiace e che gronda sangue, roba da matti. Domattina milioni di cittadini rintreranno al lavoro col pensiero alla busta paga, alle detrazioni che chissà che fine faranno, alla tredicesima mensilità, già impegnata per ripianare i debiti, che forse non ci sarà. Mentre l'Italia gaudente benvoluta dal cavaliere ingrassa e segue in aristocratico distacco l'avvio al mattatoio di padri e madri di famiglia, di giovani plurilaureati costretti a fare tre lavori per mettere su soltanto l'affitto di casa.
 
Siamo tutti pronti a fare sacrifici, purchè li facciano tutti. Siamo pronti a  ridiscutere di diritti e di doveri, dalla scuola al lavoro fino alla politica. Non ci affezioniamo a un simbolo se dietro non c'è più nulla e ci interessano tutte le novità che possano far funzionare meglio la nostra democrazia.  Niente si fa o si da per niente ormai, e ben vengano dunque regole e riforme che possano restituire il sorriso della speranza ai nostri giovani, che possano servire a riattivare l’ascensore sociale premiando il merito e non soltanto i figlidi. Ciascuno paghi in proporzione alla propria ricchezza e povertà, perchè il bene comune si forma così. Perfino dello Statuto dei lavoratori si può discutere, basta che si abbia contezza di dove si vuole andare tutti insieme e quale sarà l’approdo: che i lavoratori restino lavoratori titolari di diritti e non vengano trasformati in merce al migliore offerente. Basta infine che si dica al popolo chi paga davvero il biglietto per questo viaggio collettivo, perché di portoghesi che sbafano non ne vogliamo più su questa nave Italia. Perché va bene che lo Stato non deve più essere padrone, ma neanche, vivaddio, compare di merende per pochi amici mentre tutti gli altri, i soliti noti, sono sempre ai remi.
 
Perciò, caro presidente Berlusconi, ritira in fretta questa schifezza di manovra e aggiusta senza furberie il tiro sugli evasori, le cricche e i mazzettari che conosci fin troppo bene. Ricordati che c’è una qualche ragione se meno del 10 % delle famiglie italiane detiene quasi la metà del reddito nazionale, e questa ragione ha poco a che fare con la democrazia e molto a che fare con te, invece.
 
Vedi di fare in fretta perché a noi tutti, quel sangue, ci sta arrivando agli occhi. Guardati dalla rabbia dei miti.    
 
Stefano Olivieri
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