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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
LAVORO
25 marzo 2011
SIAMO TUTTI CLANDESTINI (di Stefano Olivieri)


 

Non guardate solo a Lampedusa. O meglio guardatela, ma pensate perché e in che modo sta diventando un caso nazionale. Al di là dei numeri, al di là dell’emergenza, al di sopra dell’opportunità fin troppo evidente, per la Lega, di rinfocolare lo spettro degli intrusi neri che vogliono violare la tranquillità e l’ordine precostituito della gente del nord, che vuole lavorare in pace ed essere padrona a casa propria.

Al di là di tutto questo osservare i clandestini che arrivano, che siano profughi doc o mascherati da tali, che siano tunisini oppure libici poco importa, al di là di tutto conta l’intima inquietudine che ci parte da dentro, quando ci accorgiamo che sì, anche fra di noi italianissimi rampolli di questo paese, cominciamo a sentirci clandestini di qualcosa, per qualcosa o qualcuno. Guardare Lampedusa è alla fine come guardarsi allo specchio.

Non è solo un fatto di pelle e di provenienza, non c’entra l’etnia nell’ostracismo cieco promosso dalla Lega nord e lentamente metabolizzato da buona parte degli italiani. All’origine di quella paura del diverso, c’è la paura, in prima persona,  di precipitare in una diversità che non paga, che non consente l’omologazione dalla parte giusta. Paura di vivere in salita, di vivere male con il freno a mano tirato mentre gli altri viaggiano spediti. Paura, e diffidenza per chi questa paura vuole esorcizzare.

Così è’ clandestino chi si iscrive a un concorso e non si fa raccomandare. E’ clandestino chi pretende l'applicazione di una legge, chi denuncia un sopruso, una violenza anche minima. E’ clandestino chi non riesce a stare zitto quando il prepotente di turno alza la voce, chi non si fa intimidire dal figlio di, dal nipote di, dal protetto di. E’ clandestina la donna che cerca lavoro e dice no grazie dopo una stretta di mano troppo invadente, è clandestina la ragazza che non si sente merce in vendita e non crede di avere il suo capitale fra le gambe.

E’ clandestino il padre di famiglia che tira su i figli a fatica, e quella fatica pretende di insegnar loro come lezione di vita. E’ clandestina la mamma che sconsiglia la figlia dal provarci con il ragazzo che le piace, prima che si metta con un'altra. E’clandestino l’amore pulito, fatto di batticuore, tremarella e rossore alle guance, è clandestino il pianto di gioia per aver superato un esame all’università, dopo le notti passate sui libri.

C’è un pezzo, un gran pezzo -credo io - di questo paese, che rivendica la sua clandestinità in questo paese sempre più finto, sempre più facilone, falso e arrogante. Siamo da qualche tempo invasi da una razza padrona, cafona e arrogante e soprattutto apolide, perché quando sposi il denaro hai perso la patria, la famiglia, l’intera comunità di valori e ideali. Cerchiamo per questo di rimanere noi stessi, di restare clandestini e riusciremo forse a risolvere anche il problema dell’italianissima Lampedusa. Oppure dovranno fare una Bossi-Fini anche per noi italiani, se vorranno metterci a tacere. Ma sarà più probabile che siano loro, a essere alla fine ricacciati nelle loro villette fra le montagne, a divertirsi con le corna celtiche.      

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it 



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permalink | inviato da Stefano51 il 25/3/2011 alle 13:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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