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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
19 febbraio 2011
REGIME E RIVOLUZIONE (di Stefano Olivieri)

Berlusconi è tornato Berlusconi. Sarà il panico da processi che gli mette le ali, ma è ripartito alla grande. Sta vampirizzando FLI sotto gli occhi del suo fondatore Fini ( l’ultimo è Menardi, che era stato anche il primo a iscriversi al nuovo gruppo del presidente della Camera); sta rilanciando contro Quirinale e Consulta (adesso prepara la grande infornata sulla giustizia, compresa la leggina che riformerebbe la Corte Costituzionale); infine se ne frega di intervenire presso la Libia (“…non posso disturbare Gheddafi..”) per gli 83 morti in tre giorni a causa della repressione poliziesca contro i dimostranti. Lo stesso Gheddafi ricevuto in pompa magna a Roma appena qualche mese fa, con coreografie da medioevo e immancabile esercito di squinzie italiche a contorno.
 
Del processo per prostituzione minorile, della concussione, della Chiesa che deplora, delle italiane scese in piazza il 13 febbraio contro le sue conclamate e reiterate offese al genere femminile, il premier semplicemente se ne fotte, e si dice sicuro di far passare le sue leggi e anche di vincere i referendum. Perché poi ci sarà anche la stretta sulla stampa e l’informazione, per stritolare ogni residua resistenza critica al suo primo apparire. E se la gente dovesse incazzarsi sul serio e fare le barricate, Gheddafi docet…
 
E’ una vita che parlo di regime, e senza abbassare la voce. E’ una vita che chiedo risposte forti a una opposizione di deputati e senatori messi in parlamento dalle segreterie dei loro partiti e non dal popolo sovrano ( grazie a Calderoli), e che ai loro partiti direttamente ubbidiscono. Abbiamo un paese in subbuglio, le famiglie senza soldi ( leggetevi bene il mille proroghe e scoprite che cosa succede alla cassa integrazione in deroga, quella destinata a coprire i più emarginati e indifesi fra i lavoratori), i nostri giovani senza più guida, che vedono l’Africa mediterranea incendiarsi e rovesciare i regimi autoritari e non capiscono perché ciò non possa, non debba avvenire anche qui da noi, paese evoluto dell’occidente europeo, dove si muore ogni giorno sul lavoro in proporzioni enormi, inarrivabili da qualsiasi democrazia occidentale. Morti di regime anche queste, o no ? Chi è stato, se non Berlusconi, a stoppare le leggi sulla sicurezza del lavoro? Tremonti è giunto perfino a dire che non ce la possiamo permettere, perché è troppo cara per le nostre imprese.
 
Questo è regime cari miei, non giriamoci attorno alle parole. R E G I M E.  Impariamo (di nuovo, per chi fosse troppo giovane) il senso di questa parola, assaporiamola fra i denti e chiediamoci tutti, come si può e si deve rispondere a un regime canagliesco e autoritario come questo di Berlusconi e dei suoi ministri sodali e genuflessi. Chiediamoci dove ci porterà e che cosa dovremo fare per evitarlo. Chiediamoci se alla scadenza di questa legislatura di regime saranno rimaste le stesse regole di garanzia per elezioni democratiche. E poi chiediamoci a quel punto se sia esagerato parlare di rivoluzione partigiana, come ne parlava Gramsci quando pensava agli indifferenti. Chiediamocelo sul serio e non restiamo indifferenti. Tanto per cominciare dovremmo tornare subito in piazza e restarci, stavolta. faccio un invito serio a tutti i nostri rappresentanti : ci servono tre cose, un leader che unisca tutti, una coalizione, un programma democratico. Se queste tre cose non riuscite a trovarle in parlamento, cercate nel paese ma fate presto, o il paese farà anche a meno di voi.
 
Stefano Olivieri
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