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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
15 novembre 2010
QUALCOSA NON TORNA ( di Stefano Olivieri)

C’è baruffa nell’aria e lo si capiva da tempo. Stamane all’una si è consumato l’ultimo atto del divorzio in casa PDL con le dimissioni della pattuglia finiana dagli incarichi governativi. La crisi adesso è ufficiale per tutti, anche per chi fino all’ultimo ha fatto finta di non vederla. Berlusconi chiede le elezioni solo per la Camera dei deputati, l’opposizione scalda i motori. O almeno pare. 

Perché c'è qualcosa che non mi torna se vado a sommare ciò che dice la Bindi (nell’emergenza, si fa fronte comune anche con FLI e UDC, pur di battere Berlusconi) e la schicchera che ha preso il PD, maggior partito d’opposizione, quello che dovrebbe dirigere le danze, nelle primarie di Milano, vinte dall’ex rifondarolo Pisapia sul candidato PD Boeri. Se davvero vogliamo intonare gli squilli di tromba è bene che ci si metta d’accordo per bene, perché di fronte c’è un avversario irriducibile che approfitterà di ogni minimo errore per cercare di restare aggrappato al potere.
 
Allora cerchiamo di capire : se è vero – come è senz’altro vero – che contro il regime di Berlusconi tutte le opposizioni fanno brodo, è altrettanto vero che, nel caso in cui le elezioni fossero davvero dietro l’angolo, il PD dovrà fare i conti con quella quota del suo elettorato che non intende mischiarsi troppo a FLI e all’UDC. Molti elettori del PD, è bene ricordarlo, vengono da sinistra e per senso di responsabilità si sono sottomessi già una volta al “voto utile”, che poi utile non è stato per niente, e anzi è stato disastroso per la rappresentanza di sinistra in Parlamento. Una rappresentanza che per il governo dell’Unione, nel 2006, fu decisiva con quasi il 18 % dei voti complessivi andati all’Unione.
 
Vero è che oggi, nell’ipotesi di un governo tecnico, contano soltanto le forze in campo parlamentare, e in Parlamento la sinistra non c’è più. E altrettanto vero è il fatto che la nascita e il rafforzamento di un terzo polo di centro ( FLI+UDC+API+MPA) potrebbe non essere del tutto favorevole al centrosinistra in casi di elezioni, dal momento che non sappiamo come si riorganizzerà la destra (e la Lega) all’indomani di una eventuale scomparsa del cavaliere dalla scena politica, e soprattutto che capacità attrattiva potrà avere sul nascente polo centrista.
 
Insomma, va pure bene un CLN di emergenza tutti insieme appassionatamente, andrebbe pure bene un governo tecnico purchè, sia chiaro, sparecchi la tavola dalla legge elettorale Calderoli per sostituirla con un'altra che non soltanto restituisca ai cittadini la sovranità popolare effettiva ( scelta dei candidati), ma metta mano anche sulle soglie di ingresso e sui “bonus” ai vincitori, perché lì sta la ciccia vera, altrimenti ricomincerà la tiritera del “voto utile” e stavolta – con Vendola che ha già lanciato il guanto di sfida per le primarie nazionali – non parrebbe davvero il caso.
 
Se vogliamo arrivare sul serio a un governo che una volta per tutte metta mano al conflitto di interessi, al sistema fiscale, alla meritocrazia nel pubblico e nel privato, allora oggi, non domani, il PD deve chiarire con chi intende andare alle elezioni. Oggi, non domani, è bene sapere su quali questioni ci si possa dividere a sinistra, e cercare di risolverle prima, e non dopo. C’è un serbatoio di voti consistente,  nel popolo del centrosinistra, che non accetterà mai patti di lungo respiro con chi si appresta a  fare la politica dei due forni, e lo ha dimostrato recentemente costringendo Rutelli a sloggiare dal PD. Bersani ricordi che se vuole vincere non può rinunciare a Vendola, in nessun caso. Se pensa il contrario i conti finiranno per non tornare.
 
Stefano Olivieri
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