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POLITICA
1 luglio 2010
SENZA BAVAGLIO, SEMPRE (di Stefano Olivieri)
 

SAREMO SENZA BAVAGLIO, SEMPRE

Di Stefano Olivieri

Va ben oltre la difesa di una informazione libera ciò che accade oggi a Roma, a Milano e in tante altre città. Non si tratta di difendere i giornalisti ben pagati, anche perché sono una risibile minoranza rispetto all’esercito di bloggers che gratuitamente ogni giorno da almeno dieci anni, attraverso la loro pagina web personale o dai portali di controinformazione, svolgono una attività quotidiana quasi sempre del tutto gratuita al servizio di una informazione libera.

Non si tratta di rimuovere un bavaglio sulla bocca, o sugli occhi che non potranno più vedere determinati servizi, o sulle orecchie che non potranno ascoltare le disinvolte chiacchierate di molti nostri governanti, sempre più spesso pizzicati a interloquire con delinquenti matricolati o presunti tali.

Oggi si scende in piazza contro un principio che vuole fare scuola, in questo paese eticamente modificato. Il principio di non rispondere all’arroganza di chi vuole zittirti semplicemente alzando la voce, o sbattendoti in faccia una legge costruita apposta per coprire il reiterato abuso di potere di chi si è fatto eleggere dai cittadini giurando fedeltà allo Stato sovrano e alla Costituzione.

Gli arroganti, i bulletti si riconoscono da piccoli. Ogni classe ha il suo teppistello che sgomita e mena per comandare, finchè non lo prendono in quattro e gli fanno cambiare idea. Urlare “Stai zitto !” perché non si hanno argomenti e si vuole usare i muscoli al posto del cervello porta lontano dalla democrazia sia che si parli di parlamento come di una riunione condominiale. E’ il principio della forza, della prevaricazione che si vuole far passare, indorandolo con il rispetto della privacy. Perfino il Garante Francesco Pizzetti, a proposito della calendarizzazione al 29 luglio del ddl intercettazioni nella stesura voluta dal governo, comincia ad essere perplesso : “…si sposta oggettivamente il punto di equilibrio tra libertà di stampa e tutela alla riservatezza, tutto a favore della riservatezza…” Anche Fini sottolinea che occorre bilanciare la tutela della privacy con il rispetto della legalità ma alla fine non si mette di traverso come il suo ruolo, quello di presidente della Camera, gli avrebbe consentito, ad esempio spostando la discussione del decreto a settembre. Ma dentro il governo la conta è soltanto rimandata e il nervosismo del presidente è evidente nell’ultima uscita di Angelino Alfano, quella di correggere il suo lodo ( già dichiarato incostituzionale dalla Consulta) ampliando lo scudo del presidente Berlusconi ai periodi anteriori all’acquisizione della carica. Quanto anteriori non si sa ancora, forse fino alla sua fanciullezza, quando dai salesiani scambiava i suoi compiti per denaro. E’ talmente assurda quest’ultima pretesa da essere comica, ma va giudicata per quella che è, l’ultima pericolosa stilettata di un dittatorello che si sente messo all’angolo e mena colpi all’impazzata, non risparmiando più nessuno da Napolitano alla Magistratura – definita cancerogena perfino a Toronto, davanti a una platea di attoniti e perplessi canadesi.

Berlusconi ormai sragiona, ma il bavaglio alla nostra ragione non riuscirà a metterlo, né oggi e nemmeno domani. In piazza oggi scenderanno 3 generazioni di cittadini, i nonni che hanno già ben conosciuto i colpi di coda del fascismo e sanno quanto sia importante restare uniti in questi momenti. I padri, consapevoli che a restare zitti e muti ci vanno a perdere soltanto i più deboli, i lavoratori a busta paga, i pensionati e le loro famiglie. Infine i figli, che seppure non conoscono ancora bene il palazzo della politica, hanno già ben capito a proprie spese che occorre cambiarlo in fretta, aprirlo alle idee e ai bisogni che vengono dal basso, altrimenti il loro futuro è già segnato nell’Italia di Berlusconi, un paese dove viene premiata soltanto l’obbedienza incondizionata al padrone, e non il merito e il talento. In una Italia così la classe dirigente non può che peggiorare nel tempo, per questo quel bavaglio va stracciato, e va allontanato dal governo chi l’ha proposto e chi lo ha appoggiato. Ora, non fra tre anni. Oggi andiamo tutti insieme a dirglielo a Silvio, di stare zitto lui.


Una mattina mi son svegliato,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
Una mattina mi son svegliato
e ho trovato l'invasor.

O partigiano, portami via,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
O partigiano, portami via,
ché mi sento di morir.

E se io muoio da partigiano,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E se io muoio da partigiano,
tu mi devi seppellir.

E seppellire  lassù in montagna,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E seppellire lassù in montagna
sotto l'ombra di un bel fior.

E  le genti che passeranno
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E  le genti che passeranno
Mi diranno Che bel fior!

È questo il fiore del partigiano,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
È questo il fiore del partigiano
morto per la libertà!

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

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